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Archivio per la categoria ‘petrolio’

Prometeo e il Minotauro

20 agosto 2014 Nessun commento

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Premessa – L’economia è un’equazione energetica
Introduzione – e se il Brent…
1 – Il Labirinto e i Draghi di luce
2 – La Fisarmonica e il grillo di Fibonacci
3 – Lo scolpitore degli input sigma
4 – Altri Draghi – Il Drago d’aria (bici), di ferro (treno) e di fuoco (auto)
5 – Il jolly d’Acqua e la Scintilla

Premessa – L’economia è un’equazione energetica

Immagina,
Metti 1 litro di benzina nel serbatoio dell’auto e vai fino all’ultima goccia; avrai fatto 15/20 km. Ora devi pagare una (o più) persone per riportarla al punto di partenza, benzina vs. muscoli. L’equivalente-lavoro di 1 litro di benzina è tra 95 e 130 ore di lavoro, dato che un uomo sviluppa circa 100 Watt  un’ora di lavoro fisico umano ≈ 100 Wattora, quindi, a 15€/ora sindacali, ti costerebbe 1.400 – 1.900 € spingere l’auto al punto di partenza. Un litro di benzina (≈1,6€) “sostituisce” tra 1.400 – 1.900 € di lavoro umano.

Introduzione – e se il Brent…

E se il Brent c’entrasse con la crisi fianaziaria?* Quando si parla della speculazione finanziaria che continua a devastare l’economia reale, si fa riferimento per lo più ai «titoli tossici» che, in parte, continua­no a sopravvivere, non si fa riferimento alle deviazioni dei mercati delle commodities. Nessuno definirebbe i contratti futuri delle commodities come titoli tossici, anzi, sono considerati normalmente come simbo­lo di un mercato libero e trasparente. A mag­gior ragione questa considerazione vale per il mercato petrolifero, quello del Brent.

Vorrei partire da un dato. Ogni giorno sul mercato del Brent si effettuano transazioni (acquisti e vendite) per un ammontare di circa 500 miliardi di dollari. In particolare circa 300-500 miliardi di dollari riguardano la borsa di New York (NYMEX) e 100 — 150 miliardi il mercato del Brent ICE (Londra). Questa di­mensione relativa de due mercati spiega anche perché di Tobin tax si può magari parla­re in Europa, ma non negli Usa.

Si tratta di un mercato estremamente liquido in mano alle maggiori istituzioni finan­ziarie mondiali che, spostando masse mone­tarie gigantesche, riescono a influenzarne l’evoluzione. Nel mercato “paper” del Brent, inventato dalla City di Londra nel 1988, si fa finta di comprare e vendere barili di petrolio e si fa scaturire dalla dinamica di questi scam­bi il prezzo del Brent, riferimento per il prez­zo di tutti i tipi di petrolio prodotti nel mondo.

Non vengono scambiati barili, ma solo contratti di carta, che nominalmente fanno ri­ferimento a un volume “teorico” di petrolio (1000 barili per ogni contratto), ai quali non è associata la proprietà di alcuna merce. Il loro valore è quello che altri sono disposti a paga­re per ricomprarli. Il possesso di un contrat­to non rende infatti possibile esigere la con­segna di un volume fisico di petrolio. L’esperienza degli ultimi tre anni mostra come ogni prezzo compreso fra 35 e 150 dol­lari/barile ha piena cittadinanza nel cosiddetto mercato petrolifero. Si tratta dell’intervallo compreso fra il costo di produzione di un ba­rile e il prezzo massimo che un automobilista e disposto a pagare per non essere obbligato a camminare a piedi.

I grandi manovratori dei mercati finanziari possono muovere una massa monetaria di tri­lioni di dollari in un contesto di grande volatili­tà, attraendo investitori, premiandoli o penaliz­zandoli, ma sempre generando profitti enormi. L’evoluzione del prezzo del petrolio ci fa vedere come, operando sul mercato del Brent, sia possibile ottenere redditività supe­riori a qualunque altro tipo di investimento economico o finanziario, fino a raddoppiare i capitali in due/tre mesi.

In questo gioco delle carte (i contratti sui futures), si può vincere sia con i mercati in salita che con quelli in discesa. Per vincere ci vuole instabilità, volatilità, incertezza, paura. La stabilità è la morte della speculazione e dei mercati finanziari.

Da dove proviene la liquidità che gira sui mercati delle commodities? Un dirigente di una importante banca della City di Londra mi forniva una sintesi pittoresca della strategia delle grandi banche. Fondamentalmente, mi diceva, le banche usano la disponibilità monetaria per tre finalità:

  • Continuare a far finta di essere banche e quindi prestare soldi a chi li richiede. Attività oggi poco remunerativa e quindi limitata ai li­velli incomprimibili.
  • Finanziare i debiti sovrani. Attività alla quale non ci si può sottrarre, ma che rende, relativamente, sempre meno e di cui si vor­rebbe aumentare la profittabilità.
  • Giocare sui mercati delle commodities fi­nanziarie, dove ci si muove indisturbati e senza regole. Una giungla dove le istituzioni finanziarie sono la legge e «battono moneta». Banditi e sceriffi nello stesso tempo.

Ci troviamo di fronte a uno scenario nel quale le banche hanno creato delle «catene di Sant’Antonio», sofisticate e globalizzate, di cui hanno il quasi pieno controllo. Trovandosi in cima alla piramide di queste catene, rice­vono flussi di profitti impensabili con qualun­que altro tipo di business. Da quì derivano i bonus astronomici dei manager del trading delle banche.

