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Archivio per la categoria ‘rifiuti’

Muoversi nella Grande Bellezza

Understanding mobility begins with the biological: humans are territorial animals and instinctively try to maximize territory. The reason is that territory equates with opportunities and resources. Toward green mobility: the evolution of transport

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Inutile girarci intorno, muoversi non è quasi mai un piacere. Certamente non lo è per i tragitti nelle grandi città e, in generale, non è bello usare un mezzo di locomozione nel quotidiano. Il meglio è quando non si ha proprio destinazione….

Mi piace pensare che il piacere di muoversi sia inversamente proporzionale alla concentrazione sull’obiettivo-arrivo. Invece, quanti, dopo ore a giocare alla WII si immedesimano in Anakin Skywalker nella corsa degli sgusci sulla consolare? In tal caso si passa al piacere adrenalinico, pericoloso e criminale.

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  • Nessuno rispetta i 50kmh in città.
    Lo spazio è  pericoloso per i veicoli in movimento e inaccessibile a causa di quelli in sosta.
  • Camminare o pedalare significa affrontare inquinamento, cassonetti, pali, gradini, buche e l’onnipresente sporcizia.

Avanzo un’ipotesi: la grande bruttezza è dovuta all’alienazione dovuta alle auto. Il rumore, l’inquinamento, l’asfalto, estraniano dalla partecipazione, impedendo lo sviluppo e l’espressione del concetto di spazio condiviso comune, quindi da rispettare.

Che fare? Come rendere Roma la prima Capitale ecologico-monumentale? …e farla vivere della sua vera, unica rendita, la Grande Bellezza, appunto (che occasione/rischio st’oscar Sindaco).

L’onnipresente sfacelo della città si deve alla non frequentazione delle strade da parte dei cittadini. La soluzione dipende dalla sua inversione. 

Azzardo una terapia che ambisce alla sostenibilità di lunghissimo periodo..

Per rendere vissuto lo spazio esterno è necessario umanizzarlo, non ripulirlo come vorrebbe certa sinistra. Farlo nostro è possibile avvicinando l’amministrazione al cittadino. Per qualunque tematica.

Il Municipio deve essere raggiungibile e contattabile. Esempi: un piccolo ristorante di successo deve poter avere uno spazio esterno prendendo in affitto un posto auto davanti al negozio.

  • Anche in Centro (Municipio I) si devono poter togliere parcheggi!
  • C’è un albero pericolante, chi chiamo?
  • Una buca pericolosa,
  • un ferro sporgente a Parco nemorense,
  • transenne, attraversamenti pedonali da rialzare, cortili condominiali divenuti parcheggi…

Non servono soldi. Serve l’accesso ai responsabili, glasnost circoscrizionale!

Al di fuori delle arterie principali…si devono ricreare i quartieri: luoghi dove vivere socialmente.

Zone 30kmh, piantumazione di alberi, gestione partecipata del ciclo dei rifiuti, individuazione di zone da dedicare a Orti Urbani dove effettuare compostaggio e praticare ecologia.

Non più parchi ma orti didattici per legare 3 generazioni nella circolarità della natura: nonni e nipoti a osservare, compostare, piantare, dipingere, potare….il nuovo verde urbano  può diventare diverso e partecipato, in ogni municipio. Utopia? All’Hortus si fa…

Ma c’è la visione politica? Cosa “vuole” l’amministrazione centrale? Credo di no. Se visione vi fosse, allora forse si pianificherebbe una riqualificazione delle aree verdi ed agricole del Comune. Ad esempio per poter riciclare l’umido della raccolta rifiuti, che verrebbe estesa a tutta la città.

Ne consegue l’eliminazione dei cassonetti dell’indifferenziato (quelli neri) nei quali entra tutta l’economia illegale possibile. Cassonetti dell’illegale sempre ben piazzati NIMBY ad ostacolare la visuale ad ogni incrocio.

L’alienazione dal brutto muoversi si deve alla circumdrome dell’automobile: vai al lavoro in auto per pagarla. E quanto costa lo si capisce poco…anche in tempo. Certo, si tenta di cambiare e si fanno le costosissime metropolitane, ma nel medio periodo è possibile ripristinare gli utilissimi tram e completare l’anello ferroviario (breve doc).

