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Posts Tagged ‘picco’

Olii Petra alle Idi di marzo 2010: Happy new Fear

Ci risiamo: il barile è a 80 dollari.

Solo che stavolta il PIL è a -5% e la disoccupazione al 10%.

L’OPEC festeggia i 50 anni (ed altro), ma neanche loro capiscono. E’ logico:  dopo aver cresciuto tre generazioni di rampolli nelle Università USA (a sentire teorie sul mercato libero, concorrenza, prezzi ottimali e crescita), qualsiasi discorso senza la parola crescita risulta ostico.

Così come la realtà di una produzione petrolifera che decresce.

Qualche fatto:

Prezzi esentasse. Benzina e diesel sono a 0.56€/litro; la benzina è sui livelli di ottobre 2008 (dopo il picco) e di febbraio 2008 (prima). Il diesel ai livelli di novembre 08 e di settembre 2007.

Prezzi tasse incluse. Benzina 1,35, diesel 1,18 (fonte CE), bisogna aggiungere le briciole dell’omino che ce la serve…la prma costa come ottobre 08 (o febbraio pre picco); il diesel sta al livello di novembre 08 e di settembre 2007.

E arriva l’estate…qualche scommessa?

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2 scenari a confronto: Agenzia Internazionale dell’Energia e Università di Uppsala

20 novembre 2009 gianfiorito Nessun commento

Se il mondo consumerà più o meno petrolio nei prossimi anni è una questione molto importante, più di quella di come controllare la domanda di petrolio dei paesi ricchi, di quelli poveri, di dove investire per tirarne fuori altro o diffondere tecnologie che mettano sotto terra la CO2, per abbattere le emissioni di gas serra (che – sottolineo – ritengo fondamentale).

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WEO 2009 e il Ministero dell’Ambiente

19 novembre 2009 gianfiorito Nessun commento

OilwatchNov09_figure5_WorldCrude

Grafico da Oilwatch monthly

E’ appena uscito il WEO 2009, che si concentra su come far fronte ai cambiamenti climatici, pur chiamando investimenti in R&S per fare fronte all’esaurimento dei pozzi esistenti. Scrissi dell’edizione 2008 qui, qui e qui.

Alla presentazione presso il ministero dello Sviluppo economico, ieri 18 novembre, c’era tutto il Gotha dell’energia italiana…e Fatih Birol dell’AIE.

Le cronache riportano le opinioni di Corrado Clini,  potente DG del ministero dell’Ambiente, secondo cui il Weo 2009 “indora la pillola”, volendo far credere che per i paesi Opec non ci saranno ripercussioni negative dall’adozione di politiche energetiche internazionali più “verdi”, mentre i paesi produttori starebbero esercitando pressioni per evitare che il ruolo dei combustibili fossili venga compresso.

Nello scenario 450 da qui al 2030, l’Aie prevede una riduzione del 75% dei combustibili fossili, che, ove realizzato,  non potrà essere indolore, secondo il DG, il quale avverte il rischio di letture “romantiche” del rapporto AIE.

Commento: ma perché si agita lo spauracchio dei “paesi Arabi”? Perché si parla di “dolore” (di diminuire l’uso del petrolio, di cambiare)?! …di “lettura romantica”?

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Picco del petrolio nel 2008, ulteriori conferme

Secondo un autorevole studio recentemente pubblicato su The Oil Drum, il picco della produzione petrolifera mondiale è avvenuto nel 2008.

peakoil1

La crisi economica globale ed il conseguente crollo della domanda (e dei prezzi) del petrolio non dovrebbero quindi far passare sotto silenzio questa notizia che, se confermata, costituirà il passaggio epocale dell’epoca moderna: la decrescita delle risorse fossili di energia.

Aggiungo, dunque, il grafico aggiornato del primo post dell’Occhio di Romolo, che sintetizza la storia umana secondo l’uso dell’energia solida, liquida e gassosa.

lefasidellenergia_seiqui-copy

Vedi anche Oil Watch Monthly di marzo

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La delusione biofuels

17 marzo 2009 gianfiorito 1 commento

biofuels_delusionLa fiducia (ed i soldi in sovvenzioni messi) nei biocarburanti sono stati motivati da 3 argomenti:

  • l’indipendenza e la sicurezza energetica (prepararsi al picco del petrolio);
  • la lotta all’effetto serra;
  • la politica agricola nell’area Ocse e lo sviluppo dell’agricoltura nei paesi in via di sviluppo.

