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	<title>L&#039;occhio di Romolo &#187; picco</title>
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	<description>Dalle bici in carbonio alle auto a idrogeno, progressi ed involuzioni che causano il futuro</description>
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		<title>Il picco del metano</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 16:12:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianfiorito</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando arriva la prosperità, non usarla tutta. Confucio &#160; Picco del petrolio e decrescita sono dei concetti collegati. Il primo da Hubbert a Bardi passando, per Heinberg e Campbell, non smette di avvertirci che Olii petra è una risorsa finita &#8211; lo stoccaggio di energia rinnovabile (vegetale ed animale) in forma di minerale in un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Quando arriva la prosperità, non usarla tutta. Confucio</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Picco del petrolio e decrescita sono dei concetti collegati. Il primo da <a href="http://www.hubbertpeak.com/hubbert/" target="_blank">Hubbert</a> a <a href="http://aspoitalia.blogspot.com/2011/06/il-picco-dei-minerali.html" target="_blank">Bardi</a> passando, per <a href="http://www.youtube.com/watch?v=EQqDS9wGsxQ" target="_blank">Heinberg </a>e <a href="http://www.peakoil.net/headline-news/the-first-ever-oil-database-the-history-of-petroconsultants" target="_blank">Campbell</a>, non smette di avvertirci che <strong>Olii petra</strong> è una risorsa finita &#8211; lo stoccaggio di energia rinnovabile (vegetale ed animale) in forma di minerale in un processo della durata milioni di anni.</p>
<p>La decrescita è una visione &#8220;eretica&#8221; dell&#8217;economia, che postula un legame molto forte della crescita economica con il consumo di energia fossile e minerali e delle materie prime. Georgescu-Reogen per primo ipotizzo che fosse necessario impostare un <a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/georgescu-il-programma-bioconomico-minimale.html" target="_blank">programma bioeconomico minimale</a> finalizzato a guidare, più o meno &#8220;dolcemente&#8221; le economie del mondo ad una minimizzazione del consumo di risorse non rinnovabili (energia e minerali) finalizzato a nutrire il maggior numero di persone con agricoltura biologica.</p>
<p>Il picco è quindi un <em>argomento</em> della teoria della decrescita che permette di evidenziare come l&#8217;uso (la crescita del consumo) di energia e materiali sia stata la <em>conditio sine qua non</em> della crescita del capitale, posto che il lavoro sia mantenuto a livelli di (poco sopra la) sussistenza.</p>
<p>Capitale, lavoro, energia e materiali (KLEM) sono gli input, o fattori di produzione, dell&#8217;economia standard (chiamata anche &#8220;neoclassica&#8221; o marginalista). La funzione di produzione lega il prodotto Q &#8211; il PIL a livello nazionale &#8211; secondo una funzione:  <em>Q = f(KLEM)</em>. A lungo economia ed econometria hanno trascurato E e M.</p>
<p>L&#8217;economia standard postula la ricerca di sempre maggiore produttività per ognuno di questi input, che devono essere remunerati quanto la loro produttività marginale: quanti € porta una unita di KLEM. Per l&#8217;economia eretica KL non sono input ma fondi che mirano alla propria riproduzione, solo EM sono input intermedi, che vengono distrutti o modificati nel processo produttivo (<a href="http://www.societalmetabolism.org/musiasem.html" target="_blank">vedi</a>).</p>
<p>Storicamente, finito lo schiavismo e affermatisi (+o-) i diritti dell&#8217;uomo, l&#8217;economia moderna, basata sui servizi, ha messo moltissima parte della popolazione in attività che non generano molto Pil. Perche settori dove il rapporto input output e rigido: 1 computer= 1 persone; un maestro=max40 allievi; 1 dottore = 1 malato ogni mezz&#8217;ora, ecc.</p>
<p>Oltre ai servizi pubblici, come scuole ed ospedali, infatti, il cittadino Istat-censito difficilmente lavorerà in una fabbrica o sui campi, producendo qualcosa. Spesso la trasporta da un posto all&#8217;altro, più spesso produce carta, bit, burocrazia o cultura&#8230;</p>
<p>Ne consegue che la produttività del lavoro è bassa secondo l&#8217;economia standard ed infatti i salari reali sono rimasti agli anni &#8217;70.</p>
<p>Ad oggi, nonostante i <a href="http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/economia/retribuzioni/dossier-salari/dossier-salari.html" target="_blank">bassissimi salari</a>, la crisi attuale é, secondo tutti dovuta al debito ed alla mancata crescita (PIL fermo) che ha aumentato il debito/PIL. La mancanza di crescita é dovuta secondo me alla fine del petrolio a 20$/barile. Secondo altri alla bassa produttività di L?!</p>
<p>In ogni caso, crisi del debito e mancata crescita stanno causando/essendo/rivelando una enorme recessione. Di cui non si vede la fine. (Sempre secondo me) per la semplice ragione che non si vede &#8220;cosa&#8221; crescerà del 10%/anno!</p>
<p>Risulta difficile immaginare come continuare a produrre,  consumare ed inquinare come prima. LEGGESI: a produrre cose inutili a due lire, per persone che non hanno più i soldi per comprarle (ammesso che la presa di coscienza ritardi ed il lavaggio cerebrale mediatico-pubblicitario continui a funzionare a lungo e per molti).</p>
<p>dopo il sermone&#8230;</p>
<p>Un evidente segnale recente della gravità della recessione in atto é la <span style="color: #ff0000;"><strong>diminuzione dei consumi di gas naturale</strong></span>. Metano che viene consumato dalle imprese per fare elettricità, calore e produrre materiali (oltre che dalle famiglie per scaldarsi).</p>
<p><strong>Consumi di metano (fonte: <a href="http://dgerm.sviluppoeconomico.gov.it/dgerm/bilanciogas.asp" target="_blank">Mse</a>)</strong></p>
<p><a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2012/01/Gas_naturale.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4295" title="Gas_naturale" src="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2012/01/Gas_naturale-300x196.jpg" alt="" width="300" height="196" hspace="5" /></a></p>
<p>I dati indicano un calo simile a quello del 2009.</p>
<p>Questi secondo gli <a href="http://www.staffettaonline.com/articolo.aspx?ID=101320" target="_blank">esperti del settore</a> sono dati completamente &#8220;neri&#8221;, non solo perche confermano la recessione in atto, ma in quanto la generale diminuzione dei consumi mette:</p>
