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Posts Tagged ‘picco’

Il picco del metano

30 gennaio 2012 Nessun commento

Quando arriva la prosperità, non usarla tutta. Confucio

 

Picco del petrolio e decrescita sono dei concetti collegati. Il primo da Hubbert a Bardi passando, per Heinberg e Campbell, non smette di avvertirci che Olii petra è una risorsa finita – lo stoccaggio di energia rinnovabile (vegetale ed animale) in forma di minerale in un processo della durata milioni di anni.

La decrescita è una visione “eretica” dell’economia, che postula un legame molto forte della crescita economica con il consumo di energia fossile e minerali e delle materie prime. Georgescu-Reogen per primo ipotizzo che fosse necessario impostare un programma bioeconomico minimale finalizzato a guidare, più o meno “dolcemente” le economie del mondo ad una minimizzazione del consumo di risorse non rinnovabili (energia e minerali) finalizzato a nutrire il maggior numero di persone con agricoltura biologica.

Il picco è quindi un argomento della teoria della decrescita che permette di evidenziare come l’uso (la crescita del consumo) di energia e materiali sia stata la conditio sine qua non della crescita del capitale, posto che il lavoro sia mantenuto a livelli di (poco sopra la) sussistenza.

Capitale, lavoro, energia e materiali (KLEM) sono gli input, o fattori di produzione, dell’economia standard (chiamata anche “neoclassica” o marginalista). La funzione di produzione lega il prodotto Q – il PIL a livello nazionale – secondo una funzione:  Q = f(KLEM). A lungo economia ed econometria hanno trascurato E e M.

L’economia standard postula la ricerca di sempre maggiore produttività per ognuno di questi input, che devono essere remunerati quanto la loro produttività marginale: quanti € porta una unita di KLEM. Per l’economia eretica KL non sono input ma fondi che mirano alla propria riproduzione, solo EM sono input intermedi, che vengono distrutti o modificati nel processo produttivo (vedi).

Storicamente, finito lo schiavismo e affermatisi (+o-) i diritti dell’uomo, l’economia moderna, basata sui servizi, ha messo moltissima parte della popolazione in attività che non generano molto Pil. Perche settori dove il rapporto input output e rigido: 1 computer= 1 persone; un maestro=max40 allievi; 1 dottore = 1 malato ogni mezz’ora, ecc.

Oltre ai servizi pubblici, come scuole ed ospedali, infatti, il cittadino Istat-censito difficilmente lavorerà in una fabbrica o sui campi, producendo qualcosa. Spesso la trasporta da un posto all’altro, più spesso produce carta, bit, burocrazia o cultura…

Ne consegue che la produttività del lavoro è bassa secondo l’economia standard ed infatti i salari reali sono rimasti agli anni ’70.

Ad oggi, nonostante i bassissimi salari, la crisi attuale é, secondo tutti dovuta al debito ed alla mancata crescita (PIL fermo) che ha aumentato il debito/PIL. La mancanza di crescita é dovuta secondo me alla fine del petrolio a 20$/barile. Secondo altri alla bassa produttività di L?!

In ogni caso, crisi del debito e mancata crescita stanno causando/essendo/rivelando una enorme recessione. Di cui non si vede la fine. (Sempre secondo me) per la semplice ragione che non si vede “cosa” crescerà del 10%/anno!

Risulta difficile immaginare come continuare a produrre,  consumare ed inquinare come prima. LEGGESI: a produrre cose inutili a due lire, per persone che non hanno più i soldi per comprarle (ammesso che la presa di coscienza ritardi ed il lavaggio cerebrale mediatico-pubblicitario continui a funzionare a lungo e per molti).

dopo il sermone…

Un evidente segnale recente della gravità della recessione in atto é la diminuzione dei consumi di gas naturale. Metano che viene consumato dalle imprese per fare elettricità, calore e produrre materiali (oltre che dalle famiglie per scaldarsi).

Consumi di metano (fonte: Mse)

I dati indicano un calo simile a quello del 2009.

