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Archivio per la categoria ‘Italpolitica’

Manovra salva-Italia – Le integrazioni necessarie

7 dicembre 2011 Nessun commento


Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci. Attribuita a Gandhi

..non in ordine di importanza.

Lotta all’evasione 1. Verifiche e controlli delle dichiarazioni fatte non bastano: è necessario che il contribuente sappia che lo Stato può conoscere attività e guadagni mediante l’abbassamento della soglia a 300€ dei pagamenti elettronici (tracciabilità), con contemporanea abolizione dell’interchange fee bancario, attualmente ricaricato dalle banche sulle operazioni mediante POS (pagamento con Bancomat).

Lotta all’evasione 2. Messaggio chiaro necessario: deducibilità dell’IVA (affitti, ristrutturazoni, riparazioni, libere professioni, servizi vari) e invio delle banche al fisco delle consistenze dei conti al fine di ricostruire, utilizzando anche il catasto, la situazione patrimoniale di ciascuno (attualmente limitata ai Ministri!).

Carburanti. Dopo aver rimpinguato le casse dello Stato, gli aumenti di accisa ed IVA sui carburanti (fossili, importati ed inquinanti) devono essere destinati alla loro SOSTITUZIONE sul territorio =  costruire treni, tram e piste ciclabili per ridurre strutturalmente sia la bolletta che la dipendenza petrolifera.

Auto. Abbassamento a 140kW (190 cv) della soglia del Superbollo (ora a 185 kW = 252 cv).

Sicurezza 1. Unificazione della gestione di Polizia e Carabinieri con il passaggio di questi ultimi al Ministero dell’Interno, e imputazione alle società di calcio delle spese per il personale impiegato negli stadi, come proposto dal Siulp.

Sicurezza 2. (collegato a Lotta all’evasione). Riorganizzazione della Guardia di Finanza al fine di coadiuvare:
- gli Ispettori del lavoro per la legalità del nuovo che si costruisce (cantieri edili);
- le Soprintendenze Archeologiche per la legalità dell’antico da preservare (siti archeologici minori);
- l’ARPA e Corpo Forestale per la natura che si distrugge (discariche, fiumi, spiagge, ecc.).

Sicurezza 3. Depenalizzazione delle droghe leggere al triplice fine di:
- Eliminare buona parte degli enormi introiti dellle mafie;
- Liberare centinaia di migliaia di ore-uomo di polizie e magistratura da operazioni e pratiche capillari sul territorio, permettendo la concentrazione sulla malavita;
- Svuotare le carceri.

Pensioni. Portare al triplo (invece del doppio) del minimo la soglia dell’indicizzazione.

Frequenze TV. Fare le aste su quelle regalate a Rai e Mediaset.

Difesa. Rivisitazione (progressiva ma decisa) delle spese militari in senso “pacifico”.

Capitali scudati. Portare al 3-5% l’imposizione.

Vedi anche | PozzoBuco

 

La manovra salva-Italia in dettaglio: il costo dei carburanti

5 dicembre 2011 Nessun commento

Foto| Toni Kaplan

La dove è il pericolo è anche la salvezza. Friedrich Hölderlin

La manovra “salva-Italia” dell’esecutivo Monti presentata oggi in è quanto di meglio si potesse concepire, con Parlamento, situazione economica e tempistica attuali. O quasi. Vediamo brevemente perché.

Si introduce, di fatto, una patrimoniale che mira a barche, auto di grossa cilindrata, ecc. Si tassano le rendite finanziarie con l’imposta di bollo; si rivalutano le rendite catastali – di fatto un valore ridicolo – che chiunque abbia venduto o acquistato casa sa infinitamente minore del reale. (Perche?)

Non la si chiama Ici, ma l’Imu è pensata a tutto vantaggio delle finanze locali.

Si poteva mettere a 500€ la soglia per le transazioni, si potevano abbattere le pensioni milionarie e gli stipendi d’oro dei manager pubblici, certo. Ma queste non sono “manovre”, si chiamano leggi di equità. Prima l’essenziale.

Non entro nel merito delle pensioni, ma rivalutare quelle fino a 960€ salva molti dall’indigenza.

Si dichiara guerra all’evasione: è esattamente quello che serve per iniziare ad ELIMINARE quel 20/30% di PIL in nero!

Vediamo ora cosa succede a gennaio ai prezzi di benzina, diesel e GPL con gli aumenti di accisa ed Iva; fatta l’ipotesi che i prezzi a monte di tasse ed accise rimangano sui valori del 28 novembre scorso (0.69, 0.78 e 0.474 €/lt.).