<p>&#8220;<em>in ginocchio tutti quelli che lavorano nel settore dell&#8217;energia, grandi, medi e piccoli, molti a rischio di sopravvivenza</em>&#8220;.</p>
<p><span style="color: #339966;">&#8230;e venne spontanea una riflessione</span>:</p>
<p>Ma è <del>un</del> bene massimizzare il consumo, voler far crescere la produzione di beni, l&#8217;elettricità, i materiali intermedi che servono a produrre beni che non durano, a trasportarli per centinaia di km, a raffreddarli, scaldarli, per poi&#8230;buttarli in discarica?</p>
<p>Oggi, credo veramente che un <span style="color: #000000;">ripensamento dal fondo</span> del processo economico non sia uno sfizio filosofico.</p>
<p>Nessun bene dovrebbe essere prodotto né per massimizzare il numero, né per minimizzare i costi. <strong>La produzione è una coperta corta</strong> o aumenti il consumo di energia o i materiali o riduci lavoratori e salari o riduci il capitale (macchine) impoiegato e fai lavorare i bambini o&#8230;</p>
<p>Proposta (se io fossi&#8230;): si riparta dai trasporti su ferro, si creino reti ciclabili per diminuire petrolio ed inquinamento delle città; si razionalizzino i servizi alla persona per il lavoro giovanile; si massimizzi il recupero dei materiali ed il rimboschimento, sia reso obbligatorio il porta a porta nelle grandi aree urbane.</p>
<p><strong>Approfondimenti</strong> |</p>
<p><a href="http://ugobardi.blogspot.com/2011/12/che-punto-siamo-con-la-crisi.html" target="_blank">A che punto siamo con la crisi</a>, di Antonio Turiel</p>
<p><a href="http://malthusday.blogspot.com/2011/12/cera-una-volta-leconomia.html" target="_blank">C&#8217;era una volta l&#8217;economia</a>, di Geminello Alvi</p>
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		<title>In difesa della decrescita</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 14:32:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianfiorito</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bioeconomia]]></category>
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		<description><![CDATA[Foto &#124; Zbigniew Galucki Iniziamo con dei brani tratti dagli ultimi numeri di Ecological Economics. (Kallis &#8211; In defence of degrowth 2011) [...] il problema non è la psicologia individuale degli &#8220;avari capitalisti&#8221;, ma un sistema che strutturalmente richiede un comportamento avido. La crescita non è una opzione, ma un imperativo derivante dalle istituzioni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2011/04/Brzozy-a24507098.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4045" title="Brzozy-a24507098" src="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2011/04/Brzozy-a24507098-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Foto | <a href="http://www.fotocommunity.com/pc/pc/cat/4609/display/24507098" target="_blank">Zbigniew Galucki </a></p>
<p>Iniziamo con dei brani tratti dagli ultimi numeri di Ecological Economics.</p>
<p>(<a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2011/04/Kallis-In-defence-of-degrowth-2011.pdf">Kallis &#8211; In defence of degrowth 2011</a>)</p>
<p><em>[...] il problema non è la psicologia individuale degli &#8220;avari capitalisti&#8221;, ma un sistema che strutturalmente richiede un comportamento avido. La crescita non è una opzione, ma un imperativo derivante dalle istituzioni di base, cui l&#8217;uso della proprietà privata è collaterale, il debito, i tassi d&#8217;interesse e il credito e la competizione &#8220;vivi o muori&#8221; delle aziende per il profitto e le quote di mercato (le aziende che mirassero allo &#8220;stato stazionario&#8221; nei profitti sarebbero eliminate dal mercato dalla concorrenza).</em></p>
<p>(<a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2011/04/Alier-et-al-Sustainable-de-growth-2010.pdf">Alier et al Sustainable de-growth 2010</a>)</p>
<p><em>Il paradigma economico dominante ricompensa &#8220;più&#8221; consumo invece di &#8220;migliore&#8221;, gli investimenti privati al posto dei pubblici, fatti su capitale manufatto piuttosto che naturale. Questa tripla distorsione auto-rinforzante si sono inchiavardate nella mentalità sociale per promuovere una nozione prometeica di crescita crematistica. Associato con il &#8220;mantra&#8221; liberale della supremazia dei mercati per promuovere la prosperità mediante un&#8217; efficienza sempre maggiore, la prassi di questo modello economico si basa sulla privatizzazione dei  beni e servizi pubblici tradizionali ed il rafforzamento della globalizzazione economica attraverso strutture di governance internazionale, del calibro del FMI, l&#8217;OMC e la Banca Mondiale.</em></p>
<p>Per, poi, risalire alla fonte della decrescita: Nicholas Geoergescu Roegen, che nel <a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2011/04/1977-Inequality-limits-and-growth-from-a-bioeconomic-viewpoint.pdf">1977 &#8211; Inequality limits and growth from a bioeconomic viewpoint</a> diceva:</p>
<p>[...] <em>la termodinamica, ci insegna non solo che la materia-energia non può essere creata o distrutta, ma anche che la materia-energia disponibile viene costantemente ed irreversibilmente degradata in &#8220;scarto&#8221;, una forma inutile per gli interessi umani. E&#8217; in queste leggi della termodinamica che si trova la radice della scarsità economica. In fatti, <strong>la termodinamica è la fisica del valore economico</strong>, come disse Sadi Carnot nel suo memoir del 1824. Poiché in un mondo dove le leggi della termodinamica non valessero, la stessa energia potrebbe essere usata continuamente e nessun oggetto si consumerebbe mai.</em></p>
<p>Nell&#8217;articolo G-R enuncia delle ricette per ridurre l&#8217;impatto sul pianeta della dipendenza dell&#8217;uomo moderno dai comportamenti consumistici e, in definitiva, dalla crescita:</p>
<p>1) riportare la popolazione ad un livello che possa nutrsi con agricoltura biologica;</p>
<p>2) abbandonare il principio dello scontare il futuro alla base della teoria delle risrse naturali di Hotelling: l&#8217;umanità come entità quasi immortale non può ridurne l&#8217;importanza come un individuo singolo;</p>
<p>3) invece di applicare il principio della <strong><span style="color: #ff0000;">massima utilità</span></strong>, le politiche in materia di risorse naturali, in relazione alle generazioni future, devono  impiegare quello della <span style="color: #333399;"><strong>minimizzazione dei rimorsi</strong>.</span></p>
<p>(C&#8217;è anche <a href="http://www.sinistrainrete.info/marxismo/1317-domenico-moro" target="_blank">chi dice</a> che sono tutte stronzate..)</p>