Essere «obbligati» a finanziare i debiti so­vrani degli Stati appare alle banche un pessi­mo uso della liquidità: perché usare il denaro per finanziare bond che fruttano il 4-8% quando lo stesso denaro può rendere il 30-100%?

Nel mercato dei futures petroliferi questi processi sono in atto ormai da più di un decennio. I prezzi si muovono non più in funzione della dinamica della domanda e offerta di prodotti petroliferi, ma della domanda e offerta di contratti di carta, quelli delle “catene di Sant’Antonio» create dalle banche… Da quattro anni vediamo che la domanda petrolifera è in sofferenza, che l’offerta continua a essere sostenuta, ma i prezzi sono ingiustificatamente al di sopra di 110 dollari/barile. Nessuna logica di mercato. Solo speculazioni delle banche che esasperano le aspettative, attraggono gli investitori nel gioco della “Catena di Sant’Antonio» e poi passano all’incasso.

Vaccinati dal crisi petrolifere contro i rialzi del prezzo del petrolio, e convinti che i colpevoli siano i cattivi del Golfo Persico, non abbiamo prestato attenzione a questi processi e non abbiamo ancora preso consapevolezza che, da un decennio almeno, l’Opec siamo solo noi.

L’espansione del mercato delle commodi­ties e dei futures petroliferi suggerisce l’im­magine di una metastasi con cellule impazzi­te che uccidono quelle sane. Un intervento di chirurgia radicale e deciso è divenuto un fatto di sopravvivenza.

(*) Articolo del 2011 di Drilling, (Brent a 110$/barile)

1 – Il Labirinto e i Draghi di luce

[…] accanto all’immagine classica del Drago nemico e distruttore, se ne trovano altre dove il Drago viene mostrato come una forza incontrollabile, ma non necessariamente ostile. Anzi è spesso alleato dell’eroe o è esso stesso l’eroe, assurgendo perfino a simbolo di speranza.   Un cambio di significato in un archetipo di tale antichità significherebbe che qualcosa di molto profondo sta cambiando nel nostro inconscio collettivo. Jacopo Simonetta.

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Premessa e introduzione servono a introdurre il concetto cuore/motore di questo contributo: il liberatore dell’uomo, Prometeo, si contrappone al simbolo dell’economia finanziaria predatoria e basata sul debito, descritto da Varoufakis, il Minotauro? Prima prendiamo altre 2 metafore: il Drago ed il Labirinto. Il primo rappresenta la luce del web: elettroni che garantiscono accesso all’informazione e alla conoscenza, ma anche trasparenza di bilanci, norme e transazioni. La costruzione di Dedalo è il palazzo degli intrighi, luogo di prigionia, geniale opera e metafora della sofisticazione umana. E’ dove si compiono i misfatti…e come si nascondono i profitti (poi dirottati verso la City, Wall Street ed i paradisi fiscali). Ma è proprio l’information technology (IT) che ha reso possibili i mercati finanziari istantanei ed oscuri, il labirinto. Quindi? I Draghi di luce sono entrati nel Labirinto del Minotauro dell’economia digitale. E Prometeo?

Secondo l’economista rumeno Nicholas Georgescu-Roegen (1906-1994) vi sono state (solo) due rivoluzionarie “tecnologie prometeiche”, Prometeo I il fuoco e Prometeo II il motore a combustione che hanno fornito al genere umano, rispettivamente, energia termica e meccanica. Prometeo I ha permesso di cuocere cibi, disboscare, fondere metalli e, quindi, costruire utensili per fare altri utensili, dai pugnali ai martelli, agli aratri, fare mattoni e ceramiche (vedi A forest journey sull’enorme importanza del legno nelle civiltà e nella storia). Prometeo II – il motore a combustione (prima esterna, Newcomen e poi interna, Otto) – ha reso disponibile per l’uomo un’enorme potenza, possibile la Rivoluzione Industriale che, alimentata a carbone, petrolio e gas ha permesso di fare le macchine per fare le macchine. Prometeo ha liberato ma anche imprigionato l’uomo in un processo lineare di produzione che si distingue da quelli naturali circolari. Il Minotauro, poi, si è votato a una crescita esponenziale.

La domanda che mi pongo da anni è: esiste un legame tra il calo del rendimento energetico netto delle nostre economie e la crescita del debito di un’economia sempre più finanziarizzata e fragile? E’ concepibile che sia proprio il calo dell’energia disponibile (EROEI) a causare e spiegare il turbocapitalismo finanziario globale? Un legame tra Prometeo e il Minotauro spiegherebbe la mancata redditività degli investimenti tradizionali (industrie che producono cose) e la crescita delle promesse su carta di profitti futuri. Infatti, una complementarietà tra energia e capitale (vedi Ch. 3) può spiegare la rigidità del capitale fisico dagli anni ’70 quando l’energia ha iniziato a divenire scarsa e costosa, motivando la finanza a veicolare capitale e profitto nel Labirinto dei prodotti finanziari. Questo è stato reso possibile anche grazie ai Draghi di Luce, elettroni che corrono nelle borse elettroniche per scambiare istantaneamente contratti derivati, over the counter (OTC) e collateralized debt obligation (CDO).

