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	<title>L&#039;occhio di Romolo &#187; libri</title>
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	<description>Dalle bici in carbonio alle auto a idrogeno, progressi ed involuzioni che causano il futuro</description>
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		<title>Fratelli lupi</title>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 11:46:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianfiorito</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cuba]]></category>
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		<category><![CDATA[rivoluzione]]></category>

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		<description><![CDATA[Foto &#124; Gergana Rohner Noi odiamo la tirannia, odiamo la sfrontata ipocrisia, odiamo l’omicidio, odiamo il ladrocinio. E’ contro tutto questo che protestiamo. Ed è stato uno stupendo spettacolo di virilità e di speranza per Cuba, constatare, fratelli lupi, che nonostante tutto il vostro spiegamento di forze e la napoleonica prestanza dell’ex studente Ainciart, noi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2967" href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/fratelli-lupi.html/cuba"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2967" src="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2010/05/Cuba-300x109.jpg" alt="" width="300" height="109" /></a></p>
<p>Foto | <a href="http://www.fotocommunity.com/search?q=cuba&amp;index=fotos&amp;options=YToxOntzOjU6InN0YXJ0IjtzOjI6IjgwIjt9&amp;pos=84&amp;display=13643263" target="_blank">Gergana Rohner</a></p>
<p>Noi odiamo la tirannia, odiamo la sfrontata ipocrisia, odiamo l’omicidio, odiamo il ladrocinio. E’ contro tutto questo che protestiamo. Ed è stato uno stupendo spettacolo di virilità e di speranza per Cuba, constatare, fratelli lupi, che nonostante tutto il vostro spiegamento di forze e la napoleonica prestanza dell’ex studente Ainciart, noi, piccolo gruppo, siamo stati capaci di costringervi ad assassinare Felo Trejo in un modo raffinatamente vile, scatenando a l’Avana un piccola rivoluzione e propagando in tutta la repubblica il contagio sotterraneo. Siamo stati noi, i giovani di Cuba, a salvare la dignità del nostro paese, ancora immobile di fronte alle convulsioni dell’intero continente. Voi avete sparato contro di noi e tra noi, probabilmente, c’è qualche figlio, nipote o amico di qualcuno di voi. Eppure, fratelli lupi, poliziotti: noi non vi odiamo. Vi disprezziamo solo un po’…</p>
<p><a href="http://www.centropablo.cult.cu/main_new.htm" target="_blank">Pablo de la Torriente</a>, 1930 (da <a href="http://www.lafeltrinelli.it/products/9788855801102/Un_hombre_guapo/Paco_Ignacio_II_Taibo.html" target="_blank">Un hombre guapo</a>, di Paco Ignacio Taibo II)</p>
<p>A <a href="http://it.wikiquote.org/wiki/Mario_Monicelli" target="_blank">Mario Monicelli</a>, che ci ricorda che la rivoluzione in Italia non l&#8217;abbiamo fatta&#8230;</p>
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		<title>Un viaggio nella foresta</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 16:44:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianfiorito</dc:creator>
				<category><![CDATA[Boschi e terra]]></category>
		<category><![CDATA[foreste]]></category>
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		<category><![CDATA[prometeo]]></category>

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		<description><![CDATA[Foto &#124; Janet Miderska A Forest Journey di John Perlin è un libro da leggere (come Il suolo un patrimonio da salvare e Avanti c&#8217;è posto), non solo perché spiega il ruolo fondamentale del legno nello sviluppo umano, ma anche perché svela quel processo dialettico tra lo sfruttamento delle risorse naturali esauribili e l&#8217;istinto dell&#8217;homo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2916" href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/un-viaggio-nella-foresta.html/another-place"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2916" src="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2010/05/Another-Place-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Foto | <a href="http://www.fotocommunity.com/pc/pc/mypics/1057847/display/20809024" target="_blank">Janet Miderska </a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/Forest-Journey-Story-Wood-Civilization/dp/0881506761" target="_blank">A Forest Journey</a> di <a href="http://johnperlin.com/" target="_blank">John Perlin</a> è un libro da leggere (come <a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/nutrire-terram-nutrientem.html" target="_blank">Il suolo un patrimonio da salvare</a> e <a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/mobilita-senza-petrolio-parte-2-il-tram.html" target="_blank">Avanti c&#8217;è posto</a>), non solo perché spiega <strong>il ruolo fondamentale del legno nello sviluppo umano</strong>, ma anche perché svela quel processo dialettico tra lo sfruttamento delle risorse naturali esauribili e l&#8217;istinto dell&#8217;<em>homo sapiens</em> al controllo dello spazio.</p>
<p><span id="more-2911"></span></p>
<p>Il legno, carburante del fuoco, è Prometeo I, infatti:</p>
<blockquote><p>Primo, il fuoco realizza una conversione qualitativa dell&#8217;energia, la conversione di materiale combustibile (freddo) in potenza calorica. Secondo, il fuoco crea una reazione a catena: con una scintilla si può bruciare un&#8217;intera foresta. Il fuoco ha permesso all&#8217;uomo non solo di scaldarsi e cuocere il cibo ma, soprattutto, di fondere e forgiare i metalli, fare mattoni, la ceramica e la calce. Durante la nuova era tecnologica, supportata principalmente dall&#8217;uso del legno, prodotti di ogni sorta furono inventati a ritmo crescente; e lo sviluppo che ne è conseguito ha impoverito il proprio supporto altrettanto rapidamente. Le foreste iniziarono a scomparire così velocemente che nel XVII secolo delle misure di protezione delle foreste furono introdotte un po ovunque in Europa Occidentale. Era il risultato naturale di qualunque <strong><span style="color: #ff0000">regalo prometeico</span>: accelerare l&#8217;esaurimento del proprio carburante di supporto</strong>. La crisi era analoga a quella presente.</p>
<p>da <a href="http://college.holycross.edu/eej/Volume12/V12N1P3_25.pdf" target="_blank">The entropy law and the economic process in retrospect</a> (pag 7).</p></blockquote>
<p>Perlin spiega bene come il primo regalo prometeico venne usato e come si esaurì dalla Mesopotamia a Roma alla Repubblica di Venezia e agli Stati Uniti.</p>
<p>E Perlin cita poeti latini (pag. 29):</p>
<blockquote><p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lucrezio" target="_blank">Lucrezio</a> riteneva che il legno avesse reso possibile le miniere e la civiltà. &#8220;Grandi fuochi divorarono le alte foreste e scaldarono ovunque la terra&#8221; separando i metalli dalle rocce che li contenevano. &#8220;Quando videro questi metalli nella terra, gli umani ebbero un pensiero, che questi pezzi potessero essere liquefatti con il calore ed essere forgiati in qualsiasi forma, e poi, con il martello, divenire lame fine ed affilate a piacimento, per divenire utensili. Gli utensili hanno reso possibile tagliare altro legno e la carpenteria; così emerse la civiltà&#8221;.</p>
<p>Secondo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Tullio_Cicerone" target="_blank">Cicerone</a>: &#8220;Abbiamo tagliato legna per cuocere il cibo, per costruire per tenere lontani il freddo e il caldo, per costruire navi, che navigano in ogni direzione per portarci tutto quello di cui abbiamo bisogno&#8221;.</p></blockquote>
