Archivio

Archivio autore

Il picco del capitalismo (phase III)

12 agosto 2011 1 commento

Il paziente scarabeo ci insegna che, se vogliamo liberarci dalle montagne di rifiuti, se vogliamo evitare gli inceneritori, le discariche, se vogliamo rendere efficienti i processi di riciclo, dobbiamo scegliere materie prime e merci quanto più possibile simili alle materie presenti in natura e solo allora ci sarà facile sia evitare gli inquinamenti nei processi di produzione, sia riutilizzare una frazione crescente dei rifiuti. Propongo perciò ufficialmente che le aziende di trattamento dei rifiuti adottino come proprio simbolo lo scarabeo.

http://giorgio-nebbia.blogspot.com/2011/08/apologia-dello-scarabeo.html

Foto | Nasim

Una riflessione:

Dal punto di vista di un economista dovrebbe sorprendere che il sistema economico venga chiamato con il nome di uno dei fattori di produzione (link in inglese dato che la pagina italiana è miserrima) in quanto caratterizza il sistema stesso come sistema del capitale.

Più di tre anni fa,

  • dopo le tensioni sulle materie prime alimentari dovute all’inizio dei programmi di produzione di biofuels col mais per foraggiare l’agroindustria,
  • prima della tempesta speculativa sul petrolio a 140$/barile dovuta al diffondersi di seri rapporti sull’esaurimento del petrolio a buon mercato (vedi), che avrebbe prodotto
  • la crisi finaziaria dei mutui subprime, il fallimento della Lehmann Brothers e la sovvenzione degli Stati alle Banche,

mi ero messo a calcolare il rapporto tra le serie del Dow Jones e quelle di oro e petrolio. Era aprile 2008.

Prosegui la lettura…

…o la decrescita della difesa?

28 luglio 2011 Nessun commento

La calma è la vigliaccheria dell’anima. Lev Tolstoj

Quando hai paura di qualcosa, cerca di prenderne le misure e ti accorgerai che è poca cosa. Luciano De Crescenzo

Foto | Wattletree

Il titolo, che allude al post precedente, è provocatorio, ma sicuramente corrisponde ad una ambizione rivoluzionaria: diminuire le armi e la loro produzione, acquisto e diffusione tra lapopolazione, in armonia col primo punto del Programma Bioeconomico Minimale proposto da Georgescu-Roegen 30 anni fa.

Non si tratta solo di progreessivamente diminuire la spesa per la difesa, ma anche di velocemente togliere le armi da fuoco dalle case, lasciando – ovviamente – la dotazione alle forze di sicurezza.

Prosegui la lettura…

In difesa della decrescita

28 aprile 2011 Nessun commento

Foto | Zbigniew Galucki

Iniziamo con dei brani tratti dagli ultimi numeri di Ecological Economics.

(Kallis – In defence of degrowth 2011)

[...] il problema non è la psicologia individuale degli “avari capitalisti”, ma un sistema che strutturalmente richiede un comportamento avido. La crescita non è una opzione, ma un imperativo derivante dalle istituzioni di base, cui l’uso della proprietà privata è collaterale, il debito, i tassi d’interesse e il credito e la competizione “vivi o muori” delle aziende per il profitto e le quote di mercato (le aziende che mirassero allo “stato stazionario” nei profitti sarebbero eliminate dal mercato dalla concorrenza).

Prosegui la lettura…

Benzina per la cultura

24 marzo 2011 2 commenti

Come si sa, funzione propria del genio è fornire idee ai cretini 20 anni dopo. Louis Aragon

Foto | Boka56

Aumenta il prezzo dei carburanti per compensare il taglio dei fondi al settore “della cultura” in Italia. Molti si arrabbiano ma è un provvedimento giusto.

Petrolieri e gestori (oggi SEMPRE divisi) si uniranno per gridare “Scandalo!” e “Vessazione!” ma la vessazione sono gli incentivi e sovvenzioni al trasporto su gomma.

Inoltre…

Deteniamo molti bruttissimi primati negativi:

  • siamo il paese più motorizzato al mondo;
  • siamo il paese che beve più acqua minerale al mondo (dopo l’Arabia Saudita);
  • siamo il paese con più auto blu al mondo
  • 1000 parlamentari;
  • siamo il paese che paga di più benzina e diesel A MONTE DELLE TASSE in Europa (e forse al mondo)
  • abbiamo i conti correnti più cari d’Europa
  • e diamo di meno di tutti alla cultura, all’ambiente ed al turismo.

