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Archivio per la categoria ‘politica’

L’Energia del Governo del Cambiamento – alcune idee

31 Maggio 2018 Nessun commento

Foto | Tiziano Bruno

Gli articoli di Ugo Bardi Governo: si parla di spread, debito ed euro. Ma è il petrolio il vero problema oggi sul Fatto e quello di Luca Pardi del 29 maggio su Aspo Italia Dal Picco a Cottarelli (perché succede quel che succede) danno, finalmente, un’opinione politica della crisi. “Politica” nel senso della visione per il paese in termini di economia reale. “Dove vogliamo andare?”

Viene da pensare che se lo spread davvero misura l’affidabilità di un paese, rilanciare l’Italia nel senso della sostenibilità e con energiche politiche energetiche ed ambientali tra qualche anno potrà anche essere negativo.

Il paese deve essere legalizzato. E’ necessario ambire a vivere di servizi, turismo, agricoltura di alto livello – si, esatto: prodotti “branded” – e varia tecnologia. Forse i colloqui 5S-Lega hanno fatto ragionare un po’ i secondi su temi quali trasporti su ferro, energie rinnovabili, trasparenza nella PA (vedi appalti) e lotta al dissesto idrogeologico, anche ribadendo (ebbene sì) la cura pratica all’intolleranza del popolino, mettendo mano praticamente a tutta l’illegalità che oggi è resa possibile da inerzie diverse.

Si “disattiva” la destra, mettendo mano, con cervello, alle situazioni macroscopiche di migranti illegali nelle fabbriche dismesse o nelle masserie. E’ possibile avere dei mega-campi zingari dove si brucia plastica ogni giorno sotto casa? Perche si deve rendere normale moltissimi, diffusissimi orrori del suburbano italico che oggi testimoniano, ed alimentano, tutte le zone ed i mercati dello spaccio e della prostituzione.

Trasporti. Pensare di rilanciare le infrastrutture nel senso di costruire altre strade è assurdo. Il paese deve essere riallacciato con nuove ferrovie, più tram nelle città e moltissime Greenways. I turisti del mondo sognano di visitare il nostro paese così ma le mappe mostrano che siamo al medioevo della mobilità, senza quella dolce.

O vediamo un futuro per i torpedoni diesel dal Milione di km?

(Con l’autista sottopagato per giornate da 18 ore)

Acqua. E’ superata la dicotomia destra/sinistra? Non so, ma credo che 5S e Lega possano immaginare un piano idrogeologico nazionale (Tubeconomics) e un piano ciclabile nazionale (progetto WEB di Salvaiciclisti) più di Renzi M. e Silvio B.
Li credo più liberi di:

  • ripensare l’Europa che, come spiega Varoufakis, è stata voluta (da US) per NON funzionare;
  • tentare politiche di sviluppo locale dirette, efficentando la PA e valorizzando la meritocrazia;
  • capire la funzione di produzione (capitale lavoro energia e materiali, di cui parlavo su Effetto Cassandra in “L’energia del capitale“)
  • arginare il processo di “cheap labour”, sapendo che, invece, “cheap oil is over”.

Lavoro. Un Governo del Cambiamento dovrebbe cogliere le opportunità del’IT e realizzare un collegamento diretto tra lavoro svolto e servizi fruiti. Essere cittadini vuole dire accesso a reddito di cittadinanza, salario di inclusione o come lo si voglia chiamare…possono essere svincolati da inflazione, corruzione, costi di intermediazione dando un valore diretto alle ore lavorate in termini di scuola, sanità, luce, gas, ecc.

Esempio: sei disoccupato? Pulisci un parco: ti accredito 30 euro della bolletta e puoi fare due visite mediche specialistiche.

Follia? Non credo.

Consentendo maggiore flessibilità dell’orario di lavoro ed il suo decentramento (telelavoro), rendendo possibili usi alternativi del tempo, per genitorialità, produzione agricola, artigianale, ecc.

Si deve voler far sparire i denaro, specialmente il contante (Renzi lo ha aumentato) e favorire in ogni modo i pagamenti elettronici: l’unico modo per svincolarsi da debito, spread, e mercati volatili. Lavori qui? Qui acquisisci diritti. Sei cittadino. Niente economia informale (del precariato/mafioide). Niente cartacce, bolli, file, sportelli della PA opaco-sciatto-nauseabonda.

Energia.  Tornando al nodo cruciale dell’energia nell’economia della crisi, occorre ripensare a come sia l’inefficienza del sistema asfalto/gomma/motore a scoppio/discarica ad essere termodinamicamente inefficiente, rispetto ad uno rinnovabile/ferro/elettrico/riuso.

Negare che l’economia sia un sistema energetico porta alla prossima Crisi Finaziaria Globale, mentre – arrivati ai 50 – si spera che i prossimi di anni portino ai giorni del buen vivir, eliminando molto rumore e rimettendo gli italiani in condizione di pensare e, forse anche, ridere.

P.S. Ecco il bonus. Avete presente Joseph. Stiglitz? L’economista “buono” che (sinceramente) vuole riformare la Banca (ed il sistema finanziario tutto) Mondiale? Prima era cattivo e scriveva di risorse difendendo l’approccio neoclassico “alla Hotelling”.

Pour vous, uno(scomparso) articolo di Nicholas Georgescu-Roegen, Comments on the Papers by Daly and Stiglitz, in Scarcity and Growth Reconsidered, V. Kerry Smith eds. 1979.

Tubeconomics

12 Settembre 2017 2 commenti

Invito notturno – Canto Algokin
Vieni, amore mio, saliamo insieme il fianco ripido della montagna,
Da lì guarderemo il tramonto e parleremo di foglie che cadono.

Viviamo un immaginario dominato da due culture-tecniche “costringenti”.

La prima è quella degli ingegneri che hanno messo in un tubo qualsiasi processo; inizialmente per inquadrarlo e studiarlo, poi per controllarlo, misurarlo e limitarlo.

In questi giorni si è passati dalla siccità record alle pioggie record. E si piangono i morti di Livorno.

“Fiumi” di parole

Dissesto idrogeologico, alvei, bacini d’espansione, consumo di suolo, … Sembra si tratti di 12.000 km di fiumi tombati. Fiumi murati sotto terra, non sotterranei. Fiumi che esondano per dighe di bottigliette d’acqua!

Nell’articolo di Roberto Giovannini si narra la storia di questo processo di cementificazione:

“Per due secoli nelle Università si è insegnato che un fiume è un semplice collettore. Un «tubo» che si può trasformare in qualcosa d’altro usando cemento e buoni calcoli. La dinamica naturale di un fiume – che da sempre «vive» passando per fasi di magra e di espansione, ma anche di esondazione – è stata cancellata attraverso l’ingegneria.”

