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1 metro di spazio vitale

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Foto da fotocommunity

Siamo automatici nei 3/4 delle nostre azioni. Leibnitz
La scienza è il capitano e la pratica i soldati. Leonardo da Vinci

Incipit.

Nessuno mi toglierà dalla testa che bisogna battersi per garantire:

  • 1 Metro di Spazio Vitale
  • Pedoni, Carrozzine, Sedie a rotelle e Biciclette
  • Su ogni strada di ogni città, paese, borgo del pianeta
  • 1 metro che diventa rete, infinito in lunghezza, ti porta ovunque
  • liscio, pulito e continuo
  • Non interrotto (auto in sosta, doppie fila, buche, cancelli, paletti e passi carrabili)
  • In un vecchio mondo che invecchia, sempre più persone (su ruote e non) ne avranno bisogno

Non oso e non so esprimermi in linguaggio giuridico, ma mi piace augurarmi che il concetto del metro costituzionale possa venir sviluppato da altri, altrove…

Di seguito, tradotto, un testo di Enrique Penalosa, ex sindaco di Bogotà: Andare in bicicletta e democrazia (da ITDP).

Il primo articolo di ogni Costituzione dichiara che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. Di conseguenza, il bene pubblico deve prevalere sull’interesse privato. Una pianificazione urbana democratica dovrebbe riflettere questo.

La mobilità sicura è un diritto umano fondamentale. I cittadini hanno il diritto di uscire dalle loro case, muoversi tranquillamente nel quartiere e nella loro città, andare al lavoro o a comprare cibo. In una democrazia il diritto ad una mobilità sicura non può essere ristretto a coloro che hanno accesso ad un veicolo motorizzato.

Pedalare è mobilità naturale umana. Potrebbe essere essere descritto come un modo di camminare più efficiente.

In molti paesi i ciclisti non hanno accesso su alcune strade, come quelle ad alta velocità. I ciclisti hanno un diritto ad uno spazio ben protetto in tutte le strade, o nelle immediate parallele, con snodi diretti, al livello e sgombri quanto quelli offerti ai veicoli a motore.

In certi casi le autorità non permettono ai Risciò-taxi di percorrere le strade ordinarie, ponendo motivazioni di sicurezza. Inoltre, esistono molte strade dove la mancanza di infrastrutture pedonali rende rischioso camminare. La decisione democratica non sarebbe quella di vietare di camminare, ma di richiedere la costruzione di infrastrutture pedonali. Lo stesso è valido per le biciclette ed i tricicli, privati e commerciali: se la mancanza di piste ciclabili rende pericoloso l’uso di biciclette e tricicli, la risposta democratica non è di vietarli ma di richiedere l’infrastruttura necessaria per permettere il loro uso in sicurezza.

Le piste ciclabili non sono solo necessarie per le biciclette, esse permettono anche la mobilità sicura delle sedie a rotelle.

Per 5000 anni le strade furono sicure per i pedoni. Cavalli e carrozze erano di disturbo, ma certamente non un rischio mortale per i pedoni. Quando apparvero i veicoli a motore i pedoni furono scansati dalle strade e confinati in stretti marciapiedi.

Le biciclette (in Sud America, NdT) sono apparse solo dopo che i veicoli a motore avevano preso possesso delle strade e solo pochi paesi hanno costruito un’infrastruttura adeguata. In democrazia, la Legge dovrebbe richiedere che tutte le strade, urbane e rurali, siano dotate di piste ciclabili protette. La Legge dovrebbe istituire dei pedaggi, o aumentare quelli esistenti, o far leva su altre tasse specifiche per ottemperare il mandato di dotare di piste ciclabili tutte le strade.

Mentre chiunque può trarre beneficio dall’uso di una bicicletta, la maggioranza dei ciclisti nei paesi in via di sviluppo sono cittadini a basso reddito. Rendere sicuro e conveniente l’uso della bicicletta è dunque una seria politica sociale. La maggioranza dei cittadini dei paesi in via di sviluppo non ha la macchina e deve usare il trasporto pubblico, camminare o pedalare. Per molti cittadini poveri il trasporto pubblico è molto costoso e spesso inaccessibile. In una città come Bogotà, l’uso dell’autobus può arrivare a rappresentare dal 13% al 26% di un salario minimo, assumendo percorso al lavoro di una persona. L’uso della bicicletta per 20 anni produce risparmi sufficienti per acquistare una casa.

La sola forma di mobilità individuale accessibile alla maggioranza dei cittadini è la bicicletta. Tuttavia, anche quando solo una minoranza della popolazione possiede un’auto, l’infrastruttura stradale è costruita esclusivamente per questa minoranza ad alto reddito che guida. Questa non è una pianificazione urbana democratica.

Commento

Questo brano è una sorta di manifesto per una pianificazione urbana democratica volta a realizzare una mobilità profondamente sostenibile. Vi sono elementi della convivialità “a 20 km l’ora” di Illich.
Vero che in Italia, a differenza che nei paesi in via di sviluppo, le auto sono arrivate dopo le bici e sono un bene posseduto della maggioranza dei cittadini e da quasi tutti ambito. Ma le cose cambiano e nelle grandi aree metropolitane un insieme di fattori, politici, economici ed ambientali portano alla diminuzione dell’uso dell’automobile e degli altri veicoli a motore.
Richiedere piste ciclabili in ogni strada è un obiettivo di lungo termine per realizzare nel più breve termine possibile una rete capillare di percorsi urbani ed extra-urbani che permettano una mobilità individuale non motorizzata, intensa (non “domenicale”) e diffusa tra la popolazione.

Ritengo infatti che specificatamente sul diritto/bisogno alla mobilità sicura e sui costi della mobilità motorizzata obbligata, i valori e gli orientamenti sociali non siano molto distanti tra cittadini di continenti diversi (es: siamo così sicuri di spendere meno del 13% del reddito annuale per l’auto?).

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