Logico che vada spostata un po di grana!

Inoltre il decreto permetterà di capire meglio a molte più persone quanto pesa la bolletta petrolifera e dove si dovrà intevenire in futuro.

(continua)

Categorie:Automobili Tag:

Petrolio vs. PIL

23 febbraio 2011 Nessun commento

Un post con tante immagini, per rispondere a LA domanda: quanto dipendiamo dal petrolio?

Dipende dalla correlazione tra ricchezza prodotta e consumi di petrolio.

Di seguito, i grafici con la correlazione tra la variazione del PIL reale (di anno in anno, “Y-o-Y”) e la variazione dei consumi di petrolio in tonnellate. I dati sono tratti, rispettivamente, da ONU e BP.

Gli USA

L’Italia

Il mondo

La Francia

La Germania

La Spagna

Il Regno Unito

mentre l’India

il Brasile

ed, infine, la Cina

Global growth of primary energy consumption has corresponded fairly closely to the expansion of the world’s economic product: During the twentieth century a roughly 17-fold expansion of annual commercial energy use (from about 22 to approximately 380 EJ) produced a 16-fold increase of annual economic output, from about $2 to $32 trillion in constant 1990 dollars (Maddison, 1995; World Bank, 2001). Vaclav Smil, Energy Transitions.

Petrolio – comparando previsioni e spulciando nell’ottimismo dell’AIE

16 febbraio 2011 Nessun commento

Si può formulare la regola che quanto più l’esercizio del potere è antico, tanto più apparirà benevolo, mentre quanto più recente ne è l’assunzione, tanto più apparirà innaturale e perfino pericoloso. John Kenneth Galbraith

Ora che aspettiamo le dimissioni di B. dopo quelle dello zio di Ruby e dell’altro ladrone Ben-Ali, vi propongo un grafico, che non invita a festeggiare. Lo so.

Il grafico è tratto da Oil futures: A comparison of global supply forecasts
riassume le principali previsioni relative alla produzione mondiale di petrolio al 2030.

E’ importante notare che (solo) 5 su 13 prevedono un picco prima del 2030.

Tutti gli altri ritengono che i nuovi giacimenti da sviluppare (off-shore, ultra profondi, sabbie bituminose) più che compenseranno il calo di quelli già sulla via del tramonto. E sono tanti e grossi.

Le 13 previsioni

Prosegui la lettura…

La caduta del muro mediterraneo

1 febbraio 2011 Nessun commento

Il movimento di protesta che sta cacciando Mubarack ed ha già esiliato Ben Ali rappresenta la sconfitta di una triplice prospettiva: il radicalismo islamico, le economie dei paesi OCSE e le aristocrazie militari dei paesi islamici. Ognuna funzionale agli altri due. Ovviamente le proteste sono rivolte in primo luogo contro il presidente ed il suo sistema di potere. Egitto e Tunisia, sono infatti stati di polizia, che hanno sistematicamente imprigionato, torturato ed ucciso da 30 anni. Ma vediamo perché la rivoluzione dei gelsomini e l’intifada egiziana rappresentano una sconfitta per Al Qaeda, per la strategia economica dei paesi ricchi  ed per l’apparato militare-nazionalista (onnipresente nel terzo mondo, ma particolarmente repressivo nei paesi islamici).
Prosegui la lettura…

Primo Levi: dal fascismo ad Auschwitz c’è una linea diretta

27 gennaio 2011 1 commento

L’intervista ritrovata (l’Unità 26.1.11)
Il grande scrittore in una conversazione inedita del 1973 con un giovane studente. «Oggi “Se questo è un uomo” lo riscriverei completamente, per mettere in luce le responsabilità italiane nella Shoah» di Marco Pennacini

La politica: «Il mio libro? Oggi verrebbe fuori una cosa completamente diversa: metterei in risalto il suo valore politico…»
Nel campo: «Immagazzinavamo tutto voracemente, ci interrogavamo a vicenda per sapere ciascuno la storia degli altri»
Invenzioni tricolori: «Lo sterminio industriale è tedesco. Ma la violenza a scopo politico in questo secolo è un’invenzione italiana»
I giovani: «Queste cose vengono sentite come arcaiche, come i garibaldini, come la rivoluzione francese, qualcosa di molto lontano…» Prosegui la lettura…

205.000.000 di disoccupati nel mondo nel 2010

25 gennaio 2011 Nessun commento

Secondo l’ILO, nel 2010 si contano 205 milioni di disoccupati nel mondo.

