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2 scenari a confronto: Agenzia Internazionale dell’Energia e Università di Uppsala

Se il mondo consumerà più o meno petrolio nei prossimi anni è una questione molto importante, più di quella di come controllare la domanda di petrolio dei paesi ricchi, di quelli poveri, di dove investire per tirarne fuori altro o diffondere tecnologie che mettano sotto terra la CO2, per abbattere le emissioni di gas serra (che – sottolineo – ritengo fondamentale).

E’ più importante perché non si tratta di scelta, quanto di non-scelta dovuta ad un’offerta limitata.

In un mondo dove “noi” andiamo tutti sempre in auto grandi e “loro” vanno  quasi sempre a piedi, chi sceglie le politiche energetiche, industriali, infrastrutturali e dei trasporti, dovrebbe IL PRIMA POSSIBILE prendere coscienza del fatto che meno petrolio di oggi, domani (quando “loro” chiederanno, forse motorini, qualche utilitaria, treni e, magari,talvolta di viaggiare in aereo), implica molto meno petrolio. A causa della concorrenza per averne di 4 continenti e mezzo (il mezzo è l’America del Centro e del Sud).

I 2 scenari

IEA vs Uppsala World oil scenario 2030

da The peak of the oil age

Aggiungo:

Anche questo si collega con la morte di Eva.

Il nesso è la mancanza di coraggio di cambiare le cose…

…l’incapacità, nel 2009, di fare una pista ciclabile su via dei Fori imperiali…

…mantenendo lo status quo di un’autostrada di sampietrini larga 20 metri su un fondo di cemento nel cuore di Roma.

Aggiornamento

la lettera di Colin J. Campbell al Guardian, dove viene ricostruita:

  1. la nascita della moderna teoria del picco del petrolio a partire dall’articolo The end of Cheap Oil su Scientific American del Marzo 1998;
  2. la storia (e la fine) di Petroconsultant, unica società capace di produrre statistiche afidabili sulle riseve di petrolio.
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