Archivio

Posts Tagged ‘decrescita’

Il picco del metano

30 gennaio 2012 Nessun commento

Quando arriva la prosperità, non usarla tutta. Confucio

 

Picco del petrolio e decrescita sono dei concetti collegati. Il primo da Hubbert a Bardi passando, per Heinberg e Campbell, non smette di avvertirci che Olii petra è una risorsa finita – lo stoccaggio di energia rinnovabile (vegetale ed animale) in forma di minerale in un processo della durata milioni di anni.

La decrescita è una visione “eretica” dell’economia, che postula un legame molto forte della crescita economica con il consumo di energia fossile e minerali e delle materie prime. Georgescu-Reogen per primo ipotizzo che fosse necessario impostare un programma bioeconomico minimale finalizzato a guidare, più o meno “dolcemente” le economie del mondo ad una minimizzazione del consumo di risorse non rinnovabili (energia e minerali) finalizzato a nutrire il maggior numero di persone con agricoltura biologica.

Il picco è quindi un argomento della teoria della decrescita che permette di evidenziare come l’uso (la crescita del consumo) di energia e materiali sia stata la conditio sine qua non della crescita del capitale, posto che il lavoro sia mantenuto a livelli di (poco sopra la) sussistenza.

Capitale, lavoro, energia e materiali (KLEM) sono gli input, o fattori di produzione, dell’economia standard (chiamata anche “neoclassica” o marginalista). La funzione di produzione lega il prodotto Q – il PIL a livello nazionale – secondo una funzione:  Q = f(KLEM). A lungo economia ed econometria hanno trascurato E e M.

L’economia standard postula la ricerca di sempre maggiore produttività per ognuno di questi input, che devono essere remunerati quanto la loro produttività marginale: quanti € porta una unita di KLEM. Per l’economia eretica KL non sono input ma fondi che mirano alla propria riproduzione, solo EM sono input intermedi, che vengono distrutti o modificati nel processo produttivo (vedi).

Storicamente, finito lo schiavismo e affermatisi (+o-) i diritti dell’uomo, l’economia moderna, basata sui servizi, ha messo moltissima parte della popolazione in attività che non generano molto Pil. Perche settori dove il rapporto input output e rigido: 1 computer= 1 persone; un maestro=max40 allievi; 1 dottore = 1 malato ogni mezz’ora, ecc.

Oltre ai servizi pubblici, come scuole ed ospedali, infatti, il cittadino Istat-censito difficilmente lavorerà in una fabbrica o sui campi, producendo qualcosa. Spesso la trasporta da un posto all’altro, più spesso produce carta, bit, burocrazia o cultura…

Ne consegue che la produttività del lavoro è bassa secondo l’economia standard ed infatti i salari reali sono rimasti agli anni ’70.

Ad oggi, nonostante i bassissimi salari, la crisi attuale é, secondo tutti dovuta al debito ed alla mancata crescita (PIL fermo) che ha aumentato il debito/PIL. La mancanza di crescita é dovuta secondo me alla fine del petrolio a 20$/barile. Secondo altri alla bassa produttività di L?!

In ogni caso, crisi del debito e mancata crescita stanno causando/essendo/rivelando una enorme recessione. Di cui non si vede la fine. (Sempre secondo me) per la semplice ragione che non si vede “cosa” crescerà del 10%/anno!

Risulta difficile immaginare come continuare a produrre,  consumare ed inquinare come prima. LEGGESI: a produrre cose inutili a due lire, per persone che non hanno più i soldi per comprarle (ammesso che la presa di coscienza ritardi ed il lavaggio cerebrale mediatico-pubblicitario continui a funzionare a lungo e per molti).

dopo il sermone…

Un evidente segnale recente della gravità della recessione in atto é la diminuzione dei consumi di gas naturale. Metano che viene consumato dalle imprese per fare elettricità, calore e produrre materiali (oltre che dalle famiglie per scaldarsi).

Consumi di metano (fonte: Mse)

I dati indicano un calo simile a quello del 2009.

Questi secondo gli esperti del settore sono dati completamente “neri”, non solo perche confermano la recessione in atto, ma in quanto la generale diminuzione dei consumi mette:

in ginocchio tutti quelli che lavorano nel settore dell’energia, grandi, medi e piccoli, molti a rischio di sopravvivenza“.