…e i fiumi – letteralmente –  non ci stanno!!
Si tratta di riflessioni ripetute nel tempo che 10 anni fa mi facevano scendere “solo” fino ai tombini otturati di Roma, senza approfondire l’orizzonte delle acque nella loro vastità, bellezza e complessità…

Ne La stagione delle piogge Giorgio Nebbia propone l’istituzione di un Servizio Idrogeologico Nazionale che

tenga sotto continuo controllo lo stato dei corsi dei fiumi, proceda alla pulizia e manutenzione di tutte le strade percorse dall’acqua nel suo moto verso il mare, dei fossi, dei torrenti e dei fiumi maggiori al fine di rimuovere gli ostacoli incontrati dalle acque e di tenere aperte le vie naturali del loro scorrimento, predisponga la liberazione dei fiumi e canali che sono stati “intubati” e coperti per guadagnare spazio per strade e edifici. Quando un flusso più intenso di acqua incontra queste prigioni artificiali, l’acqua “si arrabbia” e torna violentemente in superficie e porta distruzione e morte.

…trovare dei laureati che accettino di camminare lungo i torrenti e i canali, di controllare e identificare gli ostacoli al moto delle acque, di pulire i tombini nelle città, ma ci sarà pur gente che ha voglia di farlo considerando che questo servizio è il più importante…

In Italia serve il coraggio di dire: “tutti i corsi d’acqua devono tornare balneabili e potabili”.

E’ necessario AZZERARE l’inquinamento di laghi, fiumi e torrenti, usando la tecnologia per scovare e multare inesorabilmente i criminali inquinatori.

Il tubo in superficie

Al primo giorno di scuola dei miei figli ho visto il tubo delle strade di Roma: code di auto in ogni strada. Strade sfasciate, marciapiedi-sfasciapiedi, pali storti, muri lerci, gradini obliqui…

Lo spazio umano costretto dalla pianificazione degli ingegneri della mobilità a rigagnoli dove strisciare, rasenti i muri.

Si attraversa ringraziando l’auto che ti lascia passare sulle strisce, roba da matti!!

Semplificando,

si mette il fiume che passa in una città costruita dopo di lui in un tubo d’acqua SOTTO. Questo per fare delle strade-tubi SOPRA in cui mettere tante gabbiette di metallo che rilanciano l’economia in cui imprigionarci e soffocarci (vedi anche un virus chiamato auto). Questo crea parecchie insostenibilità, la prima è

  • l’inefficenza della filiera asfalto-gomma-petrolio-motore a scoppio dell’auto,
  • rispetto a ferro-elettricità-motore elettrico di tram e treni, o
  • proteine-gomma (larga 2cm) delle bici.

Come per l’acqua che trova il tombino intasato o il fiume tombato, anche l’auto trova sempre un tappo. Questione di flusso. Ed eccoci tutti lì…alla fine del tunnel, all’imbocco dello stesso, dopo la superstrada c’è sempre quel bel semaforo con tanti cartelloni pubblicitari (talvolta anche sessisti)…

o al meglio la rotatoria. A proposito, Il traffico è un gas?

Così le ore, gli anni, vengono passati a ritmo di conato.

Fermi col motore acceso,

creando PIL saudita…

Che ritornerà globalmente investito in armi, alcol, altre auto e droga.

Il tubo concettuale degli economisti

Ai tubi urbani sia di superficie che del sottosuolo degli ingegneri nelle città se ne aggiunge uno metafisico degli economisti. Una categoria di filosofi del potere che adora le scienze fisiche e, nel corso degli ultimi 150 anni, si è specializzata all’applicazione dell’esattezza, sia fisica che ingegneristica, ai processi sociali ed economici, prodotti da umani poco controllabili e mal osservabili.

Un esempio è stato pensare che l’energia non fosse un fattore di produzione essenziale nel processo economico.

Per questi fenomeni di scienziati i fenomeni umani e i processi economici sono incanalabili (intubabili?) in un’equazione. Complesse dinamiche demografiche, ecologiche e, ovviamente, sociali sono rappresentabili come un orologio meccanico. Il sistema economico “funziona” anche in modo reversibile, oltre che controllabile. Come una clessidra.

Ignari della meccanica quantistica (superamento della fisica newtoniana) rifiutano il concetto di freccia del tempo, metafora di ciò che è caratterizzato da irreversibilità (ad es. la vita o l’entropia) e “punti” nell’orgoglio hanno complicato il gioco. Inzeppando i modelli economici con matematica sempre più complessa, previsioni inverificabili e quasi sempre errate.

“Fattori esogeni” la giustificazione ex-post. Fino allo sparigliare il gioco con la finanza creativa del debito irripagabile.

Dal tubo alla ciambella

Oggi con l’economia della ciambella, ecologisti ottimisti anche WWF sembrano aver trovato la panacea per includere più variabili nell’arido calcolo degli economisti (cattivi! cattivi!). Poi tanti concetti dolci, tondi, olistici rassicurano, “devono” poter fare del bene…specialmente alle proprie coscienze.

Anche se non tutte le ciambelle vengno col…

o forse, come dice, con ironia Richard Toye “C’è un buco nel concetto”.

AGGIORNAMENTO Luca Pardi Com’é stretta questa ciambella.

3 proposte grafiche per rappresentare i processo economico

1) tubo 2) ciambella 3) sfera 3D

Il TUBO viene usato per controllare quello che non è prevedibile e fatturabile. Quindi lo spazio nelle città è stato tolto alle acque e ai pedoni per il passaggio di automobili, capaci di:

  • generare reddito per meccanici, petrolieri e venditori di auto, ma
  • sfasciando strade e i nostri propri corpi incidentati ed intossicati
  • liberando polveri di pneumatici, freni, carburanti ossidati, ed
  • imprigionando corpi vivi nella paralisi della quodidiana congestione, che
  • crea psicolabili da 1000 micro/macro-liti quotidiane nel traffico

L’auto costa molto più di quanto pensi e ti rende infelice

Tornando ai fiumi, che sono vivi, la prognosi è pessima, infatti:

L’Italia – spiega Bussettini – può essere paragonata a un paziente con gravi problemi circolatori cui si applica uno stent per far passare meglio il sangue dove le arterie sono più strette. L’unica cosa che si può fare veramente è tenerlo sotto controllo e vigilare

da La Stampa

 

Muoversi nella Grande Bellezza

Understanding mobility begins with the biological: humans are territorial animals and instinctively try to maximize territory. The reason is that territory equates with opportunities and resources. Toward green mobility: the evolution of transport

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Inutile girarci intorno, muoversi non è quasi mai un piacere. Certamente non lo è per i tragitti nelle grandi città e, in generale, non è bello usare un mezzo di locomozione nel quotidiano. Il meglio è quando non si ha proprio destinazione….