Questi secondo gli esperti del settore sono dati completamente “neri”, non solo perche confermano la recessione in atto, ma in quanto la generale diminuzione dei consumi mette:

in ginocchio tutti quelli che lavorano nel settore dell’energia, grandi, medi e piccoli, molti a rischio di sopravvivenza“.

…e venne spontanea una riflessione:

Ma è un bene massimizzare il consumo, voler far crescere la produzione di beni, l’elettricità, i materiali intermedi che servono a produrre beni che non durano, a trasportarli per centinaia di km, a raffreddarli, scaldarli, per poi…buttarli in discarica?

Oggi, credo veramente che un ripensamento dal fondo del processo economico non sia uno sfizio filosofico.

Nessun bene dovrebbe essere prodotto né per massimizzare il numero, né per minimizzare i costi. La produzione è una coperta corta o aumenti il consumo di energia o i materiali o riduci lavoratori e salari o riduci il capitale (macchine) impoiegato e fai lavorare i bambini o…

Proposta (se io fossi…): si riparta dai trasporti su ferro, si creino reti ciclabili per diminuire petrolio ed inquinamento delle città; si razionalizzino i servizi alla persona per il lavoro giovanile; si massimizzi il recupero dei materiali ed il rimboschimento, sia reso obbligatorio il porta a porta nelle grandi aree urbane.

Approfondimenti |

A che punto siamo con la crisi, di Antonio Turiel

C’era una volta l’economia, di Geminello Alvi

In difesa della decrescita

28 aprile 2011 Nessun commento

Foto | Zbigniew Galucki

Iniziamo con dei brani tratti dagli ultimi numeri di Ecological Economics.

(Kallis – In defence of degrowth 2011)

[...] il problema non è la psicologia individuale degli “avari capitalisti”, ma un sistema che strutturalmente richiede un comportamento avido. La crescita non è una opzione, ma un imperativo derivante dalle istituzioni di base, cui l’uso della proprietà privata è collaterale, il debito, i tassi d’interesse e il credito e la competizione “vivi o muori” delle aziende per il profitto e le quote di mercato (le aziende che mirassero allo “stato stazionario” nei profitti sarebbero eliminate dal mercato dalla concorrenza).

(Alier et al Sustainable de-growth 2010)

Il paradigma economico dominante ricompensa “più” consumo invece di “migliore”, gli investimenti privati al posto dei pubblici, fatti su capitale manufatto piuttosto che naturale. Questa tripla distorsione auto-rinforzante si sono inchiavardate nella mentalità sociale per promuovere una nozione prometeica di crescita crematistica. Associato con il “mantra” liberale della supremazia dei mercati per promuovere la prosperità mediante un’ efficienza sempre maggiore, la prassi di questo modello economico si basa sulla privatizzazione dei  beni e servizi pubblici tradizionali ed il rafforzamento della globalizzazione economica attraverso strutture di governance internazionale, del calibro del FMI, l’OMC e la Banca Mondiale.

Per, poi, risalire alla fonte della decrescita: Nicholas Geoergescu Roegen, che nel 1977 – Inequality limits and growth from a bioeconomic viewpoint diceva:

[...] la termodinamica, ci insegna non solo che la materia-energia non può essere creata o distrutta, ma anche che la materia-energia disponibile viene costantemente ed irreversibilmente degradata in “scarto”, una forma inutile per gli interessi umani. E’ in queste leggi della termodinamica che si trova la radice della scarsità economica. In fatti, la termodinamica è la fisica del valore economico, come disse Sadi Carnot nel suo memoir del 1824. Poiché in un mondo dove le leggi della termodinamica non valessero, la stessa energia potrebbe essere usata continuamente e nessun oggetto si consumerebbe mai.

Nell’articolo G-R enuncia delle ricette per ridurre l’impatto sul pianeta della dipendenza dell’uomo moderno dai comportamenti consumistici e, in definitiva, dalla crescita:

1) riportare la popolazione ad un livello che possa nutrsi con agricoltura biologica;

2) abbandonare il principio dello scontare il futuro alla base della teoria delle risrse naturali di Hotelling: l’umanità come entità quasi immortale non può ridurne l’importanza come un individuo singolo;

3) invece di applicare il principio della massima utilità, le politiche in materia di risorse naturali, in relazione alle generazioni future, devono  impiegare quello della minimizzazione dei rimorsi.

