Home > riflessioni > Dio e ragione secondo Feuerbach

Dio e ragione secondo Feuerbach

Feuerbach

La ragione è dunque l’Ens realissimum, l’essere reale per eccellenza dell’antica teologia ontologica. “In sostanza, noi non possiamo pensare Dio altrimenti che attribuendogli senza alcun limite tute le realtà che sono in noi stessi” (1). I nostri attributi positivi, essenziali, sono dunque attributi di Dio, solo che in noi sono limitati, in Dio senza limiti. Ma chi se non la ragione allontana, abolisce questi limiti? Che cos’altro è dunque l’essere pensato senza alcun limite, se non l’essere stesso della ragione che abolisce ogni barriera, ogni limite? Nel modo in cui pensi Dio, nel medesimo modo tu stesso pensi; la misura del tuo dio è la misura della tua intelligenza. […] Nell’infinità dell’essere divino non fai che rappresentare in forma sensibile l’infinità della tua intelligenza. (pag 60)

Credere nell’amore di Dio è credere nell’essere femminile come essere divino (2). Un amore che prescinda dalla natura sarebbe un assurdo, un fantasma; riconosciamo dunque nell’amore la profondità della natura e la sua sacra necessità. Il protestantesimo ha escluso la madre di Dio; ma la donna respinta si è ben vendicata. […] Solo l’uomo povero ha un dio ricco. Dio si origina da un sentimento di deficienza; Dio è ciò di cui l’uomo sente la mancanza e può essere una mancanza determinata e perciò cosciente oppure inconscia. Così l’inconsolabile senso di vuoto e di solitudine ha bisogno di un dio che da se stesso sia una comunità, che riunisca in sé più esseri che si amano nel modo più intimo (pagg. 92-93).

La parola è un’immagine astratta, la cosa immaginaria, oppure, in quanto ogni cosa è sempre anche un oggetto del pensiero, è il pensiero divenuto immagine; perciò gli uomini quando conoscono la parola, il nome di una cosa, presumono di conoscere la cosa stessa. La parola appartiene all’immaginazione; parliamo nel sonno se siamo agitati da sogni, parlano gli ammalati in preda al delirio. Ciò che eccita la fantasia fa parlare, ciò che entusiasma rende eloquenti. La facoltà di parlare è un talento poetico; gli animali incapaci di poesia non hanno neppure la parola. Il pensiero si esprime solo per immagini; la forza che induce il pensiero ad esprimersi è l’immaginazione, e l’immaginazione che si esprime è la parola. Chi parla incanta, affascina colui a chi si rivolge; ma la potenza della parola è l’immaginazione. Perciò per i popoli primitivi la parola era un essere misterioso, dotato di virtù magica. (pag 98)

La parola di Dio – la vera potenza della parola umana – è la divinità della parola, come si oggettiva all’uomo nella religione. La religione distingue la parola di Dio da quella umana perché non è come questa un alito effimero, bensì l’essere stesso di Dio che si comunica. Ma anche la parola dell’uomo, almeno la parola vera, non contiene l’essere dell’uomo, che appunto con la parola l’uomo comunica ali altri? La religione dunque scambia l’apparenza della parola umana per la sua essenza; perciò è costretta a rappresentare la vera essenza della medesima come un essere particolare, con un verbo Divino, distinto dalla parola umana. (pag. 100)

La teologia ha la pretesa di farci penetrare nell’essenza di un altro essere distinto da noi, e invece soltanto il nostro essere ci viene rivelato, ma nel contempo anche occultato, perché si pretende che sia un altro essere, non in noi individui umani – sarebbe una verità troppo banale – ma in Dio la ragione deve comparire solo dopo la passione, non noi, ma Dio deve innalzarsi dall’oscurità dei sentimenti e dagli istinti confusi alla chiarezza della conoscenza; non nel nostro modo di rappresentazione, bensì in Dio stesso, lo sgomento della notte deve precedere la gioiosa coscienza della luce: in breve, secondo questa teoria ci troveremmo di fronte non al processo di una infermità umana – le evoluzioni infatti sono infermità – ma a una evoluzione, ossia a una una infermità di Dio. (pag 108).

Da Ludwig Feuerbach, L’Essenza del Cristianesimo, Feltrinelli, V ed. 1982.

1 – Kant, Vorlesung uber die philosophische Religionslerhre, Lipsia.

2 – Effettivamente l’amore per la donna è la base dell’amore universale. Chi non ama la donna non ama l’essere umano.

Be Sociable, Share!
  1. Nessun commento ancora...
  1. Nessun trackback ancora...