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Il picco del capitalismo (phase III)

Il paziente scarabeo ci insegna che, se vogliamo liberarci dalle montagne di rifiuti, se vogliamo evitare gli inceneritori, le discariche, se vogliamo rendere efficienti i processi di riciclo, dobbiamo scegliere materie prime e merci quanto più possibile simili alle materie presenti in natura e solo allora ci sarà facile sia evitare gli inquinamenti nei processi di produzione, sia riutilizzare una frazione crescente dei rifiuti. Propongo perciò ufficialmente che le aziende di trattamento dei rifiuti adottino come proprio simbolo lo scarabeo.

http://giorgio-nebbia.blogspot.com/2011/08/apologia-dello-scarabeo.html

Foto | Nasim

Una riflessione:

Dal punto di vista di un economista dovrebbe sorprendere che il sistema economico venga chiamato con il nome di uno dei fattori di produzione (link in inglese dato che la pagina italiana è miserrima) in quanto caratterizza il sistema stesso come sistema del capitale.

Più di tre anni fa,

  • dopo le tensioni sulle materie prime alimentari dovute all’inizio dei programmi di produzione di biofuels col mais per foraggiare l’agroindustria,
  • prima della tempesta speculativa sul petrolio a 140$/barile dovuta al diffondersi di seri rapporti sull’esaurimento del petrolio a buon mercato (vedi), che avrebbe prodotto
  • la crisi finaziaria dei mutui subprime, il fallimento della Lehmann Brothers e la sovvenzione degli Stati alle Banche,

mi ero messo a calcolare il rapporto tra le serie del Dow Jones e quelle di oro e petrolio. Era aprile 2008.

Un anno dopo, dopo il crollo di 100$/barile del prezzo del petrolio e delle economie mondiali, che hanno visto prima la decrescita del PIL dal 1929, avevo fatto un aggiornamento da cui si vedeva il tentativo di risalita del rapporto Dow/Brent (non di quello Dow/oro).

All’epoca, marzo 2009, ci si chiedeva se la crisi fosse alle nostre spalle…oggi sappiamo che non lo è: gli stati sono indebitati, i creditori non sono generosi, non ci sono i soldi per “rilanciare l’economia” anche perche non si capisce quale rilancio, da dove e verso dove.

L’effetto della distruzione dello stato sociale è visibile ovunque: criminalità, solitudine, miseria culturale ed economica. La scuola privata in Inghilterra ha prodotto generazioni di teppisti “no hope” e “fuck’em all”. Questo dall’ex-Reale impero, dopo un decennio di governo di finta sinistra (Blair), dovrebbe far riflettere.

Educazione, Ambiente, Salute, Trasporti, Lavoro, Ministri senza visione, soggiogati ed “in-criccati” sono colpevoli. I loro successori dovranno osare.

Ho aggiornato le serie del Dow, Brent e Oro nel grafico seguente: 20 anni di nulla sono confermati.

Le politiche per la crescita sono obbligate a mirare bene (mezzi ed obiettivi), si parta – ad esempio dal Coefficiente di Gini, poi si proceda a redistribuire…

Ricordando che il fattore-lavoro è la società (non l’1% di consiglieri di amministrazione e politici o il 5% di commercianti ricchi). Dietro le ore lavorate dalle persone (ed il relativo valore aggiunto) si celano le esistenze dei salariati, degli artigiani, dei piccoli commercianti ed imprenditori che delle 40 o 50 ore settimanali traggono sempre meno pane, serenità e divertimento.

Qui si vede come vanno Eni, Fiat, Esso e …Mediaset.

Si ripristino immediatamente i programmi di liberalizzazioni (Bersani) di tracciabilità dei pagamenti, di imposte sulle case di lusso l’ICI alla Chiesa, l’incrocio delle banche dati fiscali e del commercio.

Si tassimo le operazioni finanziarie a breve (vedi Taxing Financial Transactions: Issues and Evidence di Thornton Matheson del FMI, pag. 49) e i patrimoni.

I soldi in entrata devono servire alla crescita, di intrastrutture e servizi: si impostino dei piani nazionali per Trasporti (su ferro), Acqua e Rifiuti e programmi di recupero delle aree naturali e storiche, in accordo e svolti su base locale. Questo rilancerà l’economia e svilupperà il turismo colto, leggero e responsabile di cui il nostro bel paese ha disperato bisogno (non dei giri sui torpedoni a due piani + Cappella sistina e Colosseo ecc.)

Buon ferragosto.

Risorse

Gini – Delusioni dell’econometria 1956

Georgescu-Roegen – Further thoughts on Corrado Gini’s Delusioni dell’econometria 1966

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  1. 1 settembre 2011 a 8:32 | #1

    Quoto tutto.
    ;-)

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