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Archivio per Giugno 2008

Petrolio – Picco dei prezzi o delle quantità?

12 Giugno 2008 Nessun commento

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Esistono due scuole di pensiero per spiegare il petrolio a 120 130 dollari al barile. La prima imputa ai mancati investimenti ed alle speculazioni sui mercati l’attuale record del prezzo; la seconda ritiene che non si tratti di limiti tecnico-economici ma fisici, poiché i pozzi “facili” sono in via di esaurimento e l’offerta si sta avviando ad una fase di declino.

A fine aprile 2008 il prezzo del greggio ha raggiunto la soglia dei 120 dollari al barile. Le ripercussioni dei continui rincari del petrolio sull’andamento dell’inflazione e sulla crescita economica sono causa di preoccupazione diffusa, poiché il costo del petrolio incide sui costi di produzione di tutte le merci: direttamente, come materia prima nei processi produttivi e, indirettamente, attraverso il costo dell’elettricità.

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Negli ultimi anni, si è sviluppata una domanda supplementare di petrolio (Cina, India e Brasile in primis) che “brucia” rapidamente la produzione proveniente da un sistema di raffinerie operante al massimo della capacità. Il mercato del petrolio si trova quindi in una fase di domanda tesa, cui si deve aggiungere il forte apprezzamento dell’euro sul dollaro statunitense. Il rapporto delle monete riflette lo stato dell’economia americana, di cui proprio il petrolio (oltre alla crisi dei mutui) potrebbe rappresentare uno dei fattori determinanti. La produzione statunitense di greggio, infatti, è in calo da anni e molti paesi produttori tendono a contrattare il proprio greggio in una valuta diversa da quella statunitense.

Due visioni contrapposte si fronteggiano per spiegare l’attuale prezzo dell’oro nero: la prima, sostenuta dal mondo delle compagnie petrolifere, dal Governo USA e dall’Agenzia Internazionale dell’Energia, pone al centro del problema i meccanismi del mercato libero per la formazione del prezzo, spiegando il fenomeno con un mercato che, pur con riserve sufficienti, nell’attuale fase di tight demand è limitato dalla capacità di estrazione e raffinazione. La seconda, che basa la sua analisi sulla fisica e sulla geologia, evidenzia il progressivo esaurimento dei principali giacimenti e si sofferma sulla crescente scarsità di risorse cui i principali paesi industrializzati dovrebbero iniziare a far fronte senza indugio.

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Il petrolio all’industria e le rinnovabili per le famiglie

12 Giugno 2008 Nessun commento

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Con l’energia che diventa scarsa si pone il problema di un uso più razionale. Meglio usarla per produrre, diranno i produttori…Su questo tema è interessante l’intervento del presidente di Iberdrola, che propone una scenario in cui l’energia (e le componenti chimiche) del petrolio vengano riservato all’industria, mentre i consumi del settore residenziale potrebbero essere soddisfatti dalle fonti rinnovabili, accompagnandosi a elettrodomestici ad alta efficienza, isolamento termico, parsmonia eccetera.

Sono abbastanza d’accordo, salvo un punto: la mobilità di persone e merci. Penso che la rete elettrica, alimentata dalle centrali tradizionali, debba servire a sostenere i trasporti elettrici su rotaia. E’ un punto essenziale che lo Stato sostenga il trasporto pubblico in energia ed infrastrutture.

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Il petrolio mette la retromarcia alla globalizzazione

11 Giugno 2008 Nessun commento

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La produzione di petrolio nel mondo è ferma a 85 milioni di barili al giorno. A dirlo non sono quei cattivoni dell’Energy Watch Group (vedi) ma BP (beyond/British Petroleum) nel nuovo Statistical Review of World Energy 2008, sempre citato per i dati storici su produzione/consumi/prezzi nei paesi del mondo.

Mbe?

C’è la conferma che la produzione ristagna e che il prezzo attuale non è dovuto a speculazione finanziaria o alle tensioni geopolitiche ma ad una offerta insufficiente a soddisfare la domanda (Bloomberg). Infatti il prezzo è salito di 2$/barile.

Non è la fine del petrolio, ma di quello a 10$/barile (vedi), un bel casino per i manager della globalizzazione a cui piace spostare merci, persone e molta immondizia in giro.

Certo, prezzo alto vuol dire che conviene ai texani tirare fuori i loro sgoccioli, ma anche che la produzione cinese raddoppia quando arriva in Europa o in California. Meno merci in giro. Tante cose inutili in meno in giro.

Finisce una grosso e vecchio trucco dell’economia: il valore aggiunto del muovere le cose, tutto andato (finora) a scapito del valore aggiunto del LAVORO.

