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	<title>L&#039;occhio di Romolo &#187; rivoluzione</title>
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	<description>Dalle bici in carbonio alle auto a idrogeno, progressi ed involuzioni che causano il futuro</description>
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		<title>La caduta del muro mediterraneo</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 00:51:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianfiorito</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-3950" title="Vista_del_Sud" src="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/Vista_del_Sud-300x166.jpg" alt="" width="300" height="166" /></p>
<p>Il movimento di protesta che sta cacciando Mubarack ed ha già esiliato Ben Ali rappresenta la sconfitta di una triplice prospettiva: il radicalismo islamico, le economie dei paesi OCSE e le aristocrazie militari dei paesi islamici. Ognuna funzionale agli altri due. Ovviamente le proteste sono rivolte in primo luogo contro il presidente ed il suo sistema di potere. Egitto e Tunisia, sono infatti stati di polizia, che hanno sistematicamente imprigionato, torturato ed ucciso da 30 anni. Ma vediamo perché la rivoluzione dei gelsomini e l&#8217;intifada egiziana rappresentano una sconfitta per Al Qaeda, per la strategia economica dei paesi ricchi  ed per l&#8217;apparato militare-nazionalista (onnipresente nel terzo mondo, ma particolarmente repressivo nei paesi islamici).<br />
<span id="more-3945"></span></p>
<p><strong>Twitter e la strada hanno prevalso sulle moschee</strong>. L&#8217;informazione e l&#8217;organizzazione su internet ed il contatto diretto tra la gente stanno generando una domanda di democrazia inedita nei paesi arabi. Questo è un bene perché indica una sorprendente maturazione politica di massa, esplicitata nelle richieste e nei mezzi per ottenerle: studenti e padri, ragazze e povera gente sono in strada ad affrontare polizia ed esercito, ostili ai primi e solidali con i secondi. Tutti uniti a gridare che un ottantenne al potere da 30 anni se ne deve andare (lui e la sua cricca) che, tuttavia, ha totalmente spiazzato l&#8217;estremismo islamico. La massa vuole sì una politica più attiva nel conflitto Israelo-Palestinese (ragione strumentale di Bin Laden), ma vuole cambiare innanzitutto la macchina del proprio stato: elezioni libere, politici onesti (e più giovani) e la fine dell&#8217;oppressione burocratica e poliziesca, che determina dove vanno le briciole lasciate dagli squali più grandi&#8230;ma niente Sharia! La partecipazione &#8211; lo si vede bene &#8211; non è guidata dagli imam, non scaturisce da attività clandestine, ma da contatti su internet e di vicinato. Certo, i leader islamici in esilio torneranno e parteciperanno alle elezioni ed alla vita politica, ma il grande numero è per la democrazia, accetta laicismo e minigonne nei luoghi turistici (anzi, credo sia ben contento di vederne!). Infine, ricordiamo l&#8217;incipit: i martiri ispiratori non sono kamikaze, ma padri di famiglia disperati che si sono dati fuoco, oppure giovani uccisi dalla polizia nei commissariati. In entrambi i casi, il denominatore comune è la povertà e la vessazione. Nessun fondamentalismo religioso. Non ideologia di lotta terroristica internazionale, per colpire &#8220;il Grande Satana&#8221;. I giovani del Cairo e di Tunisi sono molto internazionali nei contatti su Facebook e molto nazionali negli obiettivi che si prefiggono (rispetto agli studenti emigrati e fanatici che complottano azioni di martirio ispirate dagli Sceicchi del terrore).</p>
<p><strong>L&#8217;imperialismo economico</strong> dell&#8217;occidente si è imposto in Egitto dal tempo dei Romani, da quando il paese dei faraoni era il &#8220;granaio dell&#8217;Impero. Ma oggi, evidentemente, il grano non basta più neanche alla popolazione interna, che vive di pane e fave forniti regolarmente dagli USA. E&#8217; una questione di orgoglio e dignità, oltre che di bisogno di futuro. L&#8217;affermazione della democrazia in paesi da sempre totalitari apre nuovi scenari per l&#8217;economia mondiale e, soprattutto, per i paesi del Sud Europa, anch&#8217;essi afflitti da povertà, corruzione e (in Italia) criminalità organizzata. E&#8217; presto parlare di &#8220;liberalizzazioni&#8221; in Egitto, ma possiamo immaginare che la nuova classe politica esprimibile da questi paesi, presterà un&#8217;attenzione maggiore alle piccole imprese, all&#8217;occupazione ed all&#8217;ambiente. La democrazia nel Nord Africa, può, infatti, aprire delle nuove prospettive per le imprese meridionali italiane, che si trovano &#8211; geograficamente &#8211; in una posizione privilegiata rispetto agli Stati Uniti o al Nord Europa.</p>