La benzina

Il diesel

Il GPL

Benzina e Diesel a 1,7€/litro.

Ricordate Professori,

le ciclabili, i tram e i treni salvano l’Italia che si muove (molto male oggi vedi  specie pagina 25).

Hasta!

Vedi anche | La tecnocrazia e il valore energetico delle merci

Perche la crescita economica è così popolare

Statistiche inutili: l’intensità energetica

10 ottobre 2011 2 commenti

Niente foto bucoliche qui.

Ecco la lista dei paesi secondo l’intensità energetica nel 2003 (da Wikipedia).

Unità: tonnellate equivalenti petrolio (TOE) per milioni di PIL di dollari reali del 2000 [TOE/$]

Fonte: World Resources Institute

Vediamo il Gruppo 1, compreso entro 90-140, che va dal Peru ad Israele.

E’ impressionante notare che Botswana, Sri Lanka, Svizzera, Italia e Tunisia sono tutti paesi con un’intensità energetica di 120 TOE/$.

Si tratta di paesi enormemente diversi da un punto di vista sociale, economico e demografico. Si potrebbe dedurre che questi paesi abbiano un’intensità energetica simile, poiché energia e Pil vanno di pari passo: il Botswana consuma poca energia e genera poco Pil, al contrario della Svizzera. Ma il numero non dice chi consuma (cosa) e chi genera il dollaro di Pil.

Passiamo al Gruppo 2: da Cipro al Sud Africa, con in rosso Eritrea, Svezia, Equador e gli USA. Anche in questo caso l’indicatore TOE/PIL non informa sul reale stato di cose vigenti:

  • un paese che produce molta energia potrebbe esportarla tutta ed impoverire i suoi abitanti
  • un paese che non ne produce ma pratica risparmio energetico democratizza l’energia
  • noi (Italianiii!) che non ne produciamo e andiamo tutti in auto (a 10km/ora nel traffico) ci impoveriamo, senza accorgercene.

In alternativa si potrebbe prendere l’intensità energetica pro capite. Serve la popolazione e un’ottima fonte è il CIA World Factbook. Dividendo l’intensità energetica per la popolazione (e moltiplicato 1000000) si ottengono i grammi di TOE/$.abitante: delle statistiche diverse…che non spiegano nulla! Infatti, nel grafico, tutto a  sinistra troviamo Cina, India e USA: l’intensità energetica pro-capite non spiega né il benessere né la sostenibilità.

Un prova dell’inutilità dell’EI (procapite e non) viene dall’affiancamento dell’EI pro capite con i consumi di energia pro capite:

Il successo (tutto accademico) dell’intensità energetica si spiega con l’analisi delle serie temporali. La ragione del suo utlizzo è stata (di)mostrare la sua propria diminuzione nel tempo. Per 2 ragioni:

  • per confermare l’ipotesi della dematerializzazione delle economie avanzate, basate sui servizi.
  • per generare la visione ottimistica delle Curve Ambientali di Kuznets, secondo le quali Paese ricco = Paese sostenibile (un bel lavaggio delle coscienze).

In realtà, le economie moderne importano beni che hanno consumato molta energia, materiali ed acqua per essere prodotti altrove (NIMBY?).

Altrove dove?

Dove il lavoro è schiavitù, l’inquinamento non viene pagato e per un blog si va in galera!

Qui da noi intanto il settore, siderurgico, chimico e tessile spariscono.

Infatti consumiamo meno energia procapite:

Il contrappasso c’è ed è questo:

il prodotto che ha consumato energia, materiali e acqua “lì” si vendica “qui”, da noi, inqunando le falde acquifere che passano sotto le nostre enormi discariche!

ATTENZIONE: incuria e inquinamento rischiano di compromettere anche gli ultimi settori economici che ci rimangono: alimentari e turismo.

I prodotti “reali” importati, che hanno consumato risorse ed energia ed inquinato altrove (es. dai BRICS), ma anche da noi in fine vita (breve), vengono pagati dall’OCSE con il debito.

Un debito garantito dalla scommessa della futura crescita.

E, dato che le previsioni OCSE non sono di crescita, i titoli del debito…

Si chiamano Bond, PONZI BOND!

Traduco quello che diceva l’Agenzia Internazionale dell’Energia nel 2004, in occasione del (suo) 30° compleanno. Oil Crises & Climate Challenges 30 years of energy use in IEA countries, 2004, p. 195.