Nonostante una forte ripresa della crescita economica per molti paesi, la disoccupazione globale è sostanzialmente invariata rispetto al 2009, e conta 27,6 milioni in più rispetto al dato pre-crisi del 2007. L’Ilo prevede un tasso globale di disoccupazione del 6,1 per cento, pari a 203,3 milioni disoccupati, nel 2011.

Il rapporto mostra che il 55% di aumento della disoccupazione mondiale tra il 2007 e il 2010 si è verificato nelle economie sviluppate e nell’Unione Europea, mentre la regione rappresenta solo il 15 per cento della forza lavoro mondiale. In molte economie in via di sviluppo, come il Brasile, Kazakistan, Sri Lanka, Thailandia e Uruguay, tassi di disoccupazione sono effettivamente diminuiti rispetto ai livelli pre-crisi.

A livello globale, si stimano 1.530 milioni di lavoratori precari (“vulnerable employment”) nel 2009, corrispondente ad un tasso di occupazione vulnerabile del 50,1%. L’incidenza del lavoro vulnerabile è rimasta invariata dal 2008, in netto contrasto con la costante e significativa diminuzione media degli anni precedenti la crisi.

Il rapporto rileva inoltre ci sono state 630 milioni di lavoratori (20,7 per cento di tutti i lavoratori del mondo) che vivono (con le loro famiglie) con 1,25 dollari al giorno nel 2009. Ciò corrisponde ad ulteriori 40 milioni di lavoratori poveri, 1,6 punti percentuali superiore a quanto previsto sulla base delle tendenze pre-crisi.

8 anni fa se ne contavano 180 milioni, come dicevo alla Radio Vaticana (Sigh!)

Le criticità italiane relative ad energia e infrastrutture

19 gennaio 2011 Nessun commento

Mi permetto,

presento una analisi delle criticità italiane relative ad energia e infrastrutture. Ambiti vasti e complessi, per i quali le criticità italiane possono presentarsi sia sotto forma di “gap” rispetto agli altri paesi, che di debolezza dovuta alla disomogeneità interna al paese.

Le infrastrutture, come il sistema energetico, sono quasi sempre il risultato di importanti investimenti pubblici: lo Stato investe nella realizzazione di grandi opere come strade, treni, poste, reti di acqua e gas e, almeno inizialmente, li gestisce. Queste opere, oltre ad assicurare la crescita economica e l’integrazione della popolazione sul territorio,  garantiscono, più in generale, un consenso.

Nel corso del tempo, i servizi associati alle infrastrutture hanno assunto un peso crescente nel paniere del consumatore italiano, rispecchiando l’evoluzione socio-economica del paese ed un generale miglioramento della qualità della vita. I servizi legati ad energia e trasporti ben rappresentano il progressivo affrancamento da un’economia “di necessità”, dove i consumi sono rappresentati in gran parte dalla spesa per i prodotti alimentari e l’abitazione.

Diverse sono le preoccupazioni circa la competitività del nostro sistema Paese. Tuttavia, quasi sempre viene evidenziato come, oltre all’inefficienza della burocrazia, siano la debolezza delle infrastrutture di trasporto ed i costi dell’energia a costituire gli  elementi che maggiormente scoraggiano gli imprenditori e le imprese ad investire in Italia.

Il documento (pdf 33 pag.) Energia e infrastrutture revisited

2500 anni di cambiamenti climatici

18 gennaio 2011 Nessun commento

Foto | Viacheslav

Secoli di clima imprevedibile possono essere stati parzialmente responsabili della caduta dell’Impero Romano d’Occidente.

Un resoconto dettagliato degli ultimi 2500 anni del clima europeo ha permesso di scoprire diversi legami tra cambiamenti climatici e l’ascesa e la caduta delle civiltà. La fluttuazione del clima è un fattore che contribuisce a fianco fallimenti politici e le invasioni barbariche, afferma Ulf Büntgen dell’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio di Birmensdorf, in Svizzera, che ha guidato il progetto.