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I draghi di luce, la forza della natura, sono gli elettroni liberi dell’economia digitale. Rappresentano un reale comunismo dell’informazione che sta rendendo il mondo più trasparente e felice, ma che imprigionati nel labirinto dei mercati finanziari e da un sempre più sofisticato (e costoso) sistema di controllo internazionale, volto a prevenire i fenomeni eversivi, può risultare in maggior controllo. Internet = elettroni liberi, che sono in realtà libri, film, musica e informazione: una enorme conquista!

Come spiegato da economisti quali Stiglitz e Krugman, ma anche da sociologhi quali Luciano Gallino o specialisti di energia come Charles Hall, Mario Giampietro e gli esponenti del movimento per la decrescita (Latouche, D’Alisa ecc.) il sistema economico mondiale si è fatto sfruttatore della volatilità dei mercati per convogliare i profitti/surplus entro pochi canali e verso poche sedi finanziarie, sottraendo risorse economiche e fisiche ai luoghi di produzione reale. La direzione comune di questi pensatori è il contrasto alle politiche liberiste e pro-austerity che comportano crescenti disuguaglianze, povertà, esaurimento delle risorse e danni ambientali irreversibili. Ma su cause e terapie questi pensatori divergono.

Si sente spesso dire: l’economia è soffocata…dalla mancanza di finanziamenti alle imprese e dall’erosione dei redditi, Lavoro e produzione si trovano stretti tra le maglie di una burocrazia assillante, oppressi da una pesante tassazione gravante sui redditi (L) e poco o nulla sulle rendite (K). Potrei rispondere: perché l’energia netta è in calo e le risorse economiche vengono spese per mantenere burocrati e militari. Settori che non producono né cibo, né cose. In seguito vedremo come l’input energia (E) abbia cambiato drasticamente la rappresentazione del processo economico.

2 – La Fisarmonica e il Grillo di Fibonacci

Il Minotauro nel Labirinto lavora per convogliare il surplus verso le principali piazze finanziarie. Ma essendo arbitro e giocatore nello stesso tempo può, attraverso i tassi di interesse, usare una fisarmonica del valore intertemporale del denaro. Creando ottimismo e pessimismo, pochi agenti sui mercati opachi allungano la mano (e prendono soldi) in un futuro più lontano e la ritirano per incassare a breve termine nei momenti di crollo di fiducia. Suonano la Fisarmonica (del tempo e del tasso di interesse) sulla quale salta il Grillo di Fibonacci.

In E’ l’economia che cambia il mondo, Yanis Varoufakis vede il banchiere come un “intermediario temporale” che preleva il denaro dal futuro e spiega come, con la rivoluzione industriale, si sia passati da una sequenza produzione-distribuzione-debito ad una debito-distribuzione-produzione. Il debito all’origine implica una “virtualizzazione” del processo che distingue – ora – beni e denaro; non vi è più la relazione diretta tra il signore e il contadino, l’imprenditore e l’operaio ecc. Questo debito iniziale oggi ha preso la forma di un Minotauro che crea denaro gestendo e manipolando l’orizzonte temporale dell’investimento. Questo fenomeno si può rappresentare come un suonatore di fisarmonica: le banche d’investimento internazionali, quando decidono sia venuto il tempo dell’ottimismo allungano il tempo (come una fisarmonica), prendendo più denaro dal futuro, creandolo e scambiandolo; convincono stati, fondi di investimento sovrani e fondi pensione a investire in questo e quello. La legislazione aiuta, l’Europa chiede il rispetto dei parametri. Lo spread tra tassi fa guadagnare i pensionati tedeschi e mette in strada insegnanti e infermieri greci….

fisarmonica

Al centro della fisarmonica si trova il mantice – il “polmone” – estensibile grazie alle pieghe, che permettono di gonfiarsi. Quando ho scoperto che le serie finanziarie sono spesso caratterizzabili come una successione di Fibonacci per cui, nonostante  un andamento sempre piuttosto frastagliato, un calo di 2/3 della fase crescente è indicatore di un’inversione di tendenza. Ovviamente si tratta di una semplificazione estrema: le serie sono tanto più complesse quanto più le si analizza da vicino (per gli interessati alle tecnicalità vedi Teoria delle Onde di Elliot,  1, 2, 3).

In sostanza sulla fisarmonica della grande finanza internazionale salta un Grillo di Fibonacci, che – imprevedibilmente – cambia strada e butta giù la serie su cui tutti scommettevano fino a pochi istanti prima…

3 – Lo scolpitore degli input – Sigma σ

Primary wealth is from the earth.
Secondary wealth is primary wealth converted into things.
Tertiary wealth is the money value we attach to primary and secondary
For a farmer, say, land is primary – a tractor or barn is secondary – equity in the property is tertiary.
Tim Morgan 2015

In un articolo recente L’energia del capitale ho tentato di dimostrare come energia (E) e capitale (K) siano input complementari nella produzione aggregata di vari paesi OCSE: considerando il settore manifatturiero, per rappresentare l’economia reale e il capitale fisico (non finanziario), i risultati econometrici rivelano che al diminuire dell’energia cala anche il capitale. E’ un risultato “scomodo” perché indica una rigidità e fragilità del sistema economico-produttivo alle variazioni del costo dell’energia che, negli ultimi anni, ha mostrato una fortissima volatilità (vedi Introduzione).