Uno dei risultati più importanti di questo studio è che il tasso di risparmio energetico nei paesi membri dell’AIE ha subito un rallentamento a partire dal 1990, così come la diminuzione delle emissioni di CO2 rispetto al PIL. Questo dimostra che i cambiamenti causati dalla crisi (dei prezzi) petrolifera degli anni 1970 e le politiche energetiche conseguenti sono stati più efficaci per controllare la crescita della domanda di energia e ridurre le emissioni di CO2 che non l’efficienza energetica [tecnologia, NdR] e le politiche per il controllo del clima degli anni ’90.

Il rallentamento del risparmio di energia è un problema ambientale e di sicurezza energetica. I due principali vettori energetici petrolio ed elettricità, sono caratterizzati da una rapida crescita. Il consumo di petrolio si spiega con la rapida crescita della domanda di trasporto, mentre l’aumento dell’elettronica di consumo e degli elettrodomestici nelle famiglie e nel settore dei servizi spinge la domanda di energia elettrica.

Nel breve e medio periodo il trasporto rimarrà quasi interamente dipendente dal petrolio. Anche se le fonti rinnovabili hanno iniziato a progredire nella produzione di energia elettrica, la maggiore domanda di elettricità nei prossimi anni sarà soddisfatta in larga misura da nuove centrali a carbone o a gas. Date le considerevoli inefficenze nella generazione di energia elettrica e la bassa probabilità che le tecnologie di cattura e stoccaggio della CO2 possa diffondersi nel breve periodo, la maggiore domanda di elettricità aumenterà significativamente le emissioni di CO2 nei paesi dell’AIE.

Quale crescita avremo nella domanda di servizi energetici nei diversi settori dell’economia? E quali prospettive esistono per ri-accelerare il risparmio energetico?

La domanda posta da Georgescu-Roegen 20 anni fa è sempre valida…

Quo vadis Homo Sapiens Sapiens?

Primo Levi: dal fascismo ad Auschwitz c’è una linea diretta

27 gennaio 2011 1 commento

L’intervista ritrovata (l’Unità 26.1.11)
Il grande scrittore in una conversazione inedita del 1973 con un giovane studente. «Oggi “Se questo è un uomo” lo riscriverei completamente, per mettere in luce le responsabilità italiane nella Shoah» di Marco Pennacini

La politica: «Il mio libro? Oggi verrebbe fuori una cosa completamente diversa: metterei in risalto il suo valore politico…»
Nel campo: «Immagazzinavamo tutto voracemente, ci interrogavamo a vicenda per sapere ciascuno la storia degli altri»
Invenzioni tricolori: «Lo sterminio industriale è tedesco. Ma la violenza a scopo politico in questo secolo è un’invenzione italiana»
I giovani: «Queste cose vengono sentite come arcaiche, come i garibaldini, come la rivoluzione francese, qualcosa di molto lontano…» Prosegui la lettura…

Le criticità italiane relative ad energia e infrastrutture

19 gennaio 2011 Nessun commento

Mi permetto,

presento una analisi delle criticità italiane relative ad energia e infrastrutture. Ambiti vasti e complessi, per i quali le criticità italiane possono presentarsi sia sotto forma di “gap” rispetto agli altri paesi, che di debolezza dovuta alla disomogeneità interna al paese.

Le infrastrutture, come il sistema energetico, sono quasi sempre il risultato di importanti investimenti pubblici: lo Stato investe nella realizzazione di grandi opere come strade, treni, poste, reti di acqua e gas e, almeno inizialmente, li gestisce. Queste opere, oltre ad assicurare la crescita economica e l’integrazione della popolazione sul territorio,  garantiscono, più in generale, un consenso.

Nel corso del tempo, i servizi associati alle infrastrutture hanno assunto un peso crescente nel paniere del consumatore italiano, rispecchiando l’evoluzione socio-economica del paese ed un generale miglioramento della qualità della vita. I servizi legati ad energia e trasporti ben rappresentano il progressivo affrancamento da un’economia “di necessità”, dove i consumi sono rappresentati in gran parte dalla spesa per i prodotti alimentari e l’abitazione.

Diverse sono le preoccupazioni circa la competitività del nostro sistema Paese. Tuttavia, quasi sempre viene evidenziato come, oltre all’inefficienza della burocrazia, siano la debolezza delle infrastrutture di trasporto ed i costi dell’energia a costituire gli  elementi che maggiormente scoraggiano gli imprenditori e le imprese ad investire in Italia.

Il documento (pdf 33 pag.) Energia e infrastrutture revisited

Le origini biologiche del berlusconismo

26 agosto 2010 Nessun commento

Foto | Mario Stradotto

Dall’animo delle persone dimentiche e insensate i fatti dileguano insieme col passare del tempo; per cui, non ritenendo né conservando nulla di essi, sono sempre, sono sempre vuoti di beni e pieni di speranze, e guardano verso il futuro, perdendo il presente.