Mi piace pensare che il piacere di muoversi sia inversamente proporzionale alla concentrazione sull’obiettivo-arrivo. Invece, quanti, dopo ore a giocare alla WII si immedesimano in Anakin Skywalker nella corsa degli sgusci sulla consolare? In tal caso si passa al piacere adrenalinico, pericoloso e criminale.

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  • Nessuno rispetta i 50kmh in città.
    Lo spazio è  pericoloso per i veicoli in movimento e inaccessibile a causa di quelli in sosta.
  • Camminare o pedalare significa affrontare inquinamento, cassonetti, pali, gradini, buche e l’onnipresente sporcizia.

Avanzo un’ipotesi: la grande bruttezza è dovuta all’alienazione dovuta alle auto. Il rumore, l’inquinamento, l’asfalto, estraniano dalla partecipazione, impedendo lo sviluppo e l’espressione del concetto di spazio condiviso comune, quindi da rispettare.

Che fare? Come rendere Roma la prima Capitale ecologico-monumentale? …e farla vivere della sua vera, unica rendita, la Grande Bellezza, appunto (che occasione/rischio st’oscar Sindaco).

L’onnipresente sfacelo della città si deve alla non frequentazione delle strade da parte dei cittadini. La soluzione dipende dalla sua inversione. 

Azzardo una terapia che ambisce alla sostenibilità di lunghissimo periodo..

Per rendere vissuto lo spazio esterno è necessario umanizzarlo, non ripulirlo come vorrebbe certa sinistra. Farlo nostro è possibile avvicinando l’amministrazione al cittadino. Per qualunque tematica.

Il Municipio deve essere raggiungibile e contattabile. Esempi: un piccolo ristorante di successo deve poter avere uno spazio esterno prendendo in affitto un posto auto davanti al negozio.

  • Anche in Centro (Municipio I) si devono poter togliere parcheggi!
  • C’è un albero pericolante, chi chiamo?
  • Una buca pericolosa,
  • un ferro sporgente a Parco nemorense,
  • transenne, attraversamenti pedonali da rialzare, cortili condominiali divenuti parcheggi…

Non servono soldi. Serve l’accesso ai responsabili, glasnost circoscrizionale!

Al di fuori delle arterie principali…si devono ricreare i quartieri: luoghi dove vivere socialmente.

Zone 30kmh, piantumazione di alberi, gestione partecipata del ciclo dei rifiuti, individuazione di zone da dedicare a Orti Urbani dove effettuare compostaggio e praticare ecologia.

Non più parchi ma orti didattici per legare 3 generazioni nella circolarità della natura: nonni e nipoti a osservare, compostare, piantare, dipingere, potare….il nuovo verde urbano  può diventare diverso e partecipato, in ogni municipio. Utopia? All’Hortus si fa…

Ma c’è la visione politica? Cosa “vuole” l’amministrazione centrale? Credo di no. Se visione vi fosse, allora forse si pianificherebbe una riqualificazione delle aree verdi ed agricole del Comune. Ad esempio per poter riciclare l’umido della raccolta rifiuti, che verrebbe estesa a tutta la città.

Ne consegue l’eliminazione dei cassonetti dell’indifferenziato (quelli neri) nei quali entra tutta l’economia illegale possibile. Cassonetti dell’illegale sempre ben piazzati NIMBY ad ostacolare la visuale ad ogni incrocio.

L’alienazione dal brutto muoversi si deve alla circumdrome dell’automobile: vai al lavoro in auto per pagarla. E quanto costa lo si capisce poco…anche in tempo. Certo, si tenta di cambiare e si fanno le costosissime metropolitane, ma nel medio periodo è possibile ripristinare gli utilissimi tram e completare l’anello ferroviario (breve doc).

Nel breve si decida e si comunichi tempi e modalità dettagliate del biciplan romano. Recentemente abbiamo dovuto rendere visibile l’obbrobrio del progetto della Ciclabile Nomentana, contattando i responsabili per “limare” le oscene interruzioni ad ogni passo carrabile…

Un’amministrazione “visionaria” (nel senso che capite…) dovrebbe comunicare l’idea di città, ad esempio:

  • fare la rete ciclabile romana, per Romani e Turisti, sgomberando auto, cassonetti e pali dal tracciato (le ciclabili contrastano la doppia fila) e, per questo
  • creare il Commissario alla ciclabilità. Con poteri di sgombero di auto ed altri intralci alla circolazione di pedoni e biciclette. Le rastrelliere nei cortili condominiali e davanti scuole ed uffici (da raccordare con rete ciclabile) siano obbligatorie!
  • differenziare i rifiuti, eliminando il concetto di immondizia: sono materiali che non devono “finire” ma subire un trattamento; far capire che lo paghiamo noi e, dunque, bisogna farlo bene per…ridurli! (negli orti urbani si fa bio-compostaggio).
  • limitare la velocità a 30kmh nei quartieri, sanzionare le auto in doppia fila senza pietà (da operatori AMA, ATAC e da telecamere dei vigili che multano dopo 5 secondi dall’inquadratura della targa).

…anche perché come scavi trovi tesori!

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GF vs GF

20 Agosto 2013 Nessun commento

Resoconto di una conversazione di ferragosto 2013…

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Progetto per l’Area Fori di GF

L’architetto GF ha scombussolato molte delle convinzioni di GF in tema di mobilità ed infrastrutture per Roma.

Partendo dal progetto Fori, appare naturale proporre una pedonalizzazione e scavo. Come? GF ricordando il progetto Forma di Fucsas e La Regina ha immediatamente trovato sponda: “Il progetto è mio!” Mostrando delle tavole con la stratigrafia dei Templi di Cesare e altro, ribadisce: “Serve riportare i Fori a quello che erano: delle piazze! Rispettando quello che è stato costruito dopo, rendendo possibile una fruizione a più livelli”. Una reale visita in 3D, scendendo nel tempo con  degli scalini – ribadisco io.

L’architetto GF ribadisce che sui Fori imperiali c’è tutto il materiale disponibile, si integrano le informazioni di Carandini e relative mappe sugli strati dal neolitico (quello che c’è sotto), i dati di flusso del traffico nell’area più ampia e il rendering dettagliato del progetto dell’architetto per Via dei Fori Imperiali. “Te li passo!”

