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Complessi rifiuti

10 gennaio 2014 Nessun commento

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Foto | Luzinterruptus

La vicenda dei rifiuti di Roma, esempio di malaffare italiano, è perfetta sia per capire l’insostenibile disecologia del sistema attuale che per proporre la semplificazione e la decrescita necessarie.

La mondezza non esiste(va), ma il sistema Manlio Cerroni di Malagrotta basato sul tutto in discarica, o quasi, è evoluto in un’industria di grandi dimensioni e complessità.

Il prodotto di una commistione malata pubblico/privato basata su un assistnzialismo finto keynesiano. Infatti, a Roma, in nome del quieto vivere dagli anni delle Olimpiadi e, più recentemente, con lo spauracchio di Napoli, si è di fatto sovvenzionata un’industria  malata di legalità e gigantismo.

Sindaci di destra e di sinistra hanno aiutato l’Avvocato Cerroni, con l’indolenza dei Romani, a massimizzare il prodotto – kg e m3 di rifiuti – ingerendo terreni e soldi pubblici per fame di capitale (macchine, camion, uffici), lavoro ed energia.

…A gloria delle funzioni di produzione care a noi economisti, eccoci con la discarica più grande d’Europa!

La realtà è che i rifiuti devono decrescere!

Come le auto, i motorini, la televisione e le nostre ore sullo schermo.

Come?

Comunicando urgentemente al Sig. Rossi che:

  • si tolgono i cassonetti ingurgita-illegalità e leva spazio vitale
  • si differenzia tutto
  • si separa l’umido che torna agli orti di quartiere dove i pensionati insegnano ai nipoti come funzionano i vermi

Grillo e la decrescita

28 febbraio 2013 1 commento

Meeresstrand mit altem Boot

Il mio obiettivo, sin dall’inizio, era di rimpiazzare il motore a scoppio, proprio nel senso di toglierlo dalle strade. Geoffrey Ballard

Il Movimento 5 stelle, di cui Grillo è – ufficialmente – portavoce nazionale rappresenta da alcuni giorni una realtà radicale e radicalmente nuova nel panorama politico italiano. Intendo riassumere alcuni passaggi dell’evoluzione del pensiero (ed azione) del suo fondatore, di cui uno per conoscenza diretta. Sono un elettore del PD, non segue una critica ma la condivisione di elementi che ritengo utili ad una possibile riflessione sia da parte del M5s che del suo “naturale” alleato oggi, il PD.

Beppe Grillo in quanto comico-serio ha criticato da oltre 20 anni in maniera feroce e secondo me azzeccata, i vizi della politica italiana. Specialmente da quando è stato escluso dalla televisione e quindi portato a guadagnarsi il pane con spettacoli nei teatri, il suo messaggio ha acquisito una dimensione nuova: non solo “dovevano andare tutti a casa”, si doveva ripensare il modello economico in generale.

Ben ricordo il ragionamento dell’acqua in bottiglia (qui il ciclo) che viaggia su camion pieni solo all’andata e vuoti al ritorno. Una follia per un bene disponibile quasi gratuitamente che – però – pesa 1 litro al kg e il cui trasporto consuma moltissimo carburante, distrugge le strade (oltre ad intasarle) ed inquina l’acqua di falda.

NB L’acqua, secondo i dati Nielsen da scanner della GDO è il bene più venduto in Italia per fatturato!

Tuttavia, all’inizio nel messaggio di Beppe vi fu una critica radicale alla tecnologia in se, con distruzione dei computer sul palco: un luddismo a favore di artigianato ed agricoltura biologica, presumo.

Verso la metà degli anni ’90 venne alla luce un discorso più articolato su energia ed inquinamento. Si riconsiderava l’industria. Erano possibili tecnologie intelligenti e “buone” per produrre energia o auto pulite. Venivano mostrate immagini di auto elettriche a batteria ferme nei musei o dei prototipi (francesi?) da 1 litro/100km. In seguito, Beppe scoprì un agricoltore svizzero che produceva idrogeno con pannelli fotovoltaici sul tetto di casa per alimentare un furgone.

L’idrogeno: il sogno autarchico sull’energia. Il web ed il mondo interconnesso di Casaleggio stavano per arrivare.

Respirando sul palco dal tubo di scappamento del furgone Grillo intendeva dimostrare che era possibile autoprodurre un carburante rinnovabile, con energia rinnovabile. Tutto il ciclo era totalmente pulito.

Non era esattamente così.

Un dirigente della DeNora, storica fabbrica di elettrolizzatori milanese, fondata da Oronzio, (un ragazzo del 99), che in quegli anni estendeva le sue attività all’uso dell’idrogeno nelle celle a combustibile, gli spiegò che stava respirando degli ossidi di azoto (NOx) prodotti dalla unione di azoto e ossigeno nella camera di combustione del motore ad alte temperature.

Meglio dunque una fuel cell dove la stessa ossidazione dell’idrogeno avviene elettrochimicamente ed a 70°C e l’unica emissione è vapore acqueo! Gli venne così prestata una cella a combustibile per i suoi spettacoli e anche promuovere una tecnologia promettente per auto a zero emissioni. Era la fine degli anni ’90. I costi di sviluppo della tecnologia hanno ritardato, non ridimensionato, la promessa delle fuel cell, infatti, tutte le aziende automobilistiche (a parte la Fiat, che punta sul metano) ne hanno pianificato la commercializzazione.