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Verde e Nera, Roma nostra

13 luglio 2010 Nessun commento

E’ uscito il Rapporto Osservasalute Aree metropolitane dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma…”Il Gemelli” per i romani. Un rapporto incapace di fornire strumenti di politica urbana per la salute dei cittadini.

Roma detiene due primati: quello di città più verde d’Italia e con il più alto tasso di smog (e di motorini in circolazione). Brum! brum!

La Capitale d’Italia, con 131,7 metri quadrati di parco per abitante, risulta essere la città con il maggior rapporto tra abitanti e verde a disposizione.

Un primato senza benefici a causa dello smog.

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Sky e L’Aquila

30 giugno 2010 1 commento

Il vecchio elefante sa dove trovare l’acqua. Proverbio Africano

Mi è giunta questa mail.

Ieri mi ha telefonato l’impiegata di una società di recupero crediti, per conto di Sky. Mi dice che risulto morosa dal mese di settembre del 2009.

Mi chiede come mai. Le dico che dal 4 aprile dello scorso anno ho lasciato la mia casa e non vi ho più fatto ritorno. Causa terremoto.  Il decoder sky giace schiacciato sotto il peso di una parete crollata. Ammutolisce.

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L’aria delle città italiane: velenosa e mortifera

28 giugno 2010 1 commento

Delle bruttissime statistiche sulla qualità dell’aria nelle città italiane sono apparse nei giorni scorsi.

La fonte è l’Istat (Qualità dell’aria nelle città europee), non è accusabile di parzialità politica.

Alla pagina linkata sopra si trovano le tabelle con dati ed approfondimenti…

…ne ho fatto qualche grafico:

A livello paese

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Il masterplan per Roma di Jeremy Rifkin parte 2

6 giugno 2010 1 commento

Foto| rosu s Mircea

Ho letto il Masterplan per Roma di Jeremy Rifkin Rifkin_MasterPlan_definitivo (pdf 140 pag.), realizzato con i contributi della sua fondazione, dell’Hydrogen University, dal Coordinatore energetico per Roma ed altri esperti: una delusione.

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Il masterplan per Roma di Jeremy Rifkin

Roma a idrogeno?

Finalmente è disponibile il Masterplan per Roma firmato Jeremy Rifkin, A third industrial revolution Master Plan to Transition Rome into World’s First Post-Carbon Biosphere City (pag. 140). Lavoro dal titolo complesso e intrigante, così come la genesi e i suoi scopi.

Il Masterplan, voluto dal Sindaco Alemanno, è stato presentato in occasione dell’incontro Idrogeno tra bugie e verità, dove ho visto confermati alcuni miei dubbi sull’autore, già espressi qui e qui.

In generale trovo sbagliato concentrarsi sull’energia dei palazzi invece che sui carburanti, le auto e la mobilità.…ma devo leggere il Piano.
Intanto, eccovi una sintesi degli interventi a

Idrogeno tra bugie e verità

a dopo

Il Piano quadro della Ciclabilità del Comune di Roma

12 maggio 2010 2 commenti

Foto | Fred Schilder

Bisogna voltare pagina, ci si ripete.
Prima di voltare pagina, però, bisogna leggerla.
Predrag Matvejevič

In occasione della Giornata Nazionale della Bicicletta, promossa  dal Ministero dell’ambiente, alcune città sono state premiate…

Tuttavia, al di là delle “giornate” per loro natura effimere, il Comune di Roma ha lanciato un piano per realizzare 986 km di piste  ciclabili (vedi anche La epubblica).

I dettagli dell’iniziativa capitolina sono contenuti nel Piano quadro della Ciclabilità del Comune di Roma (Attenzione! pdf, 112 pagg.)

Si dice cosa si intende fare e quanto costa.

Ecco una sintesi con qualche commento, spero utile:

Piano quadro ciclabilità Comune Roma

P.S. C’è poco tempo perché nel frattempo, in Italia, siamo a 36 milioni di auto.

Vedi anche

Partito

21 aprile 2010 Nessun commento


Foto | Branislav
Vincenzo Cerami, in Partito delinea, credo bene, le opzioni del PD, con visione realistica delle passioni politiche e tradimenti dei militanti. Il pensiero dell’elettore è stretto in una dialettica complessa ed asfittica tra allargamento del consenso e ricerca di ideali identitari; con i rispettivi rischi di annacquamento/buonista/trasformista e fossilizzazione ideologico-nostalgica.