Il pachino dalla Sicilia, le fragoline dalla Spagna, le arance tutto l’anno, le cipolle dalla Nuova Zelanda, costa sempre di più farle arrivare lucidateincellofanatesottoazoto sul bancone del supermercato sempreapertocoifrighiapalla. Per non parlare delle tonnellate d’acqua che viaggiano sui furgoni, invece che nei tubi!!

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Notizie 10/11 giugno 2008

10 Giugno 2008 Nessun commento

Mai ? abbastanza sicura la potenza quando ? troppa, Tacito

3M Fuel Cell MEA In Operation More than 7,300 Hours, la cella a combustibile della 3M sorpassa l’obiettivo del DOE per il 2015 Target;

Servizio smentita bufale: “Un miliardo di barili in futures”;

Rinnovabili, entrano in gara i giganti dell’energia;

Emissioni auto sotto dettatura? i sospetto che la lobby dell?industria automobilistica, specialmente quella tedesca, punti a indebolire la legislazione europea sull?efficienza delle auto. L?accusa di Greenpeace.

Honda Providing Clarity on Rollout of FCX;
le 200 FCX Clarity della Honda a idrogeno si preparano ad essere guidate dai californiani;

Noi, i Rom e la crisi sociale: una opinione “eretica”;


DOE Hydrogen Merit Review Meeting Will Highlight Advances in A Number of Areas
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Perche non credo alla terza rivoluzione industriale di Rifkin

10 Giugno 2008 Nessun commento

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Foto: Lili Hawsack

Jeremy Rifkin ha una splendida capacità di comunicare immagini positive del futuro energetico.

Dopo alcuni lustri passati a seguire gli sviluppi dell’idrogeno e delle celle a combustibile, penso di poter criticare alcuni argomenti della posizione di Rifkin da un punto di vista a favore dell’idrogeno (al contrario, ad esempio di ASPO), ma con un occhio sullo stato presente delle tecnologie per produrlo ed usarlo (nelle celle a combustibile).

Rifkin è citato da Paroleverdi per motivare il no ai progetti nucleari. Non sono pronucleare, ma non posso pensare che, circondati come siamo da centrali, si possa continuare a nascondere la testa sotto terra, per continuare a vendere turbine a gas come bruscolini (oltre a costruire mega centrali a carbone, come a Civitavecchia). Il nucleare può costituire una strategia per assicurare una produzione di base, continua, necessaria a compensare l’intermittenza della (crescente) produzione rinnovabile. Per muovere, treni e tram, ed alimentare l’industria, ad esempio.
Sono per la generazione distribuita e credo che l’uso dell’elettricità nelle batterie ioni-litio di ultima generazione possa essere una delle soluzioni, ma la produzione di idrogeno rappresenta uno stadio diverso del futuro energetico.

Le fuel cell a idrogeno possono muovere autobus articolati, aerei, sottomarini, trattori e treni, le batterie no: leggi l’intervista al CEO di Honda Takeo Fukui al WSJ: Le batterie vanno bene per la auto da golf.

Le fuel cell producono calore per le abitazioni ed elettricità distribuita, in rete, le batterie accumulano (non troppo efficacemente) l’elettricità rinnovabile prodotta, in sistemi isolati.

La produzione di idrogeno può avvenire con gas naturale nel processo di reforming ad un costo competitivo, sia in €/kWh (elettricità) che €/km percorso (come carburante); vedi Idro-fatti. 6 falsi miti sull’idrogeno e la suite.

Al contrario, l’occhio presbite di Rifkin vede meglio il futuro lontano, pensando ora di produrre idrogeno da pannelli solari, con elettrolizzatori, compressori, serbatoi e fuel cell onnipresenti. Costa troppo! Ne avevo parlato qui.

Aggiornamento

Il video di Rifkin da BeppeGrillo.

Energy Export Databrowser – Il petrolio in un click

10 Giugno 2008 Nessun commento

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Interessante l’applicativo sviluppato da Jonathan Callahan, un chimico che ha lavorato per 12 anni alla NOAA. Callahan ha creato l’Energy Export Databrowser, che consente di visualizzare domanda ed offerta di moltissimi paesi del mondo.

La banca dati usa la Statistical Review 2007 della BP e fornisce in modo semplice e veloce le tendenze di produzione e consumo, cio? import o export, sia per il petrolio che per il gas naturale per oltre 80 nazioni.

I dati della BP sono migliorabili ed aggiornabili, certo, ma a vedere le tendenze di alcuni paesi (tipo gli USA), con i prezzi attuali, si rimane sorpresi.

