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Posts Tagged ‘biofuels’

Lo studio che ammazza i biofuels e la Commissione Europea denunciata

15 aprile 2010 Nessun commento

La Commissione Europea ha commissionato uno studio sull’impatto della produzione diffusa dei biocarburanti nel continente. Lo studio è finito ma non viene presentato, né rilasciato.

Voci di Bruxelles dicono che i risultati, in termini di impatto ambientale sono talmente negativi che la loro diffusione genererebbe un movimento di opposizione da azzerarne la produzione.

Si tratta dell’impatto indiretto del cambiamento di uso dei terreni (boschi per compensare la produzione aggiuntiva) e le relative conseguenze, sociali, umane ecc. derivante dalla messa in coltura di migliaia di ettari di terra fertile per produrre carburanti. Con agricoltura meccanizzata, fertilizzata e pesticizzata.

Per calmierare il prezzo del petrolio.

Si creano valide molecole alimentari (complesse) per poi ossidarle, bruciandole in un motore.

L’incubo di qualunque chimico con un minimo di etica.

Transport and Evironment, ClientEarth ed altre ONG non sono d’accordo per niente e hanno fatto causa alla Commissione. In nome del diritto all’informazione.

The papers released so far give the strong impression that the Commission is preparing to present the studies’ findings in a way that supports previously taken decisions, rather than assessing the real implications of these decisions and correcting them..

L’UE ha l’obiettivo di arrivare al 10% dei carburanti per i trasporti da fonti rinnovabili entro il 2020, per questo stanzia 3 miliardi di € in sussidi per i biocarburanti.

Dallo studio UE (intravisto dalle ONG) emergerebbe che saranno necessari 5,2 milioni di ettari aggiuntivi per produrre i litri di biofuels necessari.

Un approfondimento è il report Biofuels – Handle with care (pdf 40 pagg).

AGGIORNAMENTO

Un effetto è stato ottenuto: ecco lo studio rilasciato dalla CE: Global Trade and Environmental Impact Study of the EU Biofuels Mandate (pdf pag 125).

Una buona notizia

Stoccare l’idrogeno nei gusci dei granchi e nelle piume di pollo;

La delusione biofuels

17 marzo 2009 1 commento

biofuels_delusionLa fiducia (ed i soldi in sovvenzioni messi) nei biocarburanti sono stati motivati da 3 argomenti:

  • l’indipendenza e la sicurezza energetica (prepararsi al picco del petrolio);
  • la lotta all’effetto serra;
  • la politica agricola nell’area Ocse e lo sviluppo dell’agricoltura nei paesi in via di sviluppo.

The biofuels delusion di Mario Giampietro e Kozo Mayumi rappresenta, probabilmente, la risposta definitiva all’ipotesi che i biofuels possano costituire la panacea: sovvenzionando i programmi per la produzione industriale di etanolo dal mais negli USA o da canna da zucchero in Brasile, infatti, i governi hanno creduto ad un miraggio.

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E’ la decrescita stupido!

30 settembre 2008 Nessun commento

The Cry

Foto André Schwabe

Il lupo non si preoccupa mai di quante siano le pecore. Virgilio

Questo lunedì è iniziato con il bell’articolo Confindustria e le Ceneri di Gramsci, di Massimo Giannini e si conclude con il crollo delle borse conseguente al no del Congresso al piano di salvataggio delle banche (analisi di Jerome e di L. Spaventa).

Come Gramsci parlava della vera concorrenza ed intraprendenza di mercato, così Berlinguer intuiva che “crescita” non significava consumo, spesa e spreco…ma piuttosto equilibrio di vita, etica personale e serenità interiore. In un sistema politico, economico e sociale inclusivo delle sue componenti più deboli. (Nel senso dell’utilità di Rawls)

Penso che oggi si possa iniziare a rifondare ideali politici e programmi di economia iniziando a riconoscere il trionfo di Georgescu Roegen: l’analisi dell’economia al di là della miope frontiera del profitto aziendale, che include la scarsità delle risorse e la degradazione dell’energia vede il suo riconoscimento, ad esempio, in tutti gli studi di impatto ambientale. La prospettiva intergenerazionale è ormai vigente in tutte le scelte (un articolo con l’esempio per i biocarburanti è: Can Biofuels Replace Fossil Energy Fuels? A Multi-Scale Integrated Analysis Based On The Concept Of Societal And Ecosystem Metabolism: Part 1, scarica, pdf 38 pagg).

La fine del petrolio a buon mercato, in anni di crescente preoccupazione per i cambiamenti climatici (l’altra faccia della nera medaglia della crescita ottusa, che invia in aria e nelle discariche gli scarti delle risorse sprecate) ha dato un colpo decisivo alla finanza speculativa imperante.