σ – l’elasticità di sostituzione – è un vecchissimo concetto economico degli anni 30 del XX secolo, originariamente utilizzato per misurare la sostituibilità tra due beni nella funzione di utilità del consumatore è stato trasporto alla produzione per caratterizzare il rapporto tra capitale e lavoro con funzioni di produzione del tipo Cobb-Douglas. Includendo altri input essenziali, come l’energia e le materie prime, ed utilizzando per le stime funzioni di produzione più flessibili, quali la translog,  si definisce una struttura dell’output più scolpita agli angoli: la collina della produzione sale si un crinale stretto determinato da σ. Questo ha tolto molto ottimismo a generazioni di economisti che per decenni hanno professato il mantra “se i prezzi aumentano basta sostituire il fattore che diventa raro!”

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In un’economia che dipende dall’energia a buon mercato ritroviamo Prometeo: come lui siamo incatenati al fuoco dell’inefficiente motore a scoppio, dall’inefficienza termodinamica e dall’inerzia di una ruota di gomma su asfalto rugoso; strade con buche, aria fetida e soprattutto congestione delle città e tempo perso. Un’economia che per “andare” ha bisogno di sottopagare il padroncino col suo camion non revisionato, per portare acqua minerale in bottiglia! Prodotti inutili, fabbricati lontano che subito riempiono discariche…

Per questa economia serve energia a buon mercato, uno Stato poco controllore, cementifici illegali, appalti oscuri e varianti in corso d’opera, sindacati deboli e…immigrati! Tanta schiavitù non dichiarata per far andare avanti agricoltura, merci illegali, baby-sitter e badanti, fino alla legalità di un turno da 8 ore in fabbrica a 1200€ senza congedo retribuito. Tutto tenuto insieme da tanta TV e apparati che mantengono l’ordine. In un disagio crescente. Prometeo è stanco perché l’EROEI è sceso, il Minotauro invece è scatenato…

4 – Altri draghi

Il drago può rappresentare la dimensione delle reti di comunicazione: scie, percorsi e scambi; è la luce, gli elettroni di internet o anche l’elettricità. Ma esiste anche un Drago di Ferro: la ferrovia su cui viaggiano treni, tram, funivie ecc. Alimentata con elettricità questa “opzione” si muove leggera nelle città, attraversa le campagne senza un impatto inquinante sull’ambiente e le persone. Tram e treni riconnettono i territori, le periferie dormitorio ed evitano la vittoria del Drago di Fuoco, l’automobile. Questo drago vuole il catrame per l’asfalto, ruggisce e richiede tanto fuoco dai pozzi, dalle trivelle, dalle guerre! E’ un drago potentissimo come sappiamo, nutrito dal conglomerato finanziario – il Minotauro – ma anche dalle industrie automobilistica, petrolifera, siderurgica, del cemento e del vetro.

Una buona notizia, negli ultimi tempi è riapparso un alleato del Drago di Ferro, il Drago dell’Aria, le biciclette: leggere e veloci, agili e anticapitaliste, le generazioni di urban cyclists stanno lottando per avere i loro spazi e sicurezza di movimento. La crisi ha spingo più dell’ecologia all’uso del moderno velocipede, che come una reale tecnologia progressiva ha prodotto delle innovazioni enormi, rivoluzionarie rispetto alla bici del dopoguerra. Materiali, design e componenti nuove che lo hanno reso un mezzo di trasporto diverso da quando pesanti due ruote da 40 kg potevano assicurare la mobilità in Olanda, Danimarca o in pianura Padana. Anche i continui progressi nel campo delle batterie rendono oggi possibili delle potenti bici elettriche che contribuiscono alla rivoluzione della mobilità leggera e, in potenziale, della logistica urbana: con le cargo bikes o bici a pedalata assistita rendono possibili la piccola distribuzione al commercio e fare la spesa a madri con figli. Nelle grandi città oggi è tecnicamente possibile raggiungere luoghi di lavoro distanti e/o con forti dislivelli senza essere obbligati ad usare mezzi motorizzati. L’alleanza tra bici e treni è fondamentale per svincolare la logistica e il trasporto in generale dalle fonti fossili e dall’industri automobilistica, petrolifera, dell’asfalto e del cemento.

5 – Il Jolly d’acqua e la Scintilla

Nel mondo dell’energia rinnovabile della localizzazione della vita e dell’economia delle fattorie organiche e del trasporto su ferro un ruolo cardine viene svolto da un serbatoio di acqua pura.

(continua)

Riferimenti

The Future of Oil as a Source of Energy, The Emirates Center for Strategic Studies and Research, (pag. 143)
http://www.a-puntes.net/arc/VAROUFAKIS-the-global-minotaur.pdf
Energy, crisis and the economy
La pagliuzza greca e la trave del sistema monetario
http://www.lavoce.info/archives/35976/adesso-rottamiamo-la-troika/

* Secondo l’economista rumeno Nicholas Georgescu-Roegen (1906-1994) ci sono state (solo) due rivoluzionarie “tecnologie prometeiche”, il fuoco ed il motore a combustione, perche hanno fornito al genere umano, rispettivamente, energia termica e meccanica. Ora, Georgescu-Roegen ha avuto il grande merito di ricondurre la teoria economica alle sue basi fisiche dettate, pragmaticamente, dal consumo di energia e materia che essa comporta. Ha svelato il lato “oscuro” del processo economico, ma ha anche gettato le basi per un nuovo metodo di analisi con il modello fondi-flussi, oggi sviluppato come metodo MuSIASEM presso l’Università Autonoma di Barcellona.