Yum! (GF, aggiungendo) : E poi…poi serve il prolungamento del tram 8 fino al Colosseo!

“Cazzata! Dove ti porta? A una linea monca che va da piramide a Santa Maria Maggiore, quello che una volta era il tramvetto che prendeva l’Appia?”

Io rimango convinto che il Tram 3 che passa al Colosseo e prende Via Labicana possa essere utile, ma mi viene ribadito che i tram non devono essere anulari ma radiali e convergere dritti al centro della città. [NB Costo del tran 15-20M€/km, costo Metro 100M€/km]

Conveniamo che il Tram 8 deve andare a Termini, per via Cavour, “ma sarebbe meglio per via Nazionale (la curva di via IV novembre la fa benissimo!)”.

GF a questo punto ricorda che l’opposizione di abitanti e commercianti al tram deriva da rumore e vibrazioni. Manca l’evidenza che i tram possono essere silenziosi con tecnologie e materiali adeguati (in dettaglio credo si tratti di mettere un letto di neoprene tra rotaia e base d’appoggio). Il problema è particolarmente evidente a Via Arenula dove la rigidità delle rotaie sulla base di basalto crea rumore e vibrazioni molto forti.

“Si ma sai che rotaie e ruote devono essere allisciati e l’Atac non ha le macchine per farlo?”

Si inveisce dunque contro i passati gestori della Città; un sorso abbondante di Falanghina appare coordinato e spontaneo per continuare.

“Con il tram è importante fare, come in Europa: un anno di informazione/consultazione con i residenti”.

Passando alla Metro C, condividendo la strana coincidenza nella successione tra 1) termine ultimo della Corte dei Conti per consegna della tratta Giardinetti-Colosseo; 2) occupazione giardini del Celio e 3) chiusura cantieri per rinegoziazione dei pagamenti), GF spiega come il progetto dello Studio passi anni (5?) tra elaborazione, approvazioni e conferenze dei servizi, ma poi la ditta esecutiva appaltante possa fare delle variazioni totali dell’opera in corso lavori. Modifiche sostanziali praticamente approvate con una firma di un funzionario pubblico. (Modifiche come soppressione di stazioni, strutture e uscite o [credo] modifiche al tracciato).

“Dopo 5 anni, con il progetto approvato, in cantiere ti stravolgono tutto!”

Secondo me a Roma Nord urge un collegamento ferroviario, secondo GF a Roma Sud serve:

  1. sottopasso dell’Appia Antica che porta da Via Laurentina (3 Fontane) all’Appia Pignatelli, come per Roma Nord fa la Galleria Giovanni XXIII (passaggio a Nord-Ovest);
  2. sottopasso Viale Manzoni-Castro Pretorio per bypassare la Stazione Termini da Sud a Est”.

Passando all’altro capo della Metro C ricordo come il progetto originario prevedeva il terminal che da piazzale Clodio arrivava a Grottarossa, per risolvere tutto il traffico Trionfale+Cassia che non può risolversi con la FM 3 (che passando da Monte Mario arriva a Trastevere) e ribadisco la necessità di disintasare l’Olimpica tra Corso Francia-Salaria e quindi il bisogno di completare l’Anello Ferroviario. GF glissa, ribadendo che le fermate Farneto e Vigna Clara sono in abbandono ed isolate dai collegamenti.

“Il miglior terminal per la Metro C è alla sinistra del Ministero degli Esteri”.

Metro A: GF mi ribadisce che la Fermata Cornelia della Metro A è una completa cazzata perché ha creato ingorghi, dato che si prende la macchina per andare li. “Andava fatta a Piazza dei Giureconsulti dove già esiste un terminal degli autobus”.

E qui un concetto:

“Si deve chiarire che ci sono le zone per trasporto pubblico (e bici) quelle per il privato (macchine). Vanno separati”

“La Cassia si risolve con un Autobus su corsia, il flusso è troppo scarso per giustificare un tram”.

Tornando al Tram 3 per Roma Sud si concorda che la direttrice Trastevere-Piramide-Colosseo-Labicana, che permette di arrivare aTermini con la Metro B a Circo Massimo e Colosseo deve velocizzarsi percorrendo Via di San Gregorio.

Altra infrastruttura super-strategica è il Tram Stazione Trastevere-Viale Marconi, che lì si allaccia alla Metro B e copre un’area immensa con inclusa l’Università Roma 3 (vedi allegato Piano Roma trasporti qui sotto).

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Segue…

Approfondimenti

Transumar e deasfaltar

12 Agosto 2013 Nessun commento

La pedonalizzazione è solo l’inizio…nuovi scavi porteranno alla luce i Fori più antichi…il risultato finale sarà uno stravolgimento totale della capitale…via del Fori Imperiali scomparirà, verrà smantellata…forse ne resterà una sezione, per pedoni e biciclette… Ignazio Marino

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Il progetto-Fori della Giunta Marino prende forma e sembra allinearsi alla visione ambiziosa di Cederna, Benevolo, Argan e Petroselli, La Regina, Fuksas ed altri: Via dell’Impero, voluta da Mussolini per ammirare il Colosseo da Palazzo Venezia, spianando la Collina Velia, utile per inutili parate militari potrebbe essere demolita.

Via dei Fori Imperiali, oggi assurda retta a 6 corsie, invito a motori e velocità resiste. Intellettuali, scribacchinie e popolino alimentano polemiche per lo più ostacolo al cambiamento. Perche?

Perche camminare, pedalare, e prendere l’autobus è (ancora) da sfigati, ma…

La realtà è che Roma DEVE alleggerirsi!

E’ la città più motorizzata al mondo, con lo Stato Vaticano in mezzo, rovine meravigliose ovunque. E chiese, ambasciate, colline, mura e parchi la rendono di difficile accessibilità. Fin’ora si è cercato di “fuidificare” il traffico, allargando, mettendo sensi unici e lasciandoi 50.000 privilegiati con il pass ZTL. Sono proliferati taxi, NCC e torpedono portaturisti, più camion porta-mozzzarelle & birre everywhere…

Si cambia!

Mestieri come meccanico, autista (taxi, NCC, torpedoni, non bus e tram), benzinaio, gommista e vigile urbano sono destinati a decrescere, nel mondo e qui. La ragione è semplice: siamo (cittadini e turisti) inquinati dalla #mobilitàvecchia.

Smog, rumore e pericoli legati a veicoli di una tonnellata a 60kmh ci rendono infelici e stressati, il loro ingombro e goffaggine sono antieconomici; salasso per Pil e singoli portafogli.