(C’è anche chi dice che sono tutte stronzate..)

Pensando che non lo siano (in a leap of faith)…e cercando strumenti utili a capire (e gestire) la transizione presente, troviamo l’utile analisi delle politiche possibili quando un paese si trova DOPO IL PICCO DEL PETROLIO di Jörg Friedrichs in Peak oil impact on different parts of the world, il quale identifica 3 possibilità, basandosi su esempi storici del XX secolo:

  • Predatory militarism: Japan, 1918–1945
  • Totalitarian retrenchment: North Korea, 1990s
  • Socioeconomic adaptation: Cuba,1990s

Andando direttamente…a Cuba, leggiamo:

Cuba ha affrontato un serissimo stop delle forniture di energia nel 1990, simile a quella vissuta dalla Corea del Nord. Semmai, lo shock cubano fu più grave: la CIA stima la diminuzione delle importazioni di carburante tra il 1989 e il 1993 nell’ordine del 71% (citato in Briquets Diaz e Perez Lopez, 2000: 250). Gli approvvigionamenti energetici sovvenzionati da parte del blocco sovietico cessrono completamente.

Nel 1990, Fidel Castro fu costretto a proclamare l’emergenza nazionale, denominandola “Periodo Speciale”. La crisi devastò l’intera economia cubana. Le macchine arruginivano per mancanza di combustibile e pezzi di ricambio. Il trasporto pubblico e privato piombarono nel caos. I lavoratori avevano difficoltà ad arrivare su posto di lavoro. Le fabbriche e le famiglie sono state colpite da imprevedibili black-out in tutta l’isola (Perez-Lopez, 1995: 138-140). Come nella Corea del Nord, gli effetti più dolorosi si sono fatti sentire nel settore alimentare. L’apporto nutrizionale del cubano medio – in particolare per proteine e grassi – è sceso notevolmente al di sotto del livello dei bisogni umani fondamentali (Alvarez, 2004:154-169). I consumatori fecero ricorso alla buccia di pompelmo tagliata come surrogato della carne bovina, alcune persone cominciarono ad avere polli nei loro appartamenti o ad allevare bestiame sui balconi (Perez-Lopez, 1995:138).

Tuttavia, la gente di Cuba non conobbe la malnutrizione o la carestia; i senza casa e le gangs di ragazzi di strada che si nutrono di cadaveri non apparvero nelle città cubane. Così come violenza, crimine e disperazione non divennero enedemici [...] un netto contrasto con la situazione della Corea del Nord, dove la carestia ha ucciso il 3-5% della popolazione.
Il vero miracolo fu fatto dalla popolazione cubana che, contro tutte le avversità, andò avanti grazie alla coesione sociale al livello locale. Nonostante Cuba sia fortemente urbanizzata, il tipico barrio è un villaggio urbano. Le famiglie sono strettamente inglobate nella vita di vicinato. La maggior parte delle famiglie hanno vissuto nella stessa casa per generazioni e si tratta di famiglie estese, con zii, e cugini.
Non si vuole idealizzare: le famiglie rimasero nelle loro case perche il regime congelò la proprietà individuale dopo la Rivoluzione e le persone sono ammassate in spazi ristretti perche è tutto quello che hanno. Il regime ha investito nello sviluppo comunitario non tanto per creare un collante sociale quanto per mantenere il controllo politico. Tuttavia, [il risultato] è un fatto che la maggior parte dei Cubani può contare sulla propria famiglia, amici e vicini. Questa solidarietà locale, o ‘capitale sociale’, ha aiutato i Cubani durante il “periodo speciale”.