<p>Pensando che non lo siano (in a leap of faith)&#8230;e cercando strumenti utili a capire (e gestire) la transizione presente, troviamo l&#8217;utile <strong>analisi delle politiche possibili quando un paese si trova DOPO IL PICCO DEL PETROLIO</strong> di Jörg Friedrichs in <a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2011/04/Friedrichs-2010-Peak-oil-impact-on-different-parts-of-the-world-Energy-Policy.pdf">Peak oil impact on different parts of the world</a>, il quale identifica 3 possibilità, basandosi su esempi storici del XX secolo:</p>
<ul>
<li>Predatory militarism: Japan, 1918–1945</li>
<li>Totalitarian retrenchment: North Korea, 1990s</li>
<li>Socioeconomic adaptation: Cuba,1990s</li>
</ul>
<p>Andando direttamente&#8230;a Cuba, leggiamo:</p>
<p>Cuba ha affrontato un serissimo stop delle forniture di energia nel 1990, simile a quella vissuta dalla Corea del Nord. Semmai, lo shock cubano fu più grave: la CIA stima la diminuzione delle importazioni di carburante tra il 1989 e il 1993 nell&#8217;ordine del <span style="color: #ff0000;"><strong>71%</strong></span> (citato in Briquets Diaz e Perez Lopez, 2000: 250). <strong>Gli approvvigionamenti energetici sovvenzionati da parte del blocco sovietico cessrono completamente</strong>.</p>
<p>Nel 1990, Fidel Castro fu costretto a proclamare l&#8217;emergenza nazionale, denominandola <span style="color: #3366ff;">&#8220;Periodo Speciale&#8221;</span>. La crisi devastò l&#8217;intera economia cubana. <strong>Le macchine arruginivano per mancanza di combustibile e pezzi di ricambio</strong>. Il trasporto pubblico e privato piombarono nel caos. I lavoratori avevano difficoltà ad arrivare su posto di lavoro. Le fabbriche e le famiglie sono state colpite da imprevedibili black-out in tutta l&#8217;isola (Perez-Lopez, 1995: 138-140). Come nella Corea del Nord, gli effetti più dolorosi si sono fatti sentire nel settore alimentare. L&#8217;apporto nutrizionale del cubano medio &#8211; in particolare per proteine e grassi &#8211; è sceso notevolmente al di sotto del livello dei bisogni umani fondamentali (Alvarez, 2004:154-169). I consumatori fecero ricorso alla buccia di pompelmo tagliata come surrogato della carne bovina, <span style="color: #339966;"><strong>alcune persone cominciarono ad avere polli nei loro appartamenti o ad allevare bestiame sui balconi</strong></span> (Perez-Lopez, 1995:138).</p>
<p>Tuttavia, la gente di Cuba non conobbe la malnutrizione o la carestia; i senza casa e le gangs di ragazzi di strada che si nutrono di cadaveri non apparvero nelle città cubane. Così come violenza, crimine e disperazione non divennero enedemici [...] <strong>un netto contrasto con la situazione della Corea del Nord, dove la carestia ha ucciso il 3-5% della popolazione</strong>.<br />
Il vero miracolo fu fatto dalla popolazione cubana che, contro tutte le avversità, andò avanti grazie alla coesione sociale al livello locale. Nonostante Cuba sia fortemente urbanizzata, il tipico <em>barrio</em> è un villaggio urbano. Le famiglie sono strettamente inglobate nella vita di vicinato. La maggior parte delle famiglie hanno vissuto nella stessa casa per generazioni e si tratta di famiglie estese, con zii, e cugini.<br />
Non si vuole idealizzare: le famiglie rimasero nelle loro case perche il regime congelò la proprietà individuale dopo la Rivoluzione e le persone sono ammassate in spazi ristretti perche è tutto quello che hanno. Il regime ha investito nello sviluppo comunitario non tanto per creare un collante sociale quanto per mantenere il controllo politico. Tuttavia, [il risultato] è un fatto che la maggior parte dei Cubani può contare sulla propria famiglia, amici e vicini. Questa solidarietà locale, o &#8216;capitale sociale&#8217;, ha aiutato i Cubani durante il &#8220;periodo speciale&#8221;.</p>
<p>Le <strong>conoscenze tradizionali</strong> sono state decisive per nutrire la popolazione. Nonostante quasi tutti i terreni furono collettivizzati dopo la Rivoluzione del 1959, circa il 4% dei contadini Cubani mantenne i loro appezzamenti. Un altro 11% venne organizzato in cooperative private (Burchardt, 2000). <span style="color: #ff0000;"><strong>Le fattorie indipendenti erano più resistenti alla crisi delle fattorie dello Stato poiché operavano con meno energia e componenti chimici.</strong></span> I contadini indipendenti avevano mantenuto le conoscenze tradizionali che ora potevano essere riscoperte. Altri contadini si mossero dalle fattorie statali verso le aree urbane, diffondendo le conoscenze utili all&#8217;autosufficienza alimentare e all&#8217;agricoltura urbana.<br />
Quello dell&#8217;agricoltura urbana è un movimento fai-da-te, facilitato dalla disponibilità di conoscenze tradizionali combinate con tecniche organiche e la rustica ingenuità, caratteristica dei Cubani.<br />
<strong>Appezzamenti abbandonati tra palazzi di cemento o nelle periferie divennero orti biologici. La popolazione occupò gli spazi disponibili vicino alle case per coltivare frutta e ortaggi.</strong> Alla metà degli anni 90 si contavano centinaia di Club Agricoli registrati solo a L&#8217;Avana. Come racconta un coltivatore: &#8220;.<em>..scambiammo i semi, le varietà, e le esperienze. Conquistammo un senso ed uno spirito di aiuto reciproco, solidarietà ed imparammo la produzione agricola</em>&#8221; (citato in Carrasco ed altri, 2003:98).</p>
<p>Ovviamente, <strong>la svolta di Cuba verso un&#8217;agricoltura &#8220;a basso input&#8221;</strong> <strong>non avvenne grazie ad una coscienza ecologica, ma alla stretta </strong><strong>necessità.</strong></p>
<p>Dalla seconda metà degli anni 1990, quando la situazione economica è migliorata e gli inputs industriali sono tornati ad essere disponibili, Cuba ha iniziato un ritorno all&#8217;agricoltura industriale. E&#8217; comunque incoraggiante notare che, durante la prima metà degli 1990, i cubani sono riusciti a gestire ed attenuare un terribile shock dell&#8217;offerta di  risorse, grazie ad un eccezionale ethos comunitario. Il confronto con la Corea del Nord dimostra che ciò non fu cosa di poco conto.</p>
<p>Per approfondire perche la transizione/picco del petrolio ed altri materiali, vedi: <a href="http://ugobardi.blogspot.com/2011/05/entropia-picco-del-petrolio-e-filosofia_31.html" target="_blank">Entropia, picco del petrolio e Filosofia Stoica</a></p>