Transumar, cioè camminando e pedalando, è possibile fruire giornalmente e intensamente delle bellezze naturali e architettoniche, non solo di Roma ma di tutta Italia. Lo spazio può riempirsi di vita senza veicoli, cassonetti e pali (pubblicitari e non) che lo deturpano.

Deasfaltar significa ricondurre l’accessibilità di zone ed arterie di pregio alle persone o a mezzi leggeri e silenziosi. Piantando alberi e creando aree per la socialità e performance  artistiche e/o musicali. Tutto questo va di pari passo con il silenzio….

Un sistema di trasporto pubblico su ferro può riassorbire l’impiego perso nel privato, mentre la città necessita e necessiterà sempre più di guide, artisti, artigiani e meccanici di biciclette, così come di informatici, archeologi e restauratori….

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Il progetto di Massimilano Fuksas per i Fori

Il progetto Fori, che infiammò il dibattito capitolino a partire dalla fine degli anni ’70, era in realtà problema urbanistico un po’ più complesso della proposta di rivitalizzazione di una strada cui, in sostanza, si limita il progetto di Fuksas. Nell’idea dei protagonisti di allora, fra gli altri soprattutto il sindaco Petroselli e Antonio Cederna, si trattava di rivoluzionare il centro storico di Roma eliminando lo stradone fascista e recuperando l’unitarietà dei fori quale cuspide archeologica di un cuneo verde che si stendeva da Piazza Venezia ampliandosi a comprendere l’Appia antica fino ai piedi dei colli romani. Non solo quindi operazione di recupero archeologico, ma di innovazione urbanistica e culturale in senso ampio, ottenuta invertendo la gerarchia del primato selvaggio della mobilità privata a favore di uno spazio pubblico di natura e cultura.

La proposta Fuksas ci pare attestata su orizzonti non solo molto più limitati, ma anche di dubbia efficacia oltre che di oscure modalità di fruizione complessive. Solleva qualche dubbio, ad esempio, l’obiettivo del “riportare alla geometria d’origine” via dei Fori Imperiali senza peraltro modificarla in nome della sua asserita storicizzazione. Se occorre far ‘vivere’ la strada tutti giorni e non solo qualche domenica, il primo passo obbligato non può che essere la chiusura al traffico immediata ed illimitata temporalmente.
Logicamente non ineccepibile sembra quindi nel complesso una proposta che a partire dalla constatazione di una modifica in atto di grande rilevanza, come è a tutti gli effetti la costruzione della metropolitana, ne trae come conseguenza l’intangibilità spaziale dell’asse viario lungo il quale viene a collocarsi il percorso sotterraneo su ferro. E’ storicamente dimostrato, infine, che soluzioni di compromesso ispirate a restrizioni e limitazioni parziali del traffico sono destinate a soffrire di smagliature via via sempre più sbracate.

Quanto poi alla soluzione prescelta delle passerelle pensili immancabilmente dotate dei consueti imprescindibili gadgets di caffè, ristorantini e mediateche, e sospese su un panorama di asfalto, ruderi ed anidride carbonica, siamo pressoché certi che avrebbe scatenato la più feroce ironia lessicale di Antonio Cederna: forse non gli sarebbe dispiaciuta una definizione tipo “sadismo futurista”. (Maria Pia Guermandi)

Vedi anche Cederna e il progetto Fori da Eddyburg

Il mio obiettivo, sin dall’inizio, era di rimpiazzare il motore a scoppio, proprio nel senso di toglierlo dalle strade. G. E. H. Ballard

Grillo e la decrescita

28 Febbraio 2013 1 commento

Meeresstrand mit altem Boot

Il mio obiettivo, sin dall’inizio, era di rimpiazzare il motore a scoppio, proprio nel senso di toglierlo dalle strade. Geoffrey Ballard

Il Movimento 5 stelle, di cui Grillo è – ufficialmente – portavoce nazionale rappresenta da alcuni giorni una realtà radicale e radicalmente nuova nel panorama politico italiano. Intendo riassumere alcuni passaggi dell’evoluzione del pensiero (ed azione) del suo fondatore, di cui uno per conoscenza diretta. Sono un elettore del PD, non segue una critica ma la condivisione di elementi che ritengo utili ad una possibile riflessione sia da parte del M5s che del suo “naturale” alleato oggi, il PD.

Beppe Grillo in quanto comico-serio ha criticato da oltre 20 anni in maniera feroce e secondo me azzeccata, i vizi della politica italiana. Specialmente da quando è stato escluso dalla televisione e quindi portato a guadagnarsi il pane con spettacoli nei teatri, il suo messaggio ha acquisito una dimensione nuova: non solo “dovevano andare tutti a casa”, si doveva ripensare il modello economico in generale.

Ben ricordo il ragionamento dell’acqua in bottiglia (qui il ciclo) che viaggia su camion pieni solo all’andata e vuoti al ritorno. Una follia per un bene disponibile quasi gratuitamente che – però – pesa 1 litro al kg e il cui trasporto consuma moltissimo carburante, distrugge le strade (oltre ad intasarle) ed inquina l’acqua di falda.

NB L’acqua, secondo i dati Nielsen da scanner della GDO è il bene più venduto in Italia per fatturato!

Tuttavia, all’inizio nel messaggio di Beppe vi fu una critica radicale alla tecnologia in se, con distruzione dei computer sul palco: un luddismo a favore di artigianato ed agricoltura biologica, presumo.

Verso la metà degli anni ’90 venne alla luce un discorso più articolato su energia ed inquinamento. Si riconsiderava l’industria. Erano possibili tecnologie intelligenti e “buone” per produrre energia o auto pulite. Venivano mostrate immagini di auto elettriche a batteria ferme nei musei o dei prototipi (francesi?) da 1 litro/100km. In seguito, Beppe scoprì un agricoltore svizzero che produceva idrogeno con pannelli fotovoltaici sul tetto di casa per alimentare un furgone.

L’idrogeno: il sogno autarchico sull’energia. Il web ed il mondo interconnesso di Casaleggio stavano per arrivare.

Respirando sul palco dal tubo di scappamento del furgone Grillo intendeva dimostrare che era possibile autoprodurre un carburante rinnovabile, con energia rinnovabile. Tutto il ciclo era totalmente pulito.

Non era esattamente così.

Un dirigente della DeNora, storica fabbrica di elettrolizzatori milanese, fondata da Oronzio, (un ragazzo del 99), che in quegli anni estendeva le sue attività all’uso dell’idrogeno nelle celle a combustibile, gli spiegò che stava respirando degli ossidi di azoto (NOx) prodotti dalla unione di azoto e ossigeno nella camera di combustione del motore ad alte temperature.