Grillo non ha più parlato di carburanti rinnovabili ma solo di energia rinnovabile, reiterando un messaggio di decrescita dei trasporti e dell’economia in generale. Noi siamo sempre il paese più motorizzato al mondo.

La decrescita. Un tema a me caro, considerandomi un figlio intellettuale di Nicholas Georgescu-Roegen ed avendo come maestro il suo miglior discepolo Kozo Mayumi (cerca nel blog). Io condivido l’idea smeplice e terribile di Ivan Illich che oltre i 40 kmh i rapporti umani svaniscono!

Dunque Decrescita, ma di cosa? Di cose inutili trasportate ad alta velocità? Si, certo. No alla TAV? Non so… Sviluppo di piste ciclabili e tram nelle città, certo. Ed il trasporto privato? Prevedere spostamenti elettrici in città, magari in car-sharing. Non basta. Inoltre non considerare più l’idrogeno significa non considerare una reale politica di transizione dal petrolio in esaurimento. C’è una vision mi domando? Dico questo perche negli ultimi anni, oltre alla società a banda larga e alla democrazia liquida, mi sembra che Grillo non abbia più considerato strategie energetiche, politiche industriali o logistica.

Server, PC e cellulari necessitano di energia, poca ma affidabile e continua. Lavoro, industria e trasporti vogliono energia meccanica, quasi sempre fatta con combustibili. Così come moltissimo termico delle famiglie. Quali treni andranno ad energia eolica? Dici “No all’inceneritore”. Ok. Vediamo quanto ci si mette a fare il ciclo rifiuti-zero, nel frattempo si riempiono le discariche e si avvelena la falda acquifera.

E i rigassificatori? Serve l’alternativa-metano perche i biofuel sono morti! Il trattore a batteria non esiste. Nessuno aspira alla zappa ed alla vanga lasciando il trattore ad arrugginire. Infine, anche se si fanno leggi per gli orti urbani condivisi l’agricoltura organica sarà meccanizzata. Il più a lungo possibile. Con trattori per dissodare e treni e furgoni per trasportarle le calorie. Fino a quando si riuscirà…ad evitare l’Olduvai. Poi altro che consenso: “dal basso”  arriveranno gli affamati!

Si alla rete (che “ottimizza” oh, si!) e le relative tecnologie, ma che sia anche energetica!

Buona riflessione.

Hasta!

PS Vedi anche A Note on degrowth

Mio non-programma elettorale locale

15 febbraio 2013 Nessun commento

Summer-at-its-best-a301639520 – Principio ispiratore

La civiltà di una società (effettiva) dipende dallo svolgimento della vita sociale in luoghi pubblici, non locali privati (come ad es. Palazzo Grazioli).

Trasporti

1 – Mobilità motorizzata non inquinante • Conversione a metano delle auto pubbliche e distribuzione al dettaglio (taxi, rifiuti, furgoni, ecc.) risove l’avvelenamento del particolato diesel

2 Mobilità non motorizzata • Biciplan aree urbane, aperture in parchi e zone verdi • Dispiegamento ganci-bici (esterni su autobus, interni su tram e treni) • Pubblici ufficiali in bicicletta per miglior contatto con territorio

3Sicurezza stradale – 40kmh all’interno dei centri urbani • Minor rumore e conseguente contatto con la realtà esterna (all’abitacolo) educano ad una guida fluida e non sportiva • Ripartizione in corsie disegnate per eliminare variabilità della larghezza delle strade ed  annullare la possibilità di forti accelerazioni nei centri urbani.

Acqua e Rifiuti

4 – Ciclo idrico bene comune – Assunzione della gestione integrada delle riserve idriche mediante bonifica degli alvei dei corsi d’acqua • Accesso alle aree mediante percorsi ciclopedonali • Piantumazione di alberi • Eliminazione scarichi e carriere illegali

5 – Ciclo integrato dei rifiuti – Pubblicità sui media, stadi e scuole per educare alla raccolta differenziata obbligatoria per privati ed esercizi –> a) Vetro b) Plastica e metalli c) Carta, cartone d) Umido (compost organico che confluisce negli orti urbani condivisi e) Secco (confezioni dei prodotti)

Sicurezza e consenso

6 – Depenalizzazione droghe leggere – Mediante rigorosa quantificazione di • Impegno delle forze di sicurezza in ore/uomo a fini di repressione delle droghe leggere • Guadagni criminalità dovuti alla illiceità delle droghe leggere • Stima accrescimento di consenso e sicurezza da spostamento dell’area grigia dell’illegalità (stat int.)

7 – Lotta alla criminalità – I beni derivanti da corruzione e attività associativa mafiosa rimangono pubblici per 20 anni (leggesi 4 legislature) • Destinazione privilegiata onlus artigianali e culturali

In-formazione e tessuto sociale

8- Tesi e quotidiani (storico) on-line • Progetto da realizzarsi con software gratuito e con contemporanea valutazione costi/benefici della creazione di poli informatici comunali

9 – Cultura nei quartieri – Apertura serale di sale per la musica e arte (teatro, ceramica ecc.) nelle scuole pubbliche dei quartieri “difficili”

10 – Condomini • Dispiegamento di rastrelliere per bici nei cortili condominiali • Riapertura delle terrazze condominiali ad uso lavatoio e per il tempo libero
• Riapertura dei cortili condominiali per transito ciclopedonale e ovviare alla difficoltà di anziani e madri con bambini di aggirare gli enormi perimetri dei condomini multipli.