<p>Il legno ha quindi permesso l&#8217;uso dei metalli, dando luogo all&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Et%C3%A0_del_bronzo" target="_blank">Età del Bronzo</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Et%C3%A0_del_Ferro" target="_blank">del Ferro</a>. I metalli necessitano del legno, non il contrario. Oggi si usa il metano.</p>
<p>Il punto da sottolineare è il ruolo che il legno ha avuto nello <strong>sviluppo esosomatico del genere umano</strong>, permettendo la costruzione di utensili, armi, chiodi, viti e macchinari sempre più complessi, per accelerare la scomparsa del legno (quantomeno quello delle foreste primitive, non rinnovabili).</p>
<p>Da un punto di vista puramente spirituale, inoltre, la progressiva deforestazione delle aree verdi vicine alle grandi civiltà (Sumeri, Grecia, Roma, Magreb, Venezia, Inghilterra, USA) porta anche ad una <strong>progressiva scomparsa del politeismo</strong>.</p>
<p>Infatti, dove vi sono dei boschi si trovano storie, riti, feste e segreti: il mistero resiste. Non è un caso che le prime civiltà si siano sviluppate vicino a fiumi, ma anche con il taglio di boschi sacri.</p>
<p>Infatti, Perlin descrive molto bene quel che fece <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Epopea_di_Gilgamesh" target="_blank">Gilgamesh</a> ai cedri di Uruk:</p>
<blockquote><p>Penetrare nella foresta non era un compito facile. La foresta era così fitta che i raggi del sole penetravano a malapena&#8230;il semidio <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Humbaba">Humbaba</a> ne era il guardiano. Egli perse la battaglia con Gilgamesh&#8230;</p></blockquote>
<p>Dalla Mesopotamia, all&#8217;Egitto, alla Grecia a Roma dove si abbattono le foreste scompaiono gli Dei capricciosi, simili a noi. Le storie di streghe, di elfi, di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Satiro" target="_blank">satiri</a>, di centauri, di <a href="http://www.gnomi.org/" target="_blank">gnomi</a>, di mostri.</p>
<p><strong>Queste storie legano le generazioni dei nonni e dei bambini</strong>, insegnano il ciclo della vita ed il rispetto dell&#8217;ambiente. Il paesaggio è complesso e mantiene il mistero. Nasconde e svela.</p>
<p>Nei luoghi ricchi di boschi la cultura popolare, orale, si tramanda. Evita di delegare al prete il messaggio morale. L&#8217;uomo non è inevitabilmente sottomesso al divino (magari sentendo la colpa per i disboscamenti fatti da altri), ma sa (che può capire come) essere partecipe di esso.</p>
<p><strong>La varietà di ambienti che caratterizza le foreste permette una varietà nella spiritualità dell&#8217;uomo</strong>. Il dionisiaco è possibile quando ci sono gli alberi. Senza i boschi appare il monoteismo, una colonna da adorare in mezzo al deserto! Sottomessi a un Dio distante, che giudica punisce. Eccolo il Dio dell&#8217;Antico testamento! Era arrabbiatissimo per il taglio delle foreste, la causa di una irreversibile semplificazione della spiritualità umana. Gesù perdonò&#8230;</p>
<p>La storia delle foreste è una storia di uomini ambiziosi, che sfruttano le risorse boschive locali e delle conseguenti vendette della natura. Tagliati gli alberi, fatte le case, le navi, le spade e le asce, si parte alla conquista. Ma il terreno si impoverisce, nonostante gli schiavi acquisiti con le vittorie lo lavorino con coscienza&#8230;la civiltà recede: alla fine vincono &#8220;gli altri&#8221;.</p>
<p>Ma non solo scende il PIL, perde anche lo spirito dell&#8217;uomo che livella, inaridisce, uccide gli Dei dei boschi, dei giardini, dell&#8217;acqua e del sottosuolo.</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ipazia" target="_blank">Ipazia</a> non sottomessa al timore di Dio, fu vittima del monoteismo dell&#8217;uomo del deserto, già reso fanatico dalla fede della torrida pianura egiziana.</p>
<p>E <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giordano_Bruno" target="_blank">Giordano Bruno</a> che, viaggiando in Europa, conobbe le foreste della Liguria, della Savoia, della Francia, dell&#8217;Inghilterra e della Germania&#8230;e vide il divino in tutte le cose <span style="text-decoration: underline">della natura</span> (non della sabbia!)</p>
<p><strong>Pedagogiche storie, quelle delle foreste, perché si ripetono</strong></p>
<p>Venezia era tossicodipendente da legno: ne aveva bisogno per reggere i palazzi, per le navi e per lavorare il vetro.</p>
<p>L&#8217;Inghilterra rimase senza foreste per fare il ferro nelle fornaci: nonostante il passaggio dal carbone vegetale al minerale, il ferro svedese, meno caro (come il legno) vinse già nel 1600.</p>
<p>Gli USA dopo aver disboscato, tutte le <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:Oldgrowth3.jpg" target="_blank">enormi foreste dell&#8217;Est</a>, hanno avvelenato gran parte dei terreni agricoli con fertilizzanti e pesticidi derivati da petrolio e gas naturale.</p>
<p>Ma questa è la storia di Prometeo II. Un&#8217;altra storia&#8230;</p>
<p><span style="color: #0000ff"><strong>Risorse bioeconomiche<br />
</strong></span></p>
<p><a href="http://www.npg.org/forum_series/tightening_conflict.htm" target="_blank">The Tightening Conflict: Population, Energy Use, and the Ecology of Agriculture</a> di Mario Giampietro and David Pimentel<br />
<a href="http://www.rpi.edu/~gowdyj/mypapers/RSE1998.pdf" target="_blank">The Evolution of Georgescu-Roegen&#8217;s Bioeconomics</a> di John Gowdy and Susan Mesner<br />
<a href="http://www.economics.neu.edu/papers/documents/06-003.pdf" target="_blank">Economic Growth With Energy</a>, di Shahid Alam</p>
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		<title>Il sogno</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 08:15:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianfiorito</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bioeconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[auto]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
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		<category><![CDATA[Vincenzo Borgomeo]]></category>
		<category><![CDATA[Zenobia]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;abitudine è figlia della pigrizia a madre della costanza. M.J.de Larra Il sogno della città per l&#8217;uomo, di Goffredo Fofi Il sogno dell&#8217;auto pulita: &#8220;Falsi i dati sulle emissioni di CO2&#8243; Le auto in realtà inquinano di più, di Vincenzo Borgomeo Il sogno dell&#8217;homo œconomicus liberalis, Così il neoliberalismo ha messo in crisi la civiltà, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>L&#8217;abitudine è figlia della pigrizia a madre della costanza. M.J.de Larra</p></blockquote>
<ul>
<li><a href="http://www.unita.it/commenti/goffredofofi/il-sogno-della-citt-agrave-per-l-146-uomo-1.48902" target="_blank">Il sogno della <strong>città per l&#8217;uomo</strong></a>, di Goffredo Fofi</li>
<li>Il sogno dell&#8217;<strong>auto pulita</strong>: <a href="http://www.repubblica.it/motori/ecoauto/2010/02/22/news/motori_inchiesta_c02_emissioni-2389831/" target="_blank">&#8220;Falsi i dati sulle emissioni di CO2&#8243; Le auto in realtà inquinano di più</a>, di Vincenzo Borgomeo</li>
<li>Il sogno dell&#8217;<strong>homo œconomicus liberalis</strong>, <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/02/22/cosi-il-neoliberalismo-ha-messo-in-crisi.html" target="_blank">Così il neoliberalismo ha messo in crisi la civiltà</a>, di Luciano Gallino</li>
</ul>
<p>Questi tre riferimenti si riferiscono a tre diverse dimensioni. Lo spazio, la velocità e come fare soldi. O meglio:</p>
<p>1) l&#8217;organizzazione dello spazio (architettura ed urbanistica);</p>
<p>2) lo spazio-tempo della mobilità (e relativa sostenibilità) dettato dal bene/male primario di oggi: l&#8217;auto</p>