The biofuels delusion di Mario Giampietro e Kozo Mayumi rappresenta, probabilmente, la risposta definitiva all’ipotesi che i biofuels possano costituire la panacea: sovvenzionando i programmi per la produzione industriale di etanolo dal mais negli USA o da canna da zucchero in Brasile, infatti, i governi hanno creduto ad un miraggio.

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Il picco del K (aggiornamento)

Secondo alcuni gran parte della recessione è alle nostre spalle, secondo altri no.

Chi ha ragione?

I primi ricompreranno azioni facendo salire le borse, rappresentate, ad esempio, dal Dow-Jones, gli altri punteranno sui beni rifugio, come l’oro.

Un grafico in basso può aiutare alla scelta.

orobrentdow_mar09

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Petrolio 2009

as-farpas-e-a-mao

Ho raccolto alcune riflessioni in un pdf.

Petrolio 2009

Immagine | Marcel Caram

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L’intervista di George Monbiot a Fatih Birol (chief-economist IEA)

15 dicembre 2008 gianfiorito Nessun commento

comingstorm

Ecco la video intervista di George Monbiot del Guardian a Faith Bairol capo economista dell’IEA, ovvero

Perché il WEO 2008 non dice che, con un declino dei pozzi al 6,7%/anno (invece del 3,7 del WEO 2007) e con i limiti alle emissioni del protocollo di Kyoto già ampiamente sforati, serve davvero una rivoluzione energetica rinnovabile?

Ne avevamo parlato qui, qui, qui, qui e qui.

Foto | Veronique Soulier

Aggiornamento

VIDEO Presentazione di Fatih Birol al Council on Foreign relations, a proposito del WEO 2008, da The Oil Drum.

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Notizie 10 dicembre 2008

10 dicembre 2008 gianfiorito Nessun commento

Il prezzo, il picco e la bolla (del petrolio)

Tra le ragioni per cui ora il picco del petrolio è una realtà (e rimane fondamentale per capire il rischio di una nuova fiammata del prezzo), troviamo da un lato il fatto che il flusso di produzione è effettivamente fermo e, dall’altro, la perduta convenienza di sfruttare i nuovi giacimenti (costosi in soldi e a basso rendimento energetico, EROEI), che inficia la possibilità di aumentare la produzione quando servirà. Vedi anche l’analisi di Seeking alpha post 2010.

Il dilemma algebrico-petrolifero dell’Arabia Saudita.

Copertoni e rifiuti, da Ingambiente

Il rischio-tumore ai polmoni degli autotrasportatori, da GreenCarCongress

Povero albero di Natale in piazza duomo a Milano, di Albertocane

Le domande/risposte essenziali su idrogeno ed auto a fuel cell, di Greg

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Ossimori Magni: un Kuwait l’anno e 50$/barile

12 novembre 2008 gianfiorito Nessun commento

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WEO 2008: il mondo deve trovare 64 milioni di barili al giorno (23.300 miliardi di barili/anno) di petrolio entro 2030, equivalente alla produzione del Kuwait ogni anno, per far fronte sia al previsto aumento della domanda che al declino dei giacimenti attuali.

L’Agenzia Mondiale dell’Energia prevede un aumento dell’1 per cento l’anno da quì al 2030, mentre il declino dei pozzi attuali accelererà dal 6.7 per cento al 8.6 per cento. Occorre un investimento “rapido ed adeguato” nella produzione petrolifera affinché l’offerta sia sufficiente. Questo dirà oggi l’IEA nella presentazione del World Energy Outlook 2008 a Parigi.

“Rimane il rischio reale che investimenti insufficienti causino una crisi dell’offerta petrolifera entro il 2015, mentre accelera il declino di produzione dei giacimenti maturi” dice l’IEA, che aggiunge: “La forbice fra ciò che si sta costruendo oggi ed il minimo necessario per stare al passo con la domanda si sta allargando, i problemi arriveranno dal 2010 in poi”.

