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	<title>L&#039;occhio di Romolo &#187; intensità energetica</title>
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	<description>Dalle bici in carbonio alle auto a idrogeno, progressi ed involuzioni che causano il futuro</description>
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		<title>Statistiche inutili: l&#8217;intensità energetica</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 16:50:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianfiorito</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bioeconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Italpolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Georgescu-Roegen]]></category>
		<category><![CDATA[iea]]></category>
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		<description><![CDATA[Niente foto bucoliche qui. Ecco la lista dei paesi secondo l&#8217;intensità energetica nel 2003 (da Wikipedia). Unità: tonnellate equivalenti petrolio (TOE) per milioni di PIL di dollari reali del 2000 [TOE/$] Fonte: World Resources Institute Vediamo il Gruppo 1, compreso entro 90-140, che va dal Peru ad Israele. E&#8217; impressionante notare che Botswana, Sri Lanka, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Niente foto bucoliche qui.</p>
<p>Ecco la lista dei paesi secondo l&#8217;<strong>intensità energetica</strong> nel 2003 (da Wikipedia).</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Unità</em>: tonnellate equivalenti petrolio (TOE) per milioni di PIL di dollari reali del 2000 [TOE/$]</span></p>
<p><a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2011/10/EnegyIntensityWorld.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-4161" title="EnegyIntensityWorld" src="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2011/10/EnegyIntensityWorld-700x210.jpg" alt="" width="700" height="210" /></a></p>
<p>Fonte: World Resources Institute</p>
<p>Vediamo il <span style="color: #ff0000;">Gruppo 1</span>, compreso entro 90-140, che va dal Peru ad Israele.</p>
<p>E&#8217; impressionante notare che Botswana, Sri Lanka, Svizzera, Italia e Tunisia sono tutti paesi con un&#8217;<strong>intensità energetica di 120 TOE/$</strong>.</p>
<p>Si tratta di paesi enormemente diversi da un punto di vista sociale, economico e demografico. Si potrebbe dedurre che questi paesi abbiano un&#8217;intensità energetica simile, poiché energia e Pil vanno di pari passo: il Botswana consuma poca energia e genera poco Pil, al contrario della Svizzera. Ma il numero non dice <em>chi</em> consuma (<em>cosa</em>) e <em>chi</em> genera il dollaro di Pil.</p>
<p><a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2011/10/EI_group1.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-4162" title="EI_group1" src="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2011/10/EI_group1-700x385.jpg" alt="" width="700" height="385" /></a> Passiamo al <span style="color: #ff0000;">Gruppo 2</span>: da Cipro al Sud Africa, con in rosso Eritrea, Svezia, Equador e gli USA. Anche in questo caso l&#8217;indicatore TOE/PIL non informa sul reale stato di cose vigenti:</p>
<ul>
<li>un paese che produce molta energia potrebbe esportarla tutta ed impoverire i suoi abitanti</li>
<li>un paese che non ne produce ma pratica risparmio energetico democratizza l&#8217;energia</li>
<li>noi (Italianiii!) che non ne produciamo e andiamo tutti in auto (a 10km/ora nel traffico) ci impoveriamo, senza accorgercene.</li>
</ul>
<p><a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2011/10/EI_group2.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-4163" title="EI_group2" src="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2011/10/EI_group2-700x431.jpg" alt="" width="700" height="431" /></a>In alternativa si potrebbe prendere l&#8217;<strong>intensità energetica pro capite</strong>. Serve la popolazione e un&#8217;ottima fonte è il <a href="https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/rankorder/2119rank.html" target="_blank">CIA World Factbook</a>. Dividendo l&#8217;intensità energetica per la popolazione (e moltiplicato 1000000) si ottengono i grammi di TOE/$.abitante: delle statistiche diverse&#8230;che non spiegano nulla! Infatti, nel grafico, tutto a  sinistra troviamo Cina, India e USA: l&#8217;intensità energetica pro-capite non spiega né il benessere né la sostenibilità.</p>
<p><a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2011/10/EnegyIntensityPerCapita.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-4167" title="EnegyIntensityPerCapita" src="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2011/10/EnegyIntensityPerCapita-700x210.jpg" alt="" width="700" height="210" /></a></p>