<p>3) l&#8217;agire dell&#8217;uomo nello spazio-tempo: il comportamento economico (e relative teorie/dottrine/ideologie/guerre).</p>
<p><span id="more-2762"></span></p>
<p>Senza troppi contorsionismi linguistici, ma richiedendo al lettore un minimo di interdisciplinarità, vediamo cosa dicono e &#8211; soprattutto &#8211; <strong>come si collegano</strong> i tre articoli.</p>
<p>Nel primo Fofi commemora <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Colin_Ward" target="_blank">Colin Ward</a>, esponente del movimento anarchico e autore de <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Colin_Ward#Il_bambino_e_la_citt.C3.A0" target="_blank">Il bambino e la città</a>. Un uomo che pensava che il bambino è maestro. L&#8217;articolo parla di spazio, e condanna duramente gli sciagurati interventi di alcuni architetti di rango per darsi una visibilità con monumenti firmati e scollegati dal contesto.</p>
<p>E&#8217; sempre questo l&#8217;errore: guardare le cose singolarmente e non le loro connessioni. Statica <em>vs.</em> dinamica.</p>
<p>Secondo Fofi (e io concordo) <strong>l&#8217;urbanistica è morta e l&#8217;architettura ha fallito</strong> nell&#8217;organizzare lo spazio. Ricordando Ward, Fofi compie un sublime <strong>legame tra palazzi ed automobili</strong>:</p>
<blockquote><p>Anni fa Enzensberger scrisse, scandalizzando alcuni, che gli architetti sono diventati i peggiori nemici dell’uomo moderno. Non direi che avesse torto, a giudicare dalle gabbie in cui essi ci costringono, dalla loro accettazione delle regole imposte dai costruttori e da altri “padroni della città”, primi fra tutti i fabbricanti di automobili. (A loro unica giustificazione, l’amore che “l’uomo moderno” sembra avere per le sue “moderne” gabbie primarie: l’appartamento in mezzo a migliaia e migliaia tutti uguali e ugualmente barricati, e l’automobile, che è una prigione più piccola e ancora più soffocante.</p></blockquote>
<p>&#8230;e lo spazio è divenuto caotico, entropico. Un brodo caldo e marcio. Non vitale. Dove ci si evita, si suda, si respira aria malata, perché si corre in macchina da un punto all&#8217;altro. Fregandocene dello spazio che attraversiamo. Da quì a lì. E basta. Più veloci possibile. In linea, senza guardarsi intorno, rallentare, sentire, odorare&#8230;.Ricordiamoci della città invisibile <a href="http://www.pdfdownload.org/pdf2html/view_online.php?url=http%3A%2F%2Fwww.ilnarratore.com%2Fanthology%2Fcalvino%2FZenobia.PDF" target="_blank">Zenobia</a>&#8230;disegnamo le <a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/in-favore-delle-corsie-disegnate-sulle-strade.html" target="_blank">corsie sulle strade</a>, (dove possibile) osiamo <a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/la-decrescita-della-segnaletica-stradale.html" target="_blank">diminuire la segnaletica</a>, <a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/40-kmh.html" target="_blank">andiamo a 40kmh</a>&#8230;</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2783" title="giunglaetrusca" src="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2010/02/giunglaetrusca-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p>Questo ci porta alla seconda dimensione e all&#8217;articolo di Borgomeo: la mobilità, oggi assicurata da <strong>auto bugiarde</strong>, <a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/il-traffico-e-un-gas.html" target="_blank">gassose</a>. Auto che non solo hanno tradito la <a href="http://www.ecowiki.it/marketing-auto-e-pirateria-stradale-ce-un-nesso.html" target="_blank">promessa di libertà</a> (sempre riproposta nelle continue <em>reclame</em> in mezzo ai filari di cipressi, che interrompono i film), costringendoci a passare <a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/500-ore-lanno-in-auto.html" target="_blank">ore fermi al loro interno</a> (minando portafoglio ed equilibrio psichico), ma continuano anche ad inquinare terribilmente i polmoni e l&#8217;atmosfera (anche con i <a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/inquinamento-quasi-nascosto-la-polvere-dei-pneumatici.html" target="_blank">pneumatici</a>). Infatti, per i polmoni, <strong>i filtri non funzionano</strong>: frammentano in PM1 (<a href="http://www.ecoblog.it/post/5602/le-particelle-ultrasottili-sono-la-chiave-per-il-monitoraggio-corretto-dellaria" target="_blank">non misurabili</a> e <a href="http://www.ecoblog.it/post/5098/nanoparticelle-da-018-micron-i-topi-si-ammalano-di-smog" target="_blank">più pericolose</a>) le PM10. Inoltre, <strong>le auto mentono sui consumi</strong> l<a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2009/06/fuel-efficiency-us-vehicles-1923-2006.jpg" target="_blank">&#8216;efficienza è ferma</a> e tutto il petrolio che bruciano <strong>causa </strong>i cambiamenti climatici&#8230;</p>
<blockquote><p>Il problema di tutto questo [inganno] è il solito: la metodologia dei test: la legge &#8211; in vigore in ben 50 Paesi &#8211; prevede che i consumi e le emissioni di CO2 per tragitti in città e su strada siano calcolati <strong>simulando il viaggio delle macchine su speciali rulli</strong> per un tempo complessivo di 1.180 secondi, circa 20 minuti: per 780 secondi si misura il consumo nel percorso urbano, per 400 secondi quello di un viaggio extraurbano; per un tempo massimo di 10 secondi si raggiunge invece la velocità di 120 chilometri orari. Condizioni inesistenti. Anche perché le case costruttrici hanno la possibilità di effettuare questi test con aria condizionata spenta e con modelli completamente privi di accessori, quindi in realtà non in vendita.</p></blockquote>
<p>&#8230;e, inesorabilmente 1 litro di benzina = 2,3kgCO2 ( 1 di diesel = 2,8 kgCO2). <a href="../sovraffolamento-veicolare-italiano.html" target="_blank">Siamo pieni di macchine!</a> &#8230;non è con gli incentivi che rilanceremo l&#8217;economia, ma con i treni e la banda larga.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2784" title="comingstormII" src="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2010/02/comingstormII-300x192.jpg" alt="" width="300" height="192" /></p>
<p>L&#8217;economia. Oh yes. Il terzo articolo. Come l&#8217;auto, l&#8217;economia neoliberista non conosce confini. Invade la politica e la società. Crede in un naturale equilibrio dei processi di produzione, scambio e consumo (che gli interventi pubblici frenerebbero). Qui se ne parla in <a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/tag/bioeconomia" target="_blank">bioeconomia</a>, ma il punto posto da Gallino è l&#8217;intrusione sistematica di quella che definisce una vera e propria ideologia tirannica, che tende a permeare ogni sfera della società. In nome di un <strong>ordine spontaneo</strong>.</p>
<p>Si intravede la tanto mistificata <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mano_invisibile" target="_blank">mano invisibile</a> di Smith, un&#8217;altra visione &#8220;ostinata e contraria&#8221; considera il disordine crescente. Non si tratta di pessimismo, ma di un filone che nella teoria economica si riferisce a Mathus, Ricardo e Jevons (vedi <a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/pensieri-bioeconomici-2009-keynes-e-friedman-visti-da-krugman.html#more-1192" target="_blank">Krugman</a> e  <a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/il-bioeconomista-il-sorvolo-del-presente.html" target="_blank">Il bioeconomista</a>). Dice Gallino:</p>