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Obama e il petrolio

obama

Il candidato democratico alle presidenziali ha colto come gli aumenti del prezzo del petrolio stiano generando dei cambiamenti profondi delle abitudini degli americani, che iniziano a cambiare la tipologia di auto, lasciando i SUV a favore delle city car.

Purtoppo non basta. Lo rileva bene Carectomy che esplicitamente conferma quanto quì affermato in precedenza: non basta aumentare i km/litro o diminuire la CO2/km, bisogna diminuire i km totali percorsi!

Aggiornamento

Obama in bici.

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IEA: il costo del dimezzamento della CO2

L'IEA ha stimato quanto e come dimezzare le emissioni, servir�?Secondo l’Agenzia internazionale per l’Energia (IEA), il dimezzamento delle emissioni di gas effetto serra entro il 2050 potrebbe costare 45 trilioni di dollari (45.000 miliardi); la spesa dovrebbe essere di 100/200 miliardi di dollari annui nel prossimo decennio, per salire a 1000/2000 miliardi dal 2030 in poi. Il rapporto, prodotto su richiesta dagli stati del G8, dall’agenzia parigina serve anche a determinare anche quali innovazioni tecnologiche siano necessarie per realizzare tale obiettivo.

Energy Technology Perspectives è stato commissionato 3 anni fa e quantifica in 25 centrali a gas e 35 a carbone cui applicare il sequestro del carbonio emesso (che arriverebbe a costare tra i 200 e 500$ la tonnellata), l’impegno annuale per il dimezzamento delle emissioni. Nel mondo, inoltre, si dovrebbero istallare circa 17.500 turbine eoliche e 32 centrali nucleari ogni anno.

Il direttore dell’Agenzia, Nobuo Tanaka, coerentemente con l’incipit del comunicato stampa – Ora o mai più – ha detto:

“Richiederemo l’adozione immediata di politiche per una transizione tecnologica senza precedenti”

Appare, dunque, sempre più evidente che la riduzione delle emissioni richiederà una rivoluzione energetica globale del modo di produrre ed usare l’energia. Il rapporto è stato presentato ai Ministri dell’Energia ad Aomori e servirà da base di discussione al prossimo vertice G8 di Hokkaido, il 7 luglio prossimo.

Via | IEA, Reuters
Foto | Fangars
Presentazione IEA (pdf 19 pag)

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Perche la sinistra…il chiasmo del rosso e del verde

7 Giugno 2008 1 commento

tdg

L’articolo del Prof. Ruffolo Ma perché la sinistra dovrebbe vincere? è bellissimo. Lucido e saggio. Leggendolo, sembra di vedere la recente sconfitta del PD su un campo di battaglia concettuale. Un dipinto in cui agiscono carnali legioni di elettori italiani, oggi appartenenti ai vari partiti. Manovre a pinza nei dibattiti di piazza delle cavallerie/ideali degli italiani di sinistra e di destra a formare un chiasmo di valori e politiche, presenti e passate che, intuitivamente, spiega benissimo l’attuale impedimento della sinistra d’incarnare il consenso della maggioranza. E’, forse, la causa primaria del rallentamento del progresso economico mondiale.

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Il Lupo e la Fao

La chiusura del vertice Fao, oltre a sollevare i romani che passano in auto e moto dalle parti delle terme di Caracalla, non ha prodotto dei risultati positivi, né sul fronte della distribuzione del cibo per chi muore di fame, né su quello della produzione di biocarburanti,

Una prova “macro” che l’agricoltura e l’energia sono divenuti da complementari a sostituibili.

Utile la sintesi del “lupo” Wolfowitz (che di vertici internazionali se ne intende):

“La crisi alimentare è il prodotto di molti problemi, di lungo periodo e più immediati. Quello principale è che per troppo tempo abbiamo trascurato gli investimenti nell’agricoltura dei Paesi in via di sviluppo”.

> Falso. Il problema è che oltre a mangiare troppa carne (per i mangimi animali si usano il 70% dei raccolti, dell’energia e dell’acqua), ora si fanno andare le auto con il distillato di prodotti commestibili. Poi W. attacca il protezionismo di Argentina e USA:
“E’ totalmente sbagliato [ostacolare gli scambi con dazi all’import di derrate], poiché limitare l’import dai paesi in via di sviluppo scoraggia gli investimenti e la produzione, quando andrebbe incentivata. Sarei meno drastico sui sussidi che l’Ue e gli Usa versano agli agricoltori: in certi casi, aumentano la disponibilità di beni alimentari”.

> Peccato che gli aiuti Usa siano per produrre etanolo e OGM, mentre la PAC è servita (anche) per non produrre, contingentando tutto e senza pensare a consumare localmente la produzione.

