Archivio

Posts Tagged ‘Georgescu-Roegen’

Statistiche inutili: l’intensità energetica

10 ottobre 2011 2 commenti

Niente foto bucoliche qui.

Ecco la lista dei paesi secondo l’intensità energetica nel 2003 (da Wikipedia).

Unità: tonnellate equivalenti petrolio (TOE) per milioni di PIL di dollari reali del 2000 [TOE/$]

Fonte: World Resources Institute

Vediamo il Gruppo 1, compreso entro 90-140, che va dal Peru ad Israele.

E’ impressionante notare che Botswana, Sri Lanka, Svizzera, Italia e Tunisia sono tutti paesi con un’intensità energetica di 120 TOE/$.

Si tratta di paesi enormemente diversi da un punto di vista sociale, economico e demografico. Si potrebbe dedurre che questi paesi abbiano un’intensità energetica simile, poiché energia e Pil vanno di pari passo: il Botswana consuma poca energia e genera poco Pil, al contrario della Svizzera. Ma il numero non dice chi consuma (cosa) e chi genera il dollaro di Pil.

Passiamo al Gruppo 2: da Cipro al Sud Africa, con in rosso Eritrea, Svezia, Equador e gli USA. Anche in questo caso l’indicatore TOE/PIL non informa sul reale stato di cose vigenti:

  • un paese che produce molta energia potrebbe esportarla tutta ed impoverire i suoi abitanti
  • un paese che non ne produce ma pratica risparmio energetico democratizza l’energia
  • noi (Italianiii!) che non ne produciamo e andiamo tutti in auto (a 10km/ora nel traffico) ci impoveriamo, senza accorgercene.

In alternativa si potrebbe prendere l’intensità energetica pro capite. Serve la popolazione e un’ottima fonte è il CIA World Factbook. Dividendo l’intensità energetica per la popolazione (e moltiplicato 1000000) si ottengono i grammi di TOE/$.abitante: delle statistiche diverse…che non spiegano nulla! Infatti, nel grafico, tutto a  sinistra troviamo Cina, India e USA: l’intensità energetica pro-capite non spiega né il benessere né la sostenibilità.

Un prova dell’inutilità dell’EI (procapite e non) viene dall’affiancamento dell’EI pro capite con i consumi di energia pro capite:

Il successo (tutto accademico) dell’intensità energetica si spiega con l’analisi delle serie temporali. La ragione del suo utlizzo è stata (di)mostrare la sua propria diminuzione nel tempo. Per 2 ragioni:

  • per confermare l’ipotesi della dematerializzazione delle economie avanzate, basate sui servizi.
  • per generare la visione ottimistica delle Curve Ambientali di Kuznets, secondo le quali Paese ricco = Paese sostenibile (un bel lavaggio delle coscienze).

In realtà, le economie moderne importano beni che hanno consumato molta energia, materiali ed acqua per essere prodotti altrove (NIMBY?).

Altrove dove?

Dove il lavoro è schiavitù, l’inquinamento non viene pagato e per un blog si va in galera!

Qui da noi intanto il settore, siderurgico, chimico e tessile spariscono.

Infatti consumiamo meno energia procapite:

Il contrappasso c’è ed è questo:

il prodotto che ha consumato energia, materiali e acqua “lì” si vendica “qui”, da noi, inqunando le falde acquifere che passano sotto le nostre enormi discariche!

ATTENZIONE: incuria e inquinamento rischiano di compromettere anche gli ultimi settori economici che ci rimangono: alimentari e turismo.

I prodotti “reali” importati, che hanno consumato risorse ed energia ed inquinato altrove (es. dai BRICS), ma anche da noi in fine vita (breve), vengono pagati dall’OCSE con il debito.

Un debito garantito dalla scommessa della futura crescita.

E, dato che le previsioni OCSE non sono di crescita, i titoli del debito…

Si chiamano Bond, PONZI BOND!

Traduco quello che diceva l’Agenzia Internazionale dell’Energia nel 2004, in occasione del (suo) 30° compleanno. Oil Crises & Climate Challenges 30 years of energy use in IEA countries, 2004, p. 195.