<blockquote><p>[Secondo i neoliberisti] occorre impedire che lo stato, o il governo per esso, interferiscano con l&#8217;attuazione e il buon funzionamento di tale ordine. Si tratta di un argomento che viene da lontano, poiché fu usato almeno dal Seicento in poi per contrastare il potere monocratico del sovrano; applicato ad una società democraticamente costituita, esso si trasforma nella realtà in un argomento contro la democrazia. Parallelamente, il neo-liberalesimo è una teoria economica, in conformità della quale le politiche economiche debbono fondarsi su un paio di assiomi e sulla credenza in tre processi perfetti. Gli assiomi stabiliscono che lo sviluppo continuativo del Pil per almeno 2-3 punti l&#8217; anno è indispensabile anche alle società che hanno raggiunto un discreto stato di benessere allo scopo di continuare ad assicurarselo; a tale scopo è pertanto necessario un proporzionale aumento annuo dei consumi, ottenuto producendo bisogni per mezzo di merci e comunicazioni di massa. I tre processi la cui esistenza ed i benefici effetti non ammettono discussione sono: i mercati si autoregolano; il capitale affluisce dove la sua utilità è massima; i rischi (quali che siano: di insolvenza, di caduta dei prezzi, di variazioni dei tassi di interesse ecc.) sono integralmente calcolabili.</p></blockquote>
<p>Non sono calcolabili. E aumentano. Quello che si può (e proporrò di fare) è aumentare la robustezza del sistema e di noi, gli individui. <strong>A livello individuale</strong>, si inizia evitando la pigrizia motoria, alimentare e psicologica. <strong>Le città</strong> devono creare spazi alternativi all&#8217;auto (<a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/1-metro-di-spazio-vitale.html" target="_blank">1 metro di spazio vitale</a>), non è una questione di destra o di sinistra, prima si crea una rete di tram e ciclabile meno asma avranno piccoli e grandi. La cultura di massa ed accademica ha il compito di proporre un <em>homo novus</em>, più adatto (darwinianamente) all&#8217;ambiente e, soprattutto, più felice. Questo processo fisico e culturale determina le condizioni affinché il processo economico evolva. Nuovi interessi di nuove categorie sociali. NON DESIDERI. Le economie devono basare il loro funzionamento sui flussi (sole e vento) in luogo degli stock (petrolio e minerali). Un ponte <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/02/23/news/bloom_box_una_centrale_elettrica_in_cantina-2402967/" target="_blank">sembra arrivare..</a>.</p>
<p>Una preghiera laica <a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/al-proprio-spirito-2.html" target="_blank">Al proprio spirito</a>..</p>
<p>Buonasera</p>
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		<title>L&#8217;Assedio di Mr. Prezzi</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 10:16:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianfiorito</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italpolitica]]></category>
		<category><![CDATA[liberalizzazioni]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Rosso e verde]]></category>

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		<description><![CDATA[Il troppo pieno rompe il sacco. Proverbio d&#8217;Alsazia Il libro L&#8217;Assedio scritto da Antonio Lirosi ed Enrico Cinotti e edito da Aliberti Editori può essere preso ad esempio di quello che vuol dire liberismo, concorrenza, riformismo in pratica, oggi nel nostro paese. Liberismo, concorrenza, riformismo&#8230;termini abusati da destra e da sinistra, senza essere capiti e, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Il troppo pieno rompe il sacco. Proverbio d&#8217;Alsazia</p></blockquote>
<p><a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/assedio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2563" title="assedio" src="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/assedio.jpg" alt="assedio" hspace="6" width="106" height="156" /></a>Il libro <a href="http://www.helpconsumatori.it/news.php?id=24484" target="_blank">L&#8217;Assedio</a> scritto da Antonio Lirosi ed Enrico Cinotti e edito da Aliberti  Editori può essere preso ad esempio di quello che vuol dire liberismo, concorrenza, riformismo in pratica, oggi nel nostro paese.<br />
Liberismo, concorrenza, riformismo&#8230;termini abusati da destra e da sinistra, senza essere capiti e, soprattutto, senza cher i programmi politici dicano  &#8220;come&#8221; metterli in pratica.</p>
<p>Il secondo Governo Prodi INIZIO&#8217; con le liberalizzazioni, ricordate? Al Ministero dello Sviluppo ricordano l&#8217;assedio materiale dei tassisti e quello più vellutato delle lobbies&#8230;</p>
<p>Il libro, che racconta questa esperienza, viene presentato oggi &#8211; lunedì 7 settembre &#8211; a Roma presso la Federazione  Nazionale della Stampa (C.so  Vittorio Emanule II, 349 &#8211; h. 17,30. Alla presentazione, moderata da Sergio Rizzo del Corriere della Sera,  interverranno gli autori e Pier Luigi Bersani che ha scritto la prefazione del  libro (uno <a href="http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefnazionale/PDF/2009/2009-08-28/2009082813560532.pdf" target="_blank">stralcio</a> da Il Foglio).</p>
<p>Il testo, 153 pagine per un costo di 12,90 euro, racconta a  tre anni dal primo pacchetto di liberalizzazioni e a due dal secondo i  retroscena di chi si oppose venendo allo scoperto &#8211; tassisti, farmacisti,  avvocati, banche, assicurazioni per primi &#8211; ma anche il lavorio di contrasto  dietro le quinte, operato dalle lobbies e dai potentati economici, con la  complicità di esponenti influenti dei partiti politici. Di destra e di sinistra.</p>
<p><a href="http://www.unilibro.it/find_buy/findresult/libreria/prodotto-libro/autore-lirosi_antonio_cinotti_enrico_.htm" target="_blank"><strong>L&#8217;Assedio di Antonio Lirosi ed Enrico Cinotti, Aliberti  Editori</strong></a></p>
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		<title>Angeli e demoni parassiti</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2009 08:27:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianfiorito</dc:creator>
				<category><![CDATA[Categoria base]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[Dan Brown]]></category>
		<category><![CDATA[infocritica]]></category>
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		<description><![CDATA[Sull&#8217;attuale battage mediatico relativo al misticismoesoterismo da due soldi dell&#8217;ultima americanata a Roma mi sembra utile ricordare qualcosa già riportato qui 2 anni e mezzo fa a proposito del Codice da Vinci: &#8220;Codice&#8221; di procedura mentale, Goffredo Fofi, Il Sole-24 Ore, n. 36, 6 febbraio 2005, p. 34 Il Codice da Vinci ha avuto un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sull&#8217;attuale battage mediatico relativo al misticismoesoterismo da due soldi dell&#8217;<a href="http://www.informazione.it/c/61309E3D-E53F-4334-B96F-B7E0A425BEAF/ANGELI-E-DEMONI-E-GIA-POLEMICA-PER-L-EVENTO-CINEMATROGRAFICO-DELL-ANNO" target="_blank">ultima americanata a Roma</a> mi sembra utile ricordare qualcosa già riportato <a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/i-parassiti-della-storia-il-codice-di-procedura-mentale.html" target="_blank">qui 2 anni e mezzo</a> fa a proposito del Codice da Vinci:</p>
<p><span id="more-2272"></span><strong>&#8220;Codice&#8221; di procedura mentale, </strong>Goffredo Fofi, Il Sole-24 Ore, n. 36, 6 febbraio 2005, p. 34<strong><br />
</strong></p>
<p>Il Codice da Vinci ha avuto un successo sbalorditivo presso il pubblico di tutto il mondo (si dice che ne siano state vendute ben 17 milioni di copie, 1.3 in Italia), e molti si sono interrogati sulle sue cause.</p>