Meglio dunque una fuel cell dove la stessa ossidazione dell’idrogeno avviene elettrochimicamente ed a 70°C e l’unica emissione è vapore acqueo! Gli venne così prestata una cella a combustibile per i suoi spettacoli e anche promuovere una tecnologia promettente per auto a zero emissioni. Era la fine degli anni ’90. I costi di sviluppo della tecnologia hanno ritardato, non ridimensionato, la promessa delle fuel cell, infatti, tutte le aziende automobilistiche (a parte la Fiat, che punta sul metano) ne hanno pianificato la commercializzazione.

Grillo non ha più parlato di carburanti rinnovabili ma solo di energia rinnovabile, reiterando un messaggio di decrescita dei trasporti e dell’economia in generale. Noi siamo sempre il paese più motorizzato al mondo.

La decrescita. Un tema a me caro, considerandomi un figlio intellettuale di Nicholas Georgescu-Roegen ed avendo come maestro il suo miglior discepolo Kozo Mayumi (cerca nel blog). Io condivido l’idea smeplice e terribile di Ivan Illich che oltre i 40 kmh i rapporti umani svaniscono!

Dunque Decrescita, ma di cosa? Di cose inutili trasportate ad alta velocità? Si, certo. No alla TAV? Non so… Sviluppo di piste ciclabili e tram nelle città, certo. Ed il trasporto privato? Prevedere spostamenti elettrici in città, magari in car-sharing. Non basta. Inoltre non considerare più l’idrogeno significa non considerare una reale politica di transizione dal petrolio in esaurimento. C’è una vision mi domando? Dico questo perche negli ultimi anni, oltre alla società a banda larga e alla democrazia liquida, mi sembra che Grillo non abbia più considerato strategie energetiche, politiche industriali o logistica.

Server, PC e cellulari necessitano di energia, poca ma affidabile e continua. Lavoro, industria e trasporti vogliono energia meccanica, quasi sempre fatta con combustibili. Così come moltissimo termico delle famiglie. Quali treni andranno ad energia eolica? Dici “No all’inceneritore”. Ok. Vediamo quanto ci si mette a fare il ciclo rifiuti-zero, nel frattempo si riempiono le discariche e si avvelena la falda acquifera.

E i rigassificatori? Serve l’alternativa-metano perche i biofuel sono morti! Il trattore a batteria non esiste. Nessuno aspira alla zappa ed alla vanga lasciando il trattore ad arrugginire. Infine, anche se si fanno leggi per gli orti urbani condivisi l’agricoltura organica sarà meccanizzata. Il più a lungo possibile. Con trattori per dissodare e treni e furgoni per trasportarle le calorie. Fino a quando si riuscirà…ad evitare l’Olduvai. Poi altro che consenso: “dal basso”  arriveranno gli affamati!

Si alla rete (che “ottimizza” oh, si!) e le relative tecnologie, ma che sia anche energetica!

Buona riflessione.

Hasta!

PS Vedi anche A Note on degrowth

Monti? E’ indifendibile

13 Dicembre 2012 Nessun commento


A Santa Lucia arriva la proposta “europea” di candidare Mario Monti alla guida dell’Italia. Una proposta incomprensibile e indifendibile, anche da un punto di vista elettorale e di consenso. Incredibilmente il PPE cerca di proporre il professore bocconiano come candidato di centro. Un Centro italiano che non esiste. Così come non esiste una sua candidabilità diretta o una sua elegibilità per consenso.

Quando è stato chiamato a operare le difficili riforme di politca economica per evitare il baratro del paese era chiaro che si trattava di un compito tecnico e ingrato, realizzabile perche senza elettorato di riferimento pasato o futuro. Pensare che oggi, in mancanza di una destra credibile o maggioritaria, Egli possa trasformarsi in un leader salvatore della Nazione per una seconda volta e con mandato è una assurdità.

Come potrebbero gli elettori di centro destra illudersi che Monti sia il salvatore della patria con un endorsment proveniente da Bruxellles?

Il Governo Monti ha preso pochi o nessun rischio di riforme vere, IMU invece di patrimoniale, tagli fittizi agli stipendi dei parlamentari, nessun reale cambiamento del funzionamento della macchina statale, nessuna politica industriale o dei trasporti. Timidissimo sulla Tobin tax. Congiunturalmente – cioé dopo 4 anni di Berlusconi 3 – ha marcato un radicale cambiamento di stile e metodi di obiettivi, ma strutturalmente, politicamente, nel senso di respiro e di scelte concrete, si è caratterizzato per una totale assenza di vision.

Ha messo ordine ai conti senza lasciare intravedere dove e cosa adava cambiato nel funzionamento della macchina statale e dell’economia. Ha avuto un unico occhio (attraverso Grilli, bondi ecc.) per gli sprechi o – peggio – sforbiciando semplicemente dei servizi alle persone, cioè spese sociali. Bene rivedere la sanità quando significa primari e materiale farmaceutico, male malissimo quando si passa a infermieri e posti letto. Funzioni necessarie ed utili, cosi come scuola e ricerca. Questo caratteriza i Governi: politiche utili a dare senso ed esistenza ad uno Stato, che si manifesta ed è presente nella vita dei lavoratori e dei cittadini in generale.

Nel 2012, l’approccio della squadra di Governo è inevitabilmente sembrato accademico, proveniente da professori milionari in cattedra da decenni. Lontani dalle fermate degli autobus.
Il popolo italiano non voterà seguendo le campagne stampa, né quelle contro Berlusconi né le inedite ed ambigue a favore di Monti.

Perche vaccinato.

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La reazione di coraggio e le opportunità mancate

11 Ottobre 2012 3 commenti

A me, Romani, la gloria di morire qui!
Voi, se vi si domanda dove avete tradito il vostro imperator, non dimenticate di rispondere: “A Orcomeno.”
Silla vs. Archelao (generale di Mitridate), 86 a.C.