Uno dei risultati più importanti di questo studio è che il tasso di risparmio energetico nei paesi membri dell’AIE ha subito un rallentamento a partire dal 1990, così come la diminuzione delle emissioni di CO2 rispetto al PIL. Questo dimostra che i cambiamenti causati dalla crisi (dei prezzi) petrolifera degli anni 1970 e le politiche energetiche conseguenti sono stati più efficaci per controllare la crescita della domanda di energia e ridurre le emissioni di CO2 che non l’efficienza energetica [tecnologia, NdR] e le politiche per il controllo del clima degli anni ’90.

Il rallentamento del risparmio di energia è un problema ambientale e di sicurezza energetica. I due principali vettori energetici petrolio ed elettricità, sono caratterizzati da una rapida crescita. Il consumo di petrolio si spiega con la rapida crescita della domanda di trasporto, mentre l’aumento dell’elettronica di consumo e degli elettrodomestici nelle famiglie e nel settore dei servizi spinge la domanda di energia elettrica.

Nel breve e medio periodo il trasporto rimarrà quasi interamente dipendente dal petrolio. Anche se le fonti rinnovabili hanno iniziato a progredire nella produzione di energia elettrica, la maggiore domanda di elettricità nei prossimi anni sarà soddisfatta in larga misura da nuove centrali a carbone o a gas. Date le considerevoli inefficenze nella generazione di energia elettrica e la bassa probabilità che le tecnologie di cattura e stoccaggio della CO2 possa diffondersi nel breve periodo, la maggiore domanda di elettricità aumenterà significativamente le emissioni di CO2 nei paesi dell’AIE.

Quale crescita avremo nella domanda di servizi energetici nei diversi settori dell’economia? E quali prospettive esistono per ri-accelerare il risparmio energetico?

La domanda posta da Georgescu-Roegen 20 anni fa è sempre valida…

Quo vadis Homo Sapiens Sapiens?

In difesa della decrescita

28 aprile 2011 Nessun commento

Foto | Zbigniew Galucki

Iniziamo con dei brani tratti dagli ultimi numeri di Ecological Economics.

(Kallis – In defence of degrowth 2011)

[...] il problema non è la psicologia individuale degli “avari capitalisti”, ma un sistema che strutturalmente richiede un comportamento avido. La crescita non è una opzione, ma un imperativo derivante dalle istituzioni di base, cui l’uso della proprietà privata è collaterale, il debito, i tassi d’interesse e il credito e la competizione “vivi o muori” delle aziende per il profitto e le quote di mercato (le aziende che mirassero allo “stato stazionario” nei profitti sarebbero eliminate dal mercato dalla concorrenza).

(Alier et al Sustainable de-growth 2010)

Il paradigma economico dominante ricompensa “più” consumo invece di “migliore”, gli investimenti privati al posto dei pubblici, fatti su capitale manufatto piuttosto che naturale. Questa tripla distorsione auto-rinforzante si sono inchiavardate nella mentalità sociale per promuovere una nozione prometeica di crescita crematistica. Associato con il “mantra” liberale della supremazia dei mercati per promuovere la prosperità mediante un’ efficienza sempre maggiore, la prassi di questo modello economico si basa sulla privatizzazione dei  beni e servizi pubblici tradizionali ed il rafforzamento della globalizzazione economica attraverso strutture di governance internazionale, del calibro del FMI, l’OMC e la Banca Mondiale.

Per, poi, risalire alla fonte della decrescita: Nicholas Geoergescu Roegen, che nel 1977 – Inequality limits and growth from a bioeconomic viewpoint diceva:

[...] la termodinamica, ci insegna non solo che la materia-energia non può essere creata o distrutta, ma anche che la materia-energia disponibile viene costantemente ed irreversibilmente degradata in “scarto”, una forma inutile per gli interessi umani. E’ in queste leggi della termodinamica che si trova la radice della scarsità economica. In fatti, la termodinamica è la fisica del valore economico, come disse Sadi Carnot nel suo memoir del 1824. Poiché in un mondo dove le leggi della termodinamica non valessero, la stessa energia potrebbe essere usata continuamente e nessun oggetto si consumerebbe mai.