Volevo scrivere dell’importanza del ripristino della ferrovia Civitavecchia-Orte, di quanta sostenibilità e legalità necessita l’Italia che solo una rete ferroviaria capillare per cose e persone ci potrà dare (vedi La rinascita dei treni locali in Francia o Mobilità senza petrolio parte 1 – Treni). Ma non importa. Importano i desideri delle persone, che poi, diffusi ed incanalati divengono programmi e progetti…

Ancora regnerà l’incertezza, molti proporranno “ricette” per uscire dalla crisi, finanziaria, energetica. La sicurezza, i prezzi, i consumi. Tutto senza una possibilità di respirare aria di futuro, schiacciati dagli interessi dei 1000 milioni di bottegai arrivati una generazione fa dalla campagna, con i denti sulla loro rendita di posizione. A smerciare le perline cinesi per i turisti in pellegrinaggio a forma di Vaticano e Colosseo. Una nausea.

Mi chiedo, se si nega la storia, giocando sul ruolo della Resistenza come “funzionerà” l’italiano del XXI secolo? Chi non difende i giudici, come nel caso di Mani Pulite, come potrà dirsi “liberale”? (Tradendo la libertà d’impresa).

Meno male che B. ci dice che siamo un paese manifatturiero

Il Lupo e la Fao

La chiusura del vertice Fao, oltre a sollevare i romani che passano in auto e moto dalle parti delle terme di Caracalla, non ha prodotto dei risultati positivi, né sul fronte della distribuzione del cibo per chi muore di fame, né su quello della produzione di biocarburanti,

Una prova “macro” che l’agricoltura e l’energia sono divenuti da complementari a sostituibili.

Utile la sintesi del “lupo” Wolfowitz (che di vertici internazionali se ne intende):

“La crisi alimentare è il prodotto di molti problemi, di lungo periodo e più immediati. Quello principale è che per troppo tempo abbiamo trascurato gli investimenti nell’agricoltura dei Paesi in via di sviluppo”.

> Falso. Il problema è che oltre a mangiare troppa carne (per i mangimi animali si usano il 70% dei raccolti, dell’energia e dell’acqua), ora si fanno andare le auto con il distillato di prodotti commestibili. Poi W. attacca il protezionismo di Argentina e USA:
“E’ totalmente sbagliato [ostacolare gli scambi con dazi all’import di derrate], poiché limitare l’import dai paesi in via di sviluppo scoraggia gli investimenti e la produzione, quando andrebbe incentivata. Sarei meno drastico sui sussidi che l’Ue e gli Usa versano agli agricoltori: in certi casi, aumentano la disponibilità di beni alimentari”.

> Peccato che gli aiuti Usa siano per produrre etanolo e OGM, mentre la PAC è servita (anche) per non produrre, contingentando tutto e senza pensare a consumare localmente la produzione.

“Gli aiuti alla produzione di etanolo sono sbagliati perché distorcono la produzione e la deviano dal cibo all’energia”

> WOW! Poi visto che non c’è accordo sui biocarburanti (Usa e Ue resistono), declama:

E’ il problema d questo tipo di vertici. Molto meglio attuare un piano d’azione concreto sul terreno, che riempire costosi hotel di Roma con un sacco di gente per giorni e giorni“.

>No comment.

Un’altra prova dell’inutilità dei biocarburanti, qui, ora!

13 febbraio 2008 Nessun commento

An integrated assessment of a large-scale biodiesel production in Italy: Killing several birds with one stone, di Daniela Russi

Lo studio è a pagamento, i risultati sintetici no. Per chi legge l’inglese…vedi anche questo.

Abstract

Biofuels are often presented as a contribution towards the solution of the problems related to our strong dependency on fossil fuels, i.e. greenhouse effect, energy dependency, urban pollution, besides being a way to support rural development. In this paper, an integrated assessment approach is employed to discuss the social desirability of a large-scale biodiesel production in Italy, taking into account social, environmental and economic factors. The conclusion is that the advantages in terms of reduction of greenhouse gas emissions, energy dependency and urban pollution would be very modest. The small benefits would not be enough to offset the huge costs in terms of land requirement: if the target of the European Directive 2003/30/EC were reached (5.75% of the energy used for transport by 2010) the equivalent of about one-third of the Italian agricultural land would be needed. The consequences would be a considerable increase in food imports and large environmental impacts in the agricultural phase. Also, since biodiesel must be de-taxed in order to make it competitive with oil-derived diesel, the Italian energy revenues would be reduced. In the end, rural development remains the only sound reason to promote biodiesel, but even for this objective other strategies look more advisable, like supporting organic agriculture.

da Sciencedirect visto su Envirovaluation.