Nel breve si decida e si comunichi tempi e modalità dettagliate del biciplan romano. Recentemente abbiamo dovuto rendere visibile l’obbrobrio del progetto della Ciclabile Nomentana, contattando i responsabili per “limare” le oscene interruzioni ad ogni passo carrabile…

Un’amministrazione “visionaria” (nel senso che capite…) dovrebbe comunicare l’idea di città, ad esempio:

  • fare la rete ciclabile romana, per Romani e Turisti, sgomberando auto, cassonetti e pali dal tracciato (le ciclabili contrastano la doppia fila) e, per questo
  • creare il Commissario alla ciclabilità. Con poteri di sgombero di auto ed altri intralci alla circolazione di pedoni e biciclette. Le rastrelliere nei cortili condominiali e davanti scuole ed uffici (da raccordare con rete ciclabile) siano obbligatorie!
  • differenziare i rifiuti, eliminando il concetto di immondizia: sono materiali che non devono “finire” ma subire un trattamento; far capire che lo paghiamo noi e, dunque, bisogna farlo bene per…ridurli! (negli orti urbani si fa bio-compostaggio).
  • limitare la velocità a 30kmh nei quartieri, sanzionare le auto in doppia fila senza pietà (da operatori AMA, ATAC e da telecamere dei vigili che multano dopo 5 secondi dall’inquadratura della targa).

…anche perché come scavi trovi tesori!

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Complessi rifiuti

10 gennaio 2014 Nessun commento

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Foto | Luzinterruptus

La vicenda dei rifiuti di Roma, esempio di malaffare italiano, è perfetta sia per capire l’insostenibile disecologia del sistema attuale che per proporre la semplificazione e la decrescita necessarie.

La mondezza non esiste(va), ma il sistema Manlio Cerroni di Malagrotta basato sul tutto in discarica, o quasi, è evoluto in un’industria di grandi dimensioni e complessità.

Il prodotto di una commistione malata pubblico/privato basata su un assistnzialismo finto keynesiano. Infatti, a Roma, in nome del quieto vivere dagli anni delle Olimpiadi e, più recentemente, con lo spauracchio di Napoli, si è di fatto sovvenzionata un’industria  malata di legalità e gigantismo.

Sindaci di destra e di sinistra hanno aiutato l’Avvocato Cerroni, con l’indolenza dei Romani, a massimizzare il prodotto – kg e m3 di rifiuti – ingerendo terreni e soldi pubblici per fame di capitale (macchine, camion, uffici), lavoro ed energia.

…A gloria delle funzioni di produzione care a noi economisti, eccoci con la discarica più grande d’Europa!

La realtà è che i rifiuti devono decrescere!

Come le auto, i motorini, la televisione e le nostre ore sullo schermo.

Come?

Comunicando urgentemente al Sig. Rossi che:

  • si tolgono i cassonetti ingurgita-illegalità e leva spazio vitale
  • si differenzia tutto
  • si separa l’umido che torna agli orti di quartiere dove i pensionati insegnano ai nipoti come funzionano i vermi

Lezioni Zen – Riciclo degli scarti dei cantieri e treni merci

4 dicembre 2007 Nessun commento

Riciclo degli scarti dei cantieri

Il gruppo Shimizu Corporation, una azienda di costruzioni Giapponese e la Nisshin Flour Milling Inc. hanno annunciato lo sviluppo congiunto di una tecnologia per il trattamento ed il riciclo degli scarti da cantiere, contenenti cemento, in luogo della messa in discarica.

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Categorie:rifiuti Tag:

Notizie 22 novembre 07

22 novembre 2007 Nessun commento

Il lavoro della giovinezza fa il riposo della vecchiaia.
Proverbio greco

Ecopass Milano, trovata la soluzione – Uno sconto per i primi 100 ingressi. Chi entra nei Bastioni prima delle 7 non paga il pedaggio, da EcoidalleCittà;

War has historic links to global climate change – Lo studio di Peter Brecke of the Georgia Institute of Technology su I legami storici tra cambiamenti climatici, produzione agricola e guerre, da New Scientist, vedi anche Reuters.

Mattoni di spazzatura compressa – Il Bitublock della Scuola ingegneri di Leed, da Ecoblog
Emissioni: la maglia nera del Lazio, da QualeEnergia

L’auto da 2500 dollari di Tata sarà la più pulita, da AutoblogGreen

Honda Home Energy Station IV in Operation, La stazione di rifornimento di idrogeno per l’auto a fuel cell Clarity, da Hydrogencars; guarda i video della Honda e della Toyota.