<p>Non è un bel libro, neanche come libro di genere. La scrittura è approssimativa, il romanzo non ha spessore di alcun tipo, ma piace, tutti lo leggono e c’è anche chi prende sul serio le sue corbellerie storico-filosofiche. E costruito come un feuilleton, a puntate, con ricapitolazioni che spingono avanti un’azione da <em>detection</em> e avventura sul tema della lotta tra due organizzazioni occulte che si contendono il Santo Graal, o meglio il segreto del Graal, che sarebbe quello delle nozze, concrete, tra Gesù e la Maddalena, donna di sangue reale, e infine della supremazia dell’elemento femminile androgino su quello maschile, tanto più rilevante perché siamo all’inizio dell’<a href="http://www.viveremeglio.org/astrolog/testi/acquario.htm" target="_blank">Era dell’Acquario</a>, e le chiese del Dio maschile ne tremano!</p>
<p>La lotta tra il Bene e il Male è tra una tradizione esoterica, quella dei Templari, e una odiatissima chiesa il cui braccio armato è l’<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Opus_Dei" target="_blank">Opus Dei</a>. E procede per rebus, indovinelli, sciarade, enigmi di cui il lettore, spinto dall’azione, finisce per dimenticare la decifrazione, ché un mistero lava l’altro. Modello non dichiarato: il feuilleton francese anche cinematografico e televisivo, i film alla Spielberg delle <em>Arche Perdute</em>, tanta chincaglieria New Age e New Fantasy ma soprattutto, soprattutto, l’opera del Venerabile Maestro Eco, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_nome_della_rosa_%28romanzo%29" target="_blank">Il nome della rosa</a>.</p>
<p>Cercar di capire come questa zavorra rimescolata a tavolino da un piccolo giocatore d’azzardo produca un best-seller di tale vastità non è facile, ma alcuni punti fermi ci sono e proveremo a elencarli disordinatamente: il disorientamento dei <em>nuovi tempi</em>, il bisogno di consolazioni extrastoriche e pseudoreligiose, l’antico riscatto della mediocrità delle esperienze individuali nella fantasticheria avventurosa, il rifiuto di porre le proprie speranze in un aldilà o in un’altra parte del cosmo (di cui la fantascienza muore per incapacità di ipotizzare futuri non già ipotizzati).</p>
<p>Infine: la delega a supernavigatori del reale che “sanno”, la spiegazione di quel che accade devoluta a forze occulte e sette iniziatiche lontane da noi, e che contemplano al loro interno Fede e Finanza.Insomma, l’abbandono della speranza di poter controllare un pò del proprio destino individuale e la necessità di dar comunque un senso alla storia di cui si è membri e, più in generale alla disfatta dell’uomo. All’assenza d’utopia del nostro Duemila Dan Brown aggiunge un intruglio di sacro e profano e la rivincita di un paganesimo da fumetto. L’unica dichiarazione di ironica autocoscienza il libro di Brown la contiene a pagina 195 quando due personaggi, parlando del Graal dicono:</p>
<p>“<em>Ma con tutti quei libri sull’argomento perché la teoria (quella del Codice Da Vinci, appunto) non è conosciuta? Questi libri non possono cancellare secoli di storia, specialmente se questa storia è sostenuta dal più grande best-seller di tutti i tempi</em>“.</p>
<p>“<em>Non dirmi che <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Harry_Potter" target="_blank">Harry Potter</a> parla del Santo Graal?</em>“.</p>
<p>&#8220;<em>Parlavo della Bibbia</em>&#8220;.</p>
<h3>Harry Potter appunto…</h3>
<p>Il grande successo di fine novecento della letteratura per ragazzi, edito in Italia da Salani, cui solo la serialità toglierà forse la collocazione tra i classici del genere,  che non sono tantissimi e che, non a caso, vanno bene anche per gli adulti. Ma i romanzi della inglese signora Rowling hanno una qualità di scrittura, una comprensione del bisogno di fantasia dei ragazzini del nostro tempo, un senso della tradizione e un rispetto della cultura e delle sue responsabilità che non appartengono affatto all’americano signor Brown. Anche la Rowling è debitrice delle voghe new age, ma il suo mondo è decisamente altro, è memore di Peter Pan e di Mary Poppins, del fantastico che si dà per fantastico e non per rivelazione di ciò che si nasconde dietro la realtà, di interpretazione della Storia. Il mondo del reale non ci basta e non basta soprattutto ai ragazzini &#8211; i piccoli, ma più ancora quelli nell’età della pubertà, la più solitaria e difficile che ci sia &#8211; e allora: che il fantastico sia fantastico per davvero, che non si inquinino e che si colleghino i due mondi con la sensibilità (e la responsabilità e il rispetto) che sono appartenuti ai grandi elaboratori delle fantasie letterarie più ardite, da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Orson_Welles" target="_blank">Welles</a> a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jules_Verne" target="_blank">Verne</a>, da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Collodi" target="_blank">Collodi</a> a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Louis_Stevenson" target="_blank">Stevenson</a>, perché qui, su questa terra i giovani lettori dovranno tornare a crescere e ad agire.</p>
<p>Diverso il discorso per i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Edgar_Allan_Poe" target="_blank">Poe</a>, i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Philip_Dick" target="_blank">Dick</a>, i Ballard, scrittori “per adulti” e analisti del delirio, del modo morboso di vivere la realtà e le mutazioni della realtà. Nei best-seller della letteratura per ragazzi c’è più rispetto del lettore perché vi resiste ancora, nonostante tutto, una componente pedagogica, mentre quelli per adulti giocano spudoratamente la carta dell’accertazione e della deviazione; la loro “pedagogia” e <em>adultologia</em> è destinata al puro commercio, e ha solo in pochi autori remore morali, preoccupazioni altre che il successo.</p>
<p>Tanti celebrati inventori di storie non sentono affatto la responsabilità che dovrebbe venir loro proprio dal successo, dalla capacità di cogliere i nodi di frustrazioni, debolezze, aspirazioni delle cosiddette “masse”. I più colorano di rosa la realtà, ma la schiera degli “spaventatori” aumenta, col noir e l’horror e altri derivati e commistioni. Ma forse i più ambigui &#8211; non meno bravi nel produrre la loro merce &#8211; sono quegli autori che ancora una volta, borghesemente, come al tempo di Conan Doyle e di Agatha Christie, giocano col crimine e si mettono dalla parte di un discutibile Bene ma affascinati da un ben concreto Male.</p>
<p><strong>Si ha l’impressione che si legga di più, oggi; e che si legga di peggio, che la letteratura sia tornata ad essere soltanto un’evasione dalla mancanza di prospettive della realtà, che il suo aspetto di intrattenimento sia oggi meno innocente di ieri, più equivoco, più compromesso con le ideologie che confermano la nostra passività al peso del potere, più consono alla volontà di addormentare che a quella di ridestare. Perché il “popolo” non è più fatto di ceti sociali definiti, ma una montagna di consumatori solitari e non può più imporre i suoi gusti, ma solo farseli imporre.</strong></p>
<p>L’Unità, 18 Ottobre 2006.</p>
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		<title>La delusione biofuels</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Mar 2009 10:07:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianfiorito</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bioeconomia]]></category>
		<category><![CDATA[bioeconomia]]></category>
		<category><![CDATA[biofuels]]></category>
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		<description><![CDATA[La fiducia (ed i soldi in sovvenzioni messi) nei biocarburanti sono stati motivati da 3 argomenti: l&#8217;indipendenza e la sicurezza energetica (prepararsi al picco del petrolio); la lotta all&#8217;effetto serra; la politica agricola nell&#8217;area Ocse e lo sviluppo dell&#8217;agricoltura nei paesi in via di sviluppo. The biofuels delusion di Mario Giampietro e Kozo Mayumi rappresenta, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2009/03/biofuels_delusion.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2160" title="biofuels_delusion" src="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2009/03/biofuels_delusion.jpg" alt="biofuels_delusion" hspace="6" width="150" height="225" /></a>La fiducia (ed i soldi in sovvenzioni messi) nei biocarburanti sono stati motivati da 3 argomenti:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li> l&#8217;indipendenza e la sicurezza energetica (prepararsi al picco del petrolio);</li>