“Gli aiuti alla produzione di etanolo sono sbagliati perché distorcono la produzione e la deviano dal cibo all’energia”

> WOW! Poi visto che non c’è accordo sui biocarburanti (Usa e Ue resistono), declama:

E’ il problema d questo tipo di vertici. Molto meglio attuare un piano d’azione concreto sul terreno, che riempire costosi hotel di Roma con un sacco di gente per giorni e giorni“.

>No comment.

3 notizie del 5 giugno 08

PARANOIE CHIMICHE

Una splendida arringa contro la mania della pulizia sterilizzatrice mediante prodotti chimici:

Negli anni ’80, gli spacciatori di robe chimiche si accorsero che le signore andavano in ufficio, non c’era più tempo per lucidare. Così, inventarono una nuova battaglia: quella contro i nemici dell’igiene. Battaglia che è giunta oggi a livelli parossistici: si disinfetta il bucato, il pavimento, si spruzzano disinfettanti persino sulle tende…Quando si disinfetta il bucato, si ha idea di quali bombe chimiche finiscano depositate (e non ben risciacquate!) su una camicina destinata alla pelle di un neonato? Sugli slip di una bambina? E poi ci meravigliamo che diventino tutti allergici, e gli diamo il cortisone…Per pulire casa bastano l’acido citrico, l’aceto, lo spirito e il bicarbonato. Nel bucato ci va metà dose, così viene ben sciacquata e non restano residui.

Pulizie. Più della biologia potè la chimica, da Crisis;

RISCALDAMENTO GLOBALE

I consigli dell’ONU per risparmiare energia in un libro (pag 202), da SG EnergyCrisis.

Voila! Il libro in versione intergale:
Kick the CO2 Habit: the UN Guide to Climate Neutrality. Alcuni esempi:

1 Utilizzare una sveglia a molla, invece di una elettrica: 48 grammi di CO2 al giorno
2 Asciugare i vestiti stendendoli su un filo piuttosto che in un asciuga biancheria: 2,3 kg a lavaggio.
3 Valigie leggere. Si stima che il mondo risparmierebbe 2 milioni di tonnellate l’anno se ogni compagnia aerea passeggeri tagliare il peso del bagaglio al di sotto di 20 kg e non si acquistassero merci al duty free.
4 Utilizzare spazzolini da denti non elettrici: 48 grammi al giorno.
5 Scaldare panini in un tostapane invece che nel forno per 15 minuti: 170 grammi di CO2 ogni volta.
6 Prendere un treno invece dell’auto per gli spostamenti quotidiani di 8 km: 1,7 kg di CO2 al giorno.
7 La famiglia britannica media potrebbe tagliare 2 tonnellate di CO2 l’anno con isolamento, riscaldamento e illuminazione più efficaci.
8 Ridurre il riscaldamento invernale di un paio di gradi fa risparmiare il 6 per cento in bolletta.
9 Evita le “ubriacature di carbonio”: un volo di andata e ritorno attraverso l’Atlantico è equivalente a girare un auto per un anno per ogni passeggero

MONNEZZA

C’è il settimo continente è l’immensa isola delle buste di plastica nell’oceano. Ora parte una zattera..di rifiuti, per una missione scientifica e considerare come fare per eliminarlo, da Blogeko.

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Notizie 4 giugno08

Il medico di Hemingway, Moises Broggi 100 anni racconta il secolo scorso a Jos? Mart? Gomez, da Katazen, InveceConcita;
Il santone della Silicon Valley che ha conquistato i tecno-boss dice “Il computer come una bicicletta della mente”;
Ma quale cervello preistorico? Quel Nautilus ha memoria lunga;

L’opinione di Toyota sulle batterie rivelano i limiti delle auto plug-in, da Hydrogen Problems and solutions;

I danni del cellulare al feto (lo studio del Dr. Mercola), da ENN;

EU L’accordo sui biocarburanti rimane lontano, da Euractiv;

Salvaitalia – Il progetto Legambiente per il Parco Nazionale del Circeo (pdf 7 pag);

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Un virus chiamato auto

 

L’impatto dell’automobile sulla nostra società nella visione quasi antropologica e molto critica del direttore dell’Istituto per la pianificazione del traffico dell’Università tecnologica di Vienna. Un’intervista a Hermann Knoflacher realizzata lo scorso anno da Die Zeit.