“I would say there’s no future for the auto industry without fuel cell cars. We are making significant efforts in the development of fuel cell cars. We tried mass production three years ago of a battery vehicle, on which we made significant technological progress from a model 10 years ago. Yet that level wasn’t at all enough to realise a battery vehicle. That’s why we’re doing fuel cell.”

Takeo Fukui, President and CEO of Honda Motor Co. Ltd., at a conference on the auto industry, 23 October 2007 in Tokyo (Source: AFP)

Lazio & Rifiuti – 2 notizie

4 ottobre 2007 Nessun commento
Categorie:politica, rifiuti Tag:

Ottima notizia – Dissociazione molecolare nel Sannio

17 settembre 2007 Nessun commento

Ne parlavamo a fine maggio, come di un’ottima idea per Napoli, ma anche più a Sud va benissimo.

Come ci informa Ingegneria ed Ambiente, è stata autorizzata la sperimentazione della dissociazione molecolare per il ciclo dei rifiuti nel Sannio come proposto dalla Provincia di Benevento (continua a leggere).

Vedi anche La fine dell’età del fuoco.

No impact Family – I rifiuti

23 luglio 2007 Nessun commento

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No Impact Man è un’iniziativa STUPENDA: una famiglia in piena New York sta tentando di azzerare l’impatto ambientale del suo vivere…scientificamente.

E’ qualcosa di cui avrei voluto parlare da tempo. Lo faccio ora prendendo spunto da un loro recente post (How we avoid making trash), che tratta di un aspetto importante: la produzione di rifiuti.

Degli approfondimenti sono in Cicli di vita e Bioeconomia.

Febraio 21 – Stage one was figuring out how to live without making garbage: no disposable products, no packaging, etc. Stage two was figuring out how to cause the least environmental impact with our food choices. Stage three is figuring out how to reduce our consumption to only what is necessary and how to do that sustainably. The whole thing gets harder and harder as we add each stage.

Ecco il post (nell’originale trovate i links).
Come evitiamo di fare i rifiuti

Nel caso siate nuovi al progetto dell’Uomo a Impatto Zero, dovete sapere che abbiamo suddiviso le nostre vite in sei “aree” ed abbiamo provato a vivere con un impatto minimo in ognuna di queste. Le sei aree sono: rifiuti (e come proviamo a non farne), produzione di carbonio dai trasporti (come non ne usiamo), consumo non-necessario (come non compriamo niente di nuovo), consumo sostenibile (come tutti i nostri alimenti vengono da un raggio di 250 miglia o meno), uso ridotto di energia (come non ne usiamo quasi nulla) ed uso sostenibile di acqua (come ci stiamo ancora provando).

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Un’idea per Napoli

29 maggio 2007 Nessun commento

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Vista l’urgenza del problema rifiuti a Napoli e, in prospettiva, in tutta Italia, a causa della forte ostilità delle popolazioni ai termovalorizzatori, crediamo utile segnalare una soluzione diversa da Popular Science. Un bioreattore mobile che al costo di US$850.000 (€630.000) converte rifiuti domestici in biometano ed etanolo.

Avevamo già parlato di come i rifiuti alimentari costituiscano un serio problema economico (prima di divenire sociale, nel caso Campano), essendo oggetto di petizione. In questo blog sponsorizziamo senza esitazioni la pirolisi, perche al contrario dell’incenerimento valorizza realmente la materia.

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Cicli vitali 08 – I sacchi di plastica

15 maggio 2007 Nessun commento

Originale in francese

Visione d’insieme

I primi sacchetti di plastica sono apparsi negli Stati Uniti nel 1957, cui hanno fatto seguito i sacchi dell’immondizia alcuni anni più tardi. La loro produzione è esplosa verso la metà degli anni 70, quando un nuovo metodo di fabbricazione, poco costoso, permise ai commercianti di dare sacchetti di plastica invece delle usuali borse di carta. Oggigiorno, la leggerezza, il costo ridotto e la resistenza all’acqua hanno fatto dei sacchetti di plastica uno degli oggetti fra i più onnipresenti al mondo. Da 4 a 5 trilioni (10^12) ne sono stati prodotti solo nel 2002.