RIPETO: 64 milioni di barili al giorno sono necessari per mantenere l’offerta, rimpiazzando i pozzi che si svuotano.

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Indovinello: gli attici

7 novembre 2008 gianfiorito 2 commenti

lines

Foto | Archanjel

Indovinello

100 anni fa gli attici non erano il piano più ambito nei palazzi, non solo perché non c’erano gli ascensori. Qual’è l’altro motivo?

In un futuro prossimo, andremo di più in bicicletta e cammineremo di più, useremo il trasporto pubblico, ridurremo le vacanze all’altro capo del mondo ed il nostro trasporto sarà alimentato dai biocombustibili sostenibili e dall’elettricità. Il settore dei trasporti sta cambiando davanti ai nostri occhi e dimostra l’opportunità per ridurre la domanda di energia e cambiare l’offerta, se ci proviamo. Per esempio, le aziende automobilistiche stanno scommettendo sull’elettricità istallando le stazioni di ricarica in Israele e Giappone, mentre il trasporto pubblico sta aumentando la capacità per far fronte alla crescente domanda. Peakoil Taskforce (Autori di The Oil Crunch).

The Oil Crunch, mette ben in chiaro che il problema non è il riscaldamento globale, ma l’esaurimento delle risorse. Tutto l’amba aradan sul contenimento delle emissioni con meccanismi di mercato hanno prodotto il crollo dei certificati di emissioni (il prezzo di emettere), mentre si investono fior di miliardi per la ricerca sullo stoccaggio della CO2…

Partendo dalla prospettiva dell’esaurimento, si valuta con la giusta cautela il petrolio restante e cambia completamente l’agenda ed il ruolo dei governi nei confronti dei petrolieri, dell’industria automobilistica e dell’energia.

Mettere il picco del petrolio davanti al riscaldamento globale potrebbe divenire un marchio di fabbrica, distintivo dell’approccio bioeconomico ai problemi del prossimo futuro.

  • Risposta indovinello: Perché c’erano i camini.
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Inversione?

28 ottobre 2008 gianfiorito 1 commento

Bloomberg. A New York, il petrolio si avvia verso un calo del 38% (su base mensile), il più importante dal 1986, anche dopo il taglio alla produzione della scorsa settimana fatto dall’OPEC.

Oil is heading for a 38 percent drop this month, the steepest since at least 1986 in New York, even after the output cut announced by the Organization of Petroleum Exporting Countries at an emergency meeting in Vienna last week.

Quest’estate avevamo avuto delle previsioni ma il calo è stato oltre le più rosee, come si vede dal grafico seguente:

leprevisionidegli espreti

Ora secondo alcuni:

“I prezzi risaliranno dalla fine di ottobre ed il barile potrebbe tornare sui 90/100 dollari alla fine dell’anno [...] La domanda è destinata ad aumentare alla fine di ottobre per l’aumento stagionale del Giappone da 0,6 ad 1 milione di barili al giorno. La Cina inoltre sta importando più petrolio che all’inizio dell’anno per l’opportunità data dai prezzi attuali”.

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Gowdy sull’origine dell’homo economicus

3 ottobre 2008 gianfiorito Nessun commento

Un testo di John Gowdy, Production theory and peak oil: collapse or sustainability? (pdf 11 pag) propone una identificazione e caratterizzazione delle dinamiche culturali e materiali alla base dell’homo oeconomicus.
Secondo Gowdy, tutte le culture sono guidate da miti che danno significato ed obiettivi alle vite di ciascuno. Condizionate come sono da vincoli sociali, biologici ed ecologici, i miti possono essere una forza propellente ed unificante al tempo stesso, che porta all’affermazione di una cultura, unificando, consolidando e canalizzando gli schemi di comportamento che portano le società ad affermarsi le une rispetto alle altre.
Gowdy cita Shalin, che riporta l’homo oeconomicus a due idee profondamente radicate nella cosmologia Occidentale. La prima è la nozione di peccato originale, l’idea che il genere umano sia condannato all’eterno tormento a causa dei loro insaziabili desideri carnali. La seconda è l’ordine naturale, l’idea che le azioni spontanee di agenti isolati tra loro, porteranno comunque a un equilibrio armonioso.