…e venne spontanea una riflessione:

Ma è un bene massimizzare il consumo, voler far crescere la produzione di beni, l’elettricità, i materiali intermedi che servono a produrre beni che non durano, a trasportarli per centinaia di km, a raffreddarli, scaldarli, per poi…buttarli in discarica?

Oggi, credo veramente che un ripensamento dal fondo del processo economico non sia uno sfizio filosofico.

Nessun bene dovrebbe essere prodotto né per massimizzare il numero, né per minimizzare i costi. La produzione è una coperta corta o aumenti il consumo di energia o i materiali o riduci lavoratori e salari o riduci il capitale (macchine) impoiegato e fai lavorare i bambini o…

Proposta (se io fossi…): si riparta dai trasporti su ferro, si creino reti ciclabili per diminuire petrolio ed inquinamento delle città; si razionalizzino i servizi alla persona per il lavoro giovanile; si massimizzi il recupero dei materiali ed il rimboschimento, sia reso obbligatorio il porta a porta nelle grandi aree urbane.

Approfondimenti |

A che punto siamo con la crisi, di Antonio Turiel

C’era una volta l’economia, di Geminello Alvi

…o la decrescita della difesa?

28 luglio 2011 Nessun commento

La calma è la vigliaccheria dell’anima. Lev Tolstoj

Quando hai paura di qualcosa, cerca di prenderne le misure e ti accorgerai che è poca cosa. Luciano De Crescenzo

Foto | Wattletree

Il titolo, che allude al post precedente, è provocatorio, ma sicuramente corrisponde ad una ambizione rivoluzionaria: diminuire le armi e la loro produzione, acquisto e diffusione tra lapopolazione, in armonia col primo punto del Programma Bioeconomico Minimale proposto da Georgescu-Roegen 30 anni fa.

Non si tratta solo di progreessivamente diminuire la spesa per la difesa, ma anche di velocemente togliere le armi da fuoco dalle case, lasciando – ovviamente – la dotazione alle forze di sicurezza.

In un senso interiore di difesa, inoltre, credo sia utile identificare ed analizzare, per, possibilmente, decrescere-controllare quel sentimento da assediati che porta la maggioranza di noi, quando può, a scegliere il posto esclusivo per essere distante dalla massa.

All’inverso della democratica, orizzontale, sicurezza, che ci dovrebbe garantire la società dell’informazione capillare e gratuita, infatti, continuiamo a sentirci protetti meglio quando siamo dietro a muri, cancelli e vetri blindati. E’ un sentimento da castello assediato, da Masada, che chiunque possegga una villa o un terreno a anche un posto auto conosce benissimo.

Ma basta vedere la primissima città, Çatalhöyük, dove si entrava in casa si entrava dal tetto per ragioni difensive per capire da dove veniamo…

La frammentazione dello spazio ha portato alla scomparsa della vita in strada: non esistono più i cortili condominiali, tutto viene murato, recintato, sorvegliato e si può solo consumare prodotti in luoghi privati.

Tempo fa avevo proposto alcune soluzioni per la mobilità urbana a Roma e, alle conclusioni, parlavo della necessità di aprire i cortili condominiali e le aree verdi non attrezzate (i “camponi” di Roma).

Volendo proporre dei temi pratici per la decrescita, suggerisco:

  • le cancellate, i muri e le recinzioni che limitano la mobilità e il contatto umano
  • il numero e lo stipendio dei rappresentanti politici, che alimentano le clientele, la corruzione e la prostituzione
  • le armi
  • la pubblicità televisiva
  • le sovvenzioni pubbliche al trasporto su gomma, all’industria di ferro, cemento energia e vetro e all’agroindustria (vedi)
  • il limite di velocità (vedi) e segnaletica stradale.

Questo allo scopo di volgere le risorse in favore del fattore di produzione lavoro a scapito del capitale (Tobin Tax). Attività ad alta intensità di manodopera potranno essere volte al riassetto idrogeologico, alla realizzazione del ciclo integrato dei rifiuti, alla gestione delle risorse idriche, al recupero dell’artigianato, delle produzioni alimentari di qualità, così come all’educazione ambientale (mediante incentivazione di ricerca ed insegnamento).