<p>Le <strong>aristocrazie militari</strong> nazionali, prevaricando ogni libera idea ed iniziativa economica sono state il partner ideale per le economie occidentali, assicurando ottimi affari alle &#8220;nostre&#8221; aziende che spesso necessitano solo di materie prime, garantendo al contempo le &#8220;nostre&#8221; serene vacanze nei &#8220;loro&#8221; mari pieni di pesci colorati e sole 11 mesi l&#8217;anno (in villaggi protetti da carri armati e filo spinato ben nascosti). Ha funzionato per un po. Ma negli ultimi anni, dovendo dividere con più persone una torta sempre più piccola, si è prodotto un aumento della diseguaglianza e della povertà, senza la possibilità di garantire il minimo di sussistenza a intere generazioni di giovani (diseredati e non) delle immense e (in gran parte) squallidissime aggregazioni urbane. Giovani che ora comunicano con i loro coetanei emigrati all&#8217;estero, ma anche con i turisti (o le turiste) stranieri conosciuti casualmente sulle loro spiagge. Un contatto con il benessere occidentale che deve aver causato una presa di coscienza rapida e drammatica della propria situazione in molti giovani egiziani e tunisini (&#8220;Ma da voi le elezioni sono una farsa?&#8221;). Probabilmente, sono delle vere  e proprie  <a href="http://utenti.quipo.it/messina/scuola/Joyce/epifania.html">epifanie</a> (nel senso di Joyce) che hanno prodotto la sorprendente maturazione del popolo tunisino ed egiziano e che motivano la protesta contro i rispettivi regimi.</p>
<p><strong>Questo movimento è un bene anche per noi</strong>. Soprattutto per il nostro Sud, perché la presenza di sistemi democratici in Africa del Nord consentirà una reale apertura commerciale e culturale nel Mediterraneo, non più basata su grandi scambi e flussi turistici. E mi sento di scommettere che questo vento porta con se, anche la fine degli sbarchi di clandestini&#8230;NEL LUNGO PERIODO e quindi (nel nostro piccolo) della Lega!</p>
<p><a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/Vista_del_Nord.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3949" title="Vista_del_Nord" src="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/Vista_del_Nord-300x166.jpg" alt="" width="300" height="166" /></a></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Aggiornamento</strong></span></p>
<p>VITTORIA!<br />
Tutti ad Abu Simbel da Fekry, <a href="http://www.eskaleh.net/" target="_blank">quì</a>!!<br />
<a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/Vista_del_Sud.jpg"></a><a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/IMG_30141.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3985" title="IMG_30141" src="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/IMG_30141-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
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		<title>Fratelli lupi</title>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 11:46:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianfiorito</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cuba]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[rivoluzione]]></category>

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		<description><![CDATA[Foto &#124; Gergana Rohner Noi odiamo la tirannia, odiamo la sfrontata ipocrisia, odiamo l’omicidio, odiamo il ladrocinio. E’ contro tutto questo che protestiamo. Ed è stato uno stupendo spettacolo di virilità e di speranza per Cuba, constatare, fratelli lupi, che nonostante tutto il vostro spiegamento di forze e la napoleonica prestanza dell’ex studente Ainciart, noi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2967" href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/fratelli-lupi.html/cuba"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2967" src="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2010/05/Cuba-300x109.jpg" alt="" width="300" height="109" /></a></p>
<p>Foto | <a href="http://www.fotocommunity.com/search?q=cuba&amp;index=fotos&amp;options=YToxOntzOjU6InN0YXJ0IjtzOjI6IjgwIjt9&amp;pos=84&amp;display=13643263" target="_blank">Gergana Rohner</a></p>
<p>Noi odiamo la tirannia, odiamo la sfrontata ipocrisia, odiamo l’omicidio, odiamo il ladrocinio. E’ contro tutto questo che protestiamo. Ed è stato uno stupendo spettacolo di virilità e di speranza per Cuba, constatare, fratelli lupi, che nonostante tutto il vostro spiegamento di forze e la napoleonica prestanza dell’ex studente Ainciart, noi, piccolo gruppo, siamo stati capaci di costringervi ad assassinare Felo Trejo in un modo raffinatamente vile, scatenando a l’Avana un piccola rivoluzione e propagando in tutta la repubblica il contagio sotterraneo. Siamo stati noi, i giovani di Cuba, a salvare la dignità del nostro paese, ancora immobile di fronte alle convulsioni dell’intero continente. Voi avete sparato contro di noi e tra noi, probabilmente, c’è qualche figlio, nipote o amico di qualcuno di voi. Eppure, fratelli lupi, poliziotti: noi non vi odiamo. Vi disprezziamo solo un po’…</p>
<p><a href="http://www.centropablo.cult.cu/main_new.htm" target="_blank">Pablo de la Torriente</a>, 1930 (da <a href="http://www.lafeltrinelli.it/products/9788855801102/Un_hombre_guapo/Paco_Ignacio_II_Taibo.html" target="_blank">Un hombre guapo</a>, di Paco Ignacio Taibo II)</p>
<p>A <a href="http://it.wikiquote.org/wiki/Mario_Monicelli" target="_blank">Mario Monicelli</a>, che ci ricorda che la rivoluzione in Italia non l&#8217;abbiamo fatta&#8230;</p>
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