A note on Degrowth

10 agosto 2012 1 commento

Photo | Landscraper

[…] the essence of development consists of the organizational and flexible power to create new processes rather than the power to produce commodities by materially crystallized plants.
N. Georgescu-Roegen 1971, p. 275

1 The degrowth debate

There is a vivid, on-going debate about “what degrowth is” in the scientific literature. The researchers involved having very diverse background, e.g. philosophy, political science, economics, ecology, engineering. I try here to highlight both the points in common and the differences, in an interdisciplinary and pragmatic perspective, and – possibly – smoothing the divisions.

On the political side, right and left policymakers are divided about the crisis cure, debating about the degree of fiscal redistribution (income tax, Tobin tax, minimum and maximum wages) and state spending (infrastructures for schools, roads, trains, public water resources). Degrowth perspective lying at the extreme left of the political spectrum. This is – I believe- mainly due to the fact that crisis means unemployment and the degrowth concept and proposal sounds as heresy to the majority of representatives since GDP de-growth is associated with increase in unemployment.

On the academicals side, van den Bergh (2011) and Kallis (2011) recently synthesized the ecological and degrowth economics perspectives respectively. The former detailing the terrain vague of degrowth proponents: GDP, consumption, work-time, radical or physical degrowth? van den Bergh detailed an ontological critique: “GDP degrowth means a blunt instrument of environmental policy which reverses the causality between policy and growth as it is normally understood. Instead of putting a good policy first and then seeing whether degrowth is a consequence, the degrowth strategy is to set the aim of degrowth first and then hope that the environment will come out well” (van den Bergh, 2011, p. 882). Instead, he proposes “a-growth” as a political strategy based on beyond-GDP indicators, international climate agreement, different work-time norms, advertisement regulations, sustainability school programs and technological specific incentive policies.

Kallis’ defense of degrowth hypothesis (Kallis 2011, 2012) starts by widening the definition: “It is an umbrella keyword, a multifaceted framework that gives purpose and connects different policies and citizen initiatives. And it is a concept that builds on a deep and long philosophical, cultural, anthropological and institutional critique of the notions of growth and development..” (Kallis 2011, p. 874). He specifies then: “Sustainable degrowth can be defined form a ecological-economic perspective as a socially sustainable and equitable reduction (and eventually stabilization) of society’s throughput” (ibid.). Throughput  meaning materials and energy, whose reduction implies GDP reduction because of the dependence of economic growth on non renewable energy and materials (decoupling and efficiency are illusionary)1.

The pessimistic view of the degrowth movement about the possibilities offered by technological progress to allow growth with less resources (decoupling) is shared by the societal metabolism proponents (Sorman and Giampietro 2012, Giampietro et al. 2011). They defy the Environmental Kuznets Curve (EKC) and decoupling hypothesis using a multi-scale analysis (MuSIASEM) detailing energy, people (measured in hours) and money at the economic subsector level. Their analysis denies the possibility of reduced exhaustible resource dependence, showing instead how it is the externalization of “heavy” (in energy and materials) production in emerging economies (e.g.  BRICS) which explains the reduced energy, pollution and waste in modern, service-based economies.

A major disagreement between societal metabolism and ecological economics supporters with Kallis (and the degrowth partisans in general) concerns the (shorter) working time as part of the economic downsizing. Sorman and Giampietro (2012) explain the societal metabolism approach to analyze the present crisis: high unemployment and low wages in a world dealing with less energy and materials might well lead the way to labour intensive products and this is likely to equal more working hours as the diminishing high capital productivity will have to be compensated by increasing low productivity labour. Sorman and Giampietro (2012) use MuSIASEM (Giampietro and Mayumi 2000a, b) to show how the service and government (S&G or “dissipative”) sector employs the majority of people and does not produce neither energy, products or food, but services. On the other hand it belongs to the energy and mining (EM), agricultural (AG) and building and manufacturing (BM) productive (or “hypercyclic”) sectors to “feed” the rest of society. This “hypercyclic” sector is characterized by very little employment and huge capital and energy resources, thus a reduction of available energy will hit badly both “hypercyclic” and (fragile) “dissipative” societal sector. Also a low output/input renewable energy resource – to substitute high output/input fossils – will not change the course of things. No smooth transition is in sight according to the societal metabolic researchers.

2 An intuitive rationale of the economic process

I propose here a schematic representation of the economic process, centered on supply and demand, to highlight the field of intervention.

On the supply side. The entrepreneur theory postulate he maximizes profit, in reality he tries to maximize output, expanding the firm, increasing the capital etc. In search of economies of scale. With respect to neoclassical economic theory, firms are not atomistic, rather giants with sophisticated financial architecture.