<p>Un prova dell&#8217;inutilità dell&#8217;EI (procapite e non) viene dall&#8217;affiancamento dell&#8217;EI pro capite con i consumi di energia pro capite:</p>
<p><a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2011/10/EIpc_EConsPC.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-4189" title="EIpc_EConsPC" src="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2011/10/EIpc_EConsPC-700x458.jpg" alt="" width="700" height="458" /></a></p>
<p>Il successo (tutto accademico) dell&#8217;intensità energetica si spiega con l&#8217;analisi delle serie temporali. La ragione del suo utlizzo è stata (di)mostrare la sua propria diminuzione nel tempo. Per 2 ragioni:</p>
<ul>
<li>per confermare l&#8217;<strong>ipotesi della dematerializzazione delle economie avanzate</strong>, basate sui servizi.</li>
<li>per generare la <strong>visione ottimistica</strong> delle <a href="http://green.wikia.com/wiki/Environmental_Kuznets_curve" target="_blank">Curve Ambientali di Kuznets</a>, secondo le quali Paese ricco = Paese sostenibile (un bel lavaggio delle coscienze).</li>
</ul>
<p><a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2011/10/EI_EU17_1990_2009.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-4185" title="EI_EU17_1990_2009" src="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2011/10/EI_EU17_1990_2009-700x457.jpg" alt="" width="700" height="457" /></a></p>
<p>In realtà, le economie moderne <strong>importano beni</strong> che hanno consumato molta <strong><span style="color: #ff0000;">energia</span></strong>, <strong><span style="color: #993300;">materiali</span></strong> ed <strong><span style="color: #0000ff;">acqua</span></strong> per essere prodotti altrove (NIMBY?).</p>
<p>Altrove dove?</p>
<p><strong>Dove il lavoro è schiavitù, l&#8217;inquinamento non viene pagato e per un blog si va in galera!</strong></p>
<p>Qui da noi intanto il settore, siderurgico, chimico e tessile spariscono.</p>
<p>Infatti consumiamo meno energia procapite:</p>
<p><a href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2011/10/04_DeFrItEsUK_Energy_vs_GDP20002007.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-4235" title="04_DeFrItEsUK_Energy_vs_GDP20002007" src="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2011/10/04_DeFrItEsUK_Energy_vs_GDP20002007-700x554.jpg" alt="" width="700" height="554" /></a></p>
<p><strong>Il contrappasso</strong> c&#8217;è ed è questo:</p>
<p>il prodotto che ha consumato energia, materiali e acqua &#8220;lì&#8221; si vendica &#8220;qui&#8221;, da noi, inqunando le falde acquifere che passano sotto le nostre enormi discariche!</p>
<p><span style="color: #ff0000;">ATTENZIONE</span>: incuria e inquinamento rischiano di compromettere anche gli ultimi settori economici che ci rimangono: alimentari e turismo.</p>
<p>I prodotti &#8220;reali&#8221; importati, che hanno consumato risorse ed energia ed inquinato altrove (es. dai BRICS), ma anche da noi in fine vita (breve), vengono <strong>pagati dall&#8217;OCSE con il debito</strong>.</p>
<p>Un debito garantito dalla scommessa della futura crescita.</p>
<p>E, dato che le <a href="http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10150400710378494&amp;set=a.376288208493.158141.573748493&amp;type=1&amp;theater" target="_blank">previsioni OCSE</a> non sono di crescita, i titoli del debito&#8230;</p>
<h2>Si chiamano Bond, PONZI BOND!</h2>
<p>Traduco quello che diceva l&#8217;Agenzia Internazionale dell&#8217;Energia nel 2004, in occasione del (suo) 30° compleanno. <em><a href="http://s3.amazonaws.com/zanran_storage/www.iea.org/ContentPages/9507952.pdf" target="_blank">Oil Crises &amp; Climate Challenges 30 years of energy use in IEA countries</a>, 2004, p. 195.</em></p>
<blockquote><p>Uno dei risultati più importanti di questo studio è che il tasso di risparmio energetico nei paesi membri dell&#8217;AIE ha subito <strong>un rallentamento a partire dal 1990</strong>, così come la diminuzione delle emissioni di CO2 rispetto al PIL. Questo dimostra che i cambiamenti causati dalla crisi (dei prezzi) petrolifera degli anni 1970 e le politiche energetiche conseguenti sono stati <strong>più efficaci</strong> per controllare la crescita della domanda di energia e ridurre le emissioni di CO2 che non l&#8217;efficienza energetica [tecnologia, NdR] e le politiche per il controllo del clima degli anni &#8217;90.</p>
<p>Il rallentamento del risparmio di energia è un problema ambientale e di sicurezza energetica. I due principali <strong>vettori energetici petrolio ed elettricità</strong>, sono caratterizzati da una rapida crescita. Il consumo di petrolio si spiega con la rapida crescita della domanda di trasporto, mentre l&#8217;aumento dell&#8217;elettronica di consumo e degli elettrodomestici nelle famiglie e nel settore dei servizi spinge la domanda di energia elettrica.</p>