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		<title>La correlazione tra il differenziale offerta-domanda e il prezzo del petrolio</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jan 2011 15:33:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianfiorito</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La vita è cambiamento. Se smetti di cambiare smetti di vivere. R. Haak Buon nuovo anno. Tra le variabili comunemente usate per spiegare il prezzo del petrolio si trovano la capacità produttiva inutilizzata (spare production capacity) e le riserve strategiche dei paesi consumatori. Quando la capacità produttiva diminuisce i prezzi aumentano; attualmente, secondo gli esperti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>La vita è cambiamento. Se smetti di cambiare smetti di vivere. R. Haak</p></blockquote>
<p>Buon nuovo anno.</p>
<p>Tra le variabili comunemente usate per spiegare il prezzo del petrolio si trovano la capacità produttiva inutilizzata (<em>spare production capacity</em>) e le riserve strategiche dei paesi consumatori. Quando la capacità produttiva diminuisce i prezzi aumentano; attualmente, secondo gli esperti, i paesi che dispongono di capacità inutilizzata sono l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi ed il Kuwait.</p>
<p>Il grafico in basso racchiude un’analisi storica del prezzo nominale del petrolio  (Saudi Arabian Light) rispetto al differenziale assoluto tra la <a href="http://www.eia.doe.gov/emeu/ipsr/t14.xls" target="_blank">produzione</a> e i <a href="www.eia.doe.gov/emeu/ipsr/t17.xls" target="_blank">consumi</a> mondiali di greggio (Excel files). I dati coprono un periodo lungo di 40 anni (1970-2010) e presentano – come atteso &#8211; una correlazione negativa tra il prezzo del barile ed il differenziale offerta – domanda, su base annua.</p>
<p>Dal grafico si evince come, dopo una fase di prezzi bassi (&lt; 10$/barile) ed eccesso di offerta nei primi anni 70, si passi ad un periodo (prima metà anni 80) in cui la domanda eccede l’offerta in un regime di prezzi sui 30$/barile. Negli anni seguenti (1987 – 2002 il prezzo si è mantenuto intorno ai 16/24 $/barile mentre il differenziale offerta – domanda è andato oscillando entro -1,2 e +1,6. Dal 2002 al 2003 il prezzo è passato da 17 a 27$/barile, continuando a crescere negli anni seguenti: 32 nel 2005, 51 nel 2006 e 56$/barile nel 2007.</p>
<p>Nel 2008, come noto, delle tensioni sui mercati finanziari, motivate dalla forte domanda dei paesi emergenti (Cina ed India in primis), hanno prodotto un record assoluto di prezzo; tale situazione ha contribuito alla crisi tuttora in corso. Nell’ultimo biennio, dopo il crollo del prezzo dovuto alla recessione mondiale (40$/barile) si è assistito ad una lenta, ma progressiva, ripresa del prezzo che, dopo essere rimasto entro 75-85$/barile, a dicembre 2010 tocca i 90$/barile.</p>
<p>Per il futuro, secondo gli <a href="http://noir.bloomberg.com/apps/news?pid=20601072&amp;sid=a4d2YcT7pRSY" target="_blank">esperti Goldman Sachs</a>, da maggio 2010, vi è un eccesso di domanda di 900,000 barili al giorno; tale situazione dovrebbe protrarsi al primo semestre del 2011. Insomma, nel prossimo biennio, gli esperti (in finanza) prevedono che il barile di greggio raggiungerà, in media, 100$/barile nel 2011 e 110$/barile nel 2012. Ipotizzando che il deficit permarrà a 0,5 e 1 milione di barili, rispettivamente nel 2011 e 2012, si ottiene l&#8217;andamento del grafico. Tutto questo, oltre alle <a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/prezzi-metalli-alimentari-petrolio-quota-10.html" target="_blank">materie prime</a>, rischia di compromettere la ripresa.</p>
<p>Saluti.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Correlazione tra deficit di offerta e prezzo del petrolio</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2011/01/Prod_Offerta_Prezzo_Oil.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3914" title="Prod_Offerta_Prezzo_Oil" src="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2011/01/Prod_Offerta_Prezzo_Oil-300x186.jpg" alt="" width="300" height="186" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>AGGIORNAMENTO 24 gennaio 2010</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.bloomberg.com/news/2011-01-17/goldman-says-it-s-too-early-for-opec-to-raise-oil-output-on-ample-supplies.html" target="_blank">Goldman prevede una fase di rialzi a causa del calo della capacità inutilizzata OPEC</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Olii Petra alle Idi di marzo 2010: Happy new Fear</title>
		<link>http://www.locchiodiromolo.it/blog/olii-petra-alle-idi-di-marzo-2010-happy-new-fear.html</link>
		<comments>http://www.locchiodiromolo.it/blog/olii-petra-alle-idi-di-marzo-2010-happy-new-fear.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 14:05:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianfiorito</dc:creator>
				<category><![CDATA[petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[picco]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci risiamo: il barile è a 80 dollari. Solo che stavolta il PIL è a -5% e la disoccupazione al 10%. L&#8217;OPEC festeggia i 50 anni (ed altro), ma neanche loro capiscono. E&#8217; logico:  dopo aver cresciuto tre generazioni di rampolli nelle Università USA (a sentire teorie sul mercato libero, concorrenza, prezzi ottimali e crescita), [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci risiamo: il barile è a 80 dollari.</p>
<p>Solo che stavolta il PIL è a -5% e la disoccupazione al 10%.</p>
<p>L&#8217;OPEC <a href="http://www.opec.org/opecna/Latest%20Stories/OPEC50thanniversary.asp" target="_blank">festeggia i 50 anni</a> (ed altro), ma neanche loro capiscono. E&#8217; logico:  dopo aver cresciuto tre generazioni di rampolli nelle Università USA (a sentire teorie sul mercato libero, concorrenza, prezzi ottimali e crescita), qualsiasi discorso senza la parola crescita risulta ostico.</p>
<p>Così come la realtà di una produzione petrolifera che decresce.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2831" title="Oil_D&amp;S" src="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2010/03/Oil_DS-300x186.jpg" alt="" width="300" height="186" /></p>
<p>Qualche fatto:</p>
<p>Prezzi esentasse. Benzina e diesel sono a 0.56€/litro; la benzina è sui livelli di ottobre 2008 (dopo il picco) e di febbraio 2008 (prima). Il diesel ai livelli di novembre 08 e di settembre 2007.</p>