Nell’articolo G-R enuncia delle ricette per ridurre l’impatto sul pianeta della dipendenza dell’uomo moderno dai comportamenti consumistici e, in definitiva, dalla crescita:

1) riportare la popolazione ad un livello che possa nutrsi con agricoltura biologica;

2) abbandonare il principio dello scontare il futuro alla base della teoria delle risrse naturali di Hotelling: l’umanità come entità quasi immortale non può ridurne l’importanza come un individuo singolo;

3) invece di applicare il principio della massima utilità, le politiche in materia di risorse naturali, in relazione alle generazioni future, devono  impiegare quello della minimizzazione dei rimorsi.

(C’è anche chi dice che sono tutte stronzate..)

Pensando che non lo siano (in a leap of faith)…e cercando strumenti utili a capire (e gestire) la transizione presente, troviamo l’utile analisi delle politiche possibili quando un paese si trova DOPO IL PICCO DEL PETROLIO di Jörg Friedrichs in Peak oil impact on different parts of the world, il quale identifica 3 possibilità, basandosi su esempi storici del XX secolo:

  • Predatory militarism: Japan, 1918–1945
  • Totalitarian retrenchment: North Korea, 1990s
  • Socioeconomic adaptation: Cuba,1990s

Andando direttamente…a Cuba, leggiamo:

Cuba ha affrontato un serissimo stop delle forniture di energia nel 1990, simile a quella vissuta dalla Corea del Nord. Semmai, lo shock cubano fu più grave: la CIA stima la diminuzione delle importazioni di carburante tra il 1989 e il 1993 nell’ordine del 71% (citato in Briquets Diaz e Perez Lopez, 2000: 250). Gli approvvigionamenti energetici sovvenzionati da parte del blocco sovietico cessrono completamente.

Nel 1990, Fidel Castro fu costretto a proclamare l’emergenza nazionale, denominandola “Periodo Speciale”. La crisi devastò l’intera economia cubana. Le macchine arruginivano per mancanza di combustibile e pezzi di ricambio. Il trasporto pubblico e privato piombarono nel caos. I lavoratori avevano difficoltà ad arrivare su posto di lavoro. Le fabbriche e le famiglie sono state colpite da imprevedibili black-out in tutta l’isola (Perez-Lopez, 1995: 138-140). Come nella Corea del Nord, gli effetti più dolorosi si sono fatti sentire nel settore alimentare. L’apporto nutrizionale del cubano medio – in particolare per proteine e grassi – è sceso notevolmente al di sotto del livello dei bisogni umani fondamentali (Alvarez, 2004:154-169). I consumatori fecero ricorso alla buccia di pompelmo tagliata come surrogato della carne bovina, alcune persone cominciarono ad avere polli nei loro appartamenti o ad allevare bestiame sui balconi (Perez-Lopez, 1995:138).

Tuttavia, la gente di Cuba non conobbe la malnutrizione o la carestia; i senza casa e le gangs di ragazzi di strada che si nutrono di cadaveri non apparvero nelle città cubane. Così come violenza, crimine e disperazione non divennero enedemici [...] un netto contrasto con la situazione della Corea del Nord, dove la carestia ha ucciso il 3-5% della popolazione.
Il vero miracolo fu fatto dalla popolazione cubana che, contro tutte le avversità, andò avanti grazie alla coesione sociale al livello locale. Nonostante Cuba sia fortemente urbanizzata, il tipico barrio è un villaggio urbano. Le famiglie sono strettamente inglobate nella vita di vicinato. La maggior parte delle famiglie hanno vissuto nella stessa casa per generazioni e si tratta di famiglie estese, con zii, e cugini.
Non si vuole idealizzare: le famiglie rimasero nelle loro case perche il regime congelò la proprietà individuale dopo la Rivoluzione e le persone sono ammassate in spazi ristretti perche è tutto quello che hanno. Il regime ha investito nello sviluppo comunitario non tanto per creare un collante sociale quanto per mantenere il controllo politico. Tuttavia, [il risultato] è un fatto che la maggior parte dei Cubani può contare sulla propria famiglia, amici e vicini. Questa solidarietà locale, o ‘capitale sociale’, ha aiutato i Cubani durante il “periodo speciale”.