Rail vs. Roads (in english)

Il secolo delle radici 2

27 giugno 2012 Nessun commento

Linearità vs. ciclicità

“Attraverso la coltivazione dell’orto i bambini arrivano a comprendere, ma soprattutto a vivere, i fenomeni legati alla rete della vita, al flusso dell’energia e ai cicli della natura: questa comprensione è estremamente necessaria oggi, perché mentre la natura è ciclica, i sistemi industriali-commerciali sono lineari.

Un sistema lineare genera l’ossessione per una crescita economica illimitata, al di là del buon senso, ben oltre ogni bisogno. Si è indotti ad aggiungere sempre nuove unità, si forma il pregiudizio che tutte le cose debbano crescere all’infinito.

In un sistema ciclico, invece, si comprende che ogni cosa ha la sua stagione, che mentre alcune cose crescono, altre devono di necessità decrescere: il pianeta è limitato, non tutto può crescere simultaneamente.

Un sistema lineare, come quello industriale, genera rifiuti, un sistema ciclico reintegra ogni cosa all’interno del flusso energetico, senza mai lasciarsi dietro rifiuti inquinanti.”

Fritjof Capra, da Ecoalfabeta – Novara: camminabilità, piste ciclabili, orti sociali

Si parla di crisi di petrolio, raffinerie e orti.

Prendo spunto da un’intressante interpretazione su Petrolio a proposito della campagna Riparti con Eni, collegabile alla crisi delle raffinerie esposta da Medo:

Le code a Firenze di cui ho letto ieri, con il carburante rapidamente esaurito, grazie o per colpa delle “promozioni ENI”, è il primo segnale del penultimo gradino della crisi energetica petrolifera: stiamo passando dalla fase in cui i prezzi alti uccidono la domanda a quella in cui il marketing ed il pricing devono risolvere addirittura un eccesso di prodotto e celano l’assenza decisionale del governo in merito a quel che già oggi si dovrebbe fare in Italia (ed in Spagna oltre che in Francia, a corto di gasolio dal 2013): razionare un bene prezioso senza il quale non sta in piedi nulla in un paese che si è preparato a millenni di automobile ed invece la bella favola si trasforma in dramma sotto i nostri occhi.

All’appello mancano i distributori. E’ infatti in atto una forzosa manovra di ristrutturazione della rete di vendita, che in Italia è enormemente sovradimensionata (22.900 pompe di benzina con un erogato minimo) che, progressivamente, porterà alla chiusura di migliaia di piccole pompe (di quartiere e non).

In effetti il problema del calo dei consumi di prodotti petroliferi era ben visibile dai dati sul consumo di carburanti per autotrazione.

Da notare che il dato del diesel vale 3 volte la benzina perche le merci in Italia si trasportano TUTTE con camion. Per questo il crollo dei consumi di diesel va di pari passo con l’andamento generale dell’economia. Purtroppo. Ma rilanciare (cioé sovvenzionare) un trasporto inquinanate,  inefficiente e spesso inutile non serve.

“Cosa” vale la pena di essere trasportato su camion? A quale distanza?

Nell’antica Roma il prezzo del grano raddoppiava ogni 70/100 km di trasporto su terra.

Una possibilità di invertire le cose, da subito è rappresentata dgli orti urbani dove si occupa il tempo per produrre prodotti di stagione, localmente e biologici. Questo fa calare il Pil: quel cibo non viene comprato e, non facendo muovere denaro, non entra nelle statistiche. Tuttavia occupa le persone a ridurre la dipendenza da petrolio per far crescere, pesticizzare, confezionare e trasportare il cibo (oltre a smaltirne i rifiuti). Un’ottima cosa, che ci lascia soldi in tasca, aumenta la vita sociale e fa passare ore all’aria aperta.

Un esempio – un pò dispendioso per la verità – è citato da Ugo Bardi, dove del suolo fertile è andato a sostituire dei garages:

hanno dovuto tagliare il cemento e farlo a pezzi e portare via i calcinacci. Poi, per ristabilire la fertilità del suolo ci sono voluti camion e camion di terra, humus ed altro..

e farne un regalo di compleanno a dei bambini!

Quindi al picco del petrolio si reagisce come diceva Ali Morteza Samsam Bakhtiari nell’ultima intervista: “piantando alberi”.

L’esempio di buona politica a Novara (Ecoalfabeta) e l’equivalente budget per Roma

Novara – 105.052 abitanti e 102,9 km2 di superficie
Camminabilità: 470.000 € per risistemazione dei marciapiedi, barriere di protezione dei canali, controlli ZTL e costituzione di zone a 30 km/h
Ciclabilità: 730.000 € per sviluppo e manutenzione delle piste ciclabili
Aree verdi e orti sociali: 650.000 € per la sistemazione di alcune aree verdi la mautenzione e l’arredo dei parchi, di cui 80.000 € per la realizzazione di orti sociali da affidare ai cittadini prevalentemente in forma associata

Roma – 2.783.300 abitanti (= Novara*26,5) e 1285 km2 di superficie (=Novara*12,5)
Camminabilità: 12.455.000€ o 5.869.290€ in base alla superficie
Ciclabilità: 19.345.000€ o 9.116.132€ in base alla superficie (vedi Piano quadro ciclabilità del comune di Roma)
Aree verdi e orti sociali: 17.225.000€ o 8.117.103€ in base alla superficie

Vedi anche Il secolo delle Radici

 

Il picco del metano

30 gennaio 2012 1 commento

Quando arriva la prosperità, non usarla tutta. Confucio

 

Picco del petrolio e decrescita sono dei concetti collegati. Il primo da Hubbert a Bardi passando, per Heinberg e Campbell, non smette di avvertirci che Olii petra è una risorsa finita – lo stoccaggio di energia rinnovabile (vegetale ed animale) in forma di minerale in un processo della durata milioni di anni.