Modern superstructure. The quantity-maximized products are first structured by the marketing departments, then advertized by the pervasive media world, which creates an fast-changing collective imaginary of ever-increasing consumption ambitions. Magazines, TV and internet keep feeding the demand and generating a collective oblivion about both material waste and depletion (double myopia).2

On the demand side. The consumer identifies consumption with happiness, social success and status symbol are no more related to fixed (middle-ages ) classes. Money moves between social strata, but inequality increased greatly also. Income inequality has increased since the ’80 by so-called “supply-side” fiscal policies aimed at reducing the fiscal burden on high income and enterprises.

These policies (“reaganomics” or “thatcherism”, inspired by Milton Friedman word-wide influence) have meant important gains for few riches and reduced income for the State. A fiscal deficit often compensated with cuts on schools, hospitals, infrastructures and other public services. Moreover, this extra gain very seldom is directed to productive investment, but rather goes to more financial investments to feed the international paper-economy (local impoverishment).

The markets globalization and concentration (fall of Eastern Europe, WTO agreements) has been helped in the past 20 years by the diffusion of information and communication technology. Companies have merged, rationalized their production in function of resources, energy, labour costs and fiscal opportunities. This was possible thanks to cheap fossil energy: cheap energy = more energy = more capital = more production (see below). This process went together with less labour and low wages, because of (accounted) low labour productivity in highly-capitalized firms.

On the other hand, the expansion of credit, motivated by new financial products vehiculated via electronic, instant trading, resulted in a continuous bet on growth, generating an ever-increasing debt. Virtual money (financial products value) is estimated to be 1000 times world GDP.

The end of easy, abundant energy broke the circle: 100$/barrel oil is the missing link between 1) the inner fragility of the financial bet; 2) the minimum margins of the producers and 3) the lowered purchasing power of impoverished consumers. This – I believe – explains the crisis.

It is this (unknown?) feature of the capitalistic economic process which clashes with sustainable (be it stable or reduced) throughput. A clear example is offered by public utilities dealing with electricity, gas, water or waste: should they try to “sell more”? Clearly not.

To help solving this, energy and material statistical accounting (OECD 2008a, b) is a crucial issue (and needs  public investment in statistical offices) in order to enable the evaluation of the effective sustainability of societies in the close future. Nevertheless, at the core of capitalistic process there are:

  • The rational output maximization attitude of the firm
  • The emotional eros3 for new, more and more expensive4 goods of the consumer

Both mechanisms create a continuous demand for energy and materials. In standard economic analysis,  this phenomenon is known energy (and materials) complementarity with GDP (Daly 1997). To keep the standard production function representation for a while, we can mention that the flexibility of the economic process with respect to energy price and quantity shock relates to the elasticity of substitution between inputs.

It is a long debate going back to early economic history (Allen 1938, Berndt and Wood 1975, Blackorby and Russell 1989, Frondel and Schmidt 2004, Koetse et al. 2008) recently being investigated by Fiorito and van den Bergh (under review), whose results show how energy and capital are not good substitutes, but rather complementary, even in periods of cheap, abundant energy.

Moreover, the now huge influence of the financial sector on the real economy explains the ever increasing pressure of financial over the manufacturing  sector (Gallino 2011). This translates into more sales for “Main street”. Firms need exponential sales…to survive!

Mayumi and Tanikawa (2012: 20) synthesized well an integrated view of the economic process:

According to Georgescu-Roegen the economic process does not produce goods and services, but it produces a reproducible system, via the establishment of an integrated process of production and consumption of goods and services. When dealing with the analysis of the economic sectors – those producing added value – they not only produce goods and services, but also produce those processes required to produce and consume goods and services. When considering the whole socioeconomic system, it is the integrated action of the productive economic sector and the sector of final consumption which has to be considered. Using Georgescu-Roegen’s terminology, the economic process has the goal of reproducing and expanding the various fund elements defined simultaneously across different levels and scales, by using disposable flows. Following Georgescu-Roegen, we can conclude that an economy not only produces goods and services, but more importantly produces the processes required for producing and consuming goods and services“.

3 A feasible recipe?

In the last years, the historical need for social justice and equity between people (classes, in Marxist sense) has evolved into the domain of ecological sustainability, the environmental dimension having primed on the mere economic/monetary one. The commodity/food (2007), energy (2008), financial (2008 to present) and economic (2009 to present) crisis have shifted the sustainability concept from the political/ecological to the moral/psychological domain. In bullet points there is a wide understanding of the general public about:

  • both global warming and resource scarcity;
  • nature’s “economic” limits (energy/resource supply and emissions/wastes sink capacity);
  • finance’s eternal bet on exponential growth (“Ponzi” economics, Giampietro et al. 2011);
  • national and international inequalities rise (99%, indignados and occupy movements);
  • the consequences of the 4 points above in everyone’s wallet:

All this – I believe – have brought ethical and ecological to become synonyms in the collective consciousness.

On a political side, stabilizing the (exponential growth) influence of finance toward real economy goes along with some fiscal actions shifting the burden form labour to capital. Namely,

  • Tobin tax on financial (short term) transactions;
  • strict derivatives regulation (e.g. no derivatives on commodities, like in India, Credit Default Swap regulation);
  • re-establishment of the separation between traditional and investment banks (e.g. Glass-Steagall Act);
  • fiscal gains for strictly/serious green investment funds.

On the demand side, the specific reduction in income inequality is the basis for a socio-political change toward sustainability, because only dismantling money fetishism it is possible to stop low-life, high energy/material intensity products.