Vediamola l’Italia, frantumata geograficamente e tra classi e settori socio-economici, al fine di incarnare ragioni e forze vitali e di cambiamento – essere sinistra – o morire. Cerami lo dice descrivendo le dinamiche dubbie che hanno caratterizzato la fragilità della sinistra in Italia negli ultimi anni. Le strategie (poco strategiche), ad esempio dice:

Oggi daremmo oltremodo ragione a chi ha detto che se si vogliono mantenere le proprie opinioni bisogna cambiare spesso partito.
Ma ha ragione anche chi pensa che, per partito preso, si può restare sempre nello stesso partito, purché questo cambi spesso opinioni.

e continua,

Così, nel viavai di chi entra e di chi esce, si può continuare a difendere lo spirito di fedeltà alla bandiera e di appartenenza a una famiglia. Si può continuare ad affermare che è un traditore colui che lascia il nostro partito per entrare in un altro, e che è invece un convertito colui che lascia un altro partito per entrare nel nostro.
Nei partiti moderni succede che gli iscritti hanno tutti la stessa opinione di chi comanda, oppure tutti hanno un’opinione personale, ma non comanda nessuno.

Questo fenomeno trasformistico mi fa direttamente pensare all’inseguimento dell’elettorato, generalizzando programma e producendo vaghe dichiarazioni. Un fenomeno comune a molti autorevoli esponenti politici. Esiste in politica, da circa 20 anni, una fallimentare (non) strategia adottata da ambiziosi di ogni orientamento fatta di pura gestione del potere tramite eterna questua di consenso. Senza nessuna idea, nessuna visione.

E’ tutta fatta di assunzioni di comunicatori, di giri di consulenti, ghost-writers ecc. Il fine di questa trasversale classe politica è restare al palazzo, moderare, allargare, chiamarsi “riformisti”.

Nel caso della sinistra, rendere riformista il PCI prima, il PDS, i DS e il PD ora. Si è così prodotto un amalgama mal riuscito di social-democratici molto democristianizzati senza quasi nulla di nuovo. Senz’altro nulla per i figli di entrambi.

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Per Copenhagen 03 Bersani

11 dicembre 2009 1 commento

tram

…sul fronte dei trasporti andrebbe proposto un programma di costruzione di centinaia di moderne carrozze ferroviarie per dare una risposta a un pendolarismo sempre più disagiato e andrebbe rilanciata la realizzazione di linee tranviarie per avvicinare l’offerta di mobilità sostenibile delle nostre città a quella dei centri urbani europei. Anche queste misure avrebbero ricadute positive sull’industria del settore e contribuirebbero a ridurre le emissioni di anidride carbonica.

Pierluigi Bersani, 9 dicembre 09, QualEnergia

Foto: K.D.J.

L’Assedio di Mr. Prezzi

7 settembre 2009 Nessun commento

Il troppo pieno rompe il sacco. Proverbio d’Alsazia

assedioIl libro L’Assedio scritto da Antonio Lirosi ed Enrico Cinotti e edito da Aliberti Editori può essere preso ad esempio di quello che vuol dire liberismo, concorrenza, riformismo in pratica, oggi nel nostro paese.
Liberismo, concorrenza, riformismo…termini abusati da destra e da sinistra, senza essere capiti e, soprattutto, senza cher i programmi politici dicano  “come” metterli in pratica.

Il secondo Governo Prodi INIZIO’ con le liberalizzazioni, ricordate? Al Ministero dello Sviluppo ricordano l’assedio materiale dei tassisti e quello più vellutato delle lobbies…

Il libro, che racconta questa esperienza, viene presentato oggi – lunedì 7 settembre – a Roma presso la Federazione Nazionale della Stampa (C.so Vittorio Emanule II, 349 – h. 17,30. Alla presentazione, moderata da Sergio Rizzo del Corriere della Sera, interverranno gli autori e Pier Luigi Bersani che ha scritto la prefazione del libro (uno stralcio da Il Foglio).

Il testo, 153 pagine per un costo di 12,90 euro, racconta a tre anni dal primo pacchetto di liberalizzazioni e a due dal secondo i retroscena di chi si oppose venendo allo scoperto – tassisti, farmacisti, avvocati, banche, assicurazioni per primi – ma anche il lavorio di contrasto dietro le quinte, operato dalle lobbies e dai potentati economici, con la complicità di esponenti influenti dei partiti politici. Di destra e di sinistra.

L’Assedio di Antonio Lirosi ed Enrico Cinotti, Aliberti Editori

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