Prosegui la lettura…

La correlazione tra il differenziale offerta-domanda e il prezzo del petrolio

17 gennaio 2011 Nessun commento

La vita è cambiamento. Se smetti di cambiare smetti di vivere. R. Haak

Buon nuovo anno.

Tra le variabili comunemente usate per spiegare il prezzo del petrolio si trovano la capacità produttiva inutilizzata (spare production capacity) e le riserve strategiche dei paesi consumatori. Quando la capacità produttiva diminuisce i prezzi aumentano; attualmente, secondo gli esperti, i paesi che dispongono di capacità inutilizzata sono l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi ed il Kuwait.

Il grafico in basso racchiude un’analisi storica del prezzo nominale del petrolio  (Saudi Arabian Light) rispetto al differenziale assoluto tra la produzione e i consumi mondiali di greggio (Excel files). I dati coprono un periodo lungo di 40 anni (1970-2010) e presentano – come atteso – una correlazione negativa tra il prezzo del barile ed il differenziale offerta – domanda, su base annua.

Dal grafico si evince come, dopo una fase di prezzi bassi (< 10$/barile) ed eccesso di offerta nei primi anni 70, si passi ad un periodo (prima metà anni 80) in cui la domanda eccede l’offerta in un regime di prezzi sui 30$/barile. Negli anni seguenti (1987 – 2002 il prezzo si è mantenuto intorno ai 16/24 $/barile mentre il differenziale offerta – domanda è andato oscillando entro -1,2 e +1,6. Dal 2002 al 2003 il prezzo è passato da 17 a 27$/barile, continuando a crescere negli anni seguenti: 32 nel 2005, 51 nel 2006 e 56$/barile nel 2007.

Nel 2008, come noto, delle tensioni sui mercati finanziari, motivate dalla forte domanda dei paesi emergenti (Cina ed India in primis), hanno prodotto un record assoluto di prezzo; tale situazione ha contribuito alla crisi tuttora in corso. Nell’ultimo biennio, dopo il crollo del prezzo dovuto alla recessione mondiale (40$/barile) si è assistito ad una lenta, ma progressiva, ripresa del prezzo che, dopo essere rimasto entro 75-85$/barile, a dicembre 2010 tocca i 90$/barile.

Per il futuro, secondo gli esperti Goldman Sachs, da maggio 2010, vi è un eccesso di domanda di 900,000 barili al giorno; tale situazione dovrebbe protrarsi al primo semestre del 2011. Insomma, nel prossimo biennio, gli esperti (in finanza) prevedono che il barile di greggio raggiungerà, in media, 100$/barile nel 2011 e 110$/barile nel 2012. Ipotizzando che il deficit permarrà a 0,5 e 1 milione di barili, rispettivamente nel 2011 e 2012, si ottiene l’andamento del grafico. Tutto questo, oltre alle materie prime, rischia di compromettere la ripresa.

Saluti.

Correlazione tra deficit di offerta e prezzo del petrolio

AGGIORNAMENTO 24 gennaio 2010

Goldman prevede una fase di rialzi a causa del calo della capacità inutilizzata OPEC.

L’OdR àugure per il 2011

24 dicembre 2010 Nessun commento

Nel senso etimologico di interprete della volontà divina l’àugure tenta la lettura dei segnali del cielo. I fulmini per gli Etruschi, il volo degli uccelli nel caso dei Romani. Come ben segnala la voce Wikipedia inglese,

l’àugure non predice quale linea di azione dovrebbe essere presa ma, attraverso il suo augurio, trova indicazioni sull’opportunità o meno se decisioni già prese incontrino, o meno, il favore divino e se si debba procedere.

Quindi dai segnali/dati statistici nell’aria negli ultimi mesi, Romolo-àugure augura/interpreta:

il barile di petrolio si dirige verso i 100 dollari al barile, favorito dalla ripresa delle economie emergenti – BRIICS in primis – il picco è in atto;

le auto vendute sono sempre meno in Europa e USA, dato che il costo diviene sempre più insostenibile nei centri urbani: il settore vive una stagione critica;

il giovane  italiano è DISOCCUPATO (prob. 40%) e le possibilità di trovare un impiego scarseggiano.