To reduce both inequality and (myopic) consumeristic attitude it is natural to envisage:

  • minimum and maximum wages rules
  • job guarantee program (continuous training for the unemployed)
  • progressive income tax
  • public and non-motorized transport infrastructure (trains, trams, cycling lanes)
  • woods, rivers and material waste integrated restoration process

Setting the basis for a different homo at the political level is necessary to stimulate non-monetary, solidarity, cultural restoration activity. Such a path will only be economically profitable in the long term, but in the short run can gratify many, reducing distress and crime. In fact the necessary degrowth everybody agrees means less monetary activity not less work, which, important to say will be necessary anyway. An example is food: the transition to low fossil energy and material society implies a population flow to the land where small scale, local, organic agriculture will be the norm. In this sense the emancipation from the land was really temporary (Mayumi 1991).


References

Berndt, E.R. and Wood, D. O. (1975), Technology, Prices, and the Derived Demand for Energy, The Review of Economics and Statistics, Vol. 57, 259-268
Blackorby, C. and Russell, R.R. (1989), Will the Real Elasticity of Substitution Please Stand Up? (A Comparison of the Allen/Uzawa and Morishima Elasticities), The American Economic Review, 79, 882-888
Daly, H. (1997), Georgescu-Roegen versus Solow/Stiglitz, Ecological Economics 22, 261-266
Fiorito, G., van den Bergh, J.C.J.M. (under review), Capital-Energy substitution for Climate and Oil Peak: An International Comparison Using the EU-KLEMS Database, http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2012/03/Fiorito-KE-substitution-for-Climate-Oil-Peak.pdf
Fiorito, G. (under review), Can we use the energy intensity indicator to study “decoupling” and “dematerialization” in modern economies?, Journal of Cleaner Production, http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2012/08/Can_we_use_EI.pdf
Frondel, M., Schmidt, C.M. (2004), Facing the truth about separability nothing works without energy, Ecological Economics 51, 217-223
Gallino, L. (2011), Finanzcapitalismo. La civiltà del denaro in crisi, Einaudi
Georgescu-Roegen, N. (1971), The entropy law and the economic process. Harvard University Press
Giampietro, M., Mayumi, K. (2000a), Multiple-scale integrated assessment of societal metabolism: introducing the approach. Population and Environment 22 (2), 109-153.
Giampietro, M., Mayumi, K. (2000b), Multiple-scale integrated assessments of societal metabolism: integrating biophysical and economic representations across scales. Population and Environment 22 (2), 155-210
Kallis, G. (2011), In defence of Degrowth, Ecological Economics 70, 873–880
Kallis, G. (2012), Societal metabolism, working hours and degrowth A comment on Sorman and Giampietro, Journal of Cleaner Production, DOI: 10.1016/j.jclepro.2012.06.015
Koetse, M.J., De Groot, H.L.F., Florax, R. (2008), Capital-energy substitution and shifts in factor demand: A meta-analysis, Energy Economics 30, 2236–2251
Mayumi, K. (1991), Temporary emancipation from land: from the industrial revolution to the present time, Ecological Economics 4, 35-56
Mayumi, K. and Tanikawa, H. (2012), Going beyond energy accounting for sustainability: Energy, fund elements and the economic process, Energy 37, 18-26
OECD (2008a), Measuring Material Flows And Resource Productivity, Volume II, The Accounting Framework
OECD (2008b), Measuring Material Flows And Resource Productivity, Volume III, Inventory of Country Activities
Sorman, A., Giampietro, M. (2012), The energetic metabolism of societies and the degrowth paradigm:
analyzing biophysical constraints and realities, Journal of Cleaner Production, DOI:10.1016/j.jclepro.2011.11.059
van den Bergh, J.C.J.M. (2011), Environment versus growth — A criticism of “degrowth” and a plea for “a-growth”, Ecological Economics 70, 881–890


1. Energy intensity as a white noise indicator implying energy-GDP correlation is investigated in Fiorito (under review).

2. In the information society not only advertisement, but also economic transparency increased significantly, leading the basis for informed consumer and universal workers rights (“where” added-value goes).

3. In the original Greek meaning of “tension toward”.

4. Expensive often equals intensive in Energy and materials.

Cyclopolis, il ritorno

Dopo i 40 anni si è responsabili della faccia che si ha (attribuita a Leonardo da Vinci). Dopo gli 80 non lo si è più, come se il bambino riemergesse (pensiero anarchico).

Sintesi dell’intervista di Benoit Lambert a la Tribune de Genève del 29 aprile 2012

 

“Cyclopolis” è un neologismo  che ben descrive il movimento che Benoit Lambert segue nel suo libro: come l’uso della bicicletta ha trasformato le città che hanno rinunciato a favorire l’automobile e quali sono le radici di questo urbanismo non motorizzato che conquista Copenhagen, Karlsruhe o Curitiba.

TG: Bike-sharing nelle capitali europee, autostrade per bici, la Velorution è cominciata?