Le conoscenze tradizionali sono state decisive per nutrire la popolazione. Nonostante quasi tutti i terreni furono collettivizzati dopo la Rivoluzione del 1959, circa il 4% dei contadini Cubani mantenne i loro appezzamenti. Un altro 11% venne organizzato in cooperative private (Burchardt, 2000). Le fattorie indipendenti erano più resistenti alla crisi delle fattorie dello Stato poiché operavano con meno energia e componenti chimici. I contadini indipendenti avevano mantenuto le conoscenze tradizionali che ora potevano essere riscoperte. Altri contadini si mossero dalle fattorie statali verso le aree urbane, diffondendo le conoscenze utili all’autosufficienza alimentare e all’agricoltura urbana.
Quello dell’agricoltura urbana è un movimento fai-da-te, facilitato dalla disponibilità di conoscenze tradizionali combinate con tecniche organiche e la rustica ingenuità, caratteristica dei Cubani.
Appezzamenti abbandonati tra palazzi di cemento o nelle periferie divennero orti biologici. La popolazione occupò gli spazi disponibili vicino alle case per coltivare frutta e ortaggi. Alla metà degli anni 90 si contavano centinaia di Club Agricoli registrati solo a L’Avana. Come racconta un coltivatore: “...scambiammo i semi, le varietà, e le esperienze. Conquistammo un senso ed uno spirito di aiuto reciproco, solidarietà ed imparammo la produzione agricola” (citato in Carrasco ed altri, 2003:98).

Ovviamente, la svolta di Cuba verso un’agricoltura “a basso input” non avvenne grazie ad una coscienza ecologica, ma alla stretta necessità.

Dalla seconda metà degli anni 1990, quando la situazione economica è migliorata e gli inputs industriali sono tornati ad essere disponibili, Cuba ha iniziato un ritorno all’agricoltura industriale. E’ comunque incoraggiante notare che, durante la prima metà degli 1990, i cubani sono riusciti a gestire ed attenuare un terribile shock dell’offerta di  risorse, grazie ad un eccezionale ethos comunitario. Il confronto con la Corea del Nord dimostra che ciò non fu cosa di poco conto.

Per approfondire perche la transizione/picco del petrolio ed altri materiali, vedi: Entropia, picco del petrolio e Filosofia Stoica

La correlazione tra il differenziale offerta-domanda e il prezzo del petrolio

17 gennaio 2011 Nessun commento

La vita è cambiamento. Se smetti di cambiare smetti di vivere. R. Haak

Buon nuovo anno.

Tra le variabili comunemente usate per spiegare il prezzo del petrolio si trovano la capacità produttiva inutilizzata (spare production capacity) e le riserve strategiche dei paesi consumatori. Quando la capacità produttiva diminuisce i prezzi aumentano; attualmente, secondo gli esperti, i paesi che dispongono di capacità inutilizzata sono l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi ed il Kuwait.

Il grafico in basso racchiude un’analisi storica del prezzo nominale del petrolio  (Saudi Arabian Light) rispetto al differenziale assoluto tra la produzione e i consumi mondiali di greggio (Excel files). I dati coprono un periodo lungo di 40 anni (1970-2010) e presentano – come atteso – una correlazione negativa tra il prezzo del barile ed il differenziale offerta – domanda, su base annua.

Dal grafico si evince come, dopo una fase di prezzi bassi (< 10$/barile) ed eccesso di offerta nei primi anni 70, si passi ad un periodo (prima metà anni 80) in cui la domanda eccede l’offerta in un regime di prezzi sui 30$/barile. Negli anni seguenti (1987 – 2002 il prezzo si è mantenuto intorno ai 16/24 $/barile mentre il differenziale offerta – domanda è andato oscillando entro -1,2 e +1,6. Dal 2002 al 2003 il prezzo è passato da 17 a 27$/barile, continuando a crescere negli anni seguenti: 32 nel 2005, 51 nel 2006 e 56$/barile nel 2007.

Nel 2008, come noto, delle tensioni sui mercati finanziari, motivate dalla forte domanda dei paesi emergenti (Cina ed India in primis), hanno prodotto un record assoluto di prezzo; tale situazione ha contribuito alla crisi tuttora in corso. Nell’ultimo biennio, dopo il crollo del prezzo dovuto alla recessione mondiale (40$/barile) si è assistito ad una lenta, ma progressiva, ripresa del prezzo che, dopo essere rimasto entro 75-85$/barile, a dicembre 2010 tocca i 90$/barile.