Le conoscenze tradizionali sono state decisive per nutrire la popolazione. Nonostante quasi tutti i terreni furono collettivizzati dopo la Rivoluzione del 1959, circa il 4% dei contadini Cubani mantenne i loro appezzamenti. Un altro 11% venne organizzato in cooperative private (Burchardt, 2000). Le fattorie indipendenti erano più resistenti alla crisi delle fattorie dello Stato poiché operavano con meno energia e componenti chimici. I contadini indipendenti avevano mantenuto le conoscenze tradizionali che ora potevano essere riscoperte. Altri contadini si mossero dalle fattorie statali verso le aree urbane, diffondendo le conoscenze utili all’autosufficienza alimentare e all’agricoltura urbana.
Quello dell’agricoltura urbana è un movimento fai-da-te, facilitato dalla disponibilità di conoscenze tradizionali combinate con tecniche organiche e la rustica ingenuità, caratteristica dei Cubani.
Appezzamenti abbandonati tra palazzi di cemento o nelle periferie divennero orti biologici. La popolazione occupò gli spazi disponibili vicino alle case per coltivare frutta e ortaggi. Alla metà degli anni 90 si contavano centinaia di Club Agricoli registrati solo a L’Avana. Come racconta un coltivatore: “...scambiammo i semi, le varietà, e le esperienze. Conquistammo un senso ed uno spirito di aiuto reciproco, solidarietà ed imparammo la produzione agricola” (citato in Carrasco ed altri, 2003:98).

Ovviamente, la svolta di Cuba verso un’agricoltura “a basso input” non avvenne grazie ad una coscienza ecologica, ma alla stretta necessità.

Dalla seconda metà degli anni 1990, quando la situazione economica è migliorata e gli inputs industriali sono tornati ad essere disponibili, Cuba ha iniziato un ritorno all’agricoltura industriale. E’ comunque incoraggiante notare che, durante la prima metà degli 1990, i cubani sono riusciti a gestire ed attenuare un terribile shock dell’offerta di  risorse, grazie ad un eccezionale ethos comunitario. Il confronto con la Corea del Nord dimostra che ciò non fu cosa di poco conto.

Per approfondire perche la transizione/picco del petrolio ed altri materiali, vedi: Entropia, picco del petrolio e Filosofia Stoica

Il masterplan per Roma di Jeremy Rifkin parte 2

6 giugno 2010 1 commento

Foto| rosu s Mircea

Ho letto il Masterplan per Roma di Jeremy Rifkin Rifkin_MasterPlan_definitivo (pdf 140 pag.), realizzato con i contributi della sua fondazione, dell’Hydrogen University, dal Coordinatore energetico per Roma ed altri esperti: una delusione.

Prosegui la lettura…

Un viaggio nella foresta

Foto | Janet Miderska

A Forest Journey di John Perlin è un libro da leggere (come Il suolo un patrimonio da salvare e Avanti c’è posto), non solo perché spiega il ruolo fondamentale del legno nello sviluppo umano, ma anche perché svela quel processo dialettico tra lo sfruttamento delle risorse naturali esauribili e l’istinto dell’homo sapiens al controllo dello spazio.