Pensieri su Grillo Renzi e Bersani

Raramente le battaglie sono state determinate da un solo uomo e ancora meno quelle dove quell’individuo è il generale in prima linea. Il passaggio di Grillo in Sicilia è una eccezione. Lui ci ha messo più della faccia al Movimento 5 Stelle, c’è tutto il cuore. Ammiro veramente il fiato e la grinta di un uomo di 64 anni che nuota in mare aperto per 3 km. Che dire? L’espiazione di colpa di un trascinatore. Nella storia ormai. Con un probabile  15% di voti alle prossime elezioni fa evolvere il paese rottamando molto di quel medio-evo mentale e bizantinismo burocratico che lo soffoca. Purtroppo si è dimenticato (ricordiamolo) i motori a idrogeno, che presentava sul palco nel 1998, mentre si attende sempre Liquid feedback

Il rottamamatore fiorentino Renzi è più preoccupante, cavalcando – da democristiano rampante qual’è il malcontento generale, usando il Partito Democratico come cavallo di Troia per candidarsi a Premier, rischia davvero di far perdere al PD le prossime elezioni. Un favore alle varie Destre, ora in subbuglio, ma certo pronte ad un rapido ricompattamento in senso “moderato” (Passera?) in vista della stagione elettorale. Il Matteo invece di attaccare i non innovatori del PD si mette a criticare i politici veri e senza grilli come D’Alema e la Bindi, sapendo dai sondaggi che non sono “simpatici” e sono di sinistra. Perche non se la prende con Rutelli o Veltroni o Fioroni e altri “vecchi”? Quelli che un tempo si sarebbero detti “miglioristi” (come Napolitano). L’apparato PD è abbondante e anzianotto, ma lui ne cerca di altri, negli USA. Cerchiamo di mancarlo. Renzi  perche è una non-opportunità. E’ un opportunista e non opportuno.

Il PD. Centro di gravità di una politica di innovazione economica e sociale dei prossimi anni. Raccoglie le competenze di amministratori capaci e di talenti e di saggezze. Può conciliare spiriti radicali e establishment rassicurante per le agenzie di rating . Da Vittorio Grilli a Nichi Vendola, passando per Stefano Fassina e Giuseppe Fava.

Gli elettori che voglioni un cambio di governo devono sapere che c’è da gestire una decrescita economica che passa per un governo del cambiamento strutturale di importanti settori dell’economia. Non serve parlare di crescita crescita crescita. Crescita di che? Non dico che l’auto è morta (come diceva Grillo). Ma certo le acciaierie devono fare più rotaie e meno scocche di auto. Ovvio che i meriti di aver salvato il paese, della legge anticorruzione e della Tobin-Tax ce li dobbiamo prendere.

Quindi: Bravo Pierluigi! Dall’officina di papà arrivi dove vuoi.

Aggiungo, Tobin Tax e Cieli Bui sono CORAGGIOSE cose giuste e di sinistra, dont on se souviendra!

L’intreccio tra banche, fondi e agenzie di rating

Risorse | Marxismo e Ecologia e Anche Roosvelt cominciò con la difesa del suolo, di Giorgio Nebbia

Aggiornamenti | Renzi e l’invidia penis, beppegrillo.it

Il secolo delle radici 2

27 Giugno 2012 Nessun commento

Linearità vs. ciclicità

“Attraverso la coltivazione dell’orto i bambini arrivano a comprendere, ma soprattutto a vivere, i fenomeni legati alla rete della vita, al flusso dell’energia e ai cicli della natura: questa comprensione è estremamente necessaria oggi, perché mentre la natura è ciclica, i sistemi industriali-commerciali sono lineari.

Un sistema lineare genera l’ossessione per una crescita economica illimitata, al di là del buon senso, ben oltre ogni bisogno. Si è indotti ad aggiungere sempre nuove unità, si forma il pregiudizio che tutte le cose debbano crescere all’infinito.

In un sistema ciclico, invece, si comprende che ogni cosa ha la sua stagione, che mentre alcune cose crescono, altre devono di necessità decrescere: il pianeta è limitato, non tutto può crescere simultaneamente.

Un sistema lineare, come quello industriale, genera rifiuti, un sistema ciclico reintegra ogni cosa all’interno del flusso energetico, senza mai lasciarsi dietro rifiuti inquinanti.”

Fritjof Capra, da Ecoalfabeta – Novara: camminabilità, piste ciclabili, orti sociali

Si parla di crisi di petrolio, raffinerie e orti.

Prendo spunto da un’intressante interpretazione su Petrolio a proposito della campagna Riparti con Eni, collegabile alla crisi delle raffinerie esposta da Medo:

Le code a Firenze di cui ho letto ieri, con il carburante rapidamente esaurito, grazie o per colpa delle “promozioni ENI”, è il primo segnale del penultimo gradino della crisi energetica petrolifera: stiamo passando dalla fase in cui i prezzi alti uccidono la domanda a quella in cui il marketing ed il pricing devono risolvere addirittura un eccesso di prodotto e celano l’assenza decisionale del governo in merito a quel che già oggi si dovrebbe fare in Italia (ed in Spagna oltre che in Francia, a corto di gasolio dal 2013): razionare un bene prezioso senza il quale non sta in piedi nulla in un paese che si è preparato a millenni di automobile ed invece la bella favola si trasforma in dramma sotto i nostri occhi.

All’appello mancano i distributori. E’ infatti in atto una forzosa manovra di ristrutturazione della rete di vendita, che in Italia è enormemente sovradimensionata (22.900 pompe di benzina con un erogato minimo) che, progressivamente, porterà alla chiusura di migliaia di piccole pompe (di quartiere e non).

In effetti il problema del calo dei consumi di prodotti petroliferi era ben visibile dai dati sul consumo di carburanti per autotrazione.

Da notare che il dato del diesel vale 3 volte la benzina perche le merci in Italia si trasportano TUTTE con camion. Per questo il crollo dei consumi di diesel va di pari passo con l’andamento generale dell’economia. Purtroppo. Ma rilanciare (cioé sovvenzionare) un trasporto inquinanate,  inefficiente e spesso inutile non serve.

“Cosa” vale la pena di essere trasportato su camion? A quale distanza?

Nell’antica Roma il prezzo del grano raddoppiava ogni 70/100 km di trasporto su terra.

Una possibilità di invertire le cose, da subito è rappresentata dgli orti urbani dove si occupa il tempo per produrre prodotti di stagione, localmente e biologici. Questo fa calare il Pil: quel cibo non viene comprato e, non facendo muovere denaro, non entra nelle statistiche. Tuttavia occupa le persone a ridurre la dipendenza da petrolio per far crescere, pesticizzare, confezionare e trasportare il cibo (oltre a smaltirne i rifiuti). Un’ottima cosa, che ci lascia soldi in tasca, aumenta la vita sociale e fa passare ore all’aria aperta.

Un esempio – un pò dispendioso per la verità – è citato da Ugo Bardi, dove del suolo fertile è andato a sostituire dei garages:

hanno dovuto tagliare il cemento e farlo a pezzi e portare via i calcinacci. Poi, per ristabilire la fertilità del suolo ci sono voluti camion e camion di terra, humus ed altro..

e farne un regalo di compleanno a dei bambini!