<p>Nel breve e medio periodo il <strong>trasporto rimarrà quasi interamente dipendente dal petrolio</strong>. Anche se le fonti rinnovabili hanno iniziato a progredire nella produzione di energia elettrica, la maggiore domanda di elettricità nei prossimi anni sarà soddisfatta in larga misura da nuove centrali a carbone o a gas. Date le considerevoli inefficenze nella generazione di energia elettrica e la bassa probabilità che le tecnologie di cattura e stoccaggio della CO2 possa diffondersi nel breve periodo, la maggiore domanda di elettricità aumenterà significativamente le emissioni di CO2 nei paesi dell&#8217;AIE.</p>
<p>Quale crescita avremo nella domanda di servizi energetici nei diversi settori dell&#8217;economia? E quali prospettive esistono per ri-accelerare il risparmio energetico?</p></blockquote>
<p>La domanda posta da Georgescu-Roegen 20 anni fa è sempre valida&#8230;</p>
<h2><em><a href="http://www.tecalibri.info/G/GEORGESCUROEGEN-N_bioeconomia.htm#p007" target="_blank">Quo vadis Homo Sapiens Sapiens?</a><br />
</em><em></em></h2>
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		<title>L&#8217;energia dei settori manufatturieri negli USA</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2007 13:53:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianfiorito</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bioeconomia]]></category>
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		<description><![CDATA[Segnalo l&#8217;uscita del rapporto dell&#8217;Environmental Protection Agency (EPA) americana sulle intensità energetiche dei diversi settori industriali. Il rapporto cerca di stimare sia i consumi di energia dei diversi settori che le emissioni associate e va oltre, valutando le opportunità tecniche, legislative, finanziarie ed istituzionali per migliorare il bilancio di emissioni di ogni filiera. E&#8217; lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="imagelink" title="Epa" href="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2007/04/epa_energy.jpg"><img id="image410" src="http://www.locchiodiromolo.it/blog/wp-content/uploads/2007/04/epa_energy.miniatura.jpg" border="0" alt="Epa" /></a></p>
<p>Segnalo l&#8217;uscita del rapporto dell&#8217;Environmental Protection Agency (<a href="http://www.epa.gov/sectors/energy/index.html#report" target="_blank">EPA</a>) americana sulle intensità energetiche dei diversi settori industriali. Il rapporto cerca di stimare sia i consumi di energia dei diversi settori che le emissioni associate e va oltre, valutando le opportunità tecniche, legislative, finanziarie ed istituzionali per migliorare il bilancio di emissioni di ogni filiera.</p>
<p><span id="more-411"></span></p>
<p>E&#8217; lo stato dell&#8217;arte su energia ed l&#8217;inquinamento grigio del settore manifatturiero.</p>
<p>I settori analizzati sono:</p>
<p>3.1 <a href="http://www.epa.gov/sectors/pdf/energy/ch3-1.pdf" target="_blank">Alluminio</a><br />
3.2 <a href="http://www.epa.gov/sectors/pdf/energy/ch3-2.pdf" target="_blank">Cemento</a><br />
3.3 <a href="http://www.epa.gov/sectors/pdf/energy/ch3-3.pdf" target="_blank">Chimica</a><br />
3.4 <a href="http://www.epa.gov/sectors/pdf/energy/ch3-4.pdf" target="_blank">Cibo</a><br />
3.5 <a href="http://www.epa.gov/sectors/pdf/energy/ch3-5.pdf" target="_blank">Prodotti forestali</a><br />
3.6 <a href="http://www.epa.gov/sectors/pdf/energy/ch3-6.pdf" target="_blank">Ferro ed acciaio</a><br />
3.7 <a href="http://www.epa.gov/sectors/pdf/energy/ch3-7.pdf" target="_blank">Fusione dei Metalli</a><br />
3.8 <a href="http://www.epa.gov/sectors/pdf/energy/ch3-8.pdf" target="_blank">Finitura dei Metalli</a><br />
3.9 <a href="http://www.epa.gov/sectors/pdf/energy/ch3-9.pdf" target="_blank">Produzione di autoveicoli</a><br />
3.10 <a href="http://www.epa.gov/sectors/pdf/energy/ch3-10.pdf" target="_blank">Produzione di componenti per autoveicoli</a><br />
3.11 <a href="http://www.epa.gov/sectors/pdf/energy/ch3-11.pdf" target="_blank">Raffinazione del Petrolio</a><br />
3.12 <a href="http://www.epa.gov/sectors/pdf/energy/ch3-12.pdf" target="_blank">Cantieristica navale</a></p>
<p>Il rapporto per intero è <a href="http://www.epa.gov/sectors/pdf/energy/report.pdf" target="_blank"><strong>quì</strong></a> (2MB, 204 pag)</p>
<p>Da <a href="http://www.envirovaluation.org/" target="_blank">Envirovaluation</a>.</p>
<p><span style="font-weight: bold;"><span style="color: red;">Approfondimenti</span></span></p>
<p>Vedi anche la tabella <a href="http://www.eiolca.net/use.html" target="_blank">Input-output per il ciclo di vita</a> del Green Design Institute della Carnegie Mellon University.</p>
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