<li> la lotta all&#8217;effetto serra;</li>
<li> la politica agricola nell&#8217;area Ocse e lo sviluppo dell&#8217;agricoltura nei paesi in via di sviluppo.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.earthscan.co.uk/?tabid=74734">The biofuels delusion</a> di Mario Giampietro e Kozo Mayumi rappresenta, probabilmente, la risposta definitiva all&#8217;ipotesi che i biofuels possano costituire la panacea: sovvenzionando i programmi per la produzione industriale di etanolo dal mais negli USA o da canna da zucchero in Brasile, infatti, i governi hanno creduto ad un miraggio.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2158"></span></p>
<p style="text-align: justify;">I biocarburanti non potranno sostituire il petrolio che, invece, entra nei pesticidi, nella logistica, nei macchinari per la sua produzione, ecc. Inoltre, il disboscamento di foreste tropicali o la messa in coltura delle praterie  produce un bilancio nettamente negativo in CO2.</p>
<p style="text-align: justify;">I biocarburanti rischiano di lasciarci senza energia, senza cibo e di aggravare l&#8217;effetto serra, senza considerare l&#8217;effetto disastroso sulla biodiversità e l&#8217;agricoltura tradizionale (e l&#8217;associato impatto sui sistemi sociali).</p>
<p style="text-align: justify;">In questo libro fondamentale, Mario Giampietro e Kozo Mayumi presentano sia un quadro teorico esaustivo che l&#8217;evidenza empirica necessarie per smascherare  il pericolo della produzione di biocarburanti mediante coltivazioni agricole dedicate.</p>
<p style="text-align: justify;">Il testo inizia con l&#8217;analisi storica della crescente dipendenza dai combustibili fossili, per sviluppare successivamente una metodologia generale per la valutazione delle risorse energetiche alternative, non limitata ai biocarburanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Vengono descritti i concetti di base dell&#8217;energetica e della bioeconomia, per dimostrare come la dinamica del metabolismo energetico (<a href="http://www.sciencedirect.com/science?_ob=ArticleURL&amp;_udi=B6V2S-4TGGCKW-2&amp;_user=10&amp;_rdoc=1&amp;_fmt=&amp;_orig=search&amp;_sort=d&amp;view=c&amp;_acct=C000050221&amp;_version=1&amp;_urlVersion=0&amp;_userid=10&amp;md5=9c47dc8c408a2a3eca50e000188aa1cd" target="_blank">Giampietro et al. 2003</a>) delle società moderne sia totalmente incompatibile con la produzione di biocarburanti da agricoltura.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro propone un&#8217;ulteriore riflessione sull&#8217;inerzia delle politiche pro-biofuels dei grandi paesi che, nonostante l&#8217;evidenza scientifica a sfavore, sembrano voler &#8220;perseverare nell&#8217;errore&#8221;, fatalmente attratti dal miraggio dell&#8217;<em>energia dalla terra</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Si assiste così ad un <strong>dialogo fra sordi</strong>, tra favorevoli e contrari, completamente incoerente sia con la logica del dibattito scientifico/accademico che con l&#8217;attuale società dell&#8217;informazione.</p>
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		<title>Nutrire terram nutrientem</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 20:27:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianfiorito</dc:creator>
				<category><![CDATA[Boschi e terra]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Bourguignon]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
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		<category><![CDATA[suoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Un pensiero ai contadini e al contadino Ste (Che la voglia di terra ci contagi) IL SUOLO necessita attenzione, il suolo è la soluzione. Il progresso e la relativa fede, sono sempre stati motivo di speranza per il futuro. Infatti, oggi, la scienza riscopre le piccole cose: la terra fina, la spezia dei suoli, Tenera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-medium wp-image-1724 aligncenter" title="the-berca-mud-volcanoes-6" src="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2009/02/the-berca-mud-volcanoes-6-300x236.jpg" alt="the-berca-mud-volcanoes-6" width="300" height="236" /></p>
<p>Un pensiero ai contadini e al contadino Ste (Che la <a href="http://www.vogliaditerra.com/">voglia di terra</a> ci contagi)</p>
<p style="text-align: center;">IL SUOLO necessita attenzione,<br />
il suolo è la soluzione.<br />
Il progresso e la relativa fede,<br />
sono sempre stati motivo di speranza per il futuro.<br />
Infatti, oggi, la scienza riscopre le piccole cose:<br />
la terra fina, la spezia dei suoli,<br />
Tenera argilla, così calda,<br />
fai la terra,<br />
e leghi i granelli,<br />
di sabbia vitale.</p>
<p style="text-align: center;">
<h3>La fertilizzazione della fauna del suolo</h3>
<p>La fauna del suolo è indispensabile per aerare e rimescolare i suoli, per triturare la materia organica e per eliminare le radici morte dalle colture. Per essere durevole, un’agricoltura deve quindi fertilizzare le tre faune del suolo. Per fertilizzare la <strong>fauna epigea</strong>, quella che vive alla superficie del suolo aerandolo con le gallerie e triturando la materia organica, l’agricoltore deve nutrirla. A tale scopo utilizzerà il compost in cumulo o quello in superficie con la semina diretta. Un cumulo ben fatto di compost deve contenere più di 2 milioni di animali epigei per tonnellata. Una volta sparso sul suolo, gli fornirà milioni di animali aeratori. Nella tecnica della semina diretta, lasciare le paglie in superficie permette la moltiplicazione della fauna epigea. Il suolo diviene soffice e ben aerato. Mentre un limo arato gela alla prima pioggia, lo stesso limo in semina diretta permetterà che la pioggia si infiltri rapidamente. D’inverno, questo fatto avrà conseguenze importanti per le colture, in quanto un suolo biologicamente morto gela, mentre un suolo vivo non gela mai. Quest’ultimo, infatti, non si ingorga mai di acqua per la buona permeabilità, mentre un suolo morto, ingorgato, gelerà durante il giorno. E’ l’acqua infatti a gelare, non il suolo.</p>
<p>Occorrerà anche fertilizzare la <strong>fauna endogena</strong>, che nutre le radici. A tale scopo, l’agricoltore praticherà la semina diretta delle piante di copertura e sceglierà specie a radicamento profondo e denso, come i cereali, per fornire lungo tutto il corso dell’anno alla fauna endogena un nutrimento abbondante sotto forma di radici morte. Eviterà la successione di colture a debole radicamento, come la rotazione delle barbabietole, patate, fagiolini, cipolle, in quanto queste piante lasciano pochissime radici e quindi non mantengono la fauna endogena. Non lasciando mai il suolo a nudo grazie alle piante intercalari, il contadino assicurerà una forte aerazione del sottosuolo via le gallerie della fauna endogena.</p>
<p>Occorrerà anche nutrire i <strong>lombrichi</strong>, la fauna anesica, ragion per cui si praticherà il compostaggio in cumulo o in superficie, come per la fauna epigea. Con le loro grosse gallerie verticali, i lombrichi metteranno in rapporto l’aerazione di superficie con quella profonda.</p>