La decrescita è una visione “eretica” dell’economia, che postula un legame molto forte della crescita economica con il consumo di energia fossile e minerali e delle materie prime. Georgescu-Reogen per primo ipotizzo che fosse necessario impostare un programma bioeconomico minimale finalizzato a guidare, più o meno “dolcemente” le economie del mondo ad una minimizzazione del consumo di risorse non rinnovabili (energia e minerali) finalizzato a nutrire il maggior numero di persone con agricoltura biologica.

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Petrolio vs. PIL

23 febbraio 2011 Nessun commento

Un post con tante immagini, per rispondere a LA domanda: quanto dipendiamo dal petrolio?

Dipende dalla correlazione tra ricchezza prodotta e consumi di petrolio.

Di seguito, i grafici con la correlazione tra la variazione del PIL reale (di anno in anno, “Y-o-Y”) e la variazione dei consumi di petrolio in tonnellate. I dati sono tratti, rispettivamente, da ONU e BP.

Dynamic version using Gapminder/Google gadget here http://goo.gl/GB2cC0

Gli USA

L’Italia

Il mondo

La Francia

La Germania

La Spagna

Il Regno Unito

mentre l’India

il Brasile

ed, infine, la Cina

Global growth of primary energy consumption has corresponded fairly closely to the expansion of the world’s economic product: During the twentieth century a roughly 17-fold expansion of annual commercial energy use (from about 22 to approximately 380 EJ) produced a 16-fold increase of annual economic output, from about $2 to $32 trillion in constant 1990 dollars (Maddison, 1995; World Bank, 2001). Vaclav Smil, Energy Transitions.

Petrolio – comparando previsioni e spulciando nell’ottimismo dell’AIE

16 febbraio 2011 Nessun commento

Si può formulare la regola che quanto più l’esercizio del potere è antico, tanto più apparirà benevolo, mentre quanto più recente ne è l’assunzione, tanto più apparirà innaturale e perfino pericoloso. John Kenneth Galbraith

Ora che aspettiamo le dimissioni di B. dopo quelle dello zio di Ruby e dell’altro ladrone Ben-Ali, vi propongo un grafico, che non invita a festeggiare. Lo so.

Il grafico è tratto da Oil futures: A comparison of global supply forecasts
riassume le principali previsioni relative alla produzione mondiale di petrolio al 2030.

E’ importante notare che (solo) 5 su 13 prevedono un picco prima del 2030.

Tutti gli altri ritengono che i nuovi giacimenti da sviluppare (off-shore, ultra profondi, sabbie bituminose) più che compenseranno il calo di quelli già sulla via del tramonto. E sono tanti e grossi.

Le 13 previsioni

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La correlazione tra il differenziale offerta-domanda e il prezzo del petrolio

17 gennaio 2011 Nessun commento

La vita è cambiamento. Se smetti di cambiare smetti di vivere. R. Haak

Buon nuovo anno.

Tra le variabili comunemente usate per spiegare il prezzo del petrolio si trovano la capacità produttiva inutilizzata (spare production capacity) e le riserve strategiche dei paesi consumatori. Quando la capacità produttiva diminuisce i prezzi aumentano; attualmente, secondo gli esperti, i paesi che dispongono di capacità inutilizzata sono l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi ed il Kuwait.

Il grafico in basso racchiude un’analisi storica del prezzo nominale del petrolio  (Saudi Arabian Light) rispetto al differenziale assoluto tra la produzione e i consumi mondiali di greggio (Excel files). I dati coprono un periodo lungo di 40 anni (1970-2010) e presentano – come atteso – una correlazione negativa tra il prezzo del barile ed il differenziale offerta – domanda, su base annua.

Dal grafico si evince come, dopo una fase di prezzi bassi (< 10$/barile) ed eccesso di offerta nei primi anni 70, si passi ad un periodo (prima metà anni 80) in cui la domanda eccede l’offerta in un regime di prezzi sui 30$/barile. Negli anni seguenti (1987 – 2002 il prezzo si è mantenuto intorno ai 16/24 $/barile mentre il differenziale offerta – domanda è andato oscillando entro -1,2 e +1,6. Dal 2002 al 2003 il prezzo è passato da 17 a 27$/barile, continuando a crescere negli anni seguenti: 32 nel 2005, 51 nel 2006 e 56$/barile nel 2007.

Nel 2008, come noto, delle tensioni sui mercati finanziari, motivate dalla forte domanda dei paesi emergenti (Cina ed India in primis), hanno prodotto un record assoluto di prezzo; tale situazione ha contribuito alla crisi tuttora in corso. Nell’ultimo biennio, dopo il crollo del prezzo dovuto alla recessione mondiale (40$/barile) si è assistito ad una lenta, ma progressiva, ripresa del prezzo che, dopo essere rimasto entro 75-85$/barile, a dicembre 2010 tocca i 90$/barile.