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Gli A.D. dell’industria auto uniti nel negoziare le norme dell’Unione Europea

17 settembre 2007 Nessun commento

carthenge
Foto: Kmareka

I costruttori auto, riuniti nel “tempio” del Salone Auto di Francoforte, inviano un messaggio forte e chiaro a dichiarano di accettare il principio di 120 grammi di CO2/km sulla totalità dei modelli venduti. Tuttavia, come previsto (ed annunciato), mettono dei “se” e dei “ma” di tipo strutturale…il comunicato infatti:

“richiama i governi dell’ UE ad adottare un approccio cost-effective integrato nei confronti di auto CO2, che risulterebbe vantaggi ambientali superiori oltre a salvaguardare investimenti ed impiego in Europa”.

I punti chiave sono l’innovazione tecnologica, i cambiamenti dell’infrastruttura (stradale?), degli stili guida più efficienti, la tassazione della CO2 (e non dei veicoli, NdR) e un uso più ampio dei biocarburanti.

L’industria necessita del TEMPO per prepararsi al rispetto degli standard legali UE, dovendo adattare i cicli lunghi di sviluppo e messa in produzione che la caratterizzano. “Un tempo di transizione sufficiente è indispensabile prima della (applicazione) della legislazione, questo è importante”.

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Micro-raffineria per rifiuti domestici

Michael R. Ladisch Direttore del Laboratorio Energie Rinnovabili della Purdue University dell’Indiana sta sviluppando un digestore flessibile che ricicla resti di cibo, carta e plastica in carburante, il cui unico sottoprodotto è della cenere.

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A chi giova la defezione di Bush sul tema ambientale di George Monbiot

14 febbraio 2007 1 commento

the-silent-landscape.jpg

foto da Fotocommunity

da The Guardian
Con la defezione di Bush, le società del petrolio e del carbone stanno facendo di tutto eccetto l’unica cosa che sarebbe davvero fondamentale: adoperarsi per una riduzione dei consumi energetici

George Bush propone di affrontare il problema del cambiamento climatico servendosi di fumo e specchi. La novità sta nel fatto che non si tratta più di una semplice metafora. Dopo sei anni di mistificazioni e smentite, gli Stati Uniti insistono ora sulla necessità di trovare modi efficaci di controllare i raggi del sole che arrivano sulla Terra. Ciò significa lanciare in orbita enormi specchi o immettere nuvole di piccole particelle nell’atmosfera.

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Sviluppi Bio Combustibili – Pirolisi rapida di Dynamotive

29 novembre 2006 Nessun commento

pirolisi

Immagine: Università di Milano

La ditta di Vancouver Dynamotive ha brevettato un reattore per la pirolisi chiamato Fast Pyrolisis, che in 2 secondi genera il BIoOil, un carburante liquido di colore marrone scuro dal basso Potere Calorico (19 MJ/kg rispetto ai 40 del diesel) e senza scarti di processo.

Il vero punto di forza del BioOil è la flessibilità, poiché può essere prodotto da oltre 100 tipi di “scarti”, sia vegetali che minerali, come il legno, la bagasse ed i liquami delle fogne.

Se il BioOli non va bene per le automobili, in molte applicazioni “lente” è ideale, come i motori diesel stazionari, le caldaie, le turbine a gas, i forni, le serre ecc.

Un esempio del funzionamento del processo si trova qui. Vedi anche il Guardian.

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Uno Scenario: il 25 % Rinnovabile nel 2025

27 novembre 2006 Nessun commento

heimweh

Foto da Fotocommunity

La Rand Corporation ha pubblicato uno studio di fattibilità intitolato: L’Impatto dell’aumento dell’Uso di Energia Rinnovabile sulla Bolletta Energetica Americana. E’ una simulazione di come sia possibile – e quanto costerebbe – produrre il 25% dell’energia elettrica e dei combustibili da trasporto da fonti rinnovabili nel 2025.

Il risultato principale è che sarebbero necessari 100 milioni di acri di terra (+o- la superficie della California!) per la coltivazione di biocombustibili. L’Università del Tennessee ha inoltre condotto una simulazione dei cambiamenti della politica agricola e dell’economia indotti da tale transizione. I loro risultati mostrano un aumento significativo dei prezzi di mais, grano, soia e carne, ma anche la creazione di una nuova industria da 700 miliardi di $ e 5 milioni di posti di lavoro. Il dibattito si è acceso, ad esempio qui.

Links: 25×25, rapporto U. del Tennessee
Vedi anche : La Via Cinese al Metanolo. Ovviamente…da Treehugger.