BL: Si e no. Credo vi sia una messa in discussione degli effetti negativi dell’onnipresenza dell’auto e delle infrastrutture associate. E’ certamente vero nei paesi sviluppati e, talvolta, nei paesi in via di sviluppo (Bogotà e Curitiba). I cittadini oggi cercano la qualità della vita e, in maniera crescente, questo fa rima con meno macchine e più biciclette. Detto questo in India e Cina si assiste al fenomeno contrario. […] E’ necessario capire che la Velorution non si limita affatto alla bicicletta, ma propone un approccio multimodale: ritorno del tram, delle metropolitane di superficie e delle corsie riservate, una nuova pianificazione regionale del territorio che includa la “riscoperta della prossimità”ed anche una fiscalità favorevole al trasporto pubblico, un’idea venuta da Curitiba in Brasile.

TG: Salire su una bicicletta ogni mattina rappresenta un atto politico?

BL: Secondo il sociologo Andreu Solé, il nostro mondo è dominato dall’“Azienda-Mondo”, come ieri lo era dalla “Religione-Mondo”. L’automobile è una componente centrale di questa Azienda-Mondo che, secondo Solé, prende possesso del genere umano. Non aderire a questa Azienda-Mondo, pur parzialmente, è  certamente un atto politico. E’ l’essenza della mia tesi di dottorato all’Università di Ginevra del 2003: in una civiltà urbanizzata, il controllo dello spazio urbano e della velocità degli spostamenti è una nuova forma di potere … una tesi confermata di anno in anno: la mobilità è sempre più al centro dei dibattiti dei candidati (politici) ai più alti livelli. […]

E’ come se all’Azienda-Mondo si fosse contrapposta una “Internazionale-Ciclistica” che mette il dito sulla piaga, su una debolezza flagrante del sistema: l’autostrada e la velocità non assicurano affatto “accesso” e “mobilità”. E ancor meno la qualità della vita!

TG: Nel 2004 lei scriveva che Copenaghen è la città più vicina a Cycolpolis. E’ ancora vero?

BL: Senza falsa modestia, come avevo previsto, Copenaghen è la Cyclopolis per eccellenza. Un po’ come Parigi o Londra in altri tempi vive un’età dell’oro, essendo divenuta il riferimento urbano in questo inizio di XXI secolo. […] La città di Copenhagen ha fondato la propria identità sulla bici. E’ stato Jan Gehl (vedi), un urbanista che ha contestato ogni posto-auto lungo le strade della città per metterci delle piste ciclabili comode e sicure, all’origine di questa scelta.

Studenti in urbanistica del mondo intero hanno seguito i suoi passi, in particolare dal suo libro “Life between buildings”, tanto che oggi si parla della “copenaghenizzazione” delle città; un modello urbano pro-bici che limita la presenza delle auto. Con la loro ultima idea Copeaghen Cycle Chic la città è diventata alla moda. Facendo leva sull’immaginario. Presentando la bici come uno stile di vita. Cycle-chic esiste oggi in 40 città. Copenhagen mira al 50% degli spostamenti urbani in bici e con la diffusione della bici elettrica e la costruzione di autostrade ciclabili la capitale danese potrebbe raggiungere questo incredibile obiettivo.

[…]

TG: La crescita dei prezzi dei carburanti spiega la corsa alla bici?

BL: Non credo troppo a questa teoria, specialmente in Europa. La benzina non è affatto l’unico costo associato all’auto. In città è quasi marginale rispetto al parcheggio [esempio di Ginevra, NdT]. Inoltre con le auto ibride, i consumi possono ridursi fino al 50%. Il problema dell’auto non è solo legato alla sua dipendenza da questa forma di energia concentrata, pratica e rara, il petrolio. Il problema è la moltiplicazione del numero di auto in città non adatte.

Mi riferisco, in particolare, alla sua velocità che richiede molto spazio. [che viene così “tagliato” dalla velocità, NdT]

Anche l’uso generalizzato dell’auto, e gli investimenti che necessita, tendono a far sparire le alternative, come il treno e gli altri trasporti pubblici urbani. E’ un problema strutturale, non solo di costi energetici. La possibilità della diffusione delle auto elettriche alimentate con energia rinnovabile non è fantascienza, anche perche un motore elettrico ha una resa 3 volte superiore al motore a scoppio. Anche a costi alti di elettricità l’auto continuerà ad imporre un certo “modo di vedere”.

TG: Nel suo libro l’auto è il simbolo della religione della crescita. Tecnologiche, sempre più leggere, le biciclette dipendono dalla ricerca e, quindi, dalla crescita, no?

BL: Ci sono dei ciclisti un pò assillati da queste biciclette super-tecnologiche. Tuttavia, dal 1989, Marcia Lowe, dell’Istituto Worldwatch, sottolineava nel suo classico The Bicycle: Vehicle for a small planet (pdf pag. 64), che la fabbricazione di una bici necessita 100 volte meno risorse naturali  di un’auto.

Anche la bici tecnologica, elettrica, solare é la decrescita, non vi è alcun dubbio in proposito. La bici occupa uno spazio minimo rispetto a un’auto e la sua velocità rende la città più sicura.

E viviamo sempre più nelle città!

No, secondo me, la bicicletta contribuisce alla dematerializzazione di un bisogno, l’accessibilità, in particolare, partecipando alla formazione di una nuova struttura urbana, più armoniosa.

In bici mi sposto leggero come l’aria, tutto l’opposto di un’auto. La bici mostra i limiti di una economia della crescita centrata sull’oggetto…che porta ad una “obesità materiale” problematica.