Per il futuro, secondo gli esperti Goldman Sachs, da maggio 2010, vi è un eccesso di domanda di 900,000 barili al giorno; tale situazione dovrebbe protrarsi al primo semestre del 2011. Insomma, nel prossimo biennio, gli esperti (in finanza) prevedono che il barile di greggio raggiungerà, in media, 100$/barile nel 2011 e 110$/barile nel 2012. Ipotizzando che il deficit permarrà a 0,5 e 1 milione di barili, rispettivamente nel 2011 e 2012, si ottiene l’andamento del grafico. Tutto questo, oltre alle materie prime, rischia di compromettere la ripresa.

Saluti.

Correlazione tra deficit di offerta e prezzo del petrolio

AGGIORNAMENTO 24 gennaio 2010

Goldman prevede una fase di rialzi a causa del calo della capacità inutilizzata OPEC.

Olii Petra alle Idi di marzo 2010: Happy new Fear

Ci risiamo: il barile è a 80 dollari.

Solo che stavolta il PIL è a -5% e la disoccupazione al 10%.

L’OPEC festeggia i 50 anni (ed altro), ma neanche loro capiscono. E’ logico:  dopo aver cresciuto tre generazioni di rampolli nelle Università USA (a sentire teorie sul mercato libero, concorrenza, prezzi ottimali e crescita), qualsiasi discorso senza la parola crescita risulta ostico.

Così come la realtà di una produzione petrolifera che decresce.

Qualche fatto:

Prezzi esentasse. Benzina e diesel sono a 0.56€/litro; la benzina è sui livelli di ottobre 2008 (dopo il picco) e di febbraio 2008 (prima). Il diesel ai livelli di novembre 08 e di settembre 2007.

Prezzi tasse incluse. Benzina 1,35, diesel 1,18 (fonte CE), bisogna aggiungere le briciole dell’omino che ce la serve…la prma costa come ottobre 08 (o febbraio pre picco); il diesel sta al livello di novembre 08 e di settembre 2007.

E arriva l’estate…qualche scommessa?

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2 scenari a confronto: Agenzia Internazionale dell’Energia e Università di Uppsala

20 novembre 2009 Nessun commento

Se il mondo consumerà più o meno petrolio nei prossimi anni è una questione molto importante, più di quella di come controllare la domanda di petrolio dei paesi ricchi, di quelli poveri, di dove investire per tirarne fuori altro o diffondere tecnologie che mettano sotto terra la CO2, per abbattere le emissioni di gas serra (che – sottolineo – ritengo fondamentale).

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WEO 2009 e il Ministero dell’Ambiente

19 novembre 2009 Nessun commento

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Grafico da Oilwatch monthly

E’ appena uscito il World Energy Outlook 2009 dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, che,

  • si concentra su come far fronte ai cambiamenti climatici,
  • chiamando investimenti in R&S
  • per fare fronte all’esaurimento dei pozzi esistenti.

Scrissi dell’edizione 2008 qui, qui e qui.

Alla presentazione presso il Ministero dello Sviluppo Economico, ieri 18 novembre, c’era tutto il Gotha dell’energia italiana e Fatih Birol dell’AIE.

Le cronache riportano le opinioni di Corrado Clini,  potente DG del ministero dell’Ambiente, secondo cui il Weo 2009 “indora la pillola”, volendo far credere che per i paesi Opec non ci saranno ripercussioni negative dall’adozione di politiche energetiche internazionali più “verdi”, mentre i paesi produttori starebbero esercitando pressioni per evitare che il ruolo dei combustibili fossili venga compresso.

Nello scenario 450 da qui al 2030, l’Aie prevede una riduzione del 75% dei combustibili fossili.

Questo, secondo il DG, “non potrà essere indolore per i paesi Opec per le ripercussioni negative dall’adozione di politiche energetiche internazionali verdi”, che avverte il rischio di “letture romantiche” del rapporto AIE.

