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Archivio per febbraio 2011

Petrolio vs. PIL

23 febbraio 2011 Nessun commento

Un post con tante immagini, per rispondere a LA domanda: quanto dipendiamo dal petrolio?

Dipende dalla correlazione tra ricchezza prodotta e consumi di petrolio.

Di seguito, i grafici con la correlazione tra la variazione del PIL reale (di anno in anno, “Y-o-Y”) e la variazione dei consumi di petrolio in tonnellate. I dati sono tratti, rispettivamente, da ONU e BP.

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Gli USA

L’Italia

Il mondo

La Francia

La Germania

La Spagna

Il Regno Unito

mentre l’India

il Brasile

ed, infine, la Cina

Global growth of primary energy consumption has corresponded fairly closely to the expansion of the world’s economic product: During the twentieth century a roughly 17-fold expansion of annual commercial energy use (from about 22 to approximately 380 EJ) produced a 16-fold increase of annual economic output, from about $2 to $32 trillion in constant 1990 dollars (Maddison, 1995; World Bank, 2001). Vaclav Smil, Energy Transitions.

Petrolio – comparando previsioni e spulciando nell’ottimismo dell’AIE

16 febbraio 2011 Nessun commento

Si può formulare la regola che quanto più l’esercizio del potere è antico, tanto più apparirà benevolo, mentre quanto più recente ne è l’assunzione, tanto più apparirà innaturale e perfino pericoloso. John Kenneth Galbraith

Ora che aspettiamo le dimissioni di B. dopo quelle dello zio di Ruby e dell’altro ladrone Ben-Ali, vi propongo un grafico, che non invita a festeggiare. Lo so.

Il grafico è tratto da Oil futures: A comparison of global supply forecasts
riassume le principali previsioni relative alla produzione mondiale di petrolio al 2030.

E’ importante notare che (solo) 5 su 13 prevedono un picco prima del 2030.

Tutti gli altri ritengono che i nuovi giacimenti da sviluppare (off-shore, ultra profondi, sabbie bituminose) più che compenseranno il calo di quelli già sulla via del tramonto. E sono tanti e grossi.

Le 13 previsioni

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La caduta del muro mediterraneo

1 febbraio 2011 Nessun commento

Il movimento di protesta che sta cacciando Mubarack ed ha già esiliato Ben Ali rappresenta la sconfitta di una triplice prospettiva: il radicalismo islamico, le economie dei paesi OCSE e le aristocrazie militari dei paesi islamici. Ognuna funzionale agli altri due. Ovviamente le proteste sono rivolte in primo luogo contro il presidente ed il suo sistema di potere. Egitto e Tunisia, sono infatti stati di polizia, che hanno sistematicamente imprigionato, torturato ed ucciso da 30 anni. Ma vediamo perché la rivoluzione dei gelsomini e l’intifada egiziana rappresentano una sconfitta per Al Qaeda, per la strategia economica dei paesi ricchi  ed per l’apparato militare-nazionalista (onnipresente nel terzo mondo, ma particolarmente repressivo nei paesi islamici).
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