L’auto? Un virus nel cervello che sovverte comportamenti, valori e percezioni. Ci richiudiamo in spazi sigillati lasciando l’esterno al rumore alla polvere e ai gas di scarico dei veicoli. Un rovesciamento dei valori di cui non ci rendiamo nemmeno più conto. Inizia con questa dichiarazione forte l’intervista rilasciata lo scorso anno a Die Zeit dal professor Hermann Knoflacher. Un lungo dialogo in cui il direttore dell’Istituto per la pianificazione dei trasporti dell’Università tecnologica di Vienna espone le sue idee sull’automobile e sul suo impatto sull’uomo e sugli spazi urbani. Idee che, come saprà chi conosca Knoflacher, promotore a Vienna di piste ciclabili, zone pedonali e corsie riservate per i tram, sono piuttosto critiche nei confronti della mobilità privata su gomma.
Abbiamo pensato di tradurre per i lettori di Quelenergia.it. l’interessante colloquio tra Knoflacher e i giornalisti di Die Zeit.

Lei è contrario all’automobile?
Non sono contrario ma sono cosciente del suo impatto sulla società.

Lei guida?
Non possiedo un’auto ma guido.

Dunque, che impatto ha la motorizzazione sulla nostra società?
Un impatto incredibile. L’auto è come un virus nel cervello che sovverte comportamenti, valori e percezioni. Una persona normale definirebbe lo spazio in cui viviamo totalmente assurdo. Ci richiudiamo in spazi sigillati lasciando l’esterno al rumore, alla polvere e ai gas di scarico dei veicoli. Un rovesciamento dei valori di cui non ci rendiamo nemmeno più conto.

Come siamo arrivati a questo punto?
Il nostro problema inizia con la camminata in posizione eretta. Consumiamo molta energia per mantenere l’equilibrio e muoverci. Si pensi solo ai problemi di coordinazione quando si è sotto l’effetto dell’alcol. Guidare ci fa sentire incredibilmente potenti usano un sesto dell’energia. Questa è una questione. L’altra è la pianificazione urbanistica a cui viene richiesto che le auto siano il più possibile vicine alle nostre attività sociali. È così che si distrugge l’ambiente naturale, il trasporto pubblico, le risorse locali e alla fine anche le reti sociali che l’uomo ha costruito nei millenni.

Dunque l’auto distrugge l’evoluzione?
No, ma i progressi fatti dalle generazioni precedenti sono stati degradati dall’uso dell’auto.

L’era dell’auto condanna al declino la nostra cultura?
Non direi perché il problema non è il declino della nostra cultura. È solo l’ultimo strato dell’evoluzione ad andare perso. La devastazione permanente delle strutture causata dall’auto è l’aspetto peggiore.

Guidare da’ dipendenza?
Certamente! L’automobile si impossessa delle persone. L’automobilista si distingue dall’essere umano più di un insetto qualunque.

Cosa intende con questo?
Muoversi usando il proprio corpo è una cosa che uomini e insetti hanno in comune tra loro. Mentre un automobilista non lo fa. E nessun insetto distrugge l’ambiente che lascerà ai suoi eredi per la sua comodità, né si muove a una velocità tale da potersi uccidere.

Come dovrebbe essere la mobilità nella nostra società allora, secondo lei?
Ogni società ha bisogno della mobilità per soddisfare i propri bisogni. Se potessimo adempirealle nostre necessità localmente saremmo piante, non umani. La mobilità umana nasce sempre da mancanze a livello locale.

Perchè siamo così orgogliosi della nostra mobilità?
Lei sta parlando delle tecniche di mobilità. Storicamente parlando non siamo mai stati particolarmente orgogliosi della nostra mobilità in quanto tale. Al contrario, la mobilità è sempre stata considerate un peso. Divenire stanziali ha significato liberarsi dalla mobilità forzata. La nostra mobilità mentale era sufficiente a permetterci di coltivare piante e allevare animali.

È per questo che parole come “zingaro” o “vagabondo” sono offensive?
Chiaramente: la comunità stanziale reclama il territorio e nega l’accessoa chiunque altro. Le dimore fisse sono viste come esclusive. I nomadi sfidano il possesso della terra da parte degli stanziali e sono odiati per questo.

Lei è contemporaneamente un critico del nostro sistema di mobilità e un pianificatore, come fa?
All’inizio della mia carriera mi sono reso conto che la pianificazione della mobilità tradizionale è basata su supposizioni. Per molto tempo non c’è stata nessuna considerazione per gli impatti sulla società e sull’ambiente. Nessuno si interessava del rumore, dell’inquinamento, degli incidenti dell’alterazione dell’economia o della creazione di disoccupazione. Il mio obiettivo è pianificare la mobilità su basi scientifiche. Sotto questo aspetto sono convinto che i trasporti siano una delle applicazioni più affascinanti della scienza.