Commento: ma perché si agita lo spauracchio dei “paesi Arabi”? Perché si parla di “dolore” (di diminuire l’uso del petrolio, di cambiare)?! …di “lettura romantica”?

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Picco del petrolio nel 2008, ulteriori conferme

Secondo un autorevole studio recentemente pubblicato su The Oil Drum, il picco della produzione petrolifera mondiale è avvenuto nel 2008.

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La crisi economica globale ed il conseguente crollo della domanda (e dei prezzi) del petrolio non dovrebbero quindi far passare sotto silenzio questa notizia che, se confermata, costituirà il passaggio epocale dell’epoca moderna: la decrescita delle risorse fossili di energia.

Aggiungo, dunque, il grafico aggiornato del primo post dell’Occhio di Romolo, che sintetizza la storia umana secondo l’uso dell’energia solida, liquida e gassosa.

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Vedi anche Oil Watch Monthly di marzo

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La delusione biofuels

17 marzo 2009 1 commento

biofuels_delusionLa fiducia (ed i soldi in sovvenzioni messi) nei biocarburanti sono stati motivati da 3 argomenti:

  • l’indipendenza e la sicurezza energetica (prepararsi al picco del petrolio);
  • la lotta all’effetto serra;
  • la politica agricola nell’area Ocse e lo sviluppo dell’agricoltura nei paesi in via di sviluppo.

The biofuels delusion di Mario Giampietro e Kozo Mayumi rappresenta, probabilmente, la risposta definitiva all’ipotesi che i biofuels possano costituire la panacea: sovvenzionando i programmi per la produzione industriale di etanolo dal mais negli USA o da canna da zucchero in Brasile, infatti, i governi hanno creduto ad un miraggio.

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Il picco del K (aggiornamento)

Secondo alcuni gran parte della recessione è alle nostre spalle, secondo altri no.

Chi ha ragione?

I primi ricompreranno azioni facendo salire le borse, rappresentate, ad esempio, dal Dow-Jones, gli altri punteranno sui beni rifugio, come l’oro.

Un grafico in basso può aiutare alla scelta.

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Petrolio 2009

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Ho raccolto alcune riflessioni in un pdf.

Petrolio 2009

Immagine | Marcel Caram

L’intervista di George Monbiot a Fatih Birol (chief-economist IEA)

15 dicembre 2008 Nessun commento

comingstorm

Ecco la video intervista di George Monbiot del Guardian a Faith Bairol capo economista dell’IEA, ovvero

Perché il WEO 2008 non dice che, con un declino dei pozzi al 6,7%/anno (invece del 3,7 del WEO 2007) e con i limiti alle emissioni del protocollo di Kyoto già ampiamente sforati, serve davvero una rivoluzione energetica rinnovabile?

Ne avevamo parlato qui, qui, qui, qui e qui.

Foto | Veronique Soulier

Aggiornamento

VIDEO Presentazione di Fatih Birol al Council on Foreign relations, a proposito del WEO 2008, da The Oil Drum.

Notizie 10 dicembre 2008

10 dicembre 2008 Nessun commento

Il prezzo, il picco e la bolla (del petrolio)

Tra le ragioni per cui ora il picco del petrolio è una realtà (e rimane fondamentale per capire il rischio di una nuova fiammata del prezzo), troviamo da un lato il fatto che il flusso di produzione è effettivamente fermo e, dall’altro, la perduta convenienza di sfruttare i nuovi giacimenti (costosi in soldi e a basso rendimento energetico, EROEI), che inficia la possibilità di aumentare la produzione quando servirà. Vedi anche l’analisi di Seeking alpha post 2010.

Il dilemma algebrico-petrolifero dell’Arabia Saudita.

Copertoni e rifiuti, da Ingambiente

Il rischio-tumore ai polmoni degli autotrasportatori, da GreenCarCongress

Povero albero di Natale in piazza duomo a Milano, di Albertocane

Le domande/risposte essenziali su idrogeno ed auto a fuel cell, di Greg

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Ossimori Magni: un Kuwait l’anno e 50$/barile

12 novembre 2008 Nessun commento

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WEO 2008: il mondo deve trovare 64 milioni di barili al giorno (23.300 miliardi di barili/anno) di petrolio entro 2030, equivalente alla produzione del Kuwait ogni anno, per far fronte sia al previsto aumento della domanda che al declino dei giacimenti attuali.