Per il futuro, secondo gli esperti Goldman Sachs, da maggio 2010, vi è un eccesso di domanda di 900,000 barili al giorno; tale situazione dovrebbe protrarsi al primo semestre del 2011. Insomma, nel prossimo biennio, gli esperti (in finanza) prevedono che il barile di greggio raggiungerà, in media, 100$/barile nel 2011 e 110$/barile nel 2012. Ipotizzando che il deficit permarrà a 0,5 e 1 milione di barili, rispettivamente nel 2011 e 2012, si ottiene l’andamento del grafico. Tutto questo, oltre alle materie prime, rischia di compromettere la ripresa.

Saluti.

Correlazione tra deficit di offerta e prezzo del petrolio

AGGIORNAMENTO 24 gennaio 2010

Goldman prevede una fase di rialzi a causa del calo della capacità inutilizzata OPEC.

I prezzi di metalli e alimentari e petrolio a quota 100

15 dicembre 2010 Nessun commento

Le quotazioni delle materie prime sui mercati finanziari internazionali hanno subito dei forti rialzi nelle ultime settimane e questi aumenti sono ancor più preoccupanti nel presente periodo di crisi nera, poiché i prezzi delle commodities anticipano sempre – in misura diversa – i prezzi al consumo.

Nel caso degli alimentari, la variazione rispetto al mese di ottobre 2009  evidenzia la forte crescita dell’ultimo anno: i cereali crescono tra il 62% (Avena) e il 57% (Granoturco), mentre nel caso degli oli i rincari sono compresi tra il 54% (Olio di palma) e il 40% (Olio di arachide); in evidenza anche il caffè, in aumento del 50% rispetto allo scorso anno.

Variazioni dei prezzi di alcuni beni alimentari
(ott-2010/ott-2009)

Veniamo ora alle quotazioni dei metalli, particolarmente significative per l’economia mondiale poiché diffuse in molte applicazioni.

Il Rame è un elemento essenziale per produrre cavi, materiale elettrico e componenti elettronici, è usato nelle costruzioni (coperture e grondaie) ed in agricoltura; l’Alluminio, sia in termini di quantità che di valore, oltrepassa quello di tutti gli altri metalli (ad eccezione del ferro) ed entra in larga parte dei settori dell’economia; il Nickel è ampiamente utilizzato nella produzione di leghe (con Acciaio inossidabile, Rame, Piombo e Argento) e nella produzione di batterie ricaricabili; lo Zinco è il quarto metallo più comune nell’uso tecnologico dopo ferro, alluminio e rame, per tonnellate di metallo prodotto annualmente; infine, il Piombo è presente nelle batterie dei nostri veicoli (auto e moto), nell’ottone, in tutte le saldature e come guaina nei cavi elettrici ad alta tensione.

Per le ragioni sopra esposte, i rincari dei prezzi internazionali dei metalli, rischiano seriamente di impattare sui costi di produzione di importanti settori industriali nei prossimi mesi.

Nel grafico seguente si evidenziano gli aumenti significativi di Rame (40%), Alluminio (35%), Nickel (31%) e Zinco (22%); più contenuti quelli di Piombo, Acciaio e dei Minerali di Zinco.

Variazioni dei prezzi internazionali dei metalli
(ott-2010/ott-2009)


A questi dati vanno – naturalmente – aggiunti i carburanti; secondo gli insiders di Goldman Sachs, da maggio 2010, vi è un eccesso di domanda di 900,000 barili al giorno e tale situazione dovrebbe protrarsi per tutto il primo semestre del 2011.

Nel biennio 2011-2012, gli esperti prevedono che il barile di greggio raggiungerà, in media, i 100$/barile nel 2011 e i 110$/barile nel 2012.

Di seguito presentiamo domanda, offerta e prezzo del petrolio dal 1970, con incorporate le previsioni sul prezzo per il prossimo biennio.

Aggiornamento/approfondimento

La tempesta perfetta? Arriverà per un tozzo di pane.

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Le vie della seta, il muro della gomma e l’immaginazione

30 aprile 2010 Nessun commento

Foto | Susanna Balzarro

L’articolo Le nuove vie della seta. Di ferro. di Vincenzo Comito su Sbilanciamoci parla dei progetti ferroviari tra Cina ed Europa, fornendo utili informazioni ed elementi di riflessione in merito alla drammatica situazione italiana.

Sposto, dunque, l’attenzione al livello nazionale (e locale): la cosa più temuta nel progettare i necessari ed inevitabili cambiamenti del settore dei trasporti italiano è l’occupazione nell’autotrasporto.

Come affrontare la transizione al ferro e togliere i finanziamenti ai padroncini?

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Petrolio perche…

L’uomo è dove sta il cuore non il corpo. Mahatma Gandhi

Chi si conosce, conosce anche gli altri, poiché ogni uomo porta la forma intera della condizione umana. Michel de Montaigne

Chi dorme con i cani si sveglia con le pulci. Proverbio Francese

In questo blog si tenta di aumentare la consapevolezza dell’insostenibilità del sistema economico attuale, imperialista e sprecone (di risorse minerali, naturali e vite umane).

Proponendo alcune soluzioni.

