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Il traffico è un gas

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Immagine da RomaPedala

Quando viene toccato dalla sfortuna, l’uomo è pieno d’impazienza, mentre nel caso della fortuna, si riempie d’insolenza. Maometto

Un interessante post di Maurizio Ricci, prendendo spunto da un articolo di Federico Pedrocchi (Ingorgo al computer) riassume la questione fondamentale della Fisica delle città : il traffico è un fluido, ma è liquido o gassoso?

La questione è fondamentale perché, dice Ricci, se la si considera come un liquido (volume costante) le soluzioni dovranno passare per una liberalizzazione che tenda a “fluidificare” il traffico, meno semafori, più rotatorie, diritto di svolta a destra ecc. se, al contrario, le caratteristiche sono quelle dei gas, le soluzioni saranno di tipo restrittivo, per contenere il volume di un corpo che tende naturalmente ad espandersi: zone a traffico limitato, aree pedonali, corsie riservate, road pricing ecc.

Ritengo certamente che il traffico sia un gas.

In precedenti post avevo parlato di misure atte a contenere sia l’espansione verticale – la velocità – proponendo un limite generalizzato di 40 kmh nelle città, con l’eccezione delle grandi arterie, che quella orizzontale, mediante la delimitazione generalizzata in corsie delle strade urbane. L’idea di Ricci stimola l’approfondimento degli aspetti teorici del comportamento alla guida.

L’urgenza delle misure di contenimento è dovuta al fatto che l’irregolarità delle strade nelle città storiche italiane ha portato all’invasione del suolo pubblico da parte di mezzi e all’esclusione delle persone, a causa della sua non-delimitazione.

L’espansività volumetrica del traffico si può considerare orizzontalmente e verticalmente, mediante la semplice, empirica verifica del comportamento dei conducenti di veicoli.

Orizzontalmente

la non-delimitazione in corsie delle strade urbane (ad eccezione delle vicinanze di incroci e semafori) ha reso vincente la destrezza del guidatore e la potenza del veicolo. Questo si traduce in un’occupazione capillare dello spazio. Agli incroci e spesso sui marciapiedi e contromano. La soluzione è dunque la delimitazione dello spazio, per raffreddare il fluido, regolarizzandolo.

Verticalmente

il non rispetto del limite di 50 kmh nei centri urbani rende ancor più “gassoso” il traffico motorizzato. Infatti, in Italia non si ha la percezione che i limiti di velocità esistano.

Infatti, sia dentro e fuori dalle città l’italiano guida come se limiti non vi fossero.

Da un punto di vista “geometrico” l’invadenza del mezzo è proporzionale allo spazio di frenata necessario. Per cui, alle alte velocità, lo spazio è tagliato dai coltelli-auto. Questo ha creato lo spazio frammentato, innaturale e, spesso,  mortale, anche nel cuore della Capitale.

L’applicazione della massima severità, diffondendo il controllo del limite di velocità in modo capillare nelle città, renderà più regolare e meno espandibile il fluido nella dimensione verticale.

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Su entrambe le dimensioni influisce, la non delimitazione della sosta, causa dell’indisciplina. Il parcheggio selvaggio, tipicamente in doppia fila e sugli attraversamenti pedonali, ha trasformato in parcheggi le piazze e gli incroci, rendendo la carreggiata un percorso ad ostacoli ed accentuando l’isteresi del flusso.

Il triste risultato è che non si possono togliere i parcheggi per creare percorsi ciclopedonali.

Un altra conseguenza è evidenziata dalle statistiche europee:

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Le misure di contenimento orizzontali e verticali servono a favorire una mobilità non motorizzata (ciclistica e pedonale), oltre che a favorire l’uso dei messi di trasporto pubblici e individuali non motorizzati, come il bike sharing. Disegnare lo spazio per una sua riconquista è quindi la chiave per il contenimento di auto e, soprattutto, motorini entro un ambito specifico, permettendo alternative per muoversi e respirare.

La fisica ci insegna comunque, che un gas, raffreddandolo diventa liquido…quanti gradi sotto zero saranno necessari?

Vedi anche la Decrescita della segnaletica stradale e Mobilità senza petrolio la forza dei moscoli e della batteria

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