Perché…

SCHEMA

Growth vs. Degrowth? Or from capitalism to Labouromics? (a Roegenian perspective).

We dealt with classical (mainstream) economics, assuming scarce energy and materials could be dealt with technical progress. And capital(for)-energy substitution. Empirical evidence points to low substitution.

The Degrowth vs. Agrowth debate (Kallis and Van denBergh, 2010, 2011) agrees on:

labour total hours decrease to 35 hours weekly,

Tobin and carbon tax, to lower financial speculation and carbon emissions respectively.

But there is necessity to grow trains and trams infrastructure. It can be done through a proper legislative program to alllow community-based fiscal policy systems. These will also be central for the waste and water management at regional level.

On a chemical energy scheme societies will have to degrow carbon and grow hydrogen use. Resources will have to be directed to energy storage projects aimed at showing local self sufficiency for energy, food, water and waste.

Renewable fuel for cars will increase support for hydrogen production projects. The coupling of renewable local hydrogen and community funded fuel cell engines in transport and stationary applications will power local industry and handicraft.

Down-to-earth, literally, the terra preta concept shapes the world of needed close circle of food, energy and, in general, materials handling in front of us.

Where available (Tuscany, again, but Lazio also) geothermal will change the “standard” solar/eolian pattern of renewable energy landscape…

Photo by landscaper (infatti…)

Risorse

Georgescu-Roegen – Thermodynamics and we, the humans 1993

Stiglitz – Georgescu-Roegen versus Solow/Stiglitz 1997

In difesa della decrescita

28 aprile 2011 Nessun commento

Foto | Zbigniew Galucki

Iniziamo con dei brani tratti dagli ultimi numeri di Ecological Economics.

(Kallis – In defence of degrowth 2011)

[...] il problema non è la psicologia individuale degli “avari capitalisti”, ma un sistema che strutturalmente richiede un comportamento avido. La crescita non è una opzione, ma un imperativo derivante dalle istituzioni di base, cui l’uso della proprietà privata è collaterale, il debito, i tassi d’interesse e il credito e la competizione “vivi o muori” delle aziende per il profitto e le quote di mercato (le aziende che mirassero allo “stato stazionario” nei profitti sarebbero eliminate dal mercato dalla concorrenza).

(Alier et al Sustainable de-growth 2010)

Il paradigma economico dominante ricompensa “più” consumo invece di “migliore”, gli investimenti privati al posto dei pubblici, fatti su capitale manufatto piuttosto che naturale. Questa tripla distorsione auto-rinforzante si sono inchiavardate nella mentalità sociale per promuovere una nozione prometeica di crescita crematistica. Associato con il “mantra” liberale della supremazia dei mercati per promuovere la prosperità mediante un’ efficienza sempre maggiore, la prassi di questo modello economico si basa sulla privatizzazione dei  beni e servizi pubblici tradizionali ed il rafforzamento della globalizzazione economica attraverso strutture di governance internazionale, del calibro del FMI, l’OMC e la Banca Mondiale.

Per, poi, risalire alla fonte della decrescita: Nicholas Geoergescu Roegen, che nel 1977 – Inequality limits and growth from a bioeconomic viewpoint diceva:

[...] la termodinamica, ci insegna non solo che la materia-energia non può essere creata o distrutta, ma anche che la materia-energia disponibile viene costantemente ed irreversibilmente degradata in “scarto”, una forma inutile per gli interessi umani. E’ in queste leggi della termodinamica che si trova la radice della scarsità economica. In fatti, la termodinamica è la fisica del valore economico, come disse Sadi Carnot nel suo memoir del 1824. Poiché in un mondo dove le leggi della termodinamica non valessero, la stessa energia potrebbe essere usata continuamente e nessun oggetto si consumerebbe mai.

Nell’articolo G-R enuncia delle ricette per ridurre l’impatto sul pianeta della dipendenza dell’uomo moderno dai comportamenti consumistici e, in definitiva, dalla crescita:

1) riportare la popolazione ad un livello che possa nutrsi con agricoltura biologica;

2) abbandonare il principio dello scontare il futuro alla base della teoria delle risrse naturali di Hotelling: l’umanità come entità quasi immortale non può ridurne l’importanza come un individuo singolo;

3) invece di applicare il principio della massima utilità, le politiche in materia di risorse naturali, in relazione alle generazioni future, devono  impiegare quello della minimizzazione dei rimorsi.