<p>Prezzi tasse incluse. Benzina 1,35, diesel 1,18 (<a href="http://ec.europa.eu/energy/observatory/oil/bulletin_en.htm" target="_blank">fonte CE</a>), bisogna aggiungere le briciole dell&#8217;omino che ce la serve&#8230;la prma costa come ottobre 08 (o febbraio pre picco); il diesel sta al livello di novembre 08 e di settembre 2007.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2832" title="Fuel_Tutti_Prezzi_ita" src="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2010/03/Fuel_Tutti_Prezzi_ita-300x186.jpg" alt="" width="300" height="186" /></p>
<p>E arriva l&#8217;estate&#8230;qualche scommessa?</p>
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		<title>2 scenari a confronto: Agenzia Internazionale dell&#8217;Energia e Università di Uppsala</title>
		<link>http://www.locchiodiromolo.it/blog/2-scenari-a-confronto-agenzia-internazionale-dellenergia-e-universita-di-uppsala.html</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 11:36:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianfiorito</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mobilità senza petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[iea]]></category>
		<category><![CDATA[Olduvai]]></category>
		<category><![CDATA[Petroconsultants]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>
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		<description><![CDATA[Se il mondo consumerà più o meno petrolio nei prossimi anni è una questione molto importante, più di quella di come controllare la domanda di petrolio dei paesi ricchi, di quelli poveri, di dove investire per tirarne fuori altro o diffondere tecnologie che mettano sotto terra la CO2, per abbattere le emissioni di gas serra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se il mondo consumerà più o meno petrolio nei prossimi anni è una questione molto importante, più di quella di come <span style="text-decoration: underline;">controllare la domanda</span> di petrolio dei paesi ricchi, di quelli poveri, di dove investire per tirarne fuori altro o diffondere tecnologie che mettano sotto terra la CO2, per abbattere le emissioni di gas serra (che &#8211; sottolineo &#8211; ritengo fondamentale).</p>
<p><span id="more-2653"></span></p>
<p>E&#8217; più importante perché non si tratta di scelta, quanto di non-scelta dovuta ad un&#8217;<span style="text-decoration: underline;">offerta limitata</span>.</p>
<p>In un mondo dove &#8220;noi&#8221; andiamo tutti sempre in auto grandi e &#8220;loro&#8221; vanno  quasi sempre a piedi, chi sceglie le politiche energetiche, industriali, infrastrutturali e dei trasporti, dovrebbe IL PRIMA POSSIBILE prendere coscienza del fatto che meno petrolio di oggi, domani (quando &#8220;loro&#8221; chiederanno, forse motorini, qualche utilitaria, treni e, magari,talvolta di viaggiare in aereo), implica molto meno petrolio. A causa della concorrenza per averne di 4 continenti e mezzo (il mezzo è l&#8217;America del Centro e del Sud).</p>
<p>I 2 scenari</p>
<h1><a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/IEA-vs-Uppsala-World-oil-scenario-2030.pdf">IEA vs Uppsala World oil scenario 2030</a></h1>
<p>da <a href="http://www.tsl.uu.se/uhdsg/Publications/PeakOilAge.pdf" target="_blank">The peak of the oil age</a></p>
<p>Aggiungo:</p>
<p>Anche questo si collega con la morte di Eva.</p>
<p>Il nesso è la mancanza di coraggio di cambiare le cose&#8230;</p>
<p>&#8230;l&#8217;incapacità, nel 2009, di fare una pista ciclabile su via dei Fori imperiali&#8230;</p>
<p>&#8230;mantenendo lo status quo di un&#8217;autostrada di sampietrini larga 20 metri su un fondo di cemento nel cuore di Roma.</p>
<h2><span style="color: #ff0000;">Aggiornamento</span></h2>
<p>la <a href="http://www.theoildrum.com/node/5970" target="_blank">lettera di Colin J. Campbell al Guardian</a>, dove viene ricostruita:</p>
<ol>
<li>la nascita della moderna teoria del picco del petrolio a partire dall&#8217;articolo <em>The end of Cheap Oil</em> su Scientific American del Marzo 1998;</li>
<li>la storia (e la fine) di Petroconsultant, unica società capace di produrre statistiche afidabili sulle riseve di petrolio.</li>
</ol>
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		</item>
		<item>
		<title>WEO 2009 e il Ministero dell&#8217;Ambiente</title>
		<link>http://www.locchiodiromolo.it/blog/weo-2009-e-il-ministero-dellambiente.html</link>
		<comments>http://www.locchiodiromolo.it/blog/weo-2009-e-il-ministero-dellambiente.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 12:04:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianfiorito</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mobilità senza petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[AIE]]></category>
		<category><![CDATA[Corrado Clini]]></category>
		<category><![CDATA[Fatih Birol]]></category>
		<category><![CDATA[Ministero dell'ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Petroconsultants]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[picco]]></category>
		<category><![CDATA[weo 2008]]></category>

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		<description><![CDATA[Grafico da Oilwatch monthly E&#8217; appena uscito il World Energy Outlook 2009 dell&#8217;Agenzia Internazionale dell&#8217;Energia, che, si concentra su come far fronte ai cambiamenti climatici, chiamando investimenti in R&#38;S per fare fronte all&#8217;esaurimento dei pozzi esistenti. Scrissi dell&#8217;edizione 2008 qui, qui e qui. Alla presentazione presso il Ministero dello Sviluppo Economico, ieri 18 novembre, c&#8217;era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/OilwatchNov09_figure5_WorldCrude.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-2640" title="OilwatchNov09_figure5_WorldCrude" src="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/OilwatchNov09_figure5_WorldCrude.png" alt="OilwatchNov09_figure5_WorldCrude" width="391" height="196" /></a></p>
<p>Grafico da <a href="http://europe.theoildrum.com/node/5972" target="_blank">Oilwatch monthly</a></p>
<p>E&#8217; appena uscito il <strong>World Energy Outlook 2009 dell&#8217;Agenzia Internazionale dell&#8217;Energia</strong>, che,</p>
<ul>
<li>si concentra su come far fronte ai cambiamenti climatici,</li>
<li>chiamando investimenti in R&amp;S</li>
<li>per fare fronte all&#8217;esaurimento dei pozzi esistenti.</li>
</ul>
<p>Scrissi dell&#8217;edizione 2008 <a href="http://www.ecoblog.it/post/7150/world-energy-outlook-2008-il-petrolio" target="_blank">qui</a>, <a href="http://www.ecowiki.it/il-world-energy-outlook-2008.html" target="_blank">qui</a> e <a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/world-energy-outlook-2008-prezzi-reali-o-allisciati.html" target="_blank">qui</a>.</p>