Quindi al picco del petrolio si reagisce come diceva Ali Morteza Samsam Bakhtiari nell’ultima intervista: “piantando alberi”.

L’esempio di buona politica a Novara (Ecoalfabeta) e l’equivalente budget per Roma

Novara – 105.052 abitanti e 102,9 km2 di superficie
Camminabilità: 470.000 € per risistemazione dei marciapiedi, barriere di protezione dei canali, controlli ZTL e costituzione di zone a 30 km/h
Ciclabilità: 730.000 € per sviluppo e manutenzione delle piste ciclabili
Aree verdi e orti sociali: 650.000 € per la sistemazione di alcune aree verdi la mautenzione e l’arredo dei parchi, di cui 80.000 € per la realizzazione di orti sociali da affidare ai cittadini prevalentemente in forma associata

Roma – 2.783.300 abitanti (= Novara*26,5) e 1285 km2 di superficie (=Novara*12,5)
Camminabilità: 12.455.000€ o 5.869.290€ in base alla superficie
Ciclabilità: 19.345.000€ o 9.116.132€ in base alla superficie (vedi Piano quadro ciclabilità del comune di Roma)
Aree verdi e orti sociali: 17.225.000€ o 8.117.103€ in base alla superficie

Vedi anche Il secolo delle Radici

 

Il bello di abbandonare l’auto (e guadagnarci)

24 Febbraio 2012 Nessun commento

Gli erbivori mangiano le piante, le tigri mangiano gli erbivori e quando le tigri muoiono i loro corpi sono ‘consumati’ da altre creature viventi così da chiudere il circolo nutritivo. In termini analoghi, quindi, la parte iperciclica è paragonabile al processo di produzione della produzione ed una parte dissipativa al processo di produzione del consumo. Kozo Mayumi

Diminuire l’uso dell’auto andando a piedi o in bicicletta migliora sia la nostra salute che l’ambiente. Un recente studio quantifica questi benefici in termini finanziari al fine di guidare progetti e politiche dei trasporti. La ricerca dimostra come i vantaggi derivanti da una maggiore attività fisica superano i costi di una maggiore esposizione all’inquinamento atmosferico.

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Manovra salva-Italia – Le integrazioni necessarie

7 Dicembre 2011 Nessun commento


Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci. Attribuita a Gandhi

..non in ordine di importanza.

Lotta all’evasione 1. Verifiche e controlli delle dichiarazioni fatte non bastano: è necessario che il contribuente sappia che lo Stato può conoscere attività e guadagni mediante l’abbassamento della soglia a 300€ dei pagamenti elettronici (tracciabilità), con contemporanea abolizione dell’interchange fee bancario, attualmente ricaricato dalle banche sulle operazioni mediante POS (pagamento con Bancomat).

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La manovra salva-Italia in dettaglio: il costo dei carburanti

5 Dicembre 2011 Nessun commento

Foto| Toni Kaplan

La dove è il pericolo è anche la salvezza. Friedrich Hölderlin

La manovra “salva-Italia” dell’esecutivo Monti presentata oggi credo sia quanto di meglio si potesse concepire, con Parlamento, situazione economica e tempistica attuali. O quasi. Vediamo brevemente perché.

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Statistiche inutili: l’intensità energetica

10 Ottobre 2011 2 commenti

Niente foto bucoliche qui.

Ecco la lista dei paesi secondo l’intensità energetica nel 2003 (da Wikipedia).

Unità: tonnellate equivalenti petrolio (TOE) per milioni di PIL di dollari reali del 2000 [TOE/$]

Fonte: World Resources Institute

Vediamo il Gruppo 1, compreso entro 90-140, che va dal Peru ad Israele.

E’ impressionante notare che Botswana, Sri Lanka, Svizzera, Italia e Tunisia sono tutti paesi con un’intensità energetica di 120 TOE/$.

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Primo Levi: dal fascismo ad Auschwitz c’è una linea diretta

27 Gennaio 2011 1 commento

L’intervista ritrovata (l’Unità 26.1.11)
Il grande scrittore in una conversazione inedita del 1973 con un giovane studente. «Oggi “Se questo è un uomo” lo riscriverei completamente, per mettere in luce le responsabilità italiane nella Shoah» di Marco Pennacini

La politica: «Il mio libro? Oggi verrebbe fuori una cosa completamente diversa: metterei in risalto il suo valore politico…»
Nel campo: «Immagazzinavamo tutto voracemente, ci interrogavamo a vicenda per sapere ciascuno la storia degli altri»
Invenzioni tricolori: «Lo sterminio industriale è tedesco. Ma la violenza a scopo politico in questo secolo è un’invenzione italiana»
I giovani: «Queste cose vengono sentite come arcaiche, come i garibaldini, come la rivoluzione francese, qualcosa di molto lontano…» Prosegui la lettura…

Le criticità italiane relative ad energia e infrastrutture

19 Gennaio 2011 Nessun commento

Mi permetto,

presento una analisi delle criticità italiane relative ad energia e infrastrutture. Ambiti vasti e complessi, per i quali le criticità italiane possono presentarsi sia sotto forma di “gap” rispetto agli altri paesi, che di debolezza dovuta alla disomogeneità interna al paese.

Le infrastrutture, come il sistema energetico, sono quasi sempre il risultato di importanti investimenti pubblici: lo Stato investe nella realizzazione di grandi opere come strade, treni, poste, reti di acqua e gas e, almeno inizialmente, li gestisce. Queste opere, oltre ad assicurare la crescita economica e l’integrazione della popolazione sul territorio,  garantiscono, più in generale, un consenso.

Nel corso del tempo, i servizi associati alle infrastrutture hanno assunto un peso crescente nel paniere del consumatore italiano, rispecchiando l’evoluzione socio-economica del paese ed un generale miglioramento della qualità della vita. I servizi legati ad energia e trasporti ben rappresentano il progressivo affrancamento da un’economia “di necessità”, dove i consumi sono rappresentati in gran parte dalla spesa per i prodotti alimentari e l’abitazione.

Diverse sono le preoccupazioni circa la competitività del nostro sistema Paese. Tuttavia, quasi sempre viene evidenziato come, oltre all’inefficienza della burocrazia, siano la debolezza delle infrastrutture di trasporto ed i costi dell’energia a costituire gli  elementi che maggiormente scoraggiano gli imprenditori e le imprese ad investire in Italia.

Il documento (pdf 33 pag.) Energia e infrastrutture revisited