Ignoro se il sistema finanziario che conosciamo sopravviverà, ma se sopravvive dovrà rinnovarsi per offrire nuovi servizi meno materiali per rispondere alle esigenze di qualità della vita di una modernità della quale non può monopolizzare la definizione indefinitivamente.

TG: Perche l’impatto della bicicletta sulle città è stato così poco studiato?

BL: Ottima domanda. Fino al 2003 ero il solo ad averlo fatto, almeno in una prospettiva politica. Esiste un tabù a parlare della dominazione (la nostra) da parte dell’automobile. In relazione all’Azienda-Mondo, Solé conclude che è difficile vedere quello da cui siamo circondati. E’ così vero! Qualche anno fa, un architetto di grido ha scritto un libro su Montreal, senza usare la parola “auto”…un obiettivo non scontato!

Broccoli di neve

19 febbraio 2012 Nessun commento

Non c’era internet? E chi se ne frega.

…eravamo immersi in un mondo poco illuminato, che confermava in negativo il teorema di Illich, profeta della decrescita. Quello per cui l’eccesso di energia abbassa il livello di comunicazione fra gli uomini, frastornandoli di luce, rumore e spostamenti inutili.

Paolo Rumiz, La Repubblica 20 febbraio 2012

Bianca in vita sua non aveva mai tirato il collo a una gallina…

Approfondimenti | Ivan Illich, Per una storia dei bisogni

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Il picco del metano

30 gennaio 2012 1 commento

Quando arriva la prosperità, non usarla tutta. Confucio

 

Picco del petrolio e decrescita sono dei concetti collegati. Il primo da Hubbert a Bardi passando, per Heinberg e Campbell, non smette di avvertirci che Olii petra è una risorsa finita – lo stoccaggio di energia rinnovabile (vegetale ed animale) in forma di minerale in un processo della durata milioni di anni.

La decrescita è una visione “eretica” dell’economia, che postula un legame molto forte della crescita economica con il consumo di energia fossile e minerali e delle materie prime. Georgescu-Reogen per primo ipotizzo che fosse necessario impostare un programma bioeconomico minimale finalizzato a guidare, più o meno “dolcemente” le economie del mondo ad una minimizzazione del consumo di risorse non rinnovabili (energia e minerali) finalizzato a nutrire il maggior numero di persone con agricoltura biologica.

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…o la decrescita della difesa?

28 luglio 2011 Nessun commento

La calma è la vigliaccheria dell’anima. Lev Tolstoj

Quando hai paura di qualcosa, cerca di prenderne le misure e ti accorgerai che è poca cosa. Luciano De Crescenzo

Foto | Wattletree

Il titolo, che allude al post precedente, è provocatorio, ma sicuramente corrisponde ad una ambizione rivoluzionaria: diminuire le armi e la loro produzione, acquisto e diffusione tra lapopolazione, in armonia col primo punto del Programma Bioeconomico Minimale proposto da Georgescu-Roegen 30 anni fa.

Non si tratta solo di progreessivamente diminuire la spesa per la difesa, ma anche di velocemente togliere le armi da fuoco dalle case, lasciando – ovviamente – la dotazione alle forze di sicurezza.

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In difesa della decrescita

28 aprile 2011 Nessun commento

Foto | Zbigniew Galucki

Iniziamo con dei brani tratti dagli ultimi numeri di Ecological Economics.

(Kallis – In defence of degrowth 2011)

[…] il problema non è la psicologia individuale degli “avari capitalisti”, ma un sistema che strutturalmente richiede un comportamento avido. La crescita non è una opzione, ma un imperativo derivante dalle istituzioni di base, cui l’uso della proprietà privata è collaterale, il debito, i tassi d’interesse e il credito e la competizione “vivi o muori” delle aziende per il profitto e le quote di mercato (le aziende che mirassero allo “stato stazionario” nei profitti sarebbero eliminate dal mercato dalla concorrenza).

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I 6 mesi che cambieranno il mondo (dell’auto)

16 settembre 2010 2 commenti

Your reason and your passion are the rudder and the sails of your seafaring soul.
La ragione e la passione sono timone e vela della nostra anima navigante
Kahlil Gibran

Le statistiche sulle automobili sono tra le più attese e, quando escono, le guardano i politici, gli imprenditori, i benzinai e…i ciclisti!

Sono brutte (meno che per gli ultimi).

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La Banca Mondiale dice: decrescita

Non c’è nulla interamente in nostro potere, se non i nostri pensieri. Cartesio

Nel 2009 il Pil mondiale diminuirà. E’ la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale. La previsione, fosca secondo quasi tutti i commenti, viene proprio dagli alfieri della crescita, la Banca Mondiale, nata per “far crescere” il mondo.

Nella nota, fatta per i Ministri delle Finanze del G20 di sabato prossimo, viene sottolineato come la crisi, originata dai titoli tossici (vedi video su Piccolo Socrate) si sta ripercuotendo drammaticmente sui paesi in via di sviluppo.

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Il bioeconomista, il sorvolo del presente

27 ottobre 2008 1 commento

finemorning

Foto | king 1024

A hundred years from now, everyone will be eating what we today would define as organic food, whether or not we act. But what we do now will determine how many will be eating. Richard Heinberg.