<p>Brano da <a href="http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-bourguignon_claude_bourguignon_lydia/sku-12050687/il_suolo_un_patrimonio_da_salvare_.htm" target="_blank"><em>Il suolo, un patrimonio da salvare</em></a>, Claude et Lydia Bourguignon, Slow Food Ed. (2004).</p>
<p>Foto | <a href="http://www.fotocommunity.com/pc/pc/extra/search/options/YTo0OntzOjEyOiJzZWFyY2hzdHJpbmciO3M6NDoic29pbCI7czo2OiJzb3J0YnkiO3M6OToicmVsZXZhbmNlIjtzOjk6InN0YXJ0ZnJvbSI7ZDowO3M6NzoibWF4aGl0cyI7czozOiIxMjAiO30/pos/53/display/8781220" target="_blank">Alexandra Baltog</a></p>
<h3>» Approfondimento: <a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2009/02/il_suolo_sintesi.pdf">il_suolo_sintesi</a></h3>
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		<title>Mobilità senza petrolio 2 il Tram</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Nov 2008 18:06:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianfiorito</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italpolitica]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo aver parlato delle possibilità del treno per svincolare dal petrolio l&#8217;economia (vedi anche la sezione) ecco la seconda innovazione tecnologica, sempre elettrica e su ferro: il tram. L&#8217;occasione viene fornita dalla lettura del finissimo ed appassionato contributo di Walter Tocci al volume Avanti c&#8217;è posto. Storie e progetti del trasporto pubblico a Roma, Donzelli. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="imagelink" title="tram" href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2008/11/tram_mestre.jpg"><img id="image1218" src="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2008/11/tram_mestre.miniatura.jpg" alt="tram" /></a></p>
<p>Dopo aver parlato delle <a href="http://www.locchiodiromolo.it/?p=1079" target="_blank">possibilità del treno</a> per svincolare dal petrolio l&#8217;economia (vedi anche la <a href="http://www.locchiodiromolo.it/?cat=9" target="_blank">sezione</a>) ecco la seconda innovazione tecnologica, sempre elettrica e su ferro: il tram. L&#8217;occasione viene fornita dalla lettura del finissimo ed appassionato contributo di Walter Tocci al volume <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Avanti_c%27%C3%A8_posto_%28libro%29" target="_blank">Avanti c&#8217;è posto</a>. Storie e progetti del trasporto pubblico a Roma, Donzelli. E&#8217; un ode al tram, una tecnologia centenaria, che con le innovazioni conseguite può rivoluzionare il trasporto a Roma.Sono pagine bellissime, per le quali non servono commenti, per questo le riporto trascritte, salvo brevi precisazioni tra parentesi quadre. Spero vengano apprezzate.</p>
<p><strong>Comprate il libro!</strong></p>
<h2><strong>Voila la </strong><a id="p1261" href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2008/12/tocci.pdf">Sintesi Avanti c&#8217;è posto &#8211; Tocci</a></h2>
<p>Aggiornamenti</p>
<p><a href="http://roma.repubblica.it/dettaglio/Quel-tram-numero-8-arrivera-a-Termini/1548926" target="_blank">Quel tram numero 8 arriverà a Termini</a>, da Repubblica</p>
<p><a href="http://www.imille.org/2011/09/costruire-tramvie-pagare-le-tasse-e-vivere-felici/" target="_blank">Costruire tramvie, pagare le tasse e vivere felici</a>, di Corrado Truffi</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ode a Copenhagen</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Sep 2008 02:28:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianfiorito</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mobilità senza petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[accessibilità]]></category>
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		<description><![CDATA[Foto: jimg944 La città di Copenhagen è uno dei migliori esempi delle recenti trasformazioni urbane. Oltre alle importanti iniziative nei trasporti pubblici e nella ciclabilità, simili a quelle adottate a Vienna e Zurigo, forse il cambiamento più sorprendente si è operato nel centro della città. Per un periodo di 40 anni, 100.000 metri quadrati del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/jimg944/282872486/sizes/o/" target="_blank"><img id="image1118" src="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2008/09/copenhagen_jimg944_02.miniatura.jpg" alt="k" /></a></p>
<p>Foto: <a href="http://www.flickr.com/photos/jimg944/282872486/" target="_blank">jimg944 </a></p>
<p>La città di Copenhagen è uno dei migliori esempi delle recenti trasformazioni urbane. Oltre alle importanti iniziative nei trasporti pubblici e nella ciclabilità, simili a quelle adottate a Vienna e Zurigo, forse il cambiamento più sorprendente si è operato nel centro della città. Per un periodo di 40 anni, 100.000 metri quadrati del centro città, già allocati al trasporto motorizzato, sono stati convertiti in aree pedonali. E&#8217; stata una trasformazione nel vivere Copenhagen sia per i residenti che per i turisti. Lo descrive l&#8217;urbanista Jan Gehl:</p>
<p><em>Le strade sembrano dire: Vieni, sei il benvenuto. Cammina un pò, fermati un pò e resta fino a quando vuoi. Sono state date nuove forme e contenuti allo spazio cittadino&#8230;l&#8217;80% degli spostamenti nella città avvengono a piedi&#8230;1.500 posti a sedere sulle panchine e 5.000 sedie nelle terrazze dei bar garantiscono un&#8217;ampia possibilità di sedersi, e vengono usati quasi sempre. I bambini giocano, i giovani vanno in skateboard, mentre musicisti di strada, artisti ed animatori di ogni tipo radunano gruppi di passanti nelle piazze&#8230;I nuovi spazi senza auto della città vengono utilizzati per una forma particolare di </em><em>social recreation, ricreazione urbana,, in cui l&#8217;opportunità di vedere, incontrare ed interagire con gli altri è un&#8217;attrazione significativa.</em></p>
<p><strong>Jan Gehl ha scoperto che le persone non preferiscono le panchine nei parchi, davanti a paesaggi idilliaci, ma quelle messe dove passa più gente.</strong></p>
<p>Queste iniziative integrate sulla densità urbana, l&#8217;efficienza energetica, i trasporti pubblici e la pedonalizzazione sono ancora rare, ma si diffondono altrove. Politiche simili a quelle adottate da Vienna, Zurigo e Copenhagen stanno per essere implementate in altre città europee, quali Heidelberg, Karlsruhe, Freiburg, Essen e Montpellier.</p>
<p>Da <a href="http://www.libreriauniversitaria.it/cities-people-planet-liveable-cities/book/9780470865750" target="_blank">Cities, people, planet, Herbert Girardet, Wiley</a>.</p>
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		<title>Invasioni di campo</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Sep 2007 23:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianfiorito</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bioeconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Idrogeno]]></category>
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		<description><![CDATA[Foto da Yahoo &#8211; UK Ireland L&#8217;uomo è nato libero, ma dovunque è in catene. Jean Jacques Rousseau Prendendo a pretesto un&#8217;immagine sull&#8217;iniziativa della municipalizzata di Denver per il risparmio idrico, vorrei condividere alcune riflessioni.. 1 &#8211; L&#8217;invasione di campo dei sostenitori di Grillo in occasione del V-Day, e sintomatica del malcontento che &#8211; probabilmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="imagelink" title="run run" href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2007/09/toilets-running.jpg"><img id="image644" src="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2007/09/toilets-running.miniatura.jpg" border="0" alt="run run" /></a></p>
<p>Foto da <a href="http://uk.news.yahoo.com/ap/20070901/img/psp-colorado-st-colorado-fo-8c05bf0b6e560.html" target="_blank">Yahoo &#8211; UK Ireland</a></p>
<blockquote><p><em>L&#8217;uomo è nato libero, ma dovunque è in catene.</em><br />