<p>Alla presentazione presso il <strong>Ministero dello Sviluppo Economico</strong>, ieri 18 novembre, c&#8217;era tutto il Gotha dell&#8217;energia italiana e Fatih Birol dell&#8217;AIE.</p>
<p>Le cronache riportano le opinioni di <a href="http://www.staffettaonline.com/articolo.aspx?ID=77259" target="_blank">Corrado Clini</a>,  potente DG del ministero dell&#8217;Ambiente, secondo cui il Weo 2009 “indora la pillola”, volendo far credere che per i paesi Opec non ci saranno ripercussioni negative dall&#8217;adozione di politiche energetiche internazionali più “verdi”, mentre i paesi produttori starebbero esercitando pressioni per evitare che il ruolo dei combustibili fossili venga compresso.</p>
<p>Nello <a href="http://www.greenreport.it/_archivio/index.php?page=default&amp;id=1334" target="_blank">scenario 450</a> da qui al 2030, l&#8217;Aie prevede una riduzione del 75% dei combustibili fossili.</p>
<p>Questo, secondo il DG, <strong>&#8220;non potrà essere indolore per i paesi Opec per le ripercussioni negative dall&#8217;adozione di politiche energetiche internazionali verdi&#8221;</strong>, che avverte il rischio di &#8220;letture romantiche&#8221; del rapporto AIE.</p>
<p><span style="color: #333399;">Commento: ma perché si </span><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;">agita lo spauracchio dei &#8220;paesi Arabi&#8221;? Perché si parla di &#8220;dolore&#8221; (di diminuire l&#8217;uso del petrolio, di cambiare)?! &#8230;di &#8220;lettura romantica&#8221;?</span><strong><br />
</strong></span></p>
<p><span id="more-2638"></span>Ora, come noto, la transizione energetica per svincolare l&#8217;economia mondiale dall&#8217;uso delle energie fossili (cioé il petrolio) deve essere trovata ed avviata al vertice di Copenhagen, che fallirà se USA e Cina non si impegnano, fissando dei limiti.</p>
<p>Secondo il DG del Ministero dell&#8217;Ambiente occorre subito un accordo globale, che indirizzi gli investimenti energetici là dove i consumi crescono di più (cioè nei paesi non-OCSE ad alta crescita: i <strong>BRIC</strong>, NdR).</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;">Commento: e noi che giriamo in SUV e consumiamo il quadruplo e gli USA che consumano 10 volte tanto i cittadini dei PVS?</span><strong><br />
</strong></span></p>
<p>Clini identifica 4 problemi fondamentali:</p>
<p>1) <strong>stabilire,</strong> con una regola dell&#8217;Organizzazione mondiale del commercio, <strong>il prezzo del carbonio</strong>,</p>
<p>2) <strong>costruire un mercato della CO2</strong>, evitando la possibile speculazione da derivati finanziari;</p>
<p><span style="color: #333399;">Commento: se si stabilisce il prezzo è difficile che il mercato sia dinamico (infatti non è mai partito). </span></p>
<p>3) individuare linee-guida per <strong>migliorare la cooperazione tecnologica internazionale</strong>;</p>
<p><span style="color: #333399;">Commento: <strong>è fuffa</strong>, la tecnologia avanzata a basse emissioni <span style="text-decoration: underline;">si paga</span>, non viaggia con i caschi blu.</span></p>
<p>4) risolvere il problema di come <strong>far rispettare gli impegni presi</strong>, evitando che la sovranità energetica dei singoli Stati venga compromessa.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;">Commento: la sovranità energetica è un concetto ambiguo, tecnicamente, se pienamente mantenuta, sarà difficile avere controlli indipendenti. Esempio: in Italia non si riescono a controllare i rifiuti, figuriamoci le emissioni dai camini delle fabbriche.</span><strong><br />
</strong></span></p>
<p>Secondo Clini, “<em>il rischio è che l&#8217;Europa continui ad assumere da sola gli impegno di riduzione di CO2 : uno sforzo inutile e dannoso</em>”.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;">Commento: è una posizione ideologica; <strong>l&#8217;Europa è &#8220;destinata&#8221; a dare l&#8217;esempio</strong>, in quanto:</span></span></p>
<ul>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;"> comunità di nazioni cui il mondo guarda con più fiducia che all&#8217;ONU o agli USA</span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;">senza petrolio (<a href="http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10150377093618494&amp;set=a.376288208493.158141.573748493&amp;type=1&amp;theater" target="_blank">fine del Brent</a>)</span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;">con una rete ferroviaria diffusa e alta densità di popolazione</span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;"> con una diffusa sensibilità ambientale. </span></span></li>
</ul>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;">Questo crea le condizioni per una riduzione delle emissioni attraverso<br />
</span></span></p>
<ul>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;">sia l&#8217;elettrificazione del trasporto urbano </span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;">che lo shift modale delle merci dai camion ai treni. </span></span></li>
</ul>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;">In generale, l&#8217;Europa appare più facilmente &#8220;governabile&#8221; per l&#8217;educazione delle popolazioni a stili di vita sostenibili. </span></span></p>
<p><span style="color: #008000;"><strong>Da parte del Ministero dell&#8217;Ambiente, sostenere la logica &#8220;o tutti o nessuno&#8221; appare inadeguato.</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"> <span style="color: #000000;">Infatti, </span></span>Faith Birol, capo economista dell&#8217;Aie, ha tenuto a sottolineare che il mancato raggiungimento degli <a href="http://www.repubblica.it/2007/03/sezioni/ambiente/clima-vertice-ue/clima-commissione-ue/clima-commissione-ue.html" target="_blank">obiettivi 20-20 </a>da parte dell&#8217;Ue sarebbe &#8220;un disastro con conseguenze drammatiche&#8221;.</p>
<p>Secondo Birol, dopo il 2030 la <strong><span style="text-decoration: underline;">domanda </span>di combustibili fossili diminuirà comunque,</strong><strong> a prescindere dalle politiche sul clima adottate</strong>.</p>