(C’è anche chi dice che sono tutte stronzate..)

Pensando che non lo siano (in a leap of faith)…e cercando strumenti utili a capire (e gestire) la transizione presente, troviamo l’utile analisi delle politiche possibili quando un paese si trova DOPO IL PICCO DEL PETROLIO di Jörg Friedrichs in Peak oil impact on different parts of the world, il quale identifica 3 possibilità, basandosi su esempi storici del XX secolo:

  • Predatory militarism: Japan, 1918–1945
  • Totalitarian retrenchment: North Korea, 1990s
  • Socioeconomic adaptation: Cuba,1990s

Andando direttamente…a Cuba, leggiamo:

Cuba ha affrontato un serissimo stop delle forniture di energia nel 1990, simile a quella vissuta dalla Corea del Nord. Semmai, lo shock cubano fu più grave: la CIA stima la diminuzione delle importazioni di carburante tra il 1989 e il 1993 nell’ordine del 71% (citato in Briquets Diaz e Perez Lopez, 2000: 250). Gli approvvigionamenti energetici sovvenzionati da parte del blocco sovietico cessrono completamente.

Nel 1990, Fidel Castro fu costretto a proclamare l’emergenza nazionale, denominandola “Periodo Speciale”. La crisi devastò l’intera economia cubana. Le macchine arruginivano per mancanza di combustibile e pezzi di ricambio. Il trasporto pubblico e privato piombarono nel caos. I lavoratori avevano difficoltà ad arrivare su posto di lavoro. Le fabbriche e le famiglie sono state colpite da imprevedibili black-out in tutta l’isola (Perez-Lopez, 1995: 138-140). Come nella Corea del Nord, gli effetti più dolorosi si sono fatti sentire nel settore alimentare. L’apporto nutrizionale del cubano medio – in particolare per proteine e grassi – è sceso notevolmente al di sotto del livello dei bisogni umani fondamentali (Alvarez, 2004:154-169). I consumatori fecero ricorso alla buccia di pompelmo tagliata come surrogato della carne bovina, alcune persone cominciarono ad avere polli nei loro appartamenti o ad allevare bestiame sui balconi (Perez-Lopez, 1995:138).

Tuttavia, la gente di Cuba non conobbe la malnutrizione o la carestia; i senza casa e le gangs di ragazzi di strada che si nutrono di cadaveri non apparvero nelle città cubane. Così come violenza, crimine e disperazione non divennero enedemici [...] un netto contrasto con la situazione della Corea del Nord, dove la carestia ha ucciso il 3-5% della popolazione.
Il vero miracolo fu fatto dalla popolazione cubana che, contro tutte le avversità, andò avanti grazie alla coesione sociale al livello locale. Nonostante Cuba sia fortemente urbanizzata, il tipico barrio è un villaggio urbano. Le famiglie sono strettamente inglobate nella vita di vicinato. La maggior parte delle famiglie hanno vissuto nella stessa casa per generazioni e si tratta di famiglie estese, con zii, e cugini.
Non si vuole idealizzare: le famiglie rimasero nelle loro case perche il regime congelò la proprietà individuale dopo la Rivoluzione e le persone sono ammassate in spazi ristretti perche è tutto quello che hanno. Il regime ha investito nello sviluppo comunitario non tanto per creare un collante sociale quanto per mantenere il controllo politico. Tuttavia, [il risultato] è un fatto che la maggior parte dei Cubani può contare sulla propria famiglia, amici e vicini. Questa solidarietà locale, o ‘capitale sociale’, ha aiutato i Cubani durante il “periodo speciale”.