Lei critica la mancanza di collaborazione tra la pianificazione dei trasporti e altri campi del sapere.
Si. Gli assunti centrali nella pianificazione della mobilità sono completamente sbagliati dal mio punto di vista. L’idea di crescita della mobilità si basa su una scorretta interpretazione del sistema. C’era la convinzione di incrementare la mobilità incrementando la motorizzazione. Oggi sappiamo che aumenta solo il numero degli spostamenti in auto, mentre il numero totale degli spostamenti resta uguale, perché parallelamente calano i viaggi con i mezzi pubblici e a piedi. L’altra falsa convinzione è quella di risparmiare tempo grazie a velocità maggiori negli spostamenti. Molte stime dell’efficienza economica nella pianificazione del traffico sono basate su questo assunto. In realtà non esiste un risparmio di tempo legato a velocità più alte. Ci si sposta solo per distanze maggiori usando la stessa quantità di tempo.

Come può provare questa affermazione?
Basta osservare criticamente il budget di tempo dell’essere umano. È interessante come la quantità di tempo spesa per la mobilità sia la stessa in tutto il mondo. Sono le distanze percorse ad essere diverse. Negli anni ’60 il filosofo Ivan Illichha mostrato come l’energia spesa per costruire automobili e strade sarebbe sufficiente a coprire le distanze a piedi – e in un ambiente notevolmente più bello e pacifico.

Non aumenta anche la mobilità sociale all’aumentare della mobilità spaziale?
No. È piuttosto il contrario. La distanza aggiuntiva è inutile. L’uomo copre distanze più grandi per fare le stesse cose. Fa quello che ha sempre fatto ma viaggia su percorsi più lunghi.

Ma così apriamo la nostra mente.
Come posso aprire la mia mente mentre sfreccio a 100 km/h attraverso il paesaggio? La velocità fa restringere la mente.

Uno esperisce cose diverse se viaggia in India o in Baviera…
Non dipende da dove si va ma da cosa si scopre là. Non si farà un esperienza più significativa su un percorso stravolto dal turismo in India rispetto a ciò che si potrebbe fare in Baviera. Al contrario con attenzione e curiosità si possono scoprire cose in Baviera che non si scoprirebbero in India. Velocità che eccedono i limiti delle nostre capacità determinate dall’evoluzione sono troppo anche per le nostre percezioni. Non riusciamo a gestire mentalmente le distanze che la tecnologia ci permette di coprire.

Ma ci sentiamo potenti…
Certamente. La mobilità equivale a potere. A proposito, studi hanno dimostrato ad esempio che i genitori stessi non considerano nemmeno il benessere dei propri figli quando devono scegliere tra avere il parcheggio fuori dalla porta di casa o una zona pedonale.

Guidare è un’attività completamente folle?
Considerando le strutture che l’uomo ha creato per muoversi in macchina è il modo più conveniente per viaggiare e dunque abbastanza razionale. Si guardi per confronto alle infrastrutture per i pedoni. I percorsi pedonali attualmente sono uno scherzo! Un tempo – per più di 7mila anni – i pedoni avevano a disposizione l’intera larghezza della carreggiata. Negli ultimi 50 anni abbiamo spinto chi si muove a piedi ai margini, e ora ci chiediamo perché questo tipo di mobilità sta scomparendo. Le strutture che abbiamo creato obbligano la gente a guidare!

Viviamo in una dittatura delle automobili?
Assolutamente si.

Si può cambiare tutto ciò?
Certamente. Cambiare il modo in cui organizziamo i parcheggi sarebbe sufficiente. Se camminando verso il parcheggio si passasse davanti a una fermata del bus o a un negozio – che si stabilirebbe da solo – la necessità di guidare diminuirebbe. Al momento attuale la gente è presa in giro perdendo tempo sui sintomi. Mettono un parcheggio a pagamento qui o una congestion charge là. Questo è completamente ingiusto. Prima creano condizioni che costringono le persone a usare la macchina e poi le fanno pagare per questo. In quanto pianificatori urbani si dovrebbero creare le condizioni che sollevino le persone dalla necessità di guidare.

Sembra un compito che può suscitare conflitti…
Al tempo era stato pronosticato che la mia proposta di trasformare la Viennese Kartnerstrasse in una zona pedonale avrebbe sancito la morte economica della zona. Poi mi è stato detto che spostarsi in bicicletta non sarebbe piaciuto ai viennesi e che mettere i dissuasori di velocità vicino alle fermate dei mezzi pubblici avrebbe causato una sollevazione degli automobilisti. Tutto ciò era presumibilmente impopolare. Ma i viennesi hanno accettato queste idee e lo standard di vita della città è salito nelle classifiche internazionali. Non si possono solo accontentare i desideri di chi vota. Non si dà a un tossicodipendente la droga esente da tasse, anche se il desiderio certamente esiste.