Jean Jacques Rousseau</p></blockquote>
<p>Prendendo a pretesto un&#8217;immagine <a href="http://www.treehugger.com/files/2007/09/toilet-running-promotion.php" target="_blank">sull&#8217;iniziativa della municipalizzata di Denver per il risparmio idrico</a>, vorrei condividere alcune riflessioni..</p>
<p>1 &#8211; L&#8217;invasione di campo dei sostenitori di Grillo in occasione del V-Day, e sintomatica del malcontento che &#8211; probabilmente ad un &#8220;picco&#8221; &#8211; è stato ben incanalato,  mediante il <a href="http://www.beppegrillo.it/" target="_blank">popolare blog</a>, in una protesta per cambiare le regole che governano l&#8217;elezione dei parlamentari italiani, che &#8211; solo parzialmente &#8211; condivido (interdizione per reati gravi). Concordo invece con l&#8217;<a href="http://www.danieleluttazzi.it/node/309" target="_blank">ottima posizione di Daniele Luttazzi</a>.</p>
<p><span id="more-645"></span></p>
<p>Questo malcontento, e soprattutto il suo incanalamento in una protesta propositiva (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_di_iniziativa_popolare" target="_blank">iniziativa popolare</a>), <strong>preoccupano molto di più la destra</strong> all&#8217;opposizione che non la sinistra al governo. La destra infatti oggi non riesce a calvalcare la domanda di sicurezza con proposte meramente repressive, in quanto la critica di piazza riguarda soprattutto la moralità della classe politica stessa (cioè le sue competenze, privilegi e rappresentatività) e non il solo governo (vedi <a href="http://www.beppegrillo.it/archives/immagini/Parlamentari%20Condannati.pdf" target="_blank">lista parlamentari condannati in via definitiva</a>). L&#8217;esecutivo può certamente trovare canali di dialogo che provino la reattività di un governo-non-casta su temi urgenti più con uno sforzo in comunicazione che con concessioni  effetive dal sapore populista.</p>
<p>2 &#8211; Una seconda riflessione &#8220;invade&#8221; il campo della sociologia da parte della sostenibilità nell&#8217;uso delle risorse. La <a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/?p=628" target="_blank">polemica con i &#8220;picchisti&#8221;</a> sui potenziali di idrogeno e batterie per soddisfare la mobilità individuale (le auto), avevano come sfondo  temi sui quali vi è sostanzialmente accordo, si tratti della questione dell&#8217;esaurimento dei combustibili fossili o della necessità di cambiare lo stile di vita (ridurre i consumi, abbandonare l&#8217;automobile nel quotidiano,  autoprodurre qualcosa ecc). Ricordo che sono duramente critico (e da lunga data) nei confronti dei <strong>circhi-motorshow dei prototipi ad idrogeno</strong>, periodicamente proposti dall&#8217;industria automobilistica, in quanto non propongono assolutamete nuovi concetti di mobilità ma sostituiscono alle grandi cilindrate attuali delle motorizzazioni a fuel cell che <strong>non usciranno mai dallo stadio di concept car</strong> (vedi <a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/?p=98" target="_blank">qui</a>).</p>
<p>L&#8217;invasione: trovo, che non si sia dibattuto, né approfondito abbastanza, il concetto che ridurre l&#8217;impatto ambientale, significhi cambiare gli stili di vita e quindi cambiare vita in sé. Un motivo è certamente che esistono due opposizioni alla comprensione diffusa del cambiamento di fondo necessario: la resistenza di chi non vuole cambiare e &#8211; più subdola &#8211; la resistenza di chi non vuole che gli altri la cambino.<br />
Sulla questione cruciale della necessaria riduzione dei consumi &#8211; vera e propria <strong>morte del consumismo</strong> &#8211; trovo significativa la posizione di Ted Trainer, autore del libro <a href="http://www.springer.com/west/home/environment?SGWID=4-198-22-173696952-0" target="_blank">Renewable Energy Cannot Sustain a Consumer Society</a> un libro che, come sintetizzato dal titolo, verte sull&#8217;impellenza di una mutazione degli stili di vita, se si vuole <strong>far bastare</strong> l&#8217;energia rinnovabile disponibile futura. Secondo Trainer infatti, l&#8217;idea di poter mantenere l&#8217;attuale sistema basato sulla crescita con le fonti rinnovabili è una pia illusione (&#8220;fools&#8217; errand&#8221;);</p>
<blockquote><p>&#8220;It is a mistake to think better technology is important in solving global problems, let alone the key. Most of the things we need in the Simpler Way can be produced by traditional technologies.&#8221; Ted Trainer</p></blockquote>
<p>Le tecnologie tradizionali, con più lavoro che capitale, per produrre meno cose, più durevoli,  riparabili e senza scarti. Ma per trasformare l&#8217;energia in servizi utili? Calore, freddo, forza, mobilità? Sul tema ci manca maledettamente un libro come <a href="http://www.amazon.com/Deep-Economy-Wealth-Communities-Durable/dp/0805076263" target="_blank">Deep Economy</a>, di <a href="http://www.billmckibben.com/" target="_blank">Bill McKibben</a> scritto da un europeo..cosi come farebbe piacere vedere una famiglia che racconti come vive un <a href="http://www.noimpactman.typepad.com/" target="_blank">No Impact Man</a> ma a Roma, Londra o Parigi&#8230;</p>
<p>3 &#8211; La terza riflessione, prende spunto dall&#8217;ottimo <a href="http://ecoalfabeta.blogosfere.it/2007/09/il-bazaar-del-carbonio.html" target="_blank">post di Ecoalfabeta</a> sul neonato Bazar del Carbonio (<a href="http://www.cdmbazaar.net/default.asp" target="_blank">CDM Bazaar</a>), che stigmatizza la <strong>miopia del mercato delle emissioni</strong> e si collega con il <a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/?p=643" target="_blank">precedente post</a> sul quasi sicuro fallimento  dell&#8217;industria automobilistica nel raggiungimento degli obiettivi di Kyoto: come potremo far incorporare delle riduzioni dei profitti locali con contributi globali al danno?</p>
<p>Internet avrà un ruolo strutturale, probabilmente &#8220;il&#8221; ruolo, che solo la rete può avere: l&#8217;informazione istantanea e onnipresente renderà possibile una contabilità effettiva dell&#8217;entropia del sistema in tutti i suoi ambiti. Ma quando (e dove) il &#8220;prezzo&#8221; del danno sarà affisso?</p>
<p>Credo che il processo non sarà lineare: è infatti impossibile contabilizzare tutto, e tantomeno mettere le cifre on-line. Forse  dovremo riscoprire (e rendere omaggio a) i due concetti fondamentali che Gorbaciov invocò 20 anni fa per la riforma del sistema comunista sovietico centralizzato: <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Glasnost%27" target="_blank">glasnost</a> </strong>e<strong> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Perestrojka" target="_blank">perestrojka</a></strong>.</p>
<p>Internet aiuta fortemente il primo, ma chi guiderà saggiamente il secondo?</p>
<blockquote><p><em>Governments need to put substantially greater resources into developing and improving end-use data to enable effective monitoring of energy consumption and CO<sub>2 </sub></em><em>trends at deeper levels of detail.</em></p></blockquote>
<blockquote><p><em>We must find new ways to accelerate the decoupling of energy use and CO<sub>2</sub> emissions from economic growth. The good news is that there is still substantial scope for cost-effective energy efficiency improvements in buildings, appliances, industry and transport. The bad news is we need to move much faster in realizing this potential. This will require strong and innovative action on the part of governments.</em></p>
<div>Nobuo Tanaka, Executive Director of the <a href="http://www.iea.org/w/bookshop/add.aspx?id=312" target="_blank">IEA</a></div>
</blockquote>
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