Le conoscenze tradizionali sono state decisive per nutrire la popolazione. Nonostante quasi tutti i terreni furono collettivizzati dopo la Rivoluzione del 1959, circa il 4% dei contadini Cubani mantenne i loro appezzamenti. Un altro 11% venne organizzato in cooperative private (Burchardt, 2000). Le fattorie indipendenti erano più resistenti alla crisi delle fattorie dello Stato poiché operavano con meno energia e componenti chimici. I contadini indipendenti avevano mantenuto le conoscenze tradizionali che ora potevano essere riscoperte. Altri contadini si mossero dalle fattorie statali verso le aree urbane, diffondendo le conoscenze utili all’autosufficienza alimentare e all’agricoltura urbana.
Quello dell’agricoltura urbana è un movimento fai-da-te, facilitato dalla disponibilità di conoscenze tradizionali combinate con tecniche organiche e la rustica ingenuità, caratteristica dei Cubani.
Appezzamenti abbandonati tra palazzi di cemento o nelle periferie divennero orti biologici. La popolazione occupò gli spazi disponibili vicino alle case per coltivare frutta e ortaggi. Alla metà degli anni 90 si contavano centinaia di Club Agricoli registrati solo a L’Avana. Come racconta un coltivatore: “...scambiammo i semi, le varietà, e le esperienze. Conquistammo un senso ed uno spirito di aiuto reciproco, solidarietà ed imparammo la produzione agricola” (citato in Carrasco ed altri, 2003:98).

Ovviamente, la svolta di Cuba verso un’agricoltura “a basso input” non avvenne grazie ad una coscienza ecologica, ma alla stretta necessità.

Dalla seconda metà degli anni 1990, quando la situazione economica è migliorata e gli inputs industriali sono tornati ad essere disponibili, Cuba ha iniziato un ritorno all’agricoltura industriale. E’ comunque incoraggiante notare che, durante la prima metà degli 1990, i cubani sono riusciti a gestire ed attenuare un terribile shock dell’offerta di  risorse, grazie ad un eccezionale ethos comunitario. Il confronto con la Corea del Nord dimostra che ciò non fu cosa di poco conto.

Per approfondire perche la transizione/picco del petrolio ed altri materiali, vedi: Entropia, picco del petrolio e Filosofia Stoica

I 6 mesi che cambieranno il mondo (dell’auto)

16 settembre 2010 2 commenti

Your reason and your passion are the rudder and the sails of your seafaring soul.
La ragione e la passione sono timone e vela della nostra anima navigante
Kahlil Gibran

Le statistiche sulle automobili sono tra le più attese e, quando escono, le guardano i politici, gli imprenditori, i benzinai e…i ciclisti!

Sono brutte (meno che per gli ultimi).

Prosegui la lettura…

La Banca Mondiale dice: decrescita

Non c’è nulla interamente in nostro potere, se non i nostri pensieri. Cartesio

Nel 2009 il Pil mondiale diminuirà. E’ la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale. La previsione, fosca secondo quasi tutti i commenti, viene proprio dagli alfieri della crescita, la Banca Mondiale, nata per “far crescere” il mondo.

Nella nota, fatta per i Ministri delle Finanze del G20 di sabato prossimo, viene sottolineato come la crisi, originata dai titoli tossici (vedi video su Piccolo Socrate) si sta ripercuotendo drammaticmente sui paesi in via di sviluppo.

Prosegui la lettura…

Il bioeconomista, il sorvolo del presente

27 ottobre 2008 1 commento

finemorning

Foto | king 1024

A hundred years from now, everyone will be eating what we today would define as organic food, whether or not we act. But what we do now will determine how many will be eating. Richard Heinberg.

All’inizio degli anni 90 lessi su un noto manuale di economia undergraduate la frase seguente, un chiaro monito contro qualsiasi intervento sui prezzi: “Oltre ai bombardamenti, solo il controllo degli affitti (stile “Equo Canone”) può degradare completamente interi quartieri“. Guardando i reportages dagli Stati Uniti del Tg3, dove interi quartieri sono abbandonati, viene da esclamare: Almeno prima un proprietario ed un affittuario c’erano!

E’ come se il capitale si fosse auto svalutato: volendo essere (o darne l’illusione) tutti capitalisti, il valore del capitale si trova “inflazionato”. Il sogno americano di questi anni, una casa di proprietà (quasi) per tutti, ciò fino alla “lower-middle class”, fondato su una rischiosissima scommessa sulla crescita futura di tutto, svanisce in questo autunno 2008.