Prosegui la lettura…

3 storie false

10 febbraio 2010 Nessun commento

Da quando ho cominciato a interessarmi della natura entropica del processo economico, non riesco a liberarmi di un’idea: è disposto il genere umano a prendere in considerazione un programma che implichi una limitazione della sua assuefazione alle comodità esosomatiche? Forse il destino dell’uomo è quello di avere una vita breve, ma ardente, eccitante e stravagante piuttosto che un’esistenza lunga, monotona e vegetativa. Siano le altre specie le amebe per esempio, che non hanno ambizioni spirituali, a ereditare una terra ancora immersa in un oceano di luce solare. NGR

Tre storie false sull’energia e la sostenibilità

(da rivedere per avere un dibattito sensato sul futuro)

(1) Presto saremo in grado di far funzionare le nostre economie con le energie alternative

Al contrario, rimarremo comunque dipendenti dall’energia fossile per almeno altri 15/20 anni (non è possibile avere una transizione più rapida, a causa di molte rigidità). Quali sono le implicazioni di questo punto? (distorsione del mercato a causa delle alleanze politiche tra paesi ricchi e multinazionali, pesanti rischi  per le economie dei paesi  poveri)

(2) Dobbiamo trovare fonti alternative di energia per continuare a fare quello che facciamo adesso

E’ vero il contrario, abbiamo bisogno di cambiare il nostro modello di produzione e di consumo, per poter utilizzare fonti energetiche alternative. Questo è alla radice del malinteso della green economy e delle energie alternative. Le fonti energetiche alternative possono essere competitive se utilizzati all’interno di un diverso modello di produzione e consumo. Ma se vogliamo solo sostituire l’attuale produzione (a base di petrolio) con le fonti alternative, le fonti alternative risulteranno più costose di quelli tradizionali (è per questo che hanno bisogno di sovvenzioni);

(3) E’ possibile risolvere il problema dei cambiamenti climatici, regolando (a piacere) il nostro consumo di energia, mediante l’attuazione di politiche semplici e indolori

Al contrario, il rapporto tra performance economica e consumo di energia è molto complesso e difficile da modificare. In altre parole, è molto improbabile che saremo in grado di aumentare il nostri consumi globali di energia oltre il livello raggiunto nel 2008 (picco del petrolio) ed è molto improbabile che saremo felici di ridurre i nostri consumi di energia (dato che ridurre i consumi energetici si traduce in crisi economica mondiale). L’attuale modello di consumo di energia è piuttosto stabile e difficile da modificare: è molto improbabile che politiche semplici e indolori, sulla base di incentivi di mercato, abbiano successo.

Fonte: societalmetabolism.org

EROEI, Prometeo e i dati BP 2009

10 giugno 2009 Nessun commento

Ci sedemmo dalla parte del torto poiché gli altri posti erano occupati. Bertold Brecht

Energy Return on Energy Invested (EROEI): …a net-zero EROEI for a resource does not necessarily mean that the energy resource has no utility – it simply means that the energy resource has become an energy carrier, not an energy source. The burden of energy production must be moved to a different energy source.
Phoenix

Il passaggio rimanda all’incipit di qualunque documento parli di idrogeno: “…è necessario ricordare che l’idrogeno non è una fonte ma un vettore di energia..”

EROEI, dunque: oggi un barile di petrolio ne produce meno di 10, mentre 50 anni fa erano 100.

La questione posta in termini più generali corrisponde alla “necessità” della scoperta di Prometeo III: una tecnologia che permette a dell’energia disponibile di divenire accessibile agli uomini, usandone di meno.

E’ un motore, che permette di estrarre un carburante.
Aggiungo, il tutto permette di soddisfare dei bisogni o creare dei nuovi servizi (mobilità, elettricità, termica).

Un benvenuto ai dati BP 2009 (che confermano il picco del petrolio)

Oil production outside OPEC fell by 1.4% or 610,000b/d, the largest decline since 1992.

bp2009_consumption_byregion

..la produzione a pagina 10 del Report.

L’ultimo fax di Georgescu Roegen

25 maggio 2009 Nessun commento

Sul tema delle crescita economica (possibile? come?) presento un testo inedito di Nicholas Georgescu-Roegen, da lui inviato via fax a Kozo Mayumi nel 1992.

Nel testo l’economista rumeno esterna la personale condizione di isolamento in cui si trova, denunciando al contempo sia le sirene della crescita sostenibile che la fede di economisti e politici in modelli econometrici triti e ritriti.