<p>All&#8217;Europa <span style="text-decoration: underline;">conviene </span>investire sulle tecnologie per il risparmio energetico e le fonti rinnovabili, perché è l&#8217;unica politica lungimirante, sia per creare know how esportabile, che per attrarre capitali a livello mondiale.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Conclusione </strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Fatih Birol parla di calo della domanda, ma <span style="text-decoration: underline;">non dice</span> che la quantità di petrolio convenzionale prodotta (=offerta) ha già raggiunto un picco. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Egli crede (WEO 2009) che sarà possibile mantenere un lieve tasso di crescita dell&#8217;<span style="text-decoration: underline;">offerta</span> da qui al 2030 (105 milioni di barili al giorno, oggi sono 80) producendo, con costosissimi investimenti, petrolio non convenzionale. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">In questo scenario viene implicitamente ammessa scarsità crescente di petrolio. Birol, tuttavia, sottolinea l&#8217;urgenza di diminuire i consumi noi (i.e. area OCSE), in nome delle emissioni. [Capito il giochino?]<br />
</span></p>
<blockquote><p><span style="color: #000000;">Quindi, a parlare di diminuzione dei consumi di petrolio (implicitamente) e delle emissioni (esplicitamente) è un alto esponente dell&#8217;Agenzia Internazionale dell&#8217;Energia che da sempre tutela gli interessi delle lobby energetiche del mondo, cioè i paesi produttori, i paesi consumatori e le compagnie petrolifere, non il dg del ministero dell&#8217;ambiente. [curioso no? Sembra un gioco di inversione delle parti]<br />
</span></p></blockquote>
<p><span style="color: #1b02fc;"><span style="color: #000000;">E&#8217; dunque evidente  che &#8220;diminuire&#8221; è un concetto tuttora ostico presso il Ministero dell&#8217;Ambiente italiano, il quale, evidentemente, ha deciso (più o meno consciamente, Stefania!!) di farsi promotore del grandogma della bella ed eterna crescita</span></span></p>
<p><span style="color: #1b02fc;"><span style="color: #000000;">&#8230;magari a tutela dei piccoli padroncini che ci portano <a href="http://www.scuolamendola.it/Acqua%20da%20bere.pdf" target="_blank">l&#8217;acqua in bottiglia</a> con i camion.</span><br />
</span></p>
<h2>Risorse aggiuntive</h2>
<p><a href="http://www.tsl.uu.se/uhdsg/Publications/PeakOilAge.pdf" target="_blank">The Peak of the Oil Age</a> (pag. 28), il <a href="http://qualenergia.it/view.php?id=944&amp;contenuto=Documento" target="_blank">report che smentisce il WEO2009</a>: nel 2030 il mondo <span style="text-decoration: underline;">potrà </span>consumare <strong>75 milioni di barili e non 105</strong>.</p>
<p>Vedi il <a href="http://www.guardian.co.uk/environment/video/2008/dec/15/fatih-birol-george-monbiot">video</a> di Fatih Birol intervistato da George Monbiot,</p>
<p>leggi la <a href="http://www.theoildrum.com/node/5970" target="_blank">lettera Colin Campbell</a>, su come l&#8217;IEA fa le statistiche e</p>
<p>La <a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/breve-storia-di-petroconsultants.html" target="_blank">Breve storia di Petroconsultants</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Picco del petrolio nel 2008, ulteriori conferme</title>
		<link>http://www.locchiodiromolo.it/blog/picco-del-petrolio-nel-2008-ulteriori-conferme.html</link>
		<comments>http://www.locchiodiromolo.it/blog/picco-del-petrolio-nel-2008-ulteriori-conferme.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2009 11:51:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianfiorito</dc:creator>
				<category><![CDATA[petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[idrogeno]]></category>
		<category><![CDATA[picco]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.locchiodiromolo.it/blog/?p=2199</guid>
		<description><![CDATA[Secondo un autorevole studio recentemente pubblicato su The Oil Drum, il picco della produzione petrolifera mondiale è avvenuto nel 2008. La crisi economica globale ed il conseguente crollo della domanda (e dei prezzi) del petrolio non dovrebbero quindi far passare sotto silenzio questa notizia che, se confermata, costituirà il passaggio epocale dell&#8217;epoca moderna: la decrescita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo un autorevole studio recentemente pubblicato su <a href="http://www.theoildrum.com/node/5177" target="_blank">The Oil Drum</a>, il picco della produzione petrolifera mondiale è avvenuto nel 2008.</p>
<p><a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2009/03/peakoil1.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-2195" title="peakoil1" src="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2009/03/peakoil1.png" alt="peakoil1" width="471" height="308" /></a></p>
<p>La crisi economica globale ed il conseguente crollo della domanda (e dei prezzi) del petrolio non dovrebbero quindi far passare sotto silenzio questa notizia che, se confermata, costituirà <em>il</em> passaggio epocale dell&#8217;epoca moderna: la <strong>decrescita delle risorse fossili di energia</strong>.</p>
<p>Aggiungo, dunque, il grafico aggiornato del <a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/ciao-mondo.html" target="_blank">primo post</a> dell&#8217;Occhio di Romolo, che sintetizza la storia umana secondo l&#8217;uso dell&#8217;energia solida, liquida e gassosa.</p>
<p><a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2009/03/lefasidellenergia_seiqui-copy.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2196" title="lefasidellenergia_seiqui-copy" src="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2009/03/lefasidellenergia_seiqui-copy-300x160.jpg" alt="lefasidellenergia_seiqui-copy" width="432" height="230" /></a></p>
<p>Vedi anche <a href="http://www.peakoil.nl/wp-content/uploads/2009/03/2009_march_oilwatch_monthly.pdf">Oil Watch Monthly</a> di marzo</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La delusione biofuels</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Mar 2009 10:07:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianfiorito</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bioeconomia]]></category>
		<category><![CDATA[bioeconomia]]></category>
		<category><![CDATA[biofuels]]></category>
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		<category><![CDATA[petrolio]]></category>
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		<description><![CDATA[La fiducia (ed i soldi in sovvenzioni messi) nei biocarburanti sono stati motivati da 3 argomenti: l&#8217;indipendenza e la sicurezza energetica (prepararsi al picco del petrolio); la lotta all&#8217;effetto serra; la politica agricola nell&#8217;area Ocse e lo sviluppo dell&#8217;agricoltura nei paesi in via di sviluppo. The biofuels delusion di Mario Giampietro e Kozo Mayumi rappresenta, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2009/03/biofuels_delusion.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2160" title="biofuels_delusion" src="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2009/03/biofuels_delusion.jpg" alt="biofuels_delusion" hspace="6" width="150" height="225" /></a>La fiducia (ed i soldi in sovvenzioni messi) nei biocarburanti sono stati motivati da 3 argomenti:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li> l&#8217;indipendenza e la sicurezza energetica (prepararsi al picco del petrolio);</li>