Ma anche evidenziando alcune criticità scomode, che il sistema stesso non vuole correggere. Per perpetuarsi.

Nel caso del prezzo della benzina (e del diesel) sta crescendo l’allarme. E’ una vecchia storia, ne avevo parlato in Picco dei prezzi o delle quantità.

Vi propongo ora un breve testo con un modello del prezzo dei carburanti:

Carburanti e petrolio 2010

spero spieghi qualcosa…

Altre news

9 anni di vita in meno per l’inquinamento

da Ecoalfabeta (vedi anche Le nanoparticelle uccidono, Le particelle ultrasottili sono la chiave per il monitoraggio corretto dell’aria, Nanoparticelle da 0,18 micron: i topi si ammalano di smog)

Peak asphalt – the return of gravel roads

(Il picco dell’asfalto – il ritorno delle strade sterrate), di Ugo Bardi da The Oil Drum Europe.

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Olii Petra alle Idi di marzo 2010: Happy new Fear

Ci risiamo: il barile è a 80 dollari.

Solo che stavolta il PIL è a -5% e la disoccupazione al 10%.

L’OPEC festeggia i 50 anni (ed altro), ma neanche loro capiscono. E’ logico:  dopo aver cresciuto tre generazioni di rampolli nelle Università USA (a sentire teorie sul mercato libero, concorrenza, prezzi ottimali e crescita), qualsiasi discorso senza la parola crescita risulta ostico.

Così come la realtà di una produzione petrolifera che decresce.

Qualche fatto:

Prezzi esentasse. Benzina e diesel sono a 0.56€/litro; la benzina è sui livelli di ottobre 2008 (dopo il picco) e di febbraio 2008 (prima). Il diesel ai livelli di novembre 08 e di settembre 2007.

Prezzi tasse incluse. Benzina 1,35, diesel 1,18 (fonte CE), bisogna aggiungere le briciole dell’omino che ce la serve…la prma costa come ottobre 08 (o febbraio pre picco); il diesel sta al livello di novembre 08 e di settembre 2007.

E arriva l’estate…qualche scommessa?

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Prezzo del petrolio e dei carburanti 2003 luglio 2009

Tra i segnali di ripresa, che gli esperti osservano, vi è anche quello del prezzo del petrolio.

Quelli dei carburanti per muovere cose e persone (assieme a tonnellate di ferro, vetro e plastica, che secondo alcuni finti keynesiani, (s)muoverebbe l’economia) ne dipendono direttamente.

Il Sole titola, Il rilancio minaccioso del petrolio.

E’ cosa utile e giusta, dunque, proporvi un grafico semplice semplice aggiornato all’ultima settimana di luglio, dove trovate 5 serie di dati dal 3 gennaio 2003.

Dopo, chi vuole, può guardarsi 2 articoletti su quanto costa l’auto che usa qui e qui.

oil&fuelsPrices2003_2009

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Il mio oilwatch, i sistemi di trasporto e 80 anni di auto inefficienti

18 giugno 2009 Nessun commento

La mente dell’uomo è capace di qualsiasi cosa – poiché dentro di essa vi è ogni cosa, non solo tutto il passato , ma anche tutto il futuro. Joseph Conrad (dal sito dell’Unione Petrolifera)

Pensando al futuro, guardiamo al presente dando un’occhiata al grafico sotto….

o_b_d_18_giugno_09

Dovrei parlare di due articoli.

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EROEI, Prometeo e i dati BP 2009

10 giugno 2009 Nessun commento

Ci sedemmo dalla parte del torto poiché gli altri posti erano occupati. Bertold Brecht

Energy Return on Energy Invested (EROEI): …a net-zero EROEI for a resource does not necessarily mean that the energy resource has no utility – it simply means that the energy resource has become an energy carrier, not an energy source. The burden of energy production must be moved to a different energy source.
Phoenix

Il passaggio rimanda all’incipit di qualunque documento parli di idrogeno: “…è necessario ricordare che l’idrogeno non è una fonte ma un vettore di energia..”

EROEI, dunque: oggi un barile di petrolio ne produce meno di 10, mentre 50 anni fa erano 100.

La questione posta in termini più generali corrisponde alla “necessità” della scoperta di Prometeo III: una tecnologia che permette a dell’energia disponibile di divenire accessibile agli uomini, usandone di meno.

E’ un motore, che permette di estrarre un carburante.
Aggiungo, il tutto permette di soddisfare dei bisogni o creare dei nuovi servizi (mobilità, elettricità, termica).

Un benvenuto ai dati BP 2009 (che confermano il picco del petrolio)

Oil production outside OPEC fell by 1.4% or 610,000b/d, the largest decline since 1992.

bp2009_consumption_byregion

..la produzione a pagina 10 del Report.

Petrolio a (quasi) 70..

petrolio_5guigno_ore10

a me me piace…

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Fibonacci e il petrolio

26 maggio 2009 Nessun commento

Secondo P.A. Rajan, un analista della MF Global, il barile di petrolio dovrebbe tornare presto a 77$, poiché segue una successione di Fibonacci.

Glossario

Ripiego parziale (Retracement): un declino che ripercorre una porzione di un’avanzata precedente (o un’avanzata che ripercorre una porzione di un declino precedente). I ripieghi tipicamente coprono da 1/3 a 2/3 del trend precedente; un ripiego superiore a 2/3 tipicamente è segnale di un’inversione di trend.

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