All’inizio degli anni 90 lessi su un noto manuale di economia undergraduate la frase seguente, un chiaro monito contro qualsiasi intervento sui prezzi: “Oltre ai bombardamenti, solo il controllo degli affitti (stile “Equo Canone”) può degradare completamente interi quartieri“. Guardando i reportages dagli Stati Uniti del Tg3, dove interi quartieri sono abbandonati, viene da esclamare: Almeno prima un proprietario ed un affittuario c’erano!

E’ come se il capitale si fosse auto svalutato: volendo essere (o darne l’illusione) tutti capitalisti, il valore del capitale si trova “inflazionato”. Il sogno americano di questi anni, una casa di proprietà (quasi) per tutti, ciò fino alla “lower-middle class”, fondato su una rischiosissima scommessa sulla crescita futura di tutto, svanisce in questo autunno 2008.

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Perche la sinistra…il chiasmo del rosso e del verde

7 giugno 2008 1 commento

tdg

L’articolo del Prof. Ruffolo Ma perché la sinistra dovrebbe vincere? è bellissimo. Lucido e saggio. Leggendolo, sembra di vedere la recente sconfitta del PD su un campo di battaglia concettuale. Un dipinto in cui agiscono carnali legioni di elettori italiani, oggi appartenenti ai vari partiti. Manovre a pinza nei dibattiti di piazza delle cavallerie/ideali degli italiani di sinistra e di destra a formare un chiasmo di valori e politiche, presenti e passate che, intuitivamente, spiega benissimo l’attuale impedimento della sinistra d’incarnare il consenso della maggioranza. E’, forse, la causa primaria del rallentamento del progresso economico mondiale.

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La decrescita nei trasporti, analisi del King report

26 ottobre 2007 Nessun commento

Come precendente segnalato, è uscito in Gran Bretagna il rapporto del Professor Julia King, che, su mandato governativo, ha prodotto la prima parte di un Report sulle strategie per l’abbattimento delle emissioni nei trasporti su strada.

Il lavoro è, in un certo senso, l’applicazione del rapporto Stern, L’Economia dei Cambiamenti Climatici, ai trasporti. Il tema affrontato è la stabilizzazione delle emissioni derivanti dai trasporti su strada in un’analisi costi benefici da oggi al 2030.

Si articola in due sezioni. La prima tenta di rispondere alla domanda: “Cosa possiamo fare per abbattere le emissioni di gas ad effetto serra nei trasporti su strada del 60% nel 2030?”

La seconda parte, che uscirà nella primavera del 2008 dovrebbe fornire risposte del tipo: “Signori politici, ecco cosa dovreste fare”.

Il Rapporto King è un lavoro ben fatto, che affronta il problema più scottante dei nostri tempi. I trasporti stradali infatti sono un settore a bassissima efficienza, strategico per la politica e per l’economia e con le emissioni in forte aumento.

La risoluzione della questione di stabilizzare le emissioni da gas ad effetto serra nel settore non è affatto scontata poiché non si intravede una chiara strategia né al livello dei carburanti né delle tecnologie motoristiche.

Alla prospettiva ambientale, che ormai lega i danni prodotti dai trasporti alla dimensione planetaria dei cambiamenti climatici, e non solo più ai (pur gravissimi) danni dell’inquinamento locale, si unisce inoltre quella dell’esaurimento delle risorse petrolifere (vedi: Peak Oil the Supply Outlook).

Ci ho riflettuto un po, ecco qualche idea nel documento di seguito

Elementi_decrescita_auto_King_report

Approfondimenti

The Eddington Transport Study, di Sir Rod Eddington per il Ministero dei Trasporti (dicembre 2006)
Beni_km&PIL

Towards a Sustainable Transport System (pagg 90), del Ministero dei Trasporti (30 ottobre 2007).

AGGIORNAMENTO

Qualora qualcuno avesse memoria degli “Elementi di decrescita”, Il Brent era a 84.71$/barile, Ugh!

La decrescita della segnaletica stradale

14 settembre 2007 2 commenti

Serpentina

La città di Oosterwolde nella foto.

In spite of the apparently anarchical layout, the traffic, a steady stream of trucks, cars, buses, motorcycles, bicycles and pedestrians, moved along fluidly and easily, as if directed by an invisible conductor…

E’ iniziato tutto a Drachten in Olanda: niente pannelli, niente semafori, ne marciapiedi. Ora l’esperimento viene ripetuto nella tedesca Bohmte dove si sta abolendo la segnaletica stradale.

L’idea è di Hans Monderman, il pioniere della teoria dello spazio condiviso, che, in maniera controintuitiva, propone di incentivare l’auto-responsabilizzazione alla guida, sgomberando il campo visivo.

Questa iniziativa rivoluzionaria non è frutto di improvvisazione, ma di un’idea semplice: il comportamento degli automobilisti non cambia aggiungendo e mettendo più segnaletica (da leggere), ma facendo riflettere chi guida, spingendolo a capire la condizione/situazione della strada in cui si trova, senza indicazioni.

Infatti nei paesi “disciplinati” da una segnaletica onnipresente, non si riflette più alla guida! Stop-go, ecc.

Non resisto a definire l’idea geniale.

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