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La caduta del muro mediterraneo

Il movimento di protesta che sta cacciando Mubarack ed ha già esiliato Ben Ali rappresenta la sconfitta di una triplice prospettiva: il radicalismo islamico, le economie dei paesi OCSE e le aristocrazie militari dei paesi islamici. Ognuna funzionale agli altri due. Ovviamente le proteste sono rivolte in primo luogo contro il presidente ed il suo sistema di potere. Egitto e Tunisia, sono infatti stati di polizia, che hanno sistematicamente imprigionato, torturato ed ucciso da 30 anni. Ma vediamo perché la rivoluzione dei gelsomini e l’intifada egiziana rappresentano una sconfitta per Al Qaeda, per la strategia economica dei paesi ricchi  ed per l’apparato militare-nazionalista (onnipresente nel terzo mondo, ma particolarmente repressivo nei paesi islamici).

Twitter e la strada hanno prevalso sulle moschee. L’informazione e l’organizzazione su internet ed il contatto diretto tra la gente stanno generando una domanda di democrazia inedita nei paesi arabi. Questo è un bene perché indica una sorprendente maturazione politica di massa, esplicitata nelle richieste e nei mezzi per ottenerle: studenti e padri, ragazze e povera gente sono in strada ad affrontare polizia ed esercito, ostili ai primi e solidali con i secondi. Tutti uniti a gridare che un ottantenne al potere da 30 anni se ne deve andare (lui e la sua cricca) che, tuttavia, ha totalmente spiazzato l’estremismo islamico. La massa vuole sì una politica più attiva nel conflitto Israelo-Palestinese (ragione strumentale di Bin Laden), ma vuole cambiare innanzitutto la macchina del proprio stato: elezioni libere, politici onesti (e più giovani) e la fine dell’oppressione burocratica e poliziesca, che determina dove vanno le briciole lasciate dagli squali più grandi…ma niente Sharia! La partecipazione – lo si vede bene – non è guidata dagli imam, non scaturisce da attività clandestine, ma da contatti su internet e di vicinato. Certo, i leader islamici in esilio torneranno e parteciperanno alle elezioni ed alla vita politica, ma il grande numero è per la democrazia, accetta laicismo e minigonne nei luoghi turistici (anzi, credo sia ben contento di vederne!). Infine, ricordiamo l’incipit: i martiri ispiratori non sono kamikaze, ma padri di famiglia disperati che si sono dati fuoco, oppure giovani uccisi dalla polizia nei commissariati. In entrambi i casi, il denominatore comune è la povertà e la vessazione. Nessun fondamentalismo religioso. Non ideologia di lotta terroristica internazionale, per colpire “il Grande Satana”. I giovani del Cairo e di Tunisi sono molto internazionali nei contatti su Facebook e molto nazionali negli obiettivi che si prefiggono (rispetto agli studenti emigrati e fanatici che complottano azioni di martirio ispirate dagli Sceicchi del terrore).

L’imperialismo economico dell’occidente si è imposto in Egitto dal tempo dei Romani, da quando il paese dei faraoni era il “granaio dell’Impero. Ma oggi, evidentemente, il grano non basta più neanche alla popolazione interna, che vive di pane e fave forniti regolarmente dagli USA. E’ una questione di orgoglio e dignità, oltre che di bisogno di futuro. L’affermazione della democrazia in paesi da sempre totalitari apre nuovi scenari per l’economia mondiale e, soprattutto, per i paesi del Sud Europa, anch’essi afflitti da povertà, corruzione e (in Italia) criminalità organizzata. E’ presto parlare di “liberalizzazioni” in Egitto, ma possiamo immaginare che la nuova classe politica esprimibile da questi paesi, presterà un’attenzione maggiore alle piccole imprese, all’occupazione ed all’ambiente. La democrazia nel Nord Africa, può, infatti, aprire delle nuove prospettive per le imprese meridionali italiane, che si trovano – geograficamente – in una posizione privilegiata rispetto agli Stati Uniti o al Nord Europa.

Le aristocrazie militari nazionali, prevaricando ogni libera idea ed iniziativa economica sono state il partner ideale per le economie occidentali, assicurando ottimi affari alle “nostre” aziende che spesso necessitano solo di materie prime, garantendo al contempo le “nostre” serene vacanze nei “loro” mari pieni di pesci colorati e sole 11 mesi l’anno (in villaggi protetti da carri armati e filo spinato ben nascosti). Ha funzionato per un po. Ma negli ultimi anni, dovendo dividere con più persone una torta sempre più piccola, si è prodotto un aumento della diseguaglianza e della povertà, senza la possibilità di garantire il minimo di sussistenza a intere generazioni di giovani (diseredati e non) delle immense e (in gran parte) squallidissime aggregazioni urbane. Giovani che ora comunicano con i loro coetanei emigrati all’estero, ma anche con i turisti (o le turiste) stranieri conosciuti casualmente sulle loro spiagge. Un contatto con il benessere occidentale che deve aver causato una presa di coscienza rapida e drammatica della propria situazione in molti giovani egiziani e tunisini (“Ma da voi le elezioni sono una farsa?”). Probabilmente, sono delle vere  e proprie  epifanie (nel senso di Joyce) che hanno prodotto la sorprendente maturazione del popolo tunisino ed egiziano e che motivano la protesta contro i rispettivi regimi.

Questo movimento è un bene anche per noi. Soprattutto per il nostro Sud, perché la presenza di sistemi democratici in Africa del Nord consentirà una reale apertura commerciale e culturale nel Mediterraneo, non più basata su grandi scambi e flussi turistici. E mi sento di scommettere che questo vento porta con se, anche la fine degli sbarchi di clandestini…NEL LUNGO PERIODO e quindi (nel nostro piccolo) della Lega!

Aggiornamento

VITTORIA!
Tutti ad Abu Simbel da Fekry, quì!!

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