La manifestazione economica di tutto questo è che gli uomini sono improntati di una natura aggressiva e solitaria, ma che possono essere redenti dal libero mercato, il cui scopo teleologico è trasformare l’egoismo individuale in armonia sociale.

L’uomo economico è il peccatore ed il mercato la sua strada alla salvezza.

L’uomo economico nasce dal buon selvaggio dell’epoca Vittoriana e dallo stato di natura originario, nel quale gli esseri umani conducevano un’esistenza pura e libera dai vincoli sociali, scriveva Hobbes (1651, citato in Bowles 1998, p. 75)

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E’ la decrescita stupido!

30 settembre 2008 gianfiorito Nessun commento

The Cry

Foto André Schwabe

Il lupo non si preoccupa mai di quante siano le pecore. Virgilio

Questo lunedì è iniziato con il bell’articolo Confindustria e le Ceneri di Gramsci, di Massimo Giannini e si conclude con il crollo delle borse conseguente al no del Congresso al piano di salvataggio delle banche (analisi di Jerome e di L. Spaventa).

Come Gramsci parlava della vera concorrenza ed intraprendenza di mercato, così Berlinguer intuiva che “crescita” non significava consumo, spesa e spreco…ma piuttosto equilibrio di vita, etica personale e serenità interiore. In un sistema politico, economico e sociale inclusivo delle sue componenti più deboli. (Nel senso dell’utilità di Rawls)

Penso che oggi si possa iniziare a rifondare ideali politici e programmi di economia iniziando a riconoscere il trionfo di Georgescu Roegen: l’analisi dell’economia al di là della miope frontiera del profitto aziendale, che include la scarsità delle risorse e la degradazione dell’energia vede il suo riconoscimento, ad esempio, in tutti gli studi di impatto ambientale. La prospettiva intergenerazionale è ormai vigente in tutte le scelte (un articolo con l’esempio per i biocarburanti è: Can Biofuels Replace Fossil Energy Fuels? A Multi-Scale Integrated Analysis Based On The Concept Of Societal And Ecosystem Metabolism: Part 1, scarica, pdf 38 pagg).

La fine del petrolio a buon mercato, in anni di crescente preoccupazione per i cambiamenti climatici (l’altra faccia della nera medaglia della crescita ottusa, che invia in aria e nelle discariche gli scarti delle risorse sprecate) ha dato un colpo decisivo alla finanza speculativa imperante.

Volevo scrivere dell’importanza del ripristino della ferrovia Civitavecchia-Orte, di quanta sostenibilità e legalità necessita l’Italia che solo una rete ferroviaria capillare per cose e persone ci potrà dare (vedi La rinascita dei treni locali in Francia o Mobilità senza petrolio parte 1 – Treni). Ma non importa. Importano i desideri delle persone, che poi, diffusi ed incanalati divengono programmi e progetti…

Ancora regnerà l’incertezza, molti proporranno “ricette” per uscire dalla crisi, finanziaria, energetica. La sicurezza, i prezzi, i consumi. Tutto senza una possibilità di respirare aria di futuro, schiacciati dagli interessi dei 1000 milioni di bottegai arrivati una generazione fa dalla campagna, con i denti sulla loro rendita di posizione. A smerciare le perline cinesi per i turisti in pellegrinaggio a forma di Vaticano e Colosseo. Una nausea.

Mi chiedo, se si nega la storia, giocando sul ruolo della Resistenza come “funzionerà” l’italiano del XXI secolo? Chi non difende i giudici, come nel caso di Mani Pulite, come potrà dirsi “liberale”? (Tradendo la libertà d’impresa).

Meno male che B. ci dice che siamo un paese manifatturiero

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News 26 Giugno 2008

26 giugno 2008 gianfiorito Nessun commento

Avvertenza; è quasi tutto in inglese (uno in francese)..

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