L’economia rischia di stabilizzarsi su un livello inferiore a quello pre-crisi: meno PIL e meno impiego.

Nonostante questo auguro a tutti Buone Feste e una (più graduale possibile) riconversione dell’economia. Con meno petrolio, meno auto e più agricoltura, più bici e più tram e treni (vedi).

Un abbraccio

Categorie:Riflessioni Tag:

Quanto sono pulite le auto europee?

21 dicembre 2010 Nessun commento

Le case automobilistiche devono ridurre le emissioni di CO2 delle auto vendute (fino a 130 grami di CO2/km nella media ponderata dei modelli venduti) entro il 2015.

Transport & Environment da 20 anni monitora i progressi fatti, denunciando i ritardi e le pressioni dell’industria nell’adempimento di tali obblighi.

Da How clean are europe’s Cars? ecco le emissioni di CO2 per casa automobilistica e le riduzioni rispetto al 2008.

Prosegui la lettura…

I prezzi di metalli e alimentari e petrolio a quota 100

15 dicembre 2010 Nessun commento

Le quotazioni delle materie prime sui mercati finanziari internazionali hanno subito dei forti rialzi nelle ultime settimane e questi aumenti sono ancor più preoccupanti nel presente periodo di crisi nera, poiché i prezzi delle commodities anticipano sempre – in misura diversa – i prezzi al consumo.

Nel caso degli alimentari, la variazione rispetto al mese di ottobre 2009  evidenzia la forte crescita dell’ultimo anno: i cereali crescono tra il 62% (Avena) e il 57% (Granoturco), mentre nel caso degli oli i rincari sono compresi tra il 54% (Olio di palma) e il 40% (Olio di arachide); in evidenza anche il caffè, in aumento del 50% rispetto allo scorso anno.

Variazioni dei prezzi di alcuni beni alimentari
(ott-2010/ott-2009)

Veniamo ora alle quotazioni dei metalli, particolarmente significative per l’economia mondiale poiché diffuse in molte applicazioni.

Il Rame è un elemento essenziale per produrre cavi, materiale elettrico e componenti elettronici, è usato nelle costruzioni (coperture e grondaie) ed in agricoltura; l’Alluminio, sia in termini di quantità che di valore, oltrepassa quello di tutti gli altri metalli (ad eccezione del ferro) ed entra in larga parte dei settori dell’economia; il Nickel è ampiamente utilizzato nella produzione di leghe (con Acciaio inossidabile, Rame, Piombo e Argento) e nella produzione di batterie ricaricabili; lo Zinco è il quarto metallo più comune nell’uso tecnologico dopo ferro, alluminio e rame, per tonnellate di metallo prodotto annualmente; infine, il Piombo è presente nelle batterie dei nostri veicoli (auto e moto), nell’ottone, in tutte le saldature e come guaina nei cavi elettrici ad alta tensione.

Per le ragioni sopra esposte, i rincari dei prezzi internazionali dei metalli, rischiano seriamente di impattare sui costi di produzione di importanti settori industriali nei prossimi mesi.

Nel grafico seguente si evidenziano gli aumenti significativi di Rame (40%), Alluminio (35%), Nickel (31%) e Zinco (22%); più contenuti quelli di Piombo, Acciaio e dei Minerali di Zinco.

Variazioni dei prezzi internazionali dei metalli
(ott-2010/ott-2009)


A questi dati vanno – naturalmente – aggiunti i carburanti; secondo gli insiders di Goldman Sachs, da maggio 2010, vi è un eccesso di domanda di 900,000 barili al giorno e tale situazione dovrebbe protrarsi per tutto il primo semestre del 2011.

Nel biennio 2011-2012, gli esperti prevedono che il barile di greggio raggiungerà, in media, i 100$/barile nel 2011 e i 110$/barile nel 2012.

Di seguito presentiamo domanda, offerta e prezzo del petrolio dal 1970, con incorporate le previsioni sul prezzo per il prossimo biennio.

Aggiornamento/approfondimento

La tempesta perfetta? Arriverà per un tozzo di pane.

Categorie:Industria, petrolio, Riflessioni Tag:
web development