Prosegui la lettura…

Perche la sinistra…il chiasmo del rosso e del verde

7 giugno 2008 1 commento

tdg

L’articolo del Prof. Ruffolo Ma perché la sinistra dovrebbe vincere? è bellissimo. Lucido e saggio. Leggendolo, sembra di vedere la recente sconfitta del PD su un campo di battaglia concettuale. Un dipinto in cui agiscono carnali legioni di elettori italiani, oggi appartenenti ai vari partiti. Manovre a pinza nei dibattiti di piazza delle cavallerie/ideali degli italiani di sinistra e di destra a formare un chiasmo di valori e politiche, presenti e passate che, intuitivamente, spiega benissimo l’attuale impedimento della sinistra d’incarnare il consenso della maggioranza. E’, forse, la causa primaria del rallentamento del progresso economico mondiale.

Prosegui la lettura…

La decrescita nei trasporti, analisi del King report

26 ottobre 2007 Nessun commento

Come precendente segnalato, è uscito in Gran Bretagna il rapporto del Professor Julia King, che, su mandato governativo, ha prodotto la prima parte di un Report sulle strategie per l’abbattimento delle emissioni nei trasporti su strada.

Il lavoro è, in un certo senso, l’applicazione del rapporto Stern, L’Economia dei Cambiamenti Climatici, ai trasporti. Il tema affrontato è la stabilizzazione delle emissioni derivanti dai trasporti su strada in un’analisi costi benefici da oggi al 2030.

Si articola in due sezioni. La prima tenta di rispondere alla domanda: “Cosa possiamo fare per abbattere le emissioni di gas ad effetto serra nei trasporti su strada del 60% nel 2030?”

La seconda parte, che uscirà nella primavera del 2008 dovrebbe fornire risposte del tipo: “Signori politici, ecco cosa dovreste fare”.

Il Rapporto King è un lavoro ben fatto, che affronta il problema più scottante dei nostri tempi. I trasporti stradali infatti sono un settore a bassissima efficienza, strategico per la politica e per l’economia e con le emissioni in forte aumento.

La risoluzione della questione di stabilizzare le emissioni da gas ad effetto serra nel settore non è affatto scontata poiché non si intravede una chiara strategia né al livello dei carburanti né delle tecnologie motoristiche.

Alla prospettiva ambientale, che ormai lega i danni prodotti dai trasporti alla dimensione planetaria dei cambiamenti climatici, e non solo più ai (pur gravissimi) danni dell’inquinamento locale, si unisce inoltre quella dell’esaurimento delle risorse petrolifere (vedi: Peak Oil the Supply Outlook).

Ci ho riflettuto un po, ecco qualche idea nel documento di seguito

Elementi_decrescita_auto_King_report

Approfondimenti

- The Eddington Transport Study, di Sir Rod Eddington per il Ministero dei Trasporti (dicembre 2006)
Beni_km&PIL

- Towards a Sustainable Transport System (pagg 90), del Ministero dei Trasporti (30 ottobre 2007).

AGGIORNAMENTO

Qualora qualcuno avesse memoria degli “Elementi di decrescita”, Il Brent era a 84.71$/barile, Ugh!

La decrescita della segnaletica stradale

14 settembre 2007 2 commenti

Serpentina

La città di Oosterwolde nella foto.

In spite of the apparently anarchical layout, the traffic, a steady stream of trucks, cars, buses, motorcycles, bicycles and pedestrians, moved along fluidly and easily, as if directed by an invisible conductor…

E’ iniziato tutto a Drachten in Olanda: niente pannelli, niente semafori, ne marciapiedi. Ora l’esperimento viene ripetuto nella tedesca Bohmte dove si sta abolendo la segnaletica stradale.

L’idea è di Hans Monderman, il pioniere della teoria dello spazio condiviso, che, in maniera controintuitiva, propone di incentivare l’auto-responsabilizzazione alla guida, sgomberando il campo visivo.

Questa iniziativa rivoluzionaria non è frutto di improvvisazione, ma di un’idea semplice: il comportamento degli automobilisti non cambia aggiungendo e mettendo più segnaletica (da leggere), ma facendo riflettere chi guida, spingendolo a capire la condizione/situazione della strada in cui si trova, senza indicazioni.

Infatti nei paesi “disciplinati” da una segnaletica onnipresente, non si riflette più alla guida! Stop-go, ecc.

Non resisto a definire l’idea geniale.

Prosegui la lettura…

web development