La lettera è importante per capire la difficoltà dell’uomo, che alla soglia dei 90 anni si trova ad essere marginalizzato sia da parte degli economisti ortodossi che di quelli ecologici!

Il fax originale di G-R:

‘I am afraid that this letter may come too late to you, so late that you may feel like not even read it. But, my dear Kozo, you are still very young for being aware of the conjuring tricks used by many cliques of “scholars”. Why, today many economists and ecologists are amassing money over money by selling two kinds of snake oils: one sings the lullaby of sustainable growth for abundant funding, the other sells to the still unaware nation the simplest econometric models of growth that have been duly exposed and overexposed. Drop me a line, even two, if you can forgive the faults of the old man with whom you once wanted to discuss things and problems as well’

Traduzione

Temo che questa lettera ti arrivi troppo tardi, così tardi che che potresti non avere neppure voglia di leggerla. Ma, mio caro Kozo, tu sei ancora troppo giovane per essere cosciente dei trucchi da congiurati di molteplici cricche di accademici. Poiché, oggi molti economisti ed ecologisti stanno ammassando enormi quantità di denaro vendendo due varietà di olio di serpente : uno canta la ninna nanna della crescita sostenibile, dietro abbondanti finanziamenti, l’altro vende i modelli econometrici della crescita più semplici, già abbondantemente spiegati.

Traduzione dell’autore per gentile concessione di K. Mayumi, in “Nicholas Georgescu-Roegen (1906-1994): His Bioeconomics Approach to Development and Change”, Development and Change, Nov. 2009, forthcoming.

La delusione biofuels

17 marzo 2009 1 commento

biofuels_delusionLa fiducia (ed i soldi in sovvenzioni messi) nei biocarburanti sono stati motivati da 3 argomenti:

  • l’indipendenza e la sicurezza energetica (prepararsi al picco del petrolio);
  • la lotta all’effetto serra;
  • la politica agricola nell’area Ocse e lo sviluppo dell’agricoltura nei paesi in via di sviluppo.

The biofuels delusion di Mario Giampietro e Kozo Mayumi rappresenta, probabilmente, la risposta definitiva all’ipotesi che i biofuels possano costituire la panacea: sovvenzionando i programmi per la produzione industriale di etanolo dal mais negli USA o da canna da zucchero in Brasile, infatti, i governi hanno creduto ad un miraggio.

Prosegui la lettura…

Bioeconomia teorica: Kozo su funzione di produzione, modello fondi-flussi ed elasticità di sostituzione

25 febbraio 2009 Nessun commento

Kozo-Platone…

…ci sintetizza il pensiero di Georgescu-Roegen-Socrate nei riguardi della teoria della produzione “inventata” da R. Solow su cui, oggi più che mai, per limiti e danni provocati, si addensano le colpe della crescita della povertà, dell’ingiustizia e dell’ineguaglianza nel mondo. Dalla teoria della produzione, il fondamento della crescita, e dalla rappresentazione del processo economico da parte dell’accademia, che fonda i programmi politici, si deve partire per…capire cosa si vuole. Semplicemente (anche prima del bene comune).

Prosegui la lettura…

Pensieri bioeconomici 2009 – Keynes e Friedman visti da Krugman…e il PD visto da me

6 gennaio 2009 Nessun commento

La Repubblica produce oggi un pezzo del Nobel 2008 Paul Krugman sulla politica prossima ventura di Obama, in cui discute di fattibilità, efficacia e tempestività del varo di leggi di impronta keynesiana in un paese che per decenni ha sostanzialmente attuato politiche monetariste, sia con amministrazioni democratiche che repubblicane. Dice Krugman:

“Dopo aver dichiarato per decenni che il Governo è il problema e non la soluzione – per non parlare di quanto hanno insultato sia l’economa keynesiana sia il New Deal – la maggior parte dei repubblicani non necessariamente condividerà l’esigenza di risolvere la crisi economica con una soluzione alla Franklin Delano Roosvelt e un ingente piano di spesa pubblica.

Prosegui la lettura…

Al proprio spirito

31 dicembre 2008 Nessun commento

After first shower..