<li> la lotta all&#8217;effetto serra;</li>
<li> la politica agricola nell&#8217;area Ocse e lo sviluppo dell&#8217;agricoltura nei paesi in via di sviluppo.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.earthscan.co.uk/?tabid=74734">The biofuels delusion</a> di Mario Giampietro e Kozo Mayumi rappresenta, probabilmente, la risposta definitiva all&#8217;ipotesi che i biofuels possano costituire la panacea: sovvenzionando i programmi per la produzione industriale di etanolo dal mais negli USA o da canna da zucchero in Brasile, infatti, i governi hanno creduto ad un miraggio.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2158"></span></p>
<p style="text-align: justify;">I biocarburanti non potranno sostituire il petrolio che, invece, entra nei pesticidi, nella logistica, nei macchinari per la sua produzione, ecc. Inoltre, il disboscamento di foreste tropicali o la messa in coltura delle praterie  produce un bilancio nettamente negativo in CO2.</p>
<p style="text-align: justify;">I biocarburanti rischiano di lasciarci senza energia, senza cibo e di aggravare l&#8217;effetto serra, senza considerare l&#8217;effetto disastroso sulla biodiversità e l&#8217;agricoltura tradizionale (e l&#8217;associato impatto sui sistemi sociali).</p>
<p style="text-align: justify;">In questo libro fondamentale, Mario Giampietro e Kozo Mayumi presentano sia un quadro teorico esaustivo che l&#8217;evidenza empirica necessarie per smascherare  il pericolo della produzione di biocarburanti mediante coltivazioni agricole dedicate.</p>
<p style="text-align: justify;">Il testo inizia con l&#8217;analisi storica della crescente dipendenza dai combustibili fossili, per sviluppare successivamente una metodologia generale per la valutazione delle risorse energetiche alternative, non limitata ai biocarburanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Vengono descritti i concetti di base dell&#8217;energetica e della bioeconomia, per dimostrare come la dinamica del metabolismo energetico (<a href="http://www.sciencedirect.com/science?_ob=ArticleURL&amp;_udi=B6V2S-4TGGCKW-2&amp;_user=10&amp;_rdoc=1&amp;_fmt=&amp;_orig=search&amp;_sort=d&amp;view=c&amp;_acct=C000050221&amp;_version=1&amp;_urlVersion=0&amp;_userid=10&amp;md5=9c47dc8c408a2a3eca50e000188aa1cd" target="_blank">Giampietro et al. 2003</a>) delle società moderne sia totalmente incompatibile con la produzione di biocarburanti da agricoltura.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro propone un&#8217;ulteriore riflessione sull&#8217;inerzia delle politiche pro-biofuels dei grandi paesi che, nonostante l&#8217;evidenza scientifica a sfavore, sembrano voler &#8220;perseverare nell&#8217;errore&#8221;, fatalmente attratti dal miraggio dell&#8217;<em>energia dalla terra</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Si assiste così ad un <strong>dialogo fra sordi</strong>, tra favorevoli e contrari, completamente incoerente sia con la logica del dibattito scientifico/accademico che con l&#8217;attuale società dell&#8217;informazione.</p>
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		<title>Il picco del K (aggiornamento)</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Mar 2009 11:17:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianfiorito</dc:creator>
				<category><![CDATA[Categoria base]]></category>
		<category><![CDATA[borse]]></category>
		<category><![CDATA[dow jones]]></category>
		<category><![CDATA[oro]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[picco]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo alcuni gran parte della recessione è alle nostre spalle, secondo altri no. Chi ha ragione? I primi ricompreranno azioni facendo salire le borse, rappresentate, ad esempio, dal Dow-Jones, gli altri punteranno sui beni rifugio, come l&#8217;oro. Un grafico in basso può aiutare alla scelta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo alcuni gran parte della recessione è <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/01/lancette-economia-prezzi-calano-170109.shtml?uuid=4ca3d218-e475-11dd-a124-306b0d36508c&amp;DocRulesView=Libero&amp;fromSearch" target="_blank">alle nostre spalle</a>, secondo <a href="http://www.swissinfo.ch/ita/rubriche/notizie_d_agenzia/economia/Crisi_allarme_Almunia_il_peggio_deve_ancora_arrivare.html?siteSect=163&amp;sid=10404693&amp;cKey=1236105018000&amp;ty=ti&amp;positionT=27" target="_blank">altri no</a>.</p>
<p>Chi ha ragione?</p>
<p>I primi ricompreranno azioni facendo salire le borse, rappresentate, ad esempio, dal Dow-Jones, gli altri punteranno sui beni rifugio, come l&#8217;oro.</p>
<p>Un grafico in basso può aiutare alla scelta.</p>
<p><a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2009/03/orobrentdow_mar09.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2025" title="orobrentdow_mar09" src="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2009/03/orobrentdow_mar09-300x186.jpg" alt="orobrentdow_mar09" width="300" height="186" /></a></p>
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		<title>Petrolio 2009</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 16:04:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianfiorito</dc:creator>
				<category><![CDATA[Categoria base]]></category>
		<category><![CDATA[esaurimento]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[picco]]></category>
		<category><![CDATA[webway]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho raccolto alcune riflessioni in un pdf. Petrolio 2009 Immagine &#124; Marcel Caram]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2009/03/as-farpas-e-a-mao.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1960" title="as-farpas-e-a-mao" src="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2009/03/as-farpas-e-a-mao-300x212.jpg" alt="as-farpas-e-a-mao" hspace="6" width="300" height="212" /></a></p>
<p>Ho raccolto alcune riflessioni in un pdf.</p>
<h2><a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2009/03/petrolio-2009.pdf">Petrolio 2009</a></h2>
<p>Immagine | <a href="http://www.fotocommunity.com/pc/pc/mypics/1240439/display/16052637" target="_blank">Marcel Caram</a></p>
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