Il problema, secondo lei, potrebbe essere risolto con l’aumento del costo dei carburanti?
No! Ogni aumento del prezzo dei carburanti è un azione puramente simbolica e porta automaticamente a una trappola sociale. Quando solo i ricchi possono fare il pieno il problema del traffico resta irrisolto con aggiunta un’ingiustizia sociale. L’approccio deve partire dal parcheggio e dalla via per arrivarci. Se si organizza il parcheggio in maniera appropriata, si creano spazi liberi dalle auto con un alto valore di qualità della vita. Chi vuole dormire in un posto silenzioso dovrà accettare di camminare un po’ di più per arrivare alla propria macchina. E chi preferisce la macchina dovrà vivere in un ambiente inquinato e rumoroso. I parcheggi dovrebbero essere organizzati come le fermate dei mezzi pubblici.

Lei dunque è per maggiori restrizioni alla possibilità di parcheggiare?
Guardi a come ragiona in modo auto-centrico! Quando a un pedone è impedito di attraversare la strada dove vuole sembra normale. Riorganizzare il traffico in strade per i mezzi a motore e strade pedonali è demonizzato come anti-automobile, senza considerare che dividere i due tipi di traffico è la soluzione migliore.

E cosa dice della spesso citata libertà dell’automobilista?
Questa libertà è puramente virtuale propagandata dalla pubblicità. Mostrano una strada vuota percorsa da una sola macchina in un paesaggio bellissimo. Se mostrassero la realtà, con gli ingorghi, nessuno sarebbe così stupido da comperare un’auto.

Le automobile vendono comunque molto…
Si, perché chi guida apprezza un’altra forma ancora di libertà, la libertà di non avere leggi. Diversamente dagli altri, a chi guida è permesso di disturbare, inquinare e mettere a rischio l’incolumità degli altri senza conseguenze. Un ubriaco rumoroso viene arrestato per schiamazzi; gli automobilisti che ci disturbano con il rumore giorno e notte invece sono tollerati. Se io come pedone spruzzassi sulla gente sostanze cancerogene questo infrangerebbe la legge. Gli automobilisti invece lo fanno indisturbati ogni giorno, accorciando la nostra aspettativa di vita media di 12 mesi.

L’automobilista è un assassino?
Si, in buona fede. L’auto ci sposta in una dimensione spazio-temporale di irresponsabilità che non possiamo comprendere né gestire. E c’è una forte attività di lobbying: l’industria dell’auto, delle costruzioni, delle banche si interessano che certi studi, tipo quelli divulgati recentemente dall’OMS, non siano pubblicati.

Anche i teenagers sognano l’auto
Perché sono stati costretti per molto tempo dalle macchine. Per via delle auto un bambino è chiaramente limitato nelle sue possibilità di movimento. Gli viene vietato di attraversare una strada, di giocare dove vuole, viene imprigionato per ore nei sedili posteriori, spesso legato con le cinture. Questo è il perché i teenagers non vedono l’ora di riprendersi la loro libertà tramite la patente di guida e un’auto loro.

Pensa che le auto siano causa di guerre?
Assolutamente si! E non occorre guardare alla guerra in Irak. C’è una guerra permanente sulle nostre strade. Ogni giorno persone vengono uccise sulle strade austriache, 40mila all’anno restano feriti. E questa cifra non tiene conto, come riporta l’OMS, di quelli che muoiono per le esalazioni.

Cosa prova quando passa accanto ai centri commerciali e ai megastore situati nelle periferie delle città?
Sono parassiti! Mi dispiace per ogni città che abbia queste strutture. Il problema del traffico è in parte dovuto anche a queste grandi installazioni commerciali ai limiti delle città. Il problema principale è il parcheggio. Dovrebbe essere tassato in modo massiccio così da arrivare a costare tanto quanto in centro. A ognuno deve essere permesso di costruire dove vuole, ma è inaccettabile che i negozi in centro debbano confrontarsi con tariffe per i parcheggi mentre nelle periferie tutto è gratis.

Si aspetta che le città europee diventino sempre di più come le criticate città americane, con quartieri residenziali suburbani di case singole dove si estendono giganteschi centri commerciali e trasporti pubblici scadenti?
No, perchè in molte città europee sta avvenendo una re-urbanizzazione. Ciò è legato all’invecchiamento della società. Le persone anziane non possono accedere a servizi ai limiti esterni delle città . Devono ritrasferirsi in centro. A parte questo è la questione energetica che farà tornare le persone verso i centri delle città.