Monte, per quanto la terra ti imprigioni tenendoti fisso sulle tue profonde radici, ugualmente sai protendere la tua vetta fino agli astri.

Mente, dal culmine delle cose un’altra mente a te affine ti chiama ad essere discrimine tra Giove e i Mani.

Non abbassarti a perdere qui la tua dignità, non macchiarti con le acque del nero Acheronte che ti imprigiona,

ma la tua natura ti spinga a cercare luoghi più alti: al tocco di Dio, infatti, diventerai fuoco ardente.

Giordano Bruno, De la Causa principio et uno.

[Dialoghi Filosofici Italiani, Meridiani, pag 1038]

Foto | Vikas Dutt

Aggiornamento

Grazie Presidente Napolitano per aver detto che “serve mettere in campo la migliore innovazione tecnologica in energia ed ambiente per contrastare la recessione”.

L’anno prossimo – dopo un intero anno di recessione – forse, parlerai di parsimonia, consumismo e del consumare meno, magari citando Berlinguer pensando a Georgescu Roegen.

AUGURI E PACE!

Il Bioeconomista – 3 idee ed una Introduzione alla bioeconomia

5 novembre 2008 Nessun commento

3 IDEE

1) FINE DEL MINERAL BONANZA. La crescente scarsità delle fonti fossili di energia risulterà necessariamente in una stabilizzazione dei consumi dei paesi. In qualche caso i MWh pro capite annui si assesteranno ad un livello di molto inferiore all’attuale, in altri raggiungeranno un picco per poi stabilizzarsi.

Tra gli indicatori candidati a tale misura potrebbero trovarsi i consumi totali di energia primaria/hab, i barili al giorno per abitante o (meglio) i consumi energetici per ora di attività umana, tenendo, cioè, conto della struttura demografica della popolazione (vedi pag.8).

Prosegui la lettura…

Il bioeconomista, il sorvolo del presente

27 ottobre 2008 1 commento

finemorning

Foto | king 1024

A hundred years from now, everyone will be eating what we today would define as organic food, whether or not we act. But what we do now will determine how many will be eating. Richard Heinberg.

All’inizio degli anni 90 lessi su un noto manuale di economia undergraduate la frase seguente, un chiaro monito contro qualsiasi intervento sui prezzi: “Oltre ai bombardamenti, solo il controllo degli affitti (stile “Equo Canone”) può degradare completamente interi quartieri“. Guardando i reportages dagli Stati Uniti del Tg3, dove interi quartieri sono abbandonati, viene da esclamare: Almeno prima un proprietario ed un affittuario c’erano!

E’ come se il capitale si fosse auto svalutato: volendo essere (o darne l’illusione) tutti capitalisti, il valore del capitale si trova “inflazionato”. Il sogno americano di questi anni, una casa di proprietà (quasi) per tutti, ciò fino alla “lower-middle class”, fondato su una rischiosissima scommessa sulla crescita futura di tutto, svanisce in questo autunno 2008.

Prosegui la lettura…

E’ la decrescita stupido!

30 settembre 2008 Nessun commento

The Cry

Foto André Schwabe

Il lupo non si preoccupa mai di quante siano le pecore. Virgilio

Questo lunedì è iniziato con il bell’articolo Confindustria e le Ceneri di Gramsci, di Massimo Giannini e si conclude con il crollo delle borse conseguente al no del Congresso al piano di salvataggio delle banche (analisi di Jerome e di L. Spaventa).

Come Gramsci parlava della vera concorrenza ed intraprendenza di mercato, così Berlinguer intuiva che “crescita” non significava consumo, spesa e spreco…ma piuttosto equilibrio di vita, etica personale e serenità interiore. In un sistema politico, economico e sociale inclusivo delle sue componenti più deboli. (Nel senso dell’utilità di Rawls)

Penso che oggi si possa iniziare a rifondare ideali politici e programmi di economia iniziando a riconoscere il trionfo di Georgescu Roegen: l’analisi dell’economia al di là della miope frontiera del profitto aziendale, che include la scarsità delle risorse e la degradazione dell’energia vede il suo riconoscimento, ad esempio, in tutti gli studi di impatto ambientale. La prospettiva intergenerazionale è ormai vigente in tutte le scelte (un articolo con l’esempio per i biocarburanti è: Can Biofuels Replace Fossil Energy Fuels? A Multi-Scale Integrated Analysis Based On The Concept Of Societal And Ecosystem Metabolism: Part 1, scarica, pdf 38 pagg).