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Matter matters too! 02 – La Fine dell’Età del Fuoco

Esskaleh

Curato dal tavolo tecnico promosso dai ministeri dell’Ambiente e dell’Innovazione, il 24 aprile è stato presentato il Rapporto conclusivo della commissione per le migliori tecnologie di gestione e smaltimento dei rifiuti.

Tempi rapidi

La commissione interministeriale era stata annunciata dal ministro Pecoraro Scanio l’11 gennaio 2007 al termine del vertice di Napoli tenutosi a Castel dell’Ovo sul tema dell’emergenza rifiuti.
Contenuti

Il rapporto presenta una ricognizione delle migliori tecnologie disponibili per una corretta gestione del ciclo dei rifiuti sul fronte della riduzione a monte dei rifiuti, del recupero, della raccolta differenziata e degli impianti di smaltimento finale…

….e si evince che la tecnologia vincente è la DISSOCIAZIONE MOLECOLARE (vedi 1 e 2).

L’audio su Radio Radicale.

Cicli vitali 06 – Le scarpe da ginnastica

16 aprile 2007 Nessun commento

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Foto: David Bebber (*)

Quando non sai più dove andare, guarda da dove vieni
Proverbio africano

Prosegue la rassegna dei cicli vitali da l’Etat de la Planète.

Le scarpe da ginnastica sono il simbolo dell’economia consumistica mondiale. Sono fabbricate nei paesi poveri e, quasi sempre, vendute ai ricchi. Rappresentano l’icona della velocità e del successo. Quasi l’80% delle scarpe da ginnastica vendute dalla Nike, la prima azienda del settore, con vendite che ammontano a 9 miliardi l’anno, non vengono usate per attività sportive.

La maggior parte delle scarpe da ginnastica dopo qualche mese sono considerate da buttare, poiché la suola in EVA risulta schiacciata e priva dello spessore iniziale. Anche se il resto della scarpa è in buono stato verrà comunque gettata. Un nuovo modello Nike, la Mayfly (costo 45 US$) è concepita per durare fino a 100 km, che vengono percorsi in 5-7 ore di cammino.

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Matter matters too! 01 – Rifiuti alimentari

21 marzo 2007 1 commento

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Foto da fotocommunity

Dealing with food waste in the UK è uno splendido rapporto con cui iniziare una serie di post sul Ciclo dei Materiali, intitolabile, in onore di Georgescu, “Matter matters too!”

Articolato su 65 pagine, il rapporto, prodotto da Eunomia Research and Consulting rappresenta una summa delle conoscenze Europee in materia di raccolta di scarti alimentari che, pur rappresentando un’ampia frazione dei rifiuti, sono solo in minima parte riciclati, causando un forte onere nei bilanci comunali.

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30 % del cibo buttato, lo studio Inglese

Mediterran food

Foto da Fotocommunity

Le anticipazioni del rapporto sui rifiuti alimentari del WRAP (Waste & Resources Action Programme) del governo inglese quantificano bisogni, si analizzano comportamenti e si propongono tecnologie già possibili, in materia di consumi alimentari.

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Micro-raffineria per rifiuti domestici

Michael R. Ladisch Direttore del Laboratorio Energie Rinnovabili della Purdue University dell’Indiana sta sviluppando un digestore flessibile che ricicla resti di cibo, carta e plastica in carburante, il cui unico sottoprodotto è della cenere.

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Lezioni Zen 04 – Liquori ed Etanolo, CO2 di Tokyo e Trasparenza forzata per le Imprese

27 dicembre 2006 Nessun commento

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Foto da Fotocommunity

Liquori ed Etanolo

Mitsui Engineering & Shipbuilding Co, (MES) annuncia di aver ricevuto un ordine per la costruzione di un impianto di riciclaggio per gli scarti dallo shochu, un liquore giapponese distillato, dall’Associazione per il riciclaggio di Saito (SRA) della prefettura di Miyazaki. L’impianto riciclerà gli scarti generati durante la produzione dello shochu dall’orzo o dalla patata dolce in materiali per il foraggio, concentrando ed asciugando gli scarti di produzione stessi.

L’impianto può trattare fino a 100 tonnellate di sedimenti al giorno, contribuendo ad impedire l’inquinamento marino causato dalla loro eliminazione nell’oceano. In questa fabbrica, quasi tutti gli ingredienti attivi sono separati dai sedimenti di shochu, concentrati ed essiccati, sono riciclati in etanolo da mescolare con benzina, o in materiali per l’alimentazione.