Intende i prezzi del carburante?
No, intendo i prezzi dell’energia in generale. Cresceranno senza dubbio e incideranno su ogni aspetto della vita. Cioè elettricità, riscaldamento, trasporti – tutte cose che incideranno molto di più in una casa isolata dei sobborghi che non nei centri cittadini. E gli anziani hanno bisogno di molti servizi ad alto contenuto energetico che diverranno molto costosi con la crescita dei prezzi. Non mi riferisco solo al servizio che porta i pasti a casa e a cose simili. Più la gente vive dispersa più energia serve. E tra poco non potremo più permetterci questo. Ciò significa che dobbiamo creare strutture urbane sostenibili per poter permetterci di poterle mantenere in futuro. Cosa che non sono le città attuali con i loro sobborghi.

È vero che le spese sociali per la mobilità sono più alte che i guadagni, anche includendo l’occupazione fornita dalle industrie produttrici di auto?
È assolutamente corretto. E il conto per i consumatori diverrà ancora più salato, dato che la mobilità al momento è più o meno gratuita e che questo cambierà presto drasticamente.

Perché in questi tempi i viaggi aerei sono criticati così duramente per l’impatto sul clima e gli spostamenti in auto no?
Prima di tutto, l’impatto dei viaggi aerei è serio e le critiche giustificate. Le compagnie aeree low-cost stanno facendo muovere gruppi di persone che non si sarebbero mosse in aereo altrimenti. Volare è in sostanza il modo più degradante di viaggiare. Volare mi ricorda l’allevamento intensivo: come polli di batteria. Ma a differenza degli umani in un aereo, i polli non sono legati con le cinture.

da QualeEnergia Traduzione di Giulio Meneghello

29 maggio 2008

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L’apocalisse del mondo storto

Albero

Per descrivere questi giorni…

L’apocalisse del mondo storto
Repubblica, 20 aprile 2008, pagina 44, sezione: DOMENICALE

Un giorno il mondo si sveglia e scopre che non c’ è più petrolio, né corrente elettrica, né gas, né carbone. Nei paesi di montagna la situazione è abbastanza affrontabile, nelle città il discorso cambia. E’ inverno, l’ inverno freddo e umido delle città con le nebbie e la solitudine di ognuno che messa assieme diventa di massa. I primi giorni la gente li supera, con tabarri e spavento, ormai sa tutto. Hanno capito che non c’ è carburante, corrente, gas, carbone.

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Critical Mass a Roma, Festa della Repubblica e Vertice FAO

Tra le motivazioni e le conclusioni della mitica 5 Critical Mass Interplanetaria, c’è il fatto che migliaia di ciclisti si sono ritrovati a Roma, blindata per la festa della Repubblica e per il Vertice Mondiale sull’Alimentazione, pedalando pacificamente e causando solamente qualche rallentamento sulla tangenziale.
Me è bello considerare la dimensione “territoriale” di tanti ciclisti in movimento…

Dopo 3 giorni di ritrovo, la scelta del posto dove passare al mare la nottata si è rivelato un problema, dovendo far conto con quel “controllo del territorio” dominato dall’illegalità e dalle chiusure di occhi delle pubbliche istituzioni: 300 ciclisti sono stati obbligati a risalire da Torvaianica all’8 cancello di Capocotta, poiché i ras della spiaggia “non vogliono che danneggiamo le dune”. Vabbé. Poi il ritorno, ben descritto nelle conclusioni. La sfilata del 2 giugno. Vabbé.
Ma oggi?

Oggi sulla Colombo c’era il PANICO. SENZA I CICLISTI. Fermi, sotto gli Archi.

a nord

ColomboNord

a sud

ColomboSud

a est

ColomboEst

…a ovest non ci arrivavo (attraversamento pericoloso).

Alla Fao, si parla dei biocarburanti, della fame…e tutt’intorno decine di migliaia di auto, moto, camion e autobus fermi, a bruciare ettolitri di carburante!

Quanto PIL perso? Quanta fame in più?

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da Il MessaggeroRoma, traffico in tilt

ROMA (3 giugno) – Traffico in tilt a Roma dove la pioggia si é aggiunta alle enormi misure di sicurezza per il vertice Fao. Tutta l’ area compresa tra il Circo Massimo e le Terme di Caracalla é a disposizione esclusiva di capi di Stato, delegazioni internazionali, addetti ai lavori, blindata da forze dell’ordine e off-limit per i romani. L’azienda comunale di trasporto ha deviato 14 linee di autobus. Le misure sono scattate alle 7 e gli automobilisti si sono trovati imbottigliati in un traffico pazzesco. Ci vogliono ore per fare pochi centinaia di metri.

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