La fine del petrolio a buon mercato, in anni di crescente preoccupazione per i cambiamenti climatici (l’altra faccia della nera medaglia della crescita ottusa, che invia in aria e nelle discariche gli scarti delle risorse sprecate) ha dato un colpo decisivo alla finanza speculativa imperante.

Volevo scrivere dell’importanza del ripristino della ferrovia Civitavecchia-Orte, di quanta sostenibilità e legalità necessita l’Italia che solo una rete ferroviaria capillare per cose e persone ci potrà dare (vedi La rinascita dei treni locali in Francia o Mobilità senza petrolio parte 1 – Treni). Ma non importa. Importano i desideri delle persone, che poi, diffusi ed incanalati divengono programmi e progetti…

Ancora regnerà l’incertezza, molti proporranno “ricette” per uscire dalla crisi, finanziaria, energetica. La sicurezza, i prezzi, i consumi. Tutto senza una possibilità di respirare aria di futuro, schiacciati dagli interessi dei 1000 milioni di bottegai arrivati una generazione fa dalla campagna, con i denti sulla loro rendita di posizione. A smerciare le perline cinesi per i turisti in pellegrinaggio a forma di Vaticano e Colosseo. Una nausea.

Mi chiedo, se si nega la storia, giocando sul ruolo della Resistenza come “funzionerà” l’italiano del XXI secolo? Chi non difende i giudici, come nel caso di Mani Pulite, come potrà dirsi “liberale”? (Tradendo la libertà d’impresa).

Meno male che B. ci dice che siamo un paese manifatturiero

Elettrosmog ed altre storie

9 settembre 2008 Nessun commento

plitvice
Foto: Tobi…H.

Volevo assolutamente parlare dell’inquinamento elettromagnetico che, troppo lentamente studiato, si sta rivelando un serissimo danno per gli operai della natura (come le le api e i passerotti), Electronic smog ‘is disrupting nature on a massive scale, in cui si spiegano gli effetti indesiderati dei cellulari, del Wi-Fi ed altre fonti di elettrosmog.

L’articolo descrive il lavoro trentennale del Prof. Ulrich Warnke, in cui si trova conferma della perdita del nido per le api e del disorientamento degli uccelli migratori a causa delle antenne. Da approfondire, costantemente (le comunicazioni, con il trasporto aereo, sono tra i principali settori a rischio di decrescita forzata, drammatica e, forse, addirittura critica).

…ma…

2) L’Incipit di It’s just a phase, di Kurt Cobb merita:

- Alcuni ecologisti radicali (deep ecologists) hanno sostenuto che l’agricoltura sia un errore fondamentale dell’evoluzione umana e che abbia creato più problemi di quanti non ne abbia risolti.

- Un numero maggiore di persone ritiene che sia stata la scoperta dei combustibili fossili e il loro contributo alla rivoluzione industriale che abbiano condotto in un vicolo cieco la storia umana. Dopo tutto, la potenza dei carburanti fossili nelle mani degli uomini, ha permesso a questi di modificare l’ecosfera in profondità e le conseguenze non minacciano solamente il futuro umano, ma il futuro di ogni specie vivente del pianeta.

- Infine ci sono coloro, probabilmente in numero maggiore, i quali credono che abbiamo semplicemente fatto cattivo uso della nostra abilità tecnologica e che, incanalando tale intraprendenza verso una armonizzazione con la natura, riusciremo a sopravvivere noi e la società tecnologica, permettendo, al contempo, alla natura di rifiorire.

Il brano mi porta spontaneamente al pensare al deepest ecologist: Georgescu.

Prosegui la lettura…

web development