MES progetta di stabilire un servizio permanente di soluzione life-cycle (LSS) dal trattamento dello scarto del shochu all’utilizzazione dei materiali riciclati. Inoltre concentrerà la sua attività di ricerca e sviluppo per attrezzature ambientali e vari sistemi per la riduzione delle difficoltà ambientali onde contribuire alla realizzazione di una società orientata al riciclaggio.

La CO2 della municipalità di Tokyo

Il governo metropolitano di Tokyo (TMG) ha recentemente annunciato di aver ridotto le emissioni di gas ad effetto serra (GHG) del 3.3 per cento dai livelli del 2004 (74.446 tonnellate), raggiungendo cosi’ un livello di 2.203.560 tonnellate equivalenti CO2. Il TMG sta attuando un programma di riduzione delle emissioni per contrastare il riscaldamento globale, e mira ad una riduzione del 10 percento delle GHG per il 2009 dai livelli del 2004. Genera circa 3 per cento delle emissioni totali di GHG a Tokyo.

Il progetto della TMG include diverse misure per il risparmio energetico, quali: (1) apparecchi a basso consumo; (2) sistemi di monitoraggio del consumo di elettricita’ in 30 edifici pubblici; (3) sostituzione dalle lampadine incandescenti con diodi luminescenti; (4) motori ed invertitori avanzati per i treni; (5) sistemi ad energia solare negli impianti di purificazione dell’acqua di Asaka, di Misono e di Ozaku ed incenerimento a temperatura elevata del fango negli stabilimenti di trasformazione delle acque reflue per ridurre le emissioni di ossidi di azoto (N2O).

Trasparenza dell’informazione energetica per le aziende

Il 5 ottobre 2006, la corte distrettuale di Nagoya ha ordinato al governo la pubblicazione delle informazioni sul consumo di elettricità e di combustibile di quattro grandi impianti industriali: Nagoya Works della Nippon Steel Corp.; Yokkaichi Complex della Tosoh Corp.; e due fabbriche (a Yokkaichi a Shiojiri) della Mitsubishi Chemical Corp. Questo giudizio à stato reso su una delle tre cause intentate contro il governo nazionale da Kiko Network, un’organizzazione non governativa (“kiko” = clima), che opera per la pubblicazione dei rapporti energetici delle principali aziende.

Secondo la legge sull’uso razionale dell’energia, le grandi fabbriche sono obbligate a comunicare il loro consumo annuale di elettricità e di combustibile al governo. Nel 2004, la rete di Kiko ha chiesto al governo di pubblicare i rapporti per l’anno fiscale 2003 riguardanti le fabbriche di Tipo 1 (i più grandi emettitori), ma per 753 impianti, il 15% del totale, non sono stati resi pubblici. Tenendo conto che questi dati sono essenziali per le misure contro il riscaldamento globale, la rete Kiko ha invitato il governo a cambiare la sua decisione di non pubblicare le informazioni su quelle facilità ed ha intentato tre cause, come cause-modello, nelle corti distrettuali di Nagoya, Osaka e Tokyo in 2005. Nel caso di Nagoya, la rete ha chiesto la rilevazione dei dati su nove impianti manufatturieri sotto la giurisdizione dell’ufficio di Chubu del Ministero di economia, commerciale e dell’industria.

Inizialmente, il ministero aveva ribadito che la pubblicazione avrebbe minato il vantaggio competitivo delle aziende, ma nel mese di maggio 2006 quando la causa era ancora in corso, il governo ha cambiato la sua decisione riguardo a cinque dei nove impianti nella causa di Nagoya. Inoltre, i rapporti di 326 ulteriori impianti nel resto del paese sono stati resi pubblici da luglio 2006. Includendo alcuni impianti rilevati prima di allora, i dati su un totale di 340 impianti sui 753 d’origine sono ora aperti al pubblico.

Risulta ora evidente che le emissioni di anidride carbonica (CO2) di 200 grandi impianti, compresi quelli i cui i dati non sono stati rilevati, rappresentano più della metà delle emissioni totali del CO2 del Giappone. La rete di Kiko prevede che la vittoria legale a Nagoya imprima un’accelerazione decisiva agli sforzi futuri per combattere il riscaldamento globale.