L’Agenzia Mondiale dell’Energia prevede un aumento dell’1 per cento l’anno da quì al 2030, mentre il declino dei pozzi attuali accelererà dal 6.7 per cento al 8.6 per cento. Occorre un investimento “rapido ed adeguato” nella produzione petrolifera affinché l’offerta sia sufficiente. Questo dirà oggi l’IEA nella presentazione del World Energy Outlook 2008 a Parigi.

“Rimane il rischio reale che investimenti insufficienti causino una crisi dell’offerta petrolifera entro il 2015, mentre accelera il declino di produzione dei giacimenti maturi” dice l’IEA, che aggiunge: “La forbice fra ciò che si sta costruendo oggi ed il minimo necessario per stare al passo con la domanda si sta allargando, i problemi arriveranno dal 2010 in poi”.

RIPETO: 64 milioni di barili al giorno sono necessari per mantenere l’offerta, rimpiazzando i pozzi che si svuotano.

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Indovinello: gli attici

7 novembre 2008 2 commenti

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Foto | Archanjel

Indovinello

100 anni fa gli attici non erano il piano più ambito nei palazzi, non solo perché non c’erano gli ascensori. Qual’è l’altro motivo?

In un futuro prossimo, andremo di più in bicicletta e cammineremo di più, useremo il trasporto pubblico, ridurremo le vacanze all’altro capo del mondo ed il nostro trasporto sarà alimentato dai biocombustibili sostenibili e dall’elettricità. Il settore dei trasporti sta cambiando davanti ai nostri occhi e dimostra l’opportunità per ridurre la domanda di energia e cambiare l’offerta, se ci proviamo. Per esempio, le aziende automobilistiche stanno scommettendo sull’elettricità istallando le stazioni di ricarica in Israele e Giappone, mentre il trasporto pubblico sta aumentando la capacità per far fronte alla crescente domanda. Peakoil Taskforce (Autori di The Oil Crunch).

The Oil Crunch, mette ben in chiaro che il problema non è il riscaldamento globale, ma l’esaurimento delle risorse. Tutto l’amba aradan sul contenimento delle emissioni con meccanismi di mercato hanno prodotto il crollo dei certificati di emissioni (il prezzo di emettere), mentre si investono fior di miliardi per la ricerca sullo stoccaggio della CO2…

Partendo dalla prospettiva dell’esaurimento, si valuta con la giusta cautela il petrolio restante e cambia completamente l’agenda ed il ruolo dei governi nei confronti dei petrolieri, dell’industria automobilistica e dell’energia.

Mettere il picco del petrolio davanti al riscaldamento globale potrebbe divenire un marchio di fabbrica, distintivo dell’approccio bioeconomico ai problemi del prossimo futuro.

  • Risposta indovinello: Perché c’erano i camini.

Inversione?

28 ottobre 2008 1 commento

Bloomberg. A New York, il petrolio si avvia verso un calo del 38% (su base mensile), il più importante dal 1986, anche dopo il taglio alla produzione della scorsa settimana fatto dall’OPEC.

Oil is heading for a 38 percent drop this month, the steepest since at least 1986 in New York, even after the output cut announced by the Organization of Petroleum Exporting Countries at an emergency meeting in Vienna last week.

Quest’estate avevamo avuto delle previsioni ma il calo è stato oltre le più rosee, come si vede dal grafico seguente:

leprevisionidegli espreti

Ora secondo alcuni:

“I prezzi risaliranno dalla fine di ottobre ed il barile potrebbe tornare sui 90/100 dollari alla fine dell’anno [...] La domanda è destinata ad aumentare alla fine di ottobre per l’aumento stagionale del Giappone da 0,6 ad 1 milione di barili al giorno. La Cina inoltre sta importando più petrolio che all’inizio dell’anno per l’